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D I E G O R I V E R A
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1.
Sintesi della vita di Diego Rivera 2. Diego Rivera con Frida
Kahlo 3. La locandina di una mostra di Rivera
4.
Rivera al lavoro |
BIOGRAFIA
Maria Antonietta Pappalardo
1886 Diego Rivera nasce l'8 dicembre a Guanajuato, città a nord del Messico. E'
un gemello, ma suo fratello Carlos muore ad un anno e mezzo. Nel 1988 nasce
la sorella Maria de Pilar.
1892 Con la famiglia, si trasferisce a Città del Messico.
1896 Comincia a seguire dei corsi serali all'Accademia San Carlos.
1898 Si iscrive in modo ufficiale all'Accademia San Carlos, dove
apprende gli stili artistici europei e diventa allievo di José Maria
Velasco, paesaggista della fine del XIX
secolo.
1906 Partecipa con ventisei opere all'esposizione annuale degli
studenti dell'Accademia, combinando il percorso classico con l'influenza
dell'artista folk messicano Jose Guadalupe Posada. Emergerà con uno stile
specificamente messicano già all'età di 16 anni.
1907 - 1908 Una borsa di studio del governo messicano rende
possibile la partenza per l'Europa. Il primo stato europeo visitato è la
Spagna, dove studia le opere di Goya, El Greco e Brueghel al Museo El
Prado di Madrid.
1909 Rivera prosegue il viaggio visitando la Francia ed il
Belgio. Si stabilisce quindi a Parigi, affascinato dall'avanguardia cubista
di Picasso. Incontra Angelina
Beloff, un'artista russa, che sarà la sua
prima moglie.
1910 Esposizione al Salon des Indipéndants a Parigi. Qualche
mese dopo Rivera rientra in Messico, dove espone all'Accademia San Carlos e
vede iniziare la rivoluzione.
1911 - 1912 Parte di nuovo per l'Europa. Dopo un breve
soggiorno in Catalogna, Rivera si trasferisce a Parigi.
1913 E' l'anno della transizione alla pittura cubista, di cui fa
parte "L'architetto". Espone al Salon d'Automne.
1914 La Galleria Berthe Weill organizza un'esposizione
delle opere di Rivera. Si reca in seguito a Barcellona e Madrid, dove
incontra per la prima volta Picasso, il quale esprime ammirazione per le sue
ultime opere. Mentre è in viaggio con la Beloff apprende dell'inizio della Prima Guerra Mondiale.
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L'AMORE PER LA BALIA-STREGA
ANTONIA
All'età di due anni la salute
di Diego era così fragile che i dottori consigliarono di farlo
vivere in montagna. Per questa ragione, i suoi genitori lo diedero a
balia a una donna indiana molto bella, di nome Antonia.
Antonia era qualcosa di più di una strega, praticava medicina con
erbe e riti magici. Fu lì nelle montagne della Sierra che il
piccolo Diego crebbe amando questa donna anche più di sua
madre.

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1915 Incontra Marevna Vorobieva, che diventa sua amante. Questa
relazione rende tempestosa l'unione con la Beloff, la quale, tuttavia,
nel 1916 mette alla luce un loro figlio di nome Diego.
1916 Lèonce Rosemberg, direttore della galleria "L'Effort
Moderne" diventa il suo gallerista. Scontro con lo scrittore-critico Pierre
Reverdy in seguito al quale ritorna alla pittura figurativa.
1917-18
In questo biennio è forte l'influenza di Cezanne in tutti i suoi dipinti.
Nasce Marika, figlia di Rivera e di Marevna. Ma egli si deciderà a
separarsi definitivamente dalla Beloff e da Parigi solo nel 1921.
1919 Incontra David Alvaro Siqueiros con cui discute della necessità di
trasformare l'arte messicana.
1920- 1921 Rivera in Italia visita Roma, Firenze,
Ravenna. Vuole conoscere il "fresco" del primo Rinascimento.
Influenzato dalla rivoluzione messicana (1910-1915) e da quella russa
(1917), Rivera ritiene che l'arte debba giocare un ruolo di rafforzamento
della classe operaia affinché questa possa comprendere la sua stessa
evoluzione storica. Non voleva isolare la sua arte nei musei e nelle
gallerie, ma renderla accessibile al popolo, diffusa sui muri degli edifici
pubblici. Nel 1921 si prepara a rientrare definitivamente in Messico,
perché ha l'opportunità di implementare le nuove idee. Il governo
messicano, infatti, commissiona a Jose Clemente Orozco, a David Siquieros e
a Rivera di pitturare con una serie di affreschi alcuni edifici pubblici,
iniziando quella che fu conosciuta come la Rinascita del murale messicano.
1922 La prima pittura murale di Rivera, "La
Creazione", si inaugura nell'Anfiteatro Bolivar della Escuela Nacional Preparatoria di Città del
Messico. Verso settembre Rivera si dedica agli affreschi della Secrétaria
de l'Educación Pública. Si iscrive intanto al Partito Comunista e fa parte
del gruppo fondatore del Sindacato dei Pittori, Scultori ed Incisori
Rivoluzionari. Abbandona, divorziando, anche la seconda moglie Marevna e
sposa Guadalupe Marin di Guadalajara.
1924
Viene attaccato dalla stampa locale e la destra politica di Mexico City ne approfitta per far
interrompere i lavori alla Escuela Nacional Preparatoria. Nasce il suo quarto figlio (da
Lupe): è una bambina, di nome Ruth.
1925 Prosegue il lavoro nella Secretaría de la Educaciòn
Publica ed inizia contemporaneamente la Escuela Nacional de Agricoltura di
Chapingo. Vince il premio alla Mostra Panamericana di Los Angeles.
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L'AMORE DI DIEGO PER GLI ANIMALI
Diego Rivera da bambino passò molto tempo nella foresta dove
abitava con la balia Antonia e tutti gli animali divennero suoi
amici. Non importava quanto alcuni di essi fossero pericolosi,
perché tutti amavano Diego e gli insegnarono a fidarsi degli
animali. E Diego, la cui casa fu sempre piena di animali
(come testimoniano i quadri di Frida), ebbe sempre grande fiducia in
loro, perfino più che negli esseri umani.
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1927 Viaggia in URSS invitato come membro del Partito Comunista
Messicano ai festeggiamenti del decimo anniversario della Rivoluzione di
Ottobre.
1928
Lascia Lupe per sempre. Incontra Frida Kahlo ad un ricevimento organizzato a
casa di Tina Modotti ed Edward Weston, la coppia di fotografi più famosa
degli anni '20 e '30.
1929 Si sposa con la pittrice Frida Kahlo, più
giovane di lui di undici anni. E' nominato direttore dell'Accademia San
Carlos e vi apporta grandi cambiamenti. Rivera realizza parte dei murales dello scalone principale del Palacio
Nacional sullo Zócalo di Città del Messico. Il tema dell'intero ciclo, che
verrà completato tra il 1934 ed il 1935, è la storia messicana. In questa
prima parte del lavoro il pittore realizza "Il Mondo indiano antico" e parte
della "Storia del Messico". Sui muri del Ministero della Salute e
dell'Assistenza disegna sei grandi nudi, che simbolizzano la Purezza, la
Forza, la Conoscenza, la Vita, la Moderazione e la Salute.
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SUL PRIMO INCONTRO CON FRIDA
"Io non lo sapevo allora,
ma Frida era già diventata il fatto più importante della mia vita.
E continuerà ad esserlo, fino al momento in cui morirà, 27 anni
dopo".
Diego
Rivera, "La mia arte, la mia vita"
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1930 E' costretto a dimettersi dall'Accademia per motivi
politici: è aspramente criticato dal Partito Comunista Messicano per aver accettato di lavorare
per una dittatura totalitaria (quella di Plutarco Calles), ma anche dal
mondo accademico stesso per essere iscritto al partito comunista. E',
quindi, espulso dal Partito per disobbedienza alle sue politiche.
L'ambasciatore americano in Messico commissiona a Rivera la
decorazione del Palazzo Cortés, a Cuernavaca. Viene allestita una mostra
personale di Rivera al Museum of Modern Art di New York, che
viene accolta con grande entusiasmo.
1931 Rivera e la moglie Frida si trasferiscono negli Stati Uniti. A San
Francisco realizza "Alegoria de la California"
per il Luncheon Club del Pacific Stock Exchange Tower. Successivamente è
impegnato nella California School of Fine Arts dove realizza l'affresco "La
elaboración de un fresco".
1932 Rivera si dedica al teatro realizzando le scenografie ed i
costumi per il balletto "HP - Horse Power" di Carlos
Chávez. Nello stesso tempo inizia le pitture murali per il Detroit Institut
of Art, grandioso ciclo di decorazioni intitolato "Detroit Industry"
o "The Man and the Machine" commissionato dal presidente
della commissione municipale per l'arte Edsel Ford.
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SULLA PITTURA DI FRIDA A DETROIT
"Mai nessuna donna aveva
messo
una tale agonizzante poesia sulla tela quanta Frida ne mise nel
periodo di Detroit"
Diego
Rivera, "La mia arte, la mia vita"
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1933 Rivera, che sta ancora lavorando agli affreschi del Detroit
Institut of Arts, è chiamato a New York per realizzare un grande murale
nella RCA (Radio Corporation of America), nel Rockefeller Center ancora in
fase di costruzione. L'affresco, che ha per tema l'uomo artefice e
costruttore del suo cammino, a marzo viene visitato da Abby A. Rockefeller.
Questi, vedendo la faccia di Lenin nella sezione dedicata alle dimostrazioni
del maggio russo, propone al pittore di sostituirla con la faccia di un
anonimo. A questo punto il pittore gli fa una controproposta: sostituire
nella sezione simmetrica del murale anche la faccia di Abraham Lincoln che fa da
pendant a quella di Lenin. La RCA licenza il pittore, copre il murale e dopo
pochi giorni lo distrugge interamente.
1934 Rivera torna a Città del Messico. Nel frattempo è caduta la dittatura di
Plutarco Calles e il Messico è guidato fino al 1939 dal governo democratico
di Lázaro Cardénas. Visto che il murale di New York è andato perduto,
Rivera propone di riprodurlo con alcune variazioni nel Palacio de Bellas
Artes.
Lo intitola
"L'uomo controllore dell'universo".
1936 Anita Brenner, che dall'Europa si è messa in contatto con
il governo messicano, chiede a Rivera se può accogliere Leon Trotsky nel
caso che trovi asilo in Messico. Il pittore accetta. Dipinge per un caffè del centro,
Ciro's, quattro
pannelli nei quali prende di mira degli uomini politici messicani. I dipinti
verranno eliminati e distrutti.
1937 Léon Trotskij e sua moglie Natalja Sedova sono accolti da
Diego Rivera e Frida Kahlo a Città del Messico. La Kahlo ospita i coniugi
Trotsky nella sua casa di famiglia, la Casa Blu nel sobborgo di Coyoacán.
1938 Arrivano André Breton (il poeta e pittore surrealista) e la
moglie Jacqueline Lamba che durante la
loro permanenza a Città del Messico sono ospiti di Diego e Frida.
1939 In seguito a conflitti sia d'opinione che personali, Trotsky si stacca da
Rivera, andando a vivere in una casa vicina alla Casa Blu, oggi Museo Casa
de Leon Trotsky - Instituto del Derecho de Asilo, unico museo al mondo a lui
dedicato. Rivera e Frida Kahlo divorziano. La motivazione di base del
divorzio è costituita dai tradimenti continui, plateali, impudenti da parte
di Diego. Frida, quando viene a sapere che del numero fa parte anche sua
sorella, è prima sommersa dalla disperazione e poi, per vendetta, accetta
la corte che Trotsky le sta facendo da quando è arrivato in Messico.
1940 Diego va a San Francisco per realizzare 10 pannelli
murali per la Golden Gate International Exposition. L'amico Siqueiros
capeggia un attentato a Trotsky, che fallisce. Ma dopo pochi mesi Trotsky è
assassinato dallo spagnolo Ramon Mercader. Frida si reca a San
Francisco e si riappacifica con Diego. L'8 dicembre i due celebrano il secondo
(per Rivera il quarto) matrimonio.
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SULL'AMORE PER FRIDA
"Se mai ho amato una donna, più
l'amavo più volevo ferirla. Frida era soltanto la più ovvia
vittima di questo disgustoso tratto del mio carattere"
Diego
Rivera, "La mia arte, la mia vita"
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1941- 1942 Rivera continua a lavorare al Palacio Nacional,
intraprendendo i lavori di decorazione della balconata del cortile centrale
dal titolo "Tenochtitlan" che terminerà solo nel 1944. Nel frattempo sperimenta
con dedizione la pittura da cavalletto. Iniziano anche i
lavori di costruzione per l'Anahuacalli, il suo studio-museo costruito come
un tempio azteco, destinato alla raccolta della sua collezione di arte
pre-colombiana.
1943-46 Affresca l'Istituto Nazionale di Cardiologia. Fa una serie
di conferenze sull'arte nelle maggiori istituzioni culturali del
paese. Inizia a lavorare per la decorazione dell'Hotel Prado di Città del
Messico.
1947 con Orozco e Siqueiros forma la Commissione per la Pittura
Murale dell'Instituto Nacional de Bellas Artes (INBA).
1948
Termina il murale "Sogno di un pomeriggio
domenicale ad Alameda" dell'Hotel Del Prado. Poichè si
impunta a non cancellare lo slogan che spesso scrive sui murali, "Dio
non esiste", il lavoro resterà coperto per nove anni.
1949 Viene allestita una grande restrospettiva su Rivera al Palacio de Bellas Artes
in occasione del cinquantenario della sua attività artistica.
1950 Illustra l'edizione limitata del "Canto general" di Pablo
Neruda ed è l'autore delle scenografie della pièce teatrale di José
Revueltas "El quadrante de la soledad". Vince il Premio Nacional de Artes
Plásticas.
Rivera è presente alla Biennale di Venezia insieme ad Orozco, Siqueiros e
Tamayo in rappresentanza del Messico.
1951 Progetta e realizza la decorazione murale di una
fontana a mosaico di un edificio del Parco Chapultepec, il parco centrale di
Città del Messico.
1952 Realizza un affresco trasportabile che doveva essere
presentato in una mostra itinerante per l'Europa intitolata "Venti Secoli di
arte messicana". Rifiutata per i ritratti di Stalin e Mao, viene donata alla
Cina.
1953 Decora con murali il Teatro Insurgentes di Città del
Messico e la facciata principale dello Stadio Olimpico del campus dell'Universidad
Nacional Autonoma de México. Murale per il palazzo della Raza dell'Istituto
Messicano di Previdenza Sociale.
1954 Muore Frida Kahlo. Rivera riesce ad essere riammesso nel
Partito Comunista dopo vari tentativi.
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SULLA MORTE DI FRIDA
"13 luglio 1954, fu il giorno
più tragico della mia vita. Avevo perduto la mia amata Frida per
sempre. Troppo tardi capii che la parte più meravigliosa della mia
vita era stata il mio amore per Frida"
Diego Rivera, "La mia arte, la mia vita"
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1955 Si accinge alle quinte nozze. La sposa è Emma Hurtado, di
cui è amante dal lontano 1946. Trasforma in " Museo Frida Kahlo"
la Casa Blu di Coyoacan. Dona sia il Museo di Frida che quello dell'Anahuacalli (comprese tutte le collezioni di arte popolare e
pre-ispanica)
allo
stato messicano. Viaggia con la moglie attraverso l'Unione Sovietica e se ne
torna malato di cancro.
1957 Rivera muore d'infarto nello studio di San Angel. E' sepolto nella
"Rotonda degli uomini illustri"
al Pantheon costruito dalla sua grande amica Dolores
Olmedo, oggi Pantheon civile di Città del Messico. Oltre ad essere un celebrato e
contraddittorio artista, Rivera fu anche un artista provocatore a livello
politico dovunque andasse. Le sue opere pubbliche, i molti oli e acquerelli
e i suoi interventi politici costituiscono un contributo incalcolabile per
lo sviluppo dell'arte nelle Americhe.
VEDI
IL MESSICO E POI NAPOLI
Arturo Carlo Quintavalle
Un’imponente rassegna a Castel dell’Ovo espone l’arte
dei realisti messicani. E, sfatando la leggenda delle loro radici primitive,
ne rilegge il rapporto con l’avanguardia europea. Ecco una guida ai
dipinti e qualche consiglio per gli altri appuntamenti da non perdere in
città.
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Diego Rivera, La
fioraia |
Diego Rivera, La
venditrice di calle |
In una certa fase del dibattito politico
sull’arte i grandi murales messicani, fra anni 30 e anni 50, sono
stati un modello: lo sono stati per una corrente della Farm Security
Administration rooseveltiana, visto che un intero murale, dipinto
negli anni 30 al Rockefeller Center di New York da Ben Shahn e Diego Rivera, viene poi distrutto per ragioni ideologiche.
Sono successivamente modelli per il realismo socialista in Europa
degli anni zdanoviani del secondo dopoguerra, e ancora per l’arte
rivoluzionaria del ’68 e per quella del ’77, e poi per i muralisti
«impegnati», non però per i graffitisti degli anni 80. Insomma la
grande pittura realista dei messicani trova quasi sempre, in Europa,
consenso e seguaci, e si narra che abbia origini lontane.
Ma quali? Il dibattito sulle origini trova chiarimenti proprio in
questa mostra a Napoli: infatti le troppo conclamate radici di Orozco, Siqueiros, Rivera dentro la tradizione plastica e pittorica messicana
arcaica fino ai Maya appaiono vaghe, generiche, più una petizione di
principio che un reale rapporto. La matrice del movimento resta invece
ben dentro la storia delle avanguardie: José Clemente Orozco
(1883-1949) si lega alle ricerche europee del secondo decennio del
secolo; Diego Rivera (1886-1957) è in Europa fra il 1907 e 1910 e
conosce a fondo realismo e cubismo analitico; David Alfaro Siqueiros
(1898-1974) è a Parigi dal ’19 e con Rivera (1921) fa un proficuo
viaggio in Italia alla ricerca delle grandi pitture murali, da Giotto
a Michelangelo.
Nasce così la polemica dei messicani contro l’accademia e
l’esigenza di una rivoluzione profonda dell’immagine. Ma da dove
muove lo stile drammatico, teso, violento che sarà dei muralisti?
Dalla pittura degli espressionisti tedeschi, dalle invenzioni di Paul Cézanne, e di André Derain, dal primitivismo del Doganiere Rousseau,
dalle soluzioni plastiche di Pablo Picasso, e poi ancora dalle
scritture amare e violente di Otto Dix, di George Grosz e in genere,
come suggerisce in catalogo Maurizio Calvesi, dalla Nuova
oggettività.
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Diego Rivera, Ritratto di
Angelina Beloff, 1909. Angelina, un'artista russa incontrata
nel 1909, è la prima delle cinque mogli di Rivera. Nel 1916
avrà da lui un bambino, di nome Diego, quando l'avrà già
lasciata. |
Diego Rivera, Ritratto di Dolores Olmedo,
1955. Dolores è una delle tantissime amanti di Rivera, con la
quale, però, rimarrà amico fino alla morte. |
Diego Rivera, Testa di Tehuana, 1936.
Come accadrà a Tina Modotti, Rivera torna dal viaggio a Tehuantepec impressionato dalla bellezza e dalla dignità delle
donne locali |
Ecco le matrici dei grandi muralisti, ecco il senso del loro
rapporto con le avanguardie che vuol dire rifiuto dell’arte
ufficiale; quella che la rivoluzione messicana di Zapata e di Villa
intende cancellare. Certo, a riflettere sui pezzi più antichi
in mostra, come Emiliano Zapata (1911) di José Guadalupe
Posada e le altre immagini dell’artista, in genere illustrazioni di
grande efficacia, scopriamo il rapporto con la grafica satirica
europea, da Goya a Daumier a Grandville. Nel caso di Saturnino Herràn
e del suo I nostri dei (1914) si scopre un rapporto diretto con
Ferdinando Hodler e, in genere, con la cultura Jugend, quello che del
resto stabilisce il Dr. Atl (Gerardo Murillo) in numerose opere degli
anni 30.
Quando dunque comincia la ricerca dei grandi «muralisti» sono
già evidenti e fecondi i rapporti con la pittura europea di numerosi
artefici messicani; e il sogno stesso di un’arte murale matura a
Parigi, in un ambiente che ha visto le ricerche di Gustave Courbet, le
sue idee dell’artista come «peintre-travailleur»,
pittore-lavoratore, e dove si trasmette ai messicani la convinzione
tutta courbetiana che nella materia, nella fisicità dell’intridere
le mani nella pittura, stia il senso dell’operare l’arte.
Dunque la ricerca sul «realismo» in pittura, parallela al
discorso sul realismo del racconto letterario di Emile Zola, porta
anche a ritrovare le radici del primitivo, dell’originario,
nell’arte ritenuta semplice del Doganiere Rousseau, come sembra
proporre Diego Rivera in Bagnante di Tehuantepec (1923), e fa
capire anche perché Rivera stesso e Siqueiros abbiano ricercato nel
nostro Giotto le matrici di un’arte rinnovata, originaria, vicina al
popolo.

1934, Città Del Messico,
Palazzo delle Belle Arti - Diego
Rivera, L'uomo
controllore dell'universo
Ma la struttura dei grandi poemi epici affrescati dai muralisti
messicani non è affatto semplice e, al di là delle matrici tra la
Kollwitz e i pittori della Nuova Oggettività, resta qui sempre aperto
il dialogo con Pablo Picasso e le sue invenzioni, le sole che possano
spiegare l’intensità di Ritratto di Eloisa di
Siqueiros (1934) o ancora dei Mendicanti (1941) di Orozco,
oppure l’impianto di Il bambino (1928) di Rufino Tamayo. Del
resto quando Orozco dipinge la sua Mano (1947) intrecciata di
sette dita, oppure dipinge gli Affogati (1947) di courbetiana
tensione, dove ritrovare confronti se non col Picasso del cubismo
sintetico? E dove trovare riscontri per la ridondante, esplosiva
dimensione delle composizioni di Siqueiros se non nelle scoperte del
grande pittore spagnolo?
In mostra una serie di dipinti di Diego Rivera (1950-57) racconta
della religione azteca e dei suoi sacrifici componendo un quadro dove
Gauguin e Max Beckmann, il disegno infantile e la grafica
pubblicitaria si vengono unendo. La risposta di Rufino Tamayo
all’arte murale appare come un percorso alternativo rispetto al
racconto «retorico» dei muralisti; ma anche Tamayo è legato alle
avanguardie europee, soprattutto a quelle del secondo dopoguerra,
all’informale ma tenendo conto di Paul Klee e delle sue invenzioni.
Poi ecco la reazione: Frida Kahlo, la figura di pittrice più
importante nel panorama messicano, propone una ricerca attenta al
surrealismo storico, come in La colonna rotta (1944), oppure
una conturbante autoanalisi come in Autoritratto con scimmietta
(1945). La mostra prosegue portando avanti la storia della ricerca
fino ai nostri giorni con pitture di una qualità a volte sconvolgente
come Un sol gregge, un solo pastore (1976) di Alfredo Castaneda, intenso come un Magritte. Vorrei però che ci si
soffermasse sulle fotografie di Graciela Iturbide che si collegano
alle immagini assolute di Tina Modotti e propongono una dimensione
diversa, senza tempo, delle figure. Anche qui il Messico dialoga,
ancora e sempre, con l’Europa.
Arturo
Carlo Quintavalle
14.03.1997 ©
Arnoldo Mondadori Editore -1997

PER UN'ARTE RIVOLUZIONARIA E INDIPENDENTE
André Breton e Leon Trotskij

Messico, 1938, Rivera con Leon Trotskij
Si può sostenere senza esagerazioni che mai come oggi la
nostra civiltà è stata minacciata da tanti pericoli. I
vandali, valendosi dei loro mezzi barbari, cioè estremamente
precari, distrussero la civiltà antica in un angolo limitato
dell'Europa.
Attualmente è tutta la civiltà mondiale, nell'unità del
suo destino storico, che vacilla sotto la minaccia di forze
reazionarie armate di tutta la tecnica moderna. Non alludiamo
solo alla guerra che si prepara. Sin da oggi, in tempo di
pace, la situazione della scienza e dell'arte è divenuta
intollerabile. In ciò che di individuale conserva nella sua
genesi, nelle qualità soggettive che mette in opera per
dedurre un certo fatto che implica un arricchimento oggettivo,
una scoperta filosofica, sociologica, e scientifica o
artistica, appare come il frutto di un caso prezioso, cioè
come una manifestazione più o meno spontanea della necessità.
Non è possibile trascurare un simile apporto sia dal punto
di vista della conoscenza in generale (che tende a far sì che
si sviluppi l'interpretazione del mondo) sia dal punto di
vista rivoluzionario (che, per arrivare alla trasformazione
del mondo, esige che ci si faccia un'idea esatta delle leggi
che ne governano il movimento). Più particolarmente, non è
possibile disinteressarsi delle condizioni mentali in cui
quest'apporto continua a prodursi e, allo scopo, non vigilare
affinché sia garantito il rispetto delle leggi specifiche cui
è legata la creazione intellettuale.
Ora il mondo attuale ci obbliga a constatare la violazione
sempre più generale di queste leggi, violazione cui
corrisponde necessariamente un avvilimento sempre più
manifesto non solo dell'opera d'arte, ma anche della
personalità "artistica". Il fascismo hitleriano,
dopo aver eliminato dalla Germania tutti gli artisti in cui
aveva trovato in qualche misura l'espressione dell'amore per
la libertà, non fosse che una libertà formale, ha costretto
coloro che potevano ancora tenere una penna o un pennello a
divenire servi del regime e a celebrarlo su ordinazione entro
i limiti esteriori del peggiore convenzionalismo.
A parte la pubblicità, lo stesso è accaduto nell'URSS nel corso del periodo di reazione furiosa che giunge ora al suo apogeo. Non occorre dire che non siamo solidali neppure per un istante, quale che sia la fortuna attuale, con la parola
d'ordine "Né fascismo, né comunismo" - parola d'ordine che corrisponde alla natura del filisteo conservatore impaurito, che si aggrappa alla vestigia del passato "democratico".
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La vera arte, cioè quella che non si accontenta di
variazioni su modelli prestabiliti, ma si sforza di esprimere
i bisogni interiori dell'uomo e dell'umanità, non può non
essere rivoluzionaria, cioè non aspirare a una ricostruzione
completa e radicale della società, non fosse che per
affrancare la creazione intellettuale dalle catene che la
ostacolano e per permettere a tutta l'umanità di elevarsi ad
altezze che solo geni isolati hanno raggiunto nel passato.
Allo stesso tempo noi riconosciamo che solo la rivoluzione
sociale può aprire la via a una nuova cultura.
Se tuttavia rifiutiamo qualsiasi solidarietà con la casta
attualmente dominante nell'URSS è proprio perché ai nostri
occhi essa non rappresenta il comunismo, ma il suo nemico più
perfido e più pericoloso.
Sotto l'influenza del regime
totalitario dell'URSS e tramite gli organismi cosiddetti
"culturali" che esso controlla negli altri paesi si
è diffuso un profondo crepuscolo ostile alla afferma- zione
di qualsiasi valore spirituale.
Crepuscolo di fango e di
sangue in cui, camuffati da intellettuali e da artisti, si
immergono uomini che hanno fatto della servilità una molla,
del rinnegamento dei loro princìpi un gioco perverso, della
venale falsa testimonianza un'abitudine, e dell'apologia del
delitto una gioia.
L'arte ufficiale dell'epoca staliniana riflette con una
crudeltà senza esempio nella storia i loro sforzi per
ingannare e mascherare il loro effettivo ruolo di mercenari.
La sorda riprovazione che suscita nel mondo artistico questa
negazione svergognata dei princìpi cui l'arte ha sempre
obbedito e che neppure Stati fondati sulla schiavitù si sono
arrischiati a contestare in modo così totale , deve far posto
ad una condanna implacabile.
L'opposizione artistica è oggi una delle forze che
possono utilmente a contribuire al discredito e alla rovina
dei regimi in cui si annulla, unitamente al diritto della
classe sfruttata ad aspirare un regime migliore, ogni
sentimento di grandezza e persino di dignità umana.
La
rivoluzione comunista non ha paura dell'arte. Essa sa che
secondo le ricerche che si possono fare sulla formazione della
vocazione artistica nella società capitalistica che crolla,
la determinazione di questa vocazione non può che risultare
da una collisione tra l'uomo e un certo numero di forme
sociali che gli sono avverse. Questa semplice congiuntura, a
parte la coscienza che resta ancora da acquisire, fa
dell'artista l'alleato predisposto della rivoluzione.
Il meccanismo di sublimazione che opera in un simile caso e
che la psicanalisi ha posto in evidenza, ha come oggetto
quello di ristabilire l'equilibrio spezzato tra l'io coerente
ed i suoi elementi repressi. Questa restaurazione si compie a
profitto dall'ideale dell'io che suscita contro la realtà
attuale, insopportabile, le potenze del mondo interiore del
"sé", comuni a tutti gli uomini e costantemente in
via di dispiegamento nel loro divenire.
Il bisogno di
emancipazione dello spirito non ha che da seguire il suo corso
naturale per essere portato a fondersi e a ritemprarsi in
questa necessità primordiale: il bisogno di emancipazione
dell'uomo.
Ne segue che l'arte non può, senza decadere, accettare di
piegarsi ad alcuna direttiva estranea e di riempire docilmente
i quadri che taluni credono di poterle assegnare, con fini
propagandistici estremamente limitati.
Val meglio fidarsi del
dono della prefigurazione che è l'appannaggio di ogni artista
autentico, che implica un inizio di superamento (virtuale)
delle contraddizioni più gravi della nostra epoca e orienta
il pensiero dei contemporanei verso l'urgenza
dell'instaurazione di un nuovo ordine.
L'idea che il giovane Marx si era fatto del ruolo dello
scrittore esige, ai nostri giorni, un richiamo vigoroso. É
che quest'idea deve essere estesa, sul piano artistico e
linguistico, alle diverse categorie di produttori e
ricercatori. Lo scrittore - egli dice - deve naturalmente
guadagnare dei soldi per potere vivere e per poter scrivere,
ma non deve in nessun caso vivere e scrivere per guadagnare
dei soldi.
Lo scrittore non considera affatto i suoi lavori
come un mezzo. Essi sono dei fini per sé, sono così un poco
un mezzo per lui e per gli altri che, al caso, egli sacrifica
alla loro esistenza la sua esistenza.
La prima condizione della libertà di stampa consiste nel
non essere un mestiere. È più che mai opportuno valersi di
questa dichiarazione contro coloro che pretendono di
assoggettare l'attività intellettuale a fini estranei
all'attività stessa e, in spregio a tutte le determinazioni
storiche che le sono proprie, di controllare, in funzione di
pretese ragioni di stato, i temi dell'arte.
La libera scelta
dei temi e l'assoluta non restrizione per quanto riguarda il
campo della sua esplorazione costituiscono per un artista un
bene che egli è in diritto di rivendicare come inalienabile.
In materia di creazione artistica, importa essenzialmente che
l'immaginazione sfugga a qualsiasi costrizione, non si lasci
imporre una falsariga sotto alcun pretesto.
A coloro che ci
spingessero, oggi o domani, ad acconsentire che l'arte fosse
sottoposta a una disciplina che consideriamo radicalmente
incompatibile con i suoi mezzi, opponiamo un rifiuto senza
appello e la nostra volontà deliberata di far valere la
formula: ogni licenza in arte.
Riconosciamo naturalmente allo stato rivoluzionario il
diritto di difendersi dalla reazione borghese aggressiva,
anche quando essa si copra dietro le insegne della scienza o
dell'arte. Ma fra queste misure imposte e temporanee di
autodifesa rivoluzionaria e la pretesa di esercitare un
comando sulla creazione intellettuale della società c'è un
abisso.
Se per lo sviluppo delle forze produttive materiali la
rivoluzione è tenuta ad erigere un regime socialista di
pianificazione centralizzata, per la creazione intellettuale
essa deve sin dall'inizio instaurare ed assicurare un regime
anarchico di libertà individuale. Nessuna autorità, nessuna
costrizione, neppure la minima traccia di comando!
Le diverse associazioni di scienziati e di gruppi
collettivi di artisti che lavoreranno per risolvere compiti
che non saranno mai stati così grandiosi, possono sorgere e
sviluppare un lavoro fecondo sulla base di una libera amicizia
creatrice, senza la minima costrizione dall'esterno.
Da ciò
che è stato detto deriva chiaramente che, difendendo la
libertà della creazione, non intendiamo affatto giustificare
l'indifferentismo politico, e che è lungi da noi l'idea di
resuscitare un'arte così detta "pura", che serve
generalmente gli scopi più impuri della reazione. No, abbiamo
un'idea troppo elevata della funzione dell'arte per rifiutarle
un'influenza sulle sorti della società.
Riteniamo che il compito supremo dell'arte nella nostra
epoca sia di partecipare coscientemente ed attivamente alla
preparazione della rivoluzione.
Tuttavia l'artista può
servire la causa della lotta emancipatrice solo se è
compenetrato soggettivamente del suo contenuto sociale e
individuale, solo se ne trasmette il senso ed il dramma nei
suoi versi, e se cerca liberamente di dare un'incarnazione
artistica al suo mondo interiore.
Nel periodo attuale,
caratterizzato dall'agonia del capitalismo sia democratico che
fascista, l'artista, senza neppure aver bisogno di dare una
forma manifesta alla sua dissidenza sociale, si vede
minacciato di privazione del diritto alla vita ed alla
continuazione della sua opera con l'esclusione da tutti i
mezzi di diffusione. È naturale che egli si rivolga alle
organizzazioni staliniste , che gli offrono la possibilità di
sfuggire al suo isolamento.
Ma la rinuncia da parte sua a tutto ciò che può
costituire il suo messaggio particolare e la compiacenza
terribilmente degradanti che queste organizzazioni esigono da
lui in cambio di certi vantaggi materiali, gli impediscono di
restarvi, per poco che la demoralizzazione sia impotente ad
avere ragione del suo carattere.
Bisogna che si comprenda sin
da ora che il suo posto è altrove, non tra coloro che
tradiscono la causa della rivoluzione contemporaneamente - è
inevitabile - alla causa dell'uomo, ma tra coloro che
testimoniano la loro incrollabile fedeltà ai princìpi di
questa rivoluzione, tra coloro che per ciò stessi sono i soli
qualificati ad aiutarla a completarsi e ad assicurare per suo
tramite la libera espressione ulteriore di tutti i modi del
genio umano.
Il fine del presente appello è di trovare un terreno per
riunire tutti i fautori rivoluzionari dell'arte, per servire
la rivoluzione con i metodi dell'arte e difendere la libertà
dell'arte stessa contro gli usurpatori della rivoluzione.
Siamo profondamente convinti che l'incontro su questo terreno
è possibile per i rappresentanti di tendenze estetiche,
filosofiche e politiche anche abbastanza divergenti.
I
marxisti possono su questo terreno marciare insieme con gli
anarchici, a condizione che gli uni e gli altri rompano
implacabilmente con lo spirito poliziesco reazionario
rappresentato sia da Stalin che dal suo vassallo García
Olivier.
Migliaia e migliaia di pensatori ed artisti isolati, la cui
voce è coperta dal tumulto odioso dei falsificatori irreggimentati,
sono attualmente dispersi nel mondo. Numerose riviste locali
tentano di raggruppare attorno a sé forze giovani che
cerchino vie nuove e non sovvenzioni.
Ogni tendenza artistica
progressiva è condannata dal fascismo come una degenerazione.
Ogni libera creazione è definita fascista dagli stalinisti.
L'arte rivoluzionaria indipendente deve riunirsi per la lotta
contro le persecuzioni reazionarie e proclamare altamente il
suo diritto all'esistenza. Un tale raggruppamento è il fine
della Federazione internazionale dell'arte indipendente (Fiari)
che riteniamo necessario creare.
Non abbiamo affatto l'intenzione di imporre ciascuna delle
idee contenute in questo appello, che noi stessi consideriamo
come un primo passo su una nuova via. A tutti i rappresentanti
dell'arte, a tutti i suoi amici e difensori che non possono
non comprendere la necessità di questo appello, domandiamo di
elevare immediatamente la loro voce.
Rivolgiamo la stessa
ingiunzione a tutte le pubblicazioni indipendenti di sinistra
che sono pronte a prendere parte alla creazione della
Federazione internazionale e all'esame dei suoi compiti e dei
suoi metodi d'azione.
Quando un primo contatto internazionale
sarà stato stabilito mediante la stampa o la corrispondenza,
procederemo all'organizzazione di modesti congressi locali e
nazionali.
Nella fase successiva dovrà riunirsi un congresso
mondiale che consacrerà ufficialmente la fondazione della
Federazione internazionale.
Ciò che vogliamo: Indipendenza dell'arte - per la
rivoluzione. La rivoluzione - per la liberazione definitiva
dell'arte.
Messico,
25 luglio 1938.
|

Diego Rivera, Coltello e
frutta,
1917 __________________________________

Ritratto di Nastasha Gellman, 1943 __________________________________

Primo murale di Rivera, La Creazione, 1922
___________________________________

Ministero dell'Educazione, murales 1922-28
_____________________________________

Diego Rivera, Ignazio Sanchez
_______________________________

Diego Rivera, I cocomeri, 1957 __________________________________

Diego Rivera, Unità Panamericana, 1940
Particolare che raffigura Mussolini e il Papa ___________________________________

Diego Rivera, Tenochtitlan _________________________________
Diego Rivera, "Sogno
di un pomeriggio domenicale ad Alameda", 1948
_______________________________

Diego
Rivera, L'origine dell'acqua, 1951
______________________________
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IL MURALE
DELL'UNITA' PANAMERICANA A SAN FRANCISCO
1939-40
1. Diego Rivera commenta il Murale
dell'Unità Panamericana (Intervista)
2. I cinque pannelli del capolavoro
Il
murale che sto dipingendo adesso è come il matrimonio tra
l'espressione artistica del Nord e quella del Sud di questo
continente, cioè di tutto. Io credo che per creare un'arte americana,
una vera arte americana, questo sarà necessario, la mescolanza
dell'arte degli indiani, dei messicani, degli eskimo, con una sorta di
stimolo che mette in funzione la macchina, l'invenzione del lato
materiale della vita, che è anche uno stimolo artistico, lo stesso
stimolo dell'origine ma in una forma espressiva diversa.
Nel centro del mio murale c'è una grande figura - su di un lato essa possiede il collo di Quetzalcoatl,
elementi della Grande Madre messicana e del Dio dell'Acqua. Sull'altro
lato la figura è fatta di un macchinario, la macchina che produce
parafanghi e parti di aeroplani. Su di un lato di questa figura c'è
la cultura settentrionale, sull'altro l'arte meridionale, l'arte delle
emozioni. La gente sta lavorando su questa figura, gli artisti del
Nord e del Sud, i messicani e i nordamericani. C'è anche Fulton e
Morse, gli artisti che, proprio in quanto pittori, inventarono gli
strumenti della rivoluzione industriale, il telegrafo e il battello a
vapore, i mezzi per trasportare idee e materiali. Dal Sud viene il
Serpente Piumato, dal Nord la cintura di trasmissione. Questa è
l'idea che sto tentando di esprimere in questo murale. In ambedue le
Americhe io vedo tantissima gente che dipinge quanto più è possibile
come Picasso, come Matisse, come Cezanne- non come se stessi, ma come alcuni europei che essi ammirano. Picasso - egli dipinge le sue proprie emozioni, solo le sue proprie emozioni. Se egli pensa che copia qualche altro stile, per esempio lo stile di El Greco, non è l'arte di El Greco che viene fuori, ma
qualcos'altro, perché Picasso ci mette se stesso. Così egli assimila ciò che ha copiato e presto
la sua espressione è tutta di Picasso.
Qui,
nel Palazzo delle Belle Arti c'è un uomo che intaglia il legno.
Quest'uomo è un ingegnere, un uomo educato e sofisticato. Egli viveva
con gli indiani e poi diventò un artista e la sua arte per un periodo
era come l'arte indiana - soltanto non la stessa, ma una gran
quantità del sentimento indiano era passata dentro di lui e venne
fuori nella sua arte. Ora, ciò che egli intaglia non è più indiano,
ma è la sua propria espressione, ora c'è in essa ciò che ha
provato, ciò che ha imparato dagli indiani. Questo è giusto, è
così che dovrebbe essere l'arte. Prima l'assimilazione, poi
l'espressione. Ma perché gli artisti pensano che dovrebbero sempre
assimilare l'arte dell'Europa? Essi dovrebbero andare da altri
americani per i propri arricchimenti, perché se essi copiano l'Europa
sarà sempre qualcosa che non possono sentire dal momento che,
appunto, non sono europei.
Io
non penso che la capacità di esprimersi artisticamente abbia a che
fare con la razza o l'ereditarietà. L'opportunità, semplicemente. In
questa civiltà siamo più affollati, più frettolosi, e siamo
costretti a fare da bambini molte cose che non vogliamo fare,
cosicché ciò che è creativo viene ucciso, o almeno è forzosamente
deviato in canali diversi da quelli artistici a causa della pressione
contro la vera espressione artistica. Per cui la gente di questa
società esprime le proprie emozioni in modi diversi dall'arte, ed è
un luogo molto povero quello dove lavora l'artista. Nel Sud o nel
lontano Nord dove non c'è sempre il sistema che dice fa questo, fa
quello, lì è facile per loro produrre arte giacché non si sa che
sono artisti e che l'arte è qualcosa di separato dalla vita e che per
produrla bisogna essere sia geni che pazzi. Essi fanno arte perché
amano gli animali, li cacciano per cibarsi, li uccidono, le loro
emozioni sono saltate negli animali - e così essi pongono le loro
emozioni dentro questi piccoli intagli. Essi non hanno visto
schiacciate le proprie emozioni e sono in grado di funzionare come
artisti.
(source:
intervista di Dorothy Puccinelli a Diego Rivera, San Francisco 1940)
traduzione
dall'inglese: Maria Antonietta Pappalardo
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Pannello
n.1: Il genio del Sud |

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PANNELLO N.1
IL GENIO
DEL S UD. ANTICO MESSICO
E' la celebrazione del passato indigeno
del Messico, prima dell'era dei Cortés. In alto si vedono i Templi di Nahatl, di Quetzalcoatl (con il Consiglio in seduta) e del
Serpente piumato. A destra i danzatori Yaqui, i cui
discendenti ancora oggi perpetuano le antiche movenze. In basso a sinistra è raffigurato
il poeta re azteco di Texcoco (1403-1470) che disegnò una
macchina volante.
L'Antico Messico, ovvero il Sud
americano, viene rappresentato come una felice combinazione di
genialità e di fervore religioso strettamente legato alla
natura. Rivera pensa che la genialità messicana
consista in un
nativo talento per l'espressione plastica.
Il posto di questo pannello
è progettato da Rivera a
sinistra, cioè all'inizio di tuttto il murale, ed esso viene
controbilanciato all'estrema destra dal Pannello n.5,
che rappresenta il genio del Nord America attraverso il boom
tecnologico del XIX secolo in California.
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Pannello n.2: Fase di passaggio |


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PANNELLO N.2
F A S
E D I P A S S A G G I O
La fase di passaggio verso l'Unità
delle due Americhe, che coniuga elementi del passato con quelli
del presente, è rappresentata in tre sezioni.
Nella sezione superiore domina la
figura di Helen Crlenkovich, campionessa nazionale di
nuoto, il cui volo acrobatico segna il cambiamento epocale del
tempo e dello spazio. Ella si tuffa nella Baia di San Francisco e tutti da giù
- sia messicani che statunitensi - la guardano ammirati.
Nella sezione mediana l'artista
messicano scolpisce la testa enorme di Quetzalcoatl, il dio
serpente piumato, che rappresenta la continuità con l'antico
Messico.
Nella sezione inferiore sono dipinti
i grandi liberatori del Nord e del Sud: Washington, Jefferson,
Hidalgo, Morelos, Bolivar, Lincoln, John Brown. Di spalle,
nell'atto di dipingere, Rivera ha disegnato se stesso come
portatore di democrazia. Nell'angolo a destra è di rilievo la
scultrice di Tehuantepec, il luogo pacifico dove perdura una
società matriarcale.
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Pannello n.3 Unione Nord-Sud |


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PANNELLO N.3
(centrale)
U N I O N E T R
A N O R D E S U D
La figura centrale del pannello
è costituita dalla Grande Madre del Messico, semingoiata dalla
macchina della Motor Company di Detroit e che ricompare, enorme,
nelle vesti del dio Atzeco Quetzalcoatl a significare che la
tradizione non può essere uccisa dalla tecnologia. Esse devono
saper convivere.
"Giù a sinistra" -
dice Rivera in un'intervista - c'è il ritratto di mia moglie
Frida Kahlo, un'artista messicana di estrazione europea, che
guarda alle tradizioni native per la sua ispirazione. Frida
rappresenta la vitalità di queste tradizioni nel Sud, come
Carter (nel pannello che segue) rappresentò la sua penetrazione
nel Nord."
Da notare, in basso al centro, la
figura di Paulette Goddard, che con la sua femminilità si
mostra in contatto con l'uomo messicano (l'uomo è lo stesso Rivera), al quale prende le mani. Accanto a loro la nuova
generazione: due bambini, questa volta lei è del Sud e
lui del Nord. |
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Pannello n.4: Lotta per la libertà
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PANNELLO N.4
L O T T A
U N I T A P E R
L A L I B E R T A'
In questo pannello viene messa a
fuoco, nella sezione superiore, l'ascesa delle donne nei vari campi della
creatività attraverso un utilizzo specificamente
femminile della macchina
maschile del potere, e, nella sezione inferiore, la creatività
sfoderata dal Nord e dal Sud negli anni '30 e '40 nella lotta
unita contro l'imperialismo.
In alto, le donne raffigurate sono sei: la campionessa
di nuoto, la donna artista, la donna architetto, la scultrice e
due bagnanti. In basso sono dipinte le sintesi
di due film molto significativi: il film di C. Chaplin "Il grande
dittatore", nel quale si può distinguere la triade
tragi-comica di Hitler, Mussolini e Stalin, e il film di
Edward G. Robinson "Confessioni di una spia nazista".
I film vogliono rappresentare, appunto, la lotta tra democrazia e totalitarismo.
Rivera amò moltissimo il cinema.
Lo vedeva come uno strumento creativo ed educativo
straordinario, capace di
rivolgersi a grandi masse.
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Pannello n.5: Il genio del Nord |
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PANNELLO N.5
I
L G E N I O D E L N O R D
La creativa cultura del Nord
America prende l'avvio dalla necessità di rendere possibile
la vita in lande nuove e deserte.
Rivera vede la grandezza del
genio nordico soprattutto nelle opere ingegneristiche -
strade, ponti, oleodotti, dighe, centrali elettriche - che si
sviluppano nell'Ottocento e che mettono in contatto popoli
diversi cambiandone le condizioni di vita. Queste opere sono
dipinte nella sezione superiore del pannello.
Nella sezione inferiore,
invece, l'attenzione è concentrata sulle persone geniali che
hanno reso possibile lo sviluppo di una nuova civiltà. Si
riconoscono Ford, Morse, Fulton.
Osserva Rivera:" Ci sono anche Fulton e
Morse, gli artisti che, proprio in quanto pittori, inventarono gli
strumenti della rivoluzione industriale, il telegrafo e il battello a
vapore, cioè i mezzi per trasportare idee e materiali".
|

BIBLIOGRAFIA
DI DIEGO RIVERA
|

Diego
Rivera. 50 anos de su labor artistica, cat. della mostra,
Museo Nacional de Arte, México 1949, ed. El Museo, México
1949
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Instituo de Investigaciones Esteticas",U.N.A.M., 18,
1950, pp. 63-82
Jorge
Crespo de la Cerna, Colore in Diego Rivera, in "La
Biennale di Venezia", 3, 1951, pp. 6-7
Justino Fernandez, Un dibujo de Diego Rivera para el mural del
Anfiteatro Simon Bolivar, in "Anales del Instituto de
Investigaciones Estéticas", U.N.A.M., 22, 1955, pp.
53-56
Bertram
D. Wolfe, The strange case of Diego Rivera, in "Art
Digest", 7, 1955, pp. 45-57
Lolo
de Torriente, Memoria y razon de Diego Rivera, ed. Renacimiento, México 1959
Diego
Rivera, My art my life, New York 1960; trad. spagnola, Mi arte
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Duilio
Morosini, Diego Rivera, Fabbri, Milano, 1966
Jorje
Gurria Lacroix, Hernan Cortez y Diego Rivera, Instituto de
Investigaciones Historicas, U.N.A.M., México 1971
Elena
Poniatowska, Querido Diego, te abraza Quiela, ed. Era, México
1978
Diego
Rivera: arte y politica, a cura di Raquel Tibol, México
1979
Marco
Rosci, Rivera, Murales a Città del Messico, De Agostini,
Novara 1982
Alicia
Azuela, Diego Rivera en Detroit, Universidad Nacional Autonoma
de México, México 1985
Diego
Rivera, Memorias, a cura di Berta Taracena, Raquel Tibol, U.N.A.M:, México 1986
Diego
Rivera. A Retrospective, cat. della mostra, Detroit Institute
of Art Febbraio- Aprile 1986, Norton & co., London
1986
Diego
Rivera, Textos de Arte, reunidos y presentados por Xavier Moyssen, U.N.A.M., México 1986
Diego
Rivera: Forjadores de Mexico, México 1987
The
murals of Diego Rivera, catalogo della mostra, Hayward Gallery,
London ottobre 1987-gennaio 1988, a cura di Desmond Rochfort,
Journeyman Press, London 1987
John Milmer, Diego Rivera at the Hayward, in "The Burlington
Magazine", 1018, January 1988, pp. 47-49 Diego Rivera
|
Informazioni e foto riguardanti i due pittori messicani
sono state prese da vari testi e riviste specializzate, nonché da alcuni siti italiani ed
internazionali. La traduzione in italiano è stata da me fatta da testi
inglesi (non da testi spagnoli). In particolare, mi è doveroso
ringraziare e segnalare i seguenti
siti: 1. Frida Kahlo & Contemporary Thoughts by Daniela Falini 2. The
Virtual Diego Rivera Web Museum 3. The Diego Rivera Mural Project del City
College of San Francisco. (Maria Antonietta Pappalardo)
Frida
Kahlo
Mappa
Arte
Pagina ideata e creata da Maria
Antonietta Pappalardo nel 2002
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