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C O S A
G A
Una
pittrice tra realismo e spiritualismo
Maria
Antonietta Pappalardo
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La pittrice Agatina Cosentino, in arte Cosaga,
nasce negli anni '30 a Catania, dove completa gli studi. Agli inizi degli anni ‘60
si trasferisce a Livorno per motivi familiari e qui è attiva da più
di quarant’anni nell’ambito del
figurativo. Dipinge a olio, carboncino, tempera, matita, gessetti, china.
Eccezionale ritrattista, ama collocare la
figura umana come metro e centro della sua opera, ma elegge a
soggetti pittorici anche paesaggi, nature morte, cavalli,
fiori.
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Il tratto è vigoroso, il colore caldo risuona drammatico
in profondità, la materia è semplice, sintetica.
L’insolito è presente e seduce. La figura, anche quando
interagisce con il paesaggio e con la società, si staglia
solitaria secondo la duplice connotazione della singolarità,
come irripetibilità dell’essere umano, e della solitudine,
come sua condizione ontologica.
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I

Cosaga, Così |
Mentre le figure maschili si ergono
frontalmente, ovvero possiedono il logos
e la volontà di comunicarlo, quelle femminili sono dipinte quasi sempre di
profilo. Non fanno confessioni, non sorridono, non chiedono complicità all’osservatore.
Se bambine, chiedono empatia. Se adulte, chiedono rispetto, talvolta
contemplazione. E hanno sovente occhi
socchiusi o coperti da baluginanti nuvole di capelli, come a
proteggere la propria anima anticamente violata.
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Cosaga, Il divino amore
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Numerose sono state le esposizioni personali e collettive di Cosaga
in Italia (Livorno, Roma, Napoli, Pisa, Milano, Genova) e all’estero (S.
Marino, Hallastahammar, New York, Los Angeles). Inserita in un centinaio di
pubblicazioni d’arte, l’artista è presente nei più prestigiosi annuari
e cataloghi d’arte moderna. Le sue opere si trovano nei Musei Vaticani,
nel Museo Storico Nazionale di Foggia, in Chiese varie e in collezioni
pubbliche e private in Italia, Francia, Stati Uniti, Svizzera e Australia.
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Il primo impatto con la pittura di Cosaga è lo stupore.
Innanzi tutto stupore, come sottolinea
Fosco
Monti, per “l’energia non comune che l’artista riversa nella sua
pittura”.
In secondo luogo stupore per la
molteplicità di soggetti vitali, di allusioni letterarie, di oggetti
parlanti, di policromie mediterranee; ma, ad un terzo livello, stupore per
la complessità di architetture ardite, di intrecci dei piani di colore, di
scene sospese nella atemporalità dell’inconscio.
Osserva
S. Perdicaro: ”Con
eccezionale padronanza di mezzi tecnici, uniti ad un’accorta ricognizione
psicologica degli elementi che concorrono a determinare le sue immagini,
Cosaga affronta la traduzione pittorica delle sue emozioni e delle sue
convinzioni, rendendo equilibrato ogni suo gesto creativo.”
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Cosaga,
Giustizia |
E mentre D.
Paolo Favarato evidenzia dell’artista ”l’inventiva inesauribile”
e E. Bogazzi mette in risalto “la
solidità della costruzione, che lascia aperta la forma”,
A.
M. Scheible precisa che “la pittura ha in sé forza di attrazione e
suggestione letteraria, due cose che nell’arte di Cosaga non possono
scindersi, perché l’incanto delle
forme, armonizzate
dai rinforzi
del segno grafico,
delle volte,
in fugace
memoria, sfiora la composizione e dona carattere al contenuto del racconto
pittorico, mentre il colore, con cadenza lirica, lascia intuire un ritmo di
misura classica.”

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Cosaga, Comari

Cosaga, I bambini ci guardano |
Lo
stupore lentamente apre la porta alla curiosità, alle domande.
E’ definibile il codice pittorico dell’artista?
Quale interpretazione
dare allo “insolito che
seduce” presente in Cosaga?
Rispetto alla prima domanda, lo stile di
Cosaga, non
codificato e non codificabile, è definito ora realistico, ora surreale, ora
spirituale.
B. Cosignani, dicendo che “Il realismo di Cosaga è un’interpretazione
attenta ed analitica della realtà nei suoi aspetti più disparati” deve
aver presente sia opere come
I bambini ci guardano, Ricordo, Comari,
Scodella vuota, Interdipendenza,
Emarginato, nei quali la povertà
di bambini e adulti è rappresentata attraverso chiaroscurali pennellate di
denuncia sociale, e sia nature morte quali
Il
garofano gigante, Odorosi cespi
solitari, Oggetti di ieri e cose
di sempre, nei quali il rigoglio della natura offre unità compositiva e
tonale a culturali memorie di ricchezza, di armonia.
Ma c’è anche chi, come
N.
Scalisi, preferisce abbandonare le definizioni stilistiche e
sottolineare soltanto che “ riflessi, splendori di luci, raffinatezza nei
minimi particolari, disegno alla perfezione, sono le prassi dell’artefice
catanese di Livorno”.
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Il surreale, invece, è
colto da L. Guarasci in dipinti come Der
dichter (Ricordando mio padre), Siracusa nella storia e Io
sono con voi, dove “l’impatto con le visioni riposanti o le
drammatiche fughe di dolce sapore surrealista suscita e crea una ispirata
felicità discorsiva, che affascina.”
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Cosaga, Sogno |
Più intimistica appare la percezione che
P. Caprile ha della
pittura di Cosaga, avendo negli occhi opere dal sapore esoterico striate da
violenta inquietudine, quali Sincronismo,
Sogno
e Der dichter (Ricordando mio padre), giungendo
a definirla “pittura essenzialmente spiritualizzata per concettualismo
psicologico”.
Il critico ammira in Sincronismo
soprattutto “l’intuizione musicale, dove la timbratura sonora affidata
al linguaggio delle mani nella varietà strumentale dei mezzi e nel duplice
significato di simultaneità di forma e immagine: quelle eccentriche mani
che svolgono una lettura simbolica, una figurazione ritmata.”
In questi tre dipinti, più che altrove, sembra che
Cosaga metta al centro della scena
il Tempo secondo una visione woolfiana di durata interiore,
che si muove in senso circolare, simile ad una spirale. E'
una appercezione |
squisitamente femminile,
che viene plasticamente rappresentata in
Sincronismo
da pennellate profonde, bituminose, simili a vortici musicali dentro cui l’Io
può perdere la sensibilità del corpo e
la libertà dell’azione, mentre - in
Sogno e Der dichter - da
giustapposizioni di piani geometrici che mettono in comunicazione o
la dimensione della realtà con quella del sogno o il dialogo
tra generazioni diverse fatto più di domande che di risposte.
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Cosaga, Der dichter (Ricordando mio
padre)
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Rispetto alla seconda domanda che l’osservatore
spontaneamente si fa, “Quale interpretazione dare all’insolito
che seduce in Cosaga?”, ognuno dà la risposta dettata dalla propria
emozione e dalla propria esperienza.
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E’ comunque ipotizzabile che la sé-duzione provenga dalla
personale struttura etica che l’artista trasmette attraverso catartici
tocchi di colore a tutte le
composizioni, al di là dei
singoli contenuti e dei numerosi stilemi.
Non l’etica di stampo hegeliano,
come attuazione graduale del bene nelle società storicamente date; ma etica
secondo l’accezione di Carol Gilligan, come tensione costante tra le
richieste sociali e i bisogni autonomi del sé.
Una tensione drammatica per uomini e donne, (di qui la sé-duzione
generalizzata), ma principalmente per le donne, educate fin dalla primissima
infanzia - ieri più di oggi - all’etica della responsabilità.
Dentro
questo paradigma interpretativo assume
senso non solo la complessità e l’insolito ma anche il diverso
afflato di drammaticità che i contesti suggeriscono.
Nella infanzia e nella adolescenza femminili la tensione etica è
recepita come castrazione della espressività, delle potenzialità. Di più,
come mortificazione del desiderio
di immortalità.
Di qui le tele
che non casualmente hanno per titoli Il fardello, Baby sitter,
Lo
sconforto, dove adolescenti dagli occhi invisibili sono caricate, con
tocchi di puro neorealismo, più di compiti che di carezze.
Ma
talvolta, da sole, riescono a dipanare il groviglio dei sensi di colpa e a
trovare il filo della propria libertà e a riprendersi gli occhi, come la
trionfante Arianna
o la sorridente
Maria...salvo
richiuderli se incontrano la passione
(Amore).
Nella
adolescenza e nella gioventù maschile, al contrario, la tensione etica
trova canali di espressività e di fluidificazione nel dialogo triangolare
che il soggetto instaura con le
forze della natura, preferibilmente marine
ma anche rurali, e con
gli amici dello stesso sesso.
Sono,
infatti, tutti di genere maschile i protagonisti, appena abbozzati, delle “tele marine”, per esempio
Osmosi, Là dove si infrange l’onda,
Nel tempo libero,
Sul
molo al ritorno dalla pesca.
Le
figure umane sembrano immerse nella luce abbacinante, ma più spesso
calante, del sole di Livorno e interrogano
coralmente, in silenzio, il confine bianco-azzurro che separa eppure unisce
il cielo e il mare.
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Cosaga, Solidarietà

Cosaga, Maria

Cosaga, Amore |

Per
concludere, possiamo dire che la scala cromatica della tensione etica in
Cosaga può raggiungere i più alti picchi della
serenità e della lacerazione psichica.
Da un lato, infatti, ella
riesce a ritagliare per tutta l’umanità oasi di pace:
colloca in uno spazio poetico e dinamico il ritmo della
competizione tra cavalli (Tensione,
Al galoppo, Così), salvaguarda la resistenza in un angolo seminascosto dell’anima (Ginestre, L’orcio e le
fronde), apre l’orizzonte del radicamento comunicativo (Solidarietà, Confidenze,
Magica vecchia Venezia, Piccoli cineasti),
fino all’ascensione dello spirito femminile nel sole rosso-celeste della
Conoscenza (Madre del Divino Amore,
Giustizia).
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Cosaga,
Ricordo

Cosaga, Ginestre |

Cosaga, Madre del divino amore
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Dall’altro lato, ella riesce, partendo dal suo
essere
donna, a dare rilevanza pittorica non solo alla malinconia della donna
mediterranea ma anche alla paralisi che la coglie quando è divisa tra due
desideri ugualmenti intensi, ma inconciliabili. E nasce
“Una
madre”, un vero capolavoro della pittura contemporanea, che il
critico
R. Zingaro definisce “di rara
forza espressiva e nel volto travagliato della donna, ma ancor maggiormente
di linea pittorica nella pennellata e nel colore della contestazione”.
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Cosaga, Piccoli cineasti |

Questa mia recensione accompagnò l'invito
all'inaugurazione della Mostra personale di Cosaga allestita a
Livorno nel 1998.
Ringrazio la mia carissima amica Tina (Cosaga)
per avermi fornito le foto di alcune delle sue innumerevoli opere e la figlia
Maria per avermele spedite.
Pagina creata da
Maria Antonietta Pappalardo e pubblicata il 30 maggio 2007 |