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COSA
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Perché ogni incontro avviene, prima ancora che tra culture, tra persone.
Il Laboratorio intende valorizzare le differenze tra una cultura e l'altra, ma anche far emergere somiglianze, comunanze, mescolanze pregresse, trasformazioni reciproche in atto. E' un metodo che accende il confronto, facilita l'analisi reciproca e offre punti di approdo metaculturali. Costituisce anche un antidoto contro l'enfatizzazione delle differenze, che temiamo stia ricreando oggi su basi culturali i ghetti che vogliamo eliminare.
La cultura di un popolo è qualcosa di molto più complesso delle stereotipate caratteristiche che apprendiamo dalla TV o insegniamo a scuola con la testimonianza di un nativo. Il Laboratorio vuole tentare di leggere questa complessità attraverso tre tecniche: v emersione delle caratteristiche della cultura ufficiale, ma anche delle subculture (o "culture minoritarie", o "culture alternative", o "culture di resistenza" che dir si voglia) che quella data società esprime; v visibilità intenzionale, all'interno della cultura o delle culture poste in comparazione, del pensiero maschile e del pensiero femminile, delle pratiche degli uomini e delle pratiche delle donne; v esemplificazioni della interdipendenza di tutti gli elementi di un sistema culturale e/o multiculturale, nonché della sua incessante trasformazione nel tempo e nello spazio, nel bene e nel male, ad opera dell'intervento umano.
Il metodo interdisciplinare è l'unico che ci permette la conoscenza di un popolo, di una cultura, di un ambiente, perché può illuminare relazioni non gerarchiche tra natura e cultura, corpo e mente, realtà e immaginario, scienza e arte, pubblico e privato, linguaggio e potere. Il metodo metacognitivo, che ci insegna a riflettere sui modi dell'imparare, sui modi dell'insegnare, sui modi del comunicare il detto e il non detto, diventa necessario per poter attraversare non tanto i contenuti di una data cultura (nostra o altrui) quanto i modelli mentali che sottendono l'apprendimento di quei contenuti.
La parzialità del punto di vista costituisce una colonna dal pensiero femminile che ha contagiato le teorie postmoderne. In verità ha contagiato meno i comportamenti dal momento che gli uomini continuano a parlare e decidere anche a nome delle donne in tutto il pianeta. Tradotto in linguaggio interculturale postcoloniale, il metodo della parzialità significa prendere atto che il punto di vista che noi credevamo oggettivo ed universale era semplicemente maschile ed occidentale. E' dovere e piacere della storia dare spazio alle culture altre. E' dovere e piacere della democrazia dare ascolto al punto di vista dell' "altro/ altra", dell' "ex-colonizzato/a". Come europei, invece, continuiamo sistematicamente e assurdamente ad ignorare queste culture, ad essere sordi al punto di vista non occidentale. Anche ora che marocchini, albanesi, somali, cinesi, kossovari, curdi, saharawi, cileni, filippini abitano di fronte a noi (spesso nelle nostre case, come serve, come nuovi inquilini) e che spesso assistiamo nelle case di accoglienza, e che addirittura formiamo come "mediatori culturali"...anche ora, cosa sappiamo delle loro leggi, della loro storia, del loro "viaggio verso il sole"(1) , dei loro poeti, dei loro filosofi, delle loro pittrici, delle ostetriche che li hanno messi al mondo, dei loro sogni di adolescenti e dei racconti dell'infanzia che hanno nutrito quei sogni? Noi del Laboratorio L' ANTRO DELLA SIBILLA siamo convinti che il "razzismo"(2) non darà segni di cedimento fino a quando esisterà questa asimmetria tra la conoscenza che gli stranieri hanno della nostra cultura italiana ed europea (e della nostra prosopopea) e l'ignoranza che governa la nostra mente rispetto alle loro culture e alle loro biografie. Fino a quando come italiani non conosceremo e non ameremo i loro Dante, Leonardo, santa Caterina, Vivaldi, Eleonora de Pimental, Garibaldi, Danilo Dolci, Montessori, De Sica, Pasolini, papa Giovanni, De Gregori, non ci libereremo del dubbio - anche nascosto, anche inconscio - che siano popoli inferiori, incapaci di un pensiero storico autonomo, refrattari alla democrazia in patria, bisognosi di eterna assistenza all'estero. E' per arginare questa nostra ignoranza e suscitare amore per le culture altre che nasce L' ANTRO DELLA SIBILLA. Crescerà se anche tu vuoi che cresca.
1 "Viaggio verso il sole" è il titolo di un bellissimo film della regista turca Yesim Ustaoglu, che narra dell'amicizia tra due operai turchi, di cui uno di origine curda. Premiato al festival di Berlino nel '99, in Turchia il film è semilegale e, laddove si proietta, si formano lunghe file ai botteghini. 2 Usiamo la parola "razzismo" sempre tra virgolette per segnalare che essa non ha senso nel nostro vocabolario, dal momento che le "razze" come entità naturali o naturalizzate - questo è provato da tutti gli studi di genetica - non esistono. Sono costruzioni sociali. |
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Aggiornato: 20 - 12- 2009 |
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