IL
RAPPORTO UOMO/DONNA
Il
testo nascosto della storia: gilania, androcrazia e
le scelte per il
nostro futuro

Riane Eisler
Nel nostro tempo, dove i problemi ambientali,
economici e sociali sono in costante aumento, è necessario e urgente
guardare al di sotto degli eventi storici apparentemente casuali, al
fine di poter meglio comprendere, prevedere e influenzare il loro corso
futuro.
L'idea ottocentesca che la storia fosse una progressione da fasi
più basse a fasi più alte [A. Comte, 1880-42, tr. it. 1979; J. J.
Bachofen, 1967; L. H. Morgan, 1877] è stata completamente
screditata. Altrettanto insostenibile è l'idea secondo cui "l'era
scientifica" segna una regressione rispetto all' "età della
fede", poiché, come afferma G. Rattray Taylor, il pio Medioevo
era, per certi aspetti critici, "un incrocio tra un ossario e un
manicomio"[G.R. Taylor, 1954]. Tuttavia, se la storia non è né
una progressione lineare né una serie di cicli oscillanti, significa
che non ci sono schemi?
Secondo la teoria della trasformazione culturale
da me sviluppata [R. Eisler, 1987a; 1987b, pp. 79-92; 1998a, pp.
181-208; 1998b, pp. 145-74; 1994, pp. 85-49; 1995] la storia non è né
lineare né ciclica o puramente casuale, bensì il risultato
dell'interazione tra due tipi di movimenti. Il primo è la tendenza dei
sistemi sociali a muoversi dalle forme di organizzazione meno
strutturate a quelle più complesse a causa, principalmente, di
innovazioni tecnologiche o cambiamenti di fase. Il secondo è il
movimento dei mutamenti culturali tra due modelli di base o
"attrattori" di organizzazione sociale e ideologica che ho
chiamato i modelli di dominazione e di partnership o, più
specificamente, androcrazia e gilania.
La teoria della trasformazione
culturale ipotizza che un mutamento da una direzione gilanica a una
androcratica abbia alterato radicalmente il corso della civiltà
occidentale durante un periodo caotico di disequilibrio dei sistemi
nella nostra preistoria. Ipotizza inoltre che, nel nostro tempo di
crescente disequilibrio di sistemi, si abbia una forte spinta verso un
altro mutamento fondamentale, questa volta dall'androcrazia a gilania.
La teoria della trasformazione culturale introduce anche un nuovo
approccio all'analisi della storia. Esso si basa su uno studio
multidisciplinare che attinge a molteplici e disparati settori:
sociologia, antropologia, archeologia, storia, economia, linguistica,
scienze politiche, biologia, lo studio della mitologia e del folklore,
la teoria dell'auto-organizzazione dei sistemi, la teoria del caos e la
dinamica non-lineare. Forse il punto essenziale è che, a differenza di
approcci convenzionali che si concentrano quasi esclusivamente su ciò
che è stata giustamente chiamata "la storia dell'uomo",
attinge a una serie di dati che comprende l'umanità in entrambe le sue
componenti, femminile e maschile; inoltre, esso attinge ad una serie di
dati che comprende non solo la storia, ma anche la preistoria.
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Riane Eisler è
nota per i suoi studi sull'evoluzione, i diritti umani, le
strategie ispirate al principio della non violenza e la
questione femminile.
E' codirettrice
del Center for Partnership Studies di Pacific Grove, in
California.

Ha scritto due
importanti e bellissimi saggi:
- Il piacere è
sacro
- Il calice e
la spada
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I
sistemi sociali: due modelli di base
Se guardiamo solo una porzione di un'immagine,
non possiamo vedere i collegamenti tra le sue molteplici parti in
termini di sistemi, i suoi schemi o la sua configurazione. Applicando
questi principi allo studio della società umana passata, presente e
futura, possiamo prevedere che, poiché l'umanità si compone di una metà
femminile e di una metà maschile, omettere di fatto la situazione, le
esperienze, i bisogni, i problemi e le aspirazioni di una di queste metà
nello studio della società ha causato gravi distorsioni e inesattezze.
Poiché la mia ricerca adotta una metodologia olistico-sessuale,
è stato
possibile individuare qualcosa che, una volta descritto, appare
evidente. Si tratta del fatto che il modo in cui una società struttura
i ruoli e le relazioni delle metà femminile e maschile dell'umanità è
di importanza fondamentale per la struttura di tutte le sue istituzioni:
dalla famiglia, religione e istruzione, alla politica e all'economia.
Questa costruzione sociale delle relazioni e dei ruoli sessuali, finora
ampiamente ignorata, influisce profondamente, ed è a sua volta
influenzata, anche dal sistema di valori-base di una società, ciò che
Johan Galtung ha chiamato la cosmologia sociale o ideologia profonda [J.
Galtung, 1979], e io chiamo le mappe culturali cognitive che organizzano
e interpretano l'informazione perché si adatti alle esigenze di
mantenimento del sistema.
Inoltre, guardando la società umana da una
base di dati che comprende tutta la nostra storia (inclusa la
preistoria) e tutta l'umanità (sia la metà femminile sia quella
maschile), è stato possibile vedere che, al di sotto della grande
diversità di superficie dei sistemi sociali, si hanno due modelli base
di organizzazione sociale, ciascuno con una configurazione propria di
elementi dinamicamente interattivi e reciprocamente rafforzantisi.
Il
primo è il modello di dominazione, che è essenzialmente (benché non
esclusivamente) basato sul principio organizzativo del rango e su una
mappa culturale cognitiva in cui un tipo di essere umano è stimato a un
livello più alto rispetto a un altro. A seconda di quale tipo umano di
base femminile o maschile è collocato a un rango superiore all'altro,
questo modello può avere due forme. Una prevede l'attribuzione alle
donne di un rango superiore agli uomini in un'organizzazione sociale
matriarcale o ginocratica. La seconda, che è stata prevalente nella
maggior parte della storia, è la struttura sociale patriarcale o
androcratica, basata sull'attribuzione di un rango superiore agli uomini
in una gerarchia di dominazione sostenuta, in ultima analisi, dalla
forza o dalla minaccia della forza.
L'altro è il modello della
partnership o gilania, che ha un'unica forma di base. Mentre il modello
di dominazione si basa essenzialmente sul rango come principio
organizzativo, il principio organizzativo basilare (benché per nulla
esclusivo) del modello partnership o gilanico è quello del
collegamento, dell'associazione. Qui nessuna delle due metà dell'umanità
è collocata a un rango superiore all'altra in modo permanente, ma
entrambi i sessi tendono a essere stimati uguali. La caratteristica
specifica di questo modello e un modo di strutturare i rapporti umani
che siano tra uomini e donne, o tra razze, religioni e nazioni
differenti in cui la diversità non significa, automaticamente
inferiorità o superiorità. I modelli sono, per definizione,
astrazioni; tuttavia, se riesaminiamo società anche molto distanti tra
di loro da questo nuovo punto di vista, osserviamo sorprendenti tratti
comuni in società che in superficie sembrano completamente diverse.
Il modello androcratico
I Samurai del Giappone medievale, la Germania
di Hitler, i Masai dell'Africa Orientale del XIX secolo, e l'Iran di
Khomeini sono generalmente considerati molto diversi tra di loro.
Eppure, al di sotto della loro superficie palesemente diversa, c'è uno
schema caratteristico che diventa visibile solo quando vengono prese in
considerazione le informazioni sulle donne e i tratti e le attività che
queste società attribuiscono alla femminilità o alla mascolinità.
La
cultura samurai è sorta da una forte tendenza non solo alla rigida
dominazione maschile, ma anche a un sistema autoritario molto
gerarchizzato in cui ai Samurai, o guerrieri cosi come al combattimento
bellico era attribuito un grande valore [I. Takamure, 1975; A.Y. Carter,
1979; P. Mische, 1981]. Analogamente, la nascita del fascismo in
Germania è stata caratterizzata non solo da una tendenza alla guerra e
ad altre forme di violenza sociale istituzionalizzata, come gli infami
campi di sterminio nazisti, ma anche dalla re-istituzionalizzazione
della rigida dominazione maschile e dalla re-idealizzazione del maschio
come guerriero [C. Koonz, 1977; G. Moss, 1966 e 1979].
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RIANE
EISLER
e
IL
SUO CAPOLAVORO |

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"IL PIACERE E'
SACRO"
Introduzione
Il sesso è una delle più
fondamentali pulsioni umane. I rapporti sessuali sono fisicamente
più intensi, e spesso sentiti più pienamente, di qualsiasi altro
rapporto personale. Ecco perché il modo in cui sono costruiti i
rapporti sessuali influenza tutte le altre relazioni.
"Il piacere è sacro" mette a confronto due
diversi modi di costruire la sessualità umana all'interno della
più ampia struttura di due modi assai diversi di di organizzare
le relazioni umane:l'uno poggia prevalentemente sul dolore,
l'altro prevalentemente sul piacere. Nelle pagine che seguiranno
vedremo come sotto la grande varietà di usi e costumi sessuali si
trovino due possibilità di fondo per la specie umana: quelli che
ho chiamato il modello della dominanza e il
modello della partnership.
Nel
modello della dominanza - che
inizia con la supremazia di una metà dell'umanità sull'altra -
le gerarchie sostenute dalla paura o dalla forza sono primarie. Di
conseguenza, le società che che si orientano prevalentemente
verso questo modello contano pesantemente sul dolore o sulla paura
del dolore per conservarsi. Per giunta, al fine di mantenere i
rapporti di sudditanza e dominanza, la naturale dimensione
acquisitiva e donativa del piacere sessuale e dell'amore tra la
metà femminile e la metà maschile dell'umanità deve essere
bloccata o distorta.
Questo è il motivo per cui le
società prevalentemente orientate sul modello della dominanza -
che storicamente hanno convalidato la supremazia degli uomini
sulle donne, dei sovrani sui sudditi, dell'uomo sulla natura -
hanno inserito nella loro struttura sociale di base alcuni
dispositivi che distorcono e reprimono la sessualità. Uno di
questi, alla maggior parte di noi fin troppo dolorosamente noto,
è lo svilimento del sesso e della donna. Un secondo accorgimento,
che solo di recente ha cominciato ad attrarre l'attenzione degli
studiosi e della gente comune, è, nei rapporti eterosessuali,
come in quelli omosessuali, l'equivalenza tra eccitazione sessuale
ed essere dominanti o dominati.
Al contrario, le società
prevalentemente orientate sul modello della partnership possono
contare più sul piacere che sul castigo (o la paura del dolore)
per mantenere la coesione sociale. A questo tipo di società non
è funzionale la misoginia. Non c'è alcun bisogno di vilipendere
la donna in quanto tentatrice carnale e pericolosa, la cui
evoluzione spirituale è talmente inferiore a quella dell'uomo da
escluderla dal sacerdozio, o dall'accesso diretto al divino. Né
esiste il bisogno culturale di collocare l'uomo e la sua
spiritualità al di sopra della donna e della natura. Né la
dominazione deve essere erotizzata per perpetuare "la guerra
dei sessi".
Al contrario l'impulso umano
innato a gioire nel dare e ricevere il piacere sessuale può
essere incoraggiato attraverso una sessualità improntata alla
partnership, così come il legame che si crea nel dare e ricevere
affetto.
Per la verità, nelle società
orientate sul modello della partnership, il sesso può essere una
sorta di sacramento, un'esperienza eccelsa, in quanto l'unione
sessuale di due esseri umani può rammentare l'unicità di ogni
vita, riaffermare il sacro legame tra donna e uomo e tra di noi e
ogni forma di vita.
Fonte: Riane Eisler,
Il piacere è sacro, Frassinelli 1996
L'introduzione
della Eisler occupa le prime quindici pagine. Qui essa è stata
riassunta da M. Antonietta Pappalardo |
Anche la
socializzazione maschile nella società guerriera dei Masai e imperniata
sulla identificazione dell'identità maschile con la dominazione e
l'aggressione: in altre parole, con la regola dell'uomo-forte, sia che
si tratti di rapporti interpersonali sia intertribali.
Analogamente,
l'idealizzazione del maschio come guerriero "santo" e il
ritorno delle donne al loro posto "tradizionale" in una
famiglia rigidamente dominata dal maschio è stato uno dei tratti
salienti del regime autoritario di Khomeini in Iran, caratterizzato
anche da un alto grado di violenza sociale istituzionalizzata: dalla
condanna a morte di donne che sfidavano il loro stato di asservimento al
sostegno dato al terrorismo internazionale [F. Brenner, 1979].
In breve,
la caratteristica comune di questi sistemi sociali apparentemente
diversi è che in primo luogo essi si orientano verso lo stesso modello
base di organizzazione sociale: la versione androcratica del modello di
dominazione.
Come i precedenti esempi di questo modello, ad esempio le
teocrazie dell'antica Babilonia e della Giudea, gli Ariani, i Dori e
altre tribù indoeuropee, queste società hanno una specifica
configurazione sociale e ideologica: una rigida dominazione maschile,
un'organizzazione sociale generalmente gerarchica e autoritaria, e un
alto grado di violenza sociale istituzionalizzata, che va dal picchiare
le mogli e i figli alla guerra permanente.
Inoltre, più un sistema
sociale si avvicina alla forma androcratica del modello di dominazione,
più valori "maschili", come l'aggressione, la dominazione e
la conquista, necessari al mantenimento del sistema, tendono a essere
idealizzati e correlati all'autorità sociale. In queste società
rigidamente governate dai maschi qualità come l'altruismo, la
compassione, la pacificità, a parole possono essere apprezzate sia
dalle donne sia dagli uomini, ma di fatto vengono poi considerate
appropriate solo per le donne e gli uomini "deboli" o
"effeminati" cioè per coloro che, nella struttura e nella
cognizione sociale, sono automaticamente esclusi dall'autorità sociale
[R. Eisler, 1987a e 1987c].
A questo punto intendo, però, evidenziare
due aspetti importanti. Il primo è che qualunque società è destinata
ad avere una qualche forma di violenza, quindi qui parliamo
dell'istituzionalizzazione della violenza al fine di mantenere i severi
ranghi della dominazione. Il secondo è che qui si tratta degli
stereotipi
della mascolinità e della femminilità basati
essenzialmente su processi di socializzazione differenziati per sesso, e
non di differenze biologiche innate.
In effetti, molti uomini oggi
rifiutano i loro ruoli "maschili" stereotipati: ad esempio,
gli uomini che ridefiniscono la paternità secondo modalità di
educazione e allevamento un tempo associate solo allo stereotipo della
maternità.
Inoltre, la maggior parte delle donne, come la maggior parte
degli uomini, nelle società di dominazione spesso non sono state solo
vittime passive, ma hanno anche svolto un ruolo attivo nel mantenimento
dei ranghi di dominazione compresa la valutazione dell'uomo come
superiore alla donna in conformità con gli insegnamenti religiosi e
secolari secondo cui questi ranghi sono stabiliti dalla divinità o
dalla genetica.
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Il
modello gilanico
Per contro, nelle società che si avvicinano al
modello gilanico, o della partnership, troviamo una configurazione di
base molto diversa: una maggiore parità nella collaborazione tra uomini
e donne sia nella sfera cosiddetta privata sia in quella pubblica, una
struttura politica ed economica generalmente più democratica e, poiché
non necessari per mantenere severi ranghi di dominazione, l'abuso e la
violenza non sono né idealizzati né istituzionalizzati.
Inoltre qui i
valori stereotipati "femminili" possono essere pienamente
integrati nel sistema operativo dell'autorità sociale [R. Eisler,
1987a; 1987b, pp. 7932;1998a, pp. 181-208; 1998b, pp. 145-74; 1994, pp.
3549; 1995].
Sebbene oggi si abbia una forte tendenza verso questo tipo
di organizzazione sociale (più notevole nei paesi scandinavi) [R.
Eisler, 1995; R. Eisler, D. Loye e K. Norgaard, 1995], fino a poco tempo
fa si credeva che le società che si avvicinano alla configurazione
gilanica esistessero solo al livello tecnologico più primitivo, fra
tribù quali i Bambuti, i Tiruray e i Kung [C. Turnbull, 1961; P. Draper,
1975; S. Schlegel, 1970].
Nell'Ottocento gli archeologi e gli storici
del mito individuarono prove dell'esistenza di società preistoriche
avanzate che non erano né androcratiche né patriarcali; tuttavia
diedero per scontato che queste società, non essendo patriarcali,
fossero matriarcali [J. J. Bachofen, 1967]. Le scoperte archeologiche più
recenti, però, così come il riesame più scrupoloso di reperti
precedenti, indicano che queste società antecedenti in realtà si
orientavano verso un modello di società gilanico o di partnership.
Una
caratteristica sorprendente di questi ritrovamenti e che essi sono
coerenti con le note leggende di un'epoca antecedente più armoniosa e
pacifica. La Bibbia ebraico-cristiana parla di un giardino in cui la
donna e l'uomo vivevano in armonia tra di loro e con la natura prima che
un dio maschio decretasse che la donna da quel momento in poi sarebbe
stata asservita all'uomo. Il cinese Tao Te Ching descrive un'epoca in
cui il principio femminile, o yin, non era ancora governato dal
principio maschile, o yang un tempo più pacifico e più giusto, in cui,
ci viene detto, la saggezza della madre era ancora onorata. Gli scritti
del poeta greco Esiodo raccontano di una "razza d'oro" che
viveva in pace prima che una "razza inferiore" introducesse
Ares, il dio della guerra.
Queste storie sono senza dubbio alquanto
idealizzate, tuttavia offrono indizi importanti su ciò che gli
archeologi stanno riscoprendo: che la civiltà non solo è molto più
antica di quanto non si ritenesse, ma che originariamente era anche
strutturata in base a linee molto diverse da ciò che ci è stato
insegnato. [J. Mellaart, 1965; M. Gimbutas, 1974; N. Platon 1966; R.
Eisler, 1987a e 1995]. Ad esempio, in Europa si è dimostrata
l'esistenza di società neolitiche stabili che risalgono a circa 8000
anni fa, in cui fiorivano le arti e in cui, benché esistenti, le
differenze di status e di ricchezza, come scrive l'archeologo britannico
James Mellaart, non erano estremizzate [J. Mellaart, 1967].
Ci sono anche indicazioni specifiche sul fatto
che queste società non erano dominate dai maschi; le donne erano
sacerdotesse, artigiane, e, ciò che è sorprendente per molti, le loro
immagini religiose antropomorfiche sono perlopiù femminili, anziché
maschili. Come ha scritto l'archeologa Marija Gimbutas, prima che
l'Europa Antica fosse percorsa dalle orde indoeuropee, la femmina era
vista come "creativa e attiva" e né la femmina né il maschio
erano "subordinati l'una all'altro" [M. Gimbutas, 1989 e 1977,
pp. 277-339].
Infine esistevano anche società che, contrariamente alla
nostra comune visione della natura umana, sembrano essere state
generalmente più pacifiche di quella che sarebbe diventata la norma
successiva, poiché si nota scarsità di fortificazioni e di segni di
distruzioni provocate dalla guerra. Questo si riflette anche nelle loro
mappe cognitive e nella simbologia, dato che troviamo nella loro arte,
vasta e notevolmente avanzata, una generale assenza della glorificazione
dei guerrieri e della guerra [J. Mellaart, 1967; M. Gimbutas 1974; J.
Hawkes, 1968; N. Platon, 1966]. Anche più tardi, nell'arte della civiltà
dell'età del bronzo della Creta minoica in forte contrasto con altre
civiltà progredite dell'epoca, che erano dominate dal maschio, molto
autoritarie e costantemente in guerra non ci sono grandi statue o
bassorilievi di potenti re, né grandiose scene di uomini che si
uccidono a vicenda nel corso della battaglia [J. Hawkes, 1968].
L'influsso della creativita "femminile" a Creta è spesso
descritto dagli archeologi. E nelle parole di Nicolas Platon (già
direttore del museo dell'Acropoli, che ha condotto scavi a Creta per più
di cinquant'anni) su quell'isola "l'importante ruolo svolto dalle
donne è visibile a tutti i livelli" [N. Platon, 1966, p. 177].
Platon scrive che nella Creta minoica "tutta la vita era pervasa da
un'ardente fede nella dea natura, fonte di ogni creazione e armonia.
Questo portava amore per la pace, orrore della tirannia e rispetto per
la legge" [Ivi, p. 148].
L'arte minoica, descritta dagli studiosi
come unica nella storia della civiltà per il suo amore per la vita e la
natura, riflette anche una mappa culturale cognitiva che sottolinea il
principio dell'associazione non solo tra gli umani, ma anche con segni
di una spiritualità basata sulla natura che oggi potremmo definire una
profonda coscienza ecologica.
In breve, benché queste non fossero
società ideali o prive di violenza, vi sono comunque prove
archeologiche e mitiche secondo le quali la direzione originale della
civiltà occidentale era più pacifica ed equilibrata dal punto di
vista sociale ed ecologico, caratterizzata da mappe cognitive che
riflettevano un'organizzazione sociale e ideologica orientata verso un
modello gilanico. Esistono, però, anche prove del fatto che, durante un
periodo di caos o di grande disequilibrio sistemico, ci sia stato un
profondo mutamento culturale che ha introdotto millenni orientati a un
modello androcratico [J. Mellaart, 1965; M. Gimbutas, 1991].
Si giunge a
questo punto all'interazione tra i mutamenti culturali e i cambiamenti
di fase tecnologica che intendo delineare nel seguito di questo
articolo.
Cambiamenti di fase tecnologica e mutamenti
culturali
La comparsa della nostra specie ha portato con
sé i primi utensili e i primi manufatti, cosi come uno strumento
concettuale di primaria importanza: il linguaggio. Ciò ha dato inizio a
un processo coevolutivo che, dapprima gradualmente, e poi a ritmi sempre
più sostenuti, ha profondamente modificato il nostro ambiente terrestre
e, in certa misura, oggi anche quello extraterrestre.
In questa fase
iniziale dell'età della co-evoluzione umana compaiono per la prima
volta anche le due forme base di organizzazione sociale umana che ho
identificato. Tradizionalmente si è fin qui presupposto che lo sviluppo
di un'organizzazione sociale androcratica e lo sviluppo della società
prima ominide e poi umana fossero la stessa cosa, con
"l'uomo-cacciatore" presentato come unico protagonista della
nostra prima evoluzione tecnologica.
Tuttavia, la caccia non rientrava
tra le attività principali dei primi ominidi, poiché i resti fossili
indicano che (come i primati, le scimmie e le società umane
contemporanee che si spostano alla ricerca di cibo), essi sopravvivevano
con una dieta vegetariana. Inoltre, come la paleoantropologa Adrienne
Zihlman e l'antropologa Nancy Tanner osservano, "la
donna-raccoglitrice" sembra aver svolto un ruolo di primo piano
nell'evoluzione della tecnologia umana [N. Tanner, 1981; A. Zihlman,
1978].
Zihlman e Tanner citano dati secondo i quali le femmine degli scimpanzé, che, come le madri umane, dividono il cibo con la loro
prole, sono tra i non-umani più abili nell'uso degli utensili, spesso
servendosi di bastoncini per meglio raccogliere radici e piccole forme
di proteine animali [N. Tanner, 1981; A. Zihlman, 1978]. Esse sostengono
che le madri ominidi che dividevano il cibo con la loro prole (e quindi
dovevano raccogliere cibo in più) facevano lo stesso, e quindi è probabile che abbiano anche dato forma ai primi contenitori per
raccogliere e immagazzinare il cibo.
Oltre a ciò, Zihlman e Tanner
ritengono che, sviluppando queste tecnologie, e usando inoltre pietre e
mortai per ammorbidire le fibre vegetali destinate ai più piccoli,
queste femmine abbiano anche aumentato le probabilità di sopravvivenza
della loro prole. Queste tecnologie hanno anche facilitato la graduale
comparsa nella nostra specie di mascelle e di denti molto più piccoli
al posto di quelle grandi mascelle e mandibole con cui la maggior parte
degli altri primati ammorbidisce i cibi vegetali un processo co-creativo
che a sua volta ha facilitato l'evoluzione di una specie con spazio
sufficiente per un cervello voluminoso e per la laringe, che ha reso
possibile i vocalizzi che chiamiamo linguaggio.
Inoltre, Zihlman indica
l'organizzazione sociale dei cosiddetti scimpanzé-pigmei, o bonobos, più
pacifici e paritari, come un possibile modello per le nostre origini
ominidi [A. Zihlman, 1989, pp. 81-105]. Più recentemente, ho esteso la
teoria della trasformazione culturale fino a includere questo
suggerimento in una nuova teoria della prima evoluzione culturale umana
multilineare, invece che unilineare [R. Eisler, 1995, cap. 2], nella
quale si ipotizza che questa evoluzione non abbia seguito un solo
percorso, ma piuttosto una varietà di percorsi con gruppi in ambienti
diversi che si sono evoluti in direzioni diverse, alcuni orientandosi
principalmente verso un modello di partnership o gilanico, altri verso
un modello androcratico.
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UNA CIVILTA'
DELLA PARTNERSHIP: LA CIVILTA' MINOICA
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Dea
dei serpenti e di tutti gli animali (Tesoro sacro del Palazzo di
Cnosso, 1600 a.C.) |
Il
magnifico affresco
delle "Dame in blu", che esprime sia il livello
di civiltà raggiunto da Creta che il grado di autorevolezza delle
donne, ornava il vestibolo della grande sala del trono nell'ala
orientale del palazzo di Cnosso. |
Dea
Madre, reggitrice della Vita
e della Morte (Tesoro
sacro del Palazzo di Cnosso, 1600 a.C.) |
L’era
agricola
Il successivo cambiamento di fase più
rilevante nella storia del nostro pianeta è il passaggio della nostra
specie da tecnologie per la raccolta del cibo alla nostra co-creazione,
insieme alla natura, di nuovo cibo attraverso le tecniche
dell'agricoltura.
Questa fase ha inizio circa 10.000 anni prima dell'era
cristiana [J. Mellaart, 1975], agli albori del neolitico, o "prima
era Agricola". Di nuovo, sebbene il resoconto tradizionale di
questa fase dell'evoluzione tecnologica sia stato androcentrico, si
hanno numerose testimonianze di un sistema complesso di immagini
religiose neolitiche centrate sulla figura femminile antropomorfica [J.
Mellaart, 1967 e 1975; M. Gimbutas, 1974; E. Neumann, 1955].
Come
osserva l'archeologo britannico James Mellaart, queste immagini non solo
forniscono informazioni importanti sui sistemi di fede di Qatal Huyuk e
altri siti del primo neolitico: esse forniscono anche "l'anello di
congiunzione mancante" tra le cosiddette Veneri del paleolitico
(immagini femminili di 25.000 anni fa, corpulente e spesso gravide) e la
venerazione agli albori della storia di una grande dea dal cui grembo ha
origine tutta la vita e al cui grembo tutta la vita ritorna dopo la
morte, come i cicli della vegetazione, per nascere di nuovo [J. Mellaart,
1967].
Tuttavia, come abbiamo già notato, piuttosto che matriarcati o
società dominate dalle femmine, queste prime società agricole sembrano
essere state società in cui uomini e donne vivevano e operavano in
collaborazione. E sebbene, come pure ho osservato in precedenza, non
fossero società ideali, esse sembrano aver avuto una struttura sociale
più ugualitaria e più pacifica. È da queste società che abbiamo
ereditato la creazione e/o il perfezionamento delle tecnologie di base
su cui in seguito si sono fondate le civiltà dalla trasformazione delle
fibre in tappeti elaborati (anche da appendere al muro) e vestiti,
all'uso dell'argilla e del legno per la costruzione di abitazioni e
mobili sempre più complessi, alla costruzione di barche adatte alla
navigazione in mare per il trasporto e il commercio, alla prima
estrazione e fusione dei metalli per produrre gioielli e utensili.
Ed è
qui, derivata da un rifornimento di cibo e di altre risorse naturali
molto più affidabile e, quindi, dalla concentrazione di popolazioni
molto più numerose, che si osserva anche la prima grande espansione
delle risorse mentali dell'umanità, attraverso la creazione di un
sistema culturale molto più complesso, con elaborati sistemi religiosi,
di governo e artistici.
L'agricoltura, però, poteva svilupparsi solo in
territori relativamente fertili. Nelle regioni meno ospitali del nostro
pianeta c'è stato un diverso sviluppo tecnologico: il passaggio alla
pastorizia nomade invece che all'agricoltura. Sono state le migrazioni
di massa di alcune di queste popolazioni in tempi di crescente
marginalizzazione (siccità particolarmente prolungata e progressiva
desertificazione) che hanno introdotto una serie di cambiamenti radicali
nell'evoluzione culturale e tecnologica occidentale a partire da un
periodo tra il quinto e il quarto millennio a.C. [J. Demeo, 1991, pp.
247-71].
In Europa furono popolazioni indoeuropee che, come scrive l'indoeuropeista
J. P. Mallory, distrussero e si sostituirono alle culture precedenti.
Queste popolazioni, che, come nota Gimbutas, erano "governate da
classi sacerdotali e guerriere che avevano il dominio sui cavalli e le
armi da guerra" [J. P. Mallory, 1989, p. 288; M. Gimbutas, 1991],
portarono con sé una diversa enfasi tecnologica.
Nelle precedenti
società più gilaniche, l'accento era stato posto sulle tecnologie tese
a creare: tecnologie per sostenere e migliorare la vita umana, che erano
guidate dall'immagine vitale di una grande madre. Dopo il mutamento
nella direzione androcratica, come è prevedibile in una cultura che
nelle sue fasi tecnologicamente più primitive, come scrive Marija
Gimbutas, letteralmente venerava la potenza letale della spada [M.
Gimbutas, 1977, p. 281], l'accento viene posto sulle tecnologie per
distruggere: tecnologie che permettono agli uomini di dominare e
conquistare, guidati dall'immagine mortale di dei della guerra
apparentemente diversi, ma essenzialmente correlati tra di loro, come il
greco Ares o l'ebraico Yahweh o Jehovah.
Persino divinità femminili
come Ishtar e Atena, attraverso processi di cooptazione, vengono a
essere identificate con la guerra - una completa metamorfosi ideologica,
come osserva lo storico delle religioni E. O. James [E. O. James, 1959].
Di conseguenza, nella maggior parte delle civiltà dell'età del bronzo,
con l'importante eccezione della Creta minoica, il carattere della
civiltà occidentale venne profondamente alterato. Tuttavia, e questo è
di importanza fondamentale per la revisione delle nostre mappe cognitive
della storia, anche dopo questa profonda trasformazione sociale e
ideologica la gilania è rimasta nel sostrato culturale, cooptata e
sfruttata. In termini di dinamica dei sistemi, la gilania ha svolto
anche la funzione di "attrattore periodico". Questo significa
che, entrando nella storia, cominciamo a vedere oscillazioni fra periodi
di riemersione del modello gilanico, seguiti, finora, da periodi di
regressione a un'approssimazione più fideistica del modello
androcratico - per esempio, gli inizi del cristianesimo ispirati agli
insegnamenti di fratellanza di Gesù, ma seguiti dal sorgere di una
chiesa "ortodossa" rigidamente dominata dal maschio,
autoritaria ed estremamente violenta (come nelle sue inquisizioni e i
roghi delle streghe).
L’era
industriale
La fase successiva più rilevante nel progresso
tecnologico della nostra specie fu il passaggio all'era industriale che
è oggi accusata di numerosi mali planetari. Di nuovo, però, usando la
struttura concettuale della teoria della trasformazione culturale,
vediamo che molte colpe che sono state attribuite alla scienza moderna,
all'invenzione di potenti macchine industriali e al passaggio da un
paradigma religioso a uno secolare/scientifico, possono essere spiegate
in termini di dinamica di mantenimento di un sistema androcratico.
Sicuramente l'idealizzazione della "conquista della natura da parte
dell'uomo" non è stata introdotta dalla scienza newtoniana o dal
razionalismo cartesiano. È articolata in modo molto chiaro in brani
religiosi come quello dal Libro della Genesi (1:28), in cui leggiamo che
Dio diede all'uomo il dominio "su ogni creatura vivente che si
muove sopra la Terra". E la frase spesso citata di Bacone, secondo
cui la scienza deve "estorcere alla natura i suoi segreti" [cit.
in F. Capra, 1988, p. 56], non è una funzione del pensiero moderno,
ancor meno della scienza moderna, bensì di mappe cognitive arroccate
sulla dominazione che risalgono al babilonese Enuma Elish, in cui il dio
Marduk crea il mondo smembrando il corpo della dea madre Tiamat.
In
altre parole, il problema chiave dei tempi moderni non è, come si
sostiene a volte, la scienza moderna e la tecnologia. È la scienza
moderna e la tecnologia all'interno di esigenze di mantenimento del
sistema di un'organizzazione sociale orientata alla dominazione, con le
sue mappe culturali cognitive che presentano un'organizzazione sociale
gerarchica, sempre violenta, sfruttatrice, e fondamentalmente ingiusta,
come semplicemente naturale e persino morale.
Ad esempio, non c'era
alcun motivo intrinseco per cui gli impianti di produzione nelle prime
fasi dell'industrializzazione dovessero essere progettati come catene di
montaggio in cui persino gli esseri umani diventavano semplici
ingranaggi di un enorme meccanismo come si è dimostrato con la
divisione della fabbrica della svedese Volvo, che negli anni '60 è
passata a una progettazione completamente diversa, in cui le squadre di
lavoro potevano prendere molte decisioni autonome sul modo migliore di
costruire un'automobile, anziché essere trasformati in poco più che
automi umani.
Non c'era neppure qualcosa di intrinseco alla tecnologia
industriale perché le fabbriche, le miniere e le altre imprese
rendessero praticamente schiavi gli uomini, le donne e i bambini
all'interno di luoghi di lavoro pericolosi dove essi venivano
disumanizzati e sfruttati. Né c'era nulla di intrinseco alle tecnologie
industriali che giustificasse un uso in cui le capacità della natura di
dare e sostenere la vita, proprio come le stesse capacità della donna,
fossero viste come nient'altro che qualcosa di naturalmente dovuto
all'uomo da usare come egli ritiene opportuno, con saccheggi sempre più
efficienti dal punto di vista tecnologico.
|

Il
cristianesimo cosiddetto "primitivo", seguendo la
guida di Gesù, fu un importante movimento orientato alla
partnership, e l'insegnamento di Cristo di valori
"femminili" quali la non-violenza, la pietà e
l'empatia indussero i primi cristiani a vivere in comunità
basate sulla partnership. In seguito la Chiesa
"ortodossa", con le sue gerarchie sacerdotali
esclusivamente maschili, il suo autoritarismo e la violenza
sistematica dell'Inquisizione, della caccia alle streghe e delle
crociate, divenne di nuovo un'istituzione sul modello della
dominanza.
Riane
Eisler |
L'era nucleare/elettronica/biochimica
Il
quarto cambiamento di fase tecnologica più importante ha avuto inizio
nella seconda metà del XX secolo all'epoca in cui scriviamo, solo
qualche decennio fa. Si tratta dell'era nucleare/elettronica/biochimica,
contrassegnata dallo sfruttamento dell'energia nucleare, dai microchip
che potenziano i computer, nonché da svolte scientifiche come la
decodifica del Dna e i tentativi da parte degli scienziati di creare la
vita in laboratorio. Questo cambiamento di fase tecnologica ci ha
portato a un punto in cui la nostra specie è diventata la forza
evolutiva più potente del pianeta, portando al culmine la nostra
espansione tecnologica: dalle tecnologie delle mani e del cervello
all'emersione di tecnologie di produzione umana tanto potenti quanto i
processi della natura. E - a causa della continua influenza di mappe
cognitive culturali di dominazione - queste comprendono tecnologie di
morte di potenza inaudita, armi sempre più "avanzate" e dai
costi esorbitanti. È un tipo di potenza che può distruggere tutta la
vita su questo pianeta e che in precedenza era attribuita solo a un
supremo dio padre.
Tutto questo ha incoraggiato un impegno sempre più
intenso per realizzare il passaggio da un modello di organizzazione
sociale e ideologica di dominazione a un modello di partnership. Questo
moderno movimento gilanico, che sfida radicate tradizioni di
dominazione, aveva già avuto inizio con le ribellioni politiche
post-illuministe contro le monarchie "di diritto divino" in
Europa e in America nel XVIII e XIX secolo.
È poi proseguito nel XX
secolo con una sfida sempre più forte al razzismo, al colonialismo, e
attraverso la ripresa del femminismo alla supremazia della metà
maschile dell'umanità su quella femminile. Più recentemente, anche la
conquista e il dominio sulla natura sono stati sfidati dal moderno
movimento ambientalista e da ciò che viene talvolta definito un nuovo
paradigma scientifico imperniato sull'interconnessione di tutte le forme
di vita su questo pianeta.
Allo stesso tempo, anche la sfida alla terza
componente principale dell'androcrazia, un alto grado di violenza
istituzionalizzata, è diventata sempre più forte: non solo nel
crescente rifiuto della guerra come mezzo per la risoluzione dei
conflitti, ma anche attraverso una maggiore consapevolezza (e di
conseguenza una pubblica avversione) per forme istituzionalizzate di
violenza privata, come la violenza sulle donne e i bambini, nonché lo
stupro.
Questo crescente movimento planetario verso Gilania ha però
innescato anche una intensificazione delle pressioni per il mantenimento
del sistema androcratico. Un esempio di ciò, visibile ovunque
oggigiorno, e la re-idealizzazione dell'aggressione e conquista
"maschile", che, come dimostrano i lavori degli psicologi
David Winter e David McClelland, anticipa quello che in effetti vediamo
in tutto il mondo: un'escalation di violenza nei rapporti intertribali e
internazionali, oltre che privati. Un altro esempio è la concentrazione
di enorme potere politico ed economico nelle mani di mastodontiche
compagnie transnazionali, che porta i governi e le agenzie
internazionali come la Banca mondiale o il Fondo monetario
internazionale a formulare politiche che aumentano il divario tra chi ha
e chi non ha, comprese politiche di "aggiustamento
strutturale" che continuano a decurtare i fondi sociali destinati a
priorità tipicamente femminili come l'alimentazione dei bambini e la
tutela della salute.
Un altro esempio ancora - in un'epoca in cui la
popolazione mondiale, con un incremento annuo di 90 milioni di unita,
aumenta a ritmi vertiginosi, esacerbando problemi economici, ecologici e
sociali già gravi - è la pressione che élites religiose dominanti
esercitano per continuare a privare le donne non solo di tecnologie per
la pianificazione familiare, ma anche di opzioni di vita che vadano
oltre quelle della maternità attraverso la pari opportunità di
istruzione e altri miglioramenti della condizione femminile.
Un
ulteriore esempio è il ritorno di dogmi religiosi che esaltano il
governo dell'uomo forte sia in famiglia sia nello stato [R. Eisler,
1995], un fenomeno che si sta verificando in tutto il mondo attraverso
il sorgere del cosiddetto fondamentalismo religioso cristiano,
musulmano, indù ecc., che in realtà è fondamentalismo dominatore.
In
effetti, una delle grandi ironie del nostro tempo è che quelli che oggi
chiedono il ritorno dei "bei tempi andati", quando la maggior
parte degli uomini e tutte le donne sapevano ancora "stare al
proprio posto", hanno avuto ragione nell'individuare la cosiddetta
questione femminile come punto centrale per il dibattito, opponendosi
aspramente, e sempre più violentemente, a qualunque cambiamento nella
condizione femminile.
Tuttavia,
anche molti di coloro che rifiutano un governo autoritario e
l'istituzionalizzazione della violenza tipica dei sistemi dominatori
considerano ancora quello che riguarda i ruoli e le relazioni fra donne
e uomini come una "questione femminile" secondaria, da
trattare, semmai, dopo questioni "più importanti".
Quindi,
dato che le mappe cognitive culturali della maggior parte degli scritti
liberali, socialisti, umanisti, progressisti, hanno trattato quella che
i marxisti chiamavano "la questione della donna" come
secondaria rispetto alla lotta dell'uomo per la libertà e
l'uguaglianza, viene a mancare il terzo elemento principale della
configurazione di collaborazione come una struttura a tre gambe che ne
abbia solo due e perciò un'organizzazione sociale e ideologica più
pacifica e giusta non può avere basi solide.
La
fase della realizzazione umana o dell’estinzione
Oggi siamo a un livello di sviluppo tecnologico
che, guidato da una mappa culturale cognitiva gilanica, sarebbe in grado
di condurre a un'era in cui l'uso più alto della creatività umana
potrebbe significare la realizzazione delle nostre specifiche
potenzialità umane. Questa era potrebbe essere il tempo in cui unire le
nostre forze per creare le istituzioni sociali capaci di sostenere,
anziché impedire, l'uso della creatività umana a questi fini.
C'è,
però, anche un'altra possibilità: che una mappa culturale cognitiva di
dominazione, al nostro livello di sviluppo tecnologico, ci possa portare
all'estinzione, alla fine della nostra avventura su questo pianeta.
Dallo studio della dinamica dei cambiamenti dei sistemi sappiamo che,
quando un sistema si avvicina a un bivio cruciale, può non essere
possibile prevedere quale corso prenderà [I.
Prigogine e I. Stengers, 1979; D. Loye, c.d.s.].
Si possono invece prevedere i fattori o gli interventi che
amplificheranno le nucleazioni desiderate, nonché quelli che tenderanno
ad arrestare il fenomeno.
Delineando la dinamica interattiva dei
mutamenti culturali e dei cambiamenti di fase tecnologica che ho
tratteggiato in questo articolo, mi sono convinta che, benché questo
non sia l'unico fattore, possiamo ancora completare il passaggio da un
mondo androcratico a un mondo gilanico se si presta attenzione, in
questa epoca di intenso disequilibrio di sistemi a livello mondiale, a
quello che possiamo chiamare il testo sessuale nascosto.
Per riuscirci,
dobbiamo affrontare molte forme intersecate di dominazione e di
sfruttamento, dalla dominazione economica e dallo sfruttamento delle
razze "inferiori" alla dominazione e sfruttamento sfrenato
della natura. Ma solo quando le relazioni fondamentali tra la metà
femminile e quella maschile dell'umanità diventeranno più equilibrate
potremo avere le basi che ci sono mancate finora: solide basi su cui
costruire un mondo più giusto, più pacifico, ed ecologicamente
sostenibile.
Desidero, dunque, concludere con un appello agli studiosi e
agli educatori perché siano ripensate le nostre mappe culturali
cognitive. Lasciamoci alle spalle la vecchia "storia
dell'uomo", con il suo approccio alla ricerca e all'insegnamento
cosi frammentario, centrato sul maschio. Guardiamo invece alla storia
umana nella sua interezza, comprendendo la socializzazione sessuale che
tanto a lungo ha mantenuto un sistema che, a questo punto del nostro
sviluppo tecnologico, può portarci in un vicolo cieco dell'evoluzione.
Solo in questo modo potremo sviluppare quelle nuove mappe cognitive che
ci apriranno la strada non solo per una migliore comprensione del nostro
passato e del nostro presente, ma anche per formulare scelte più
consapevoli per il nostro futuro.
Fonte:
Primo numero (dicembre 1995) della
rivista Pluriverso.
La traduzione dall'inglese è di Marina Dossena.
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I
modelli della dominanza e della partnership
Sette
fondamentali differenze interattive
Riane
Eisler

Abbiamo ancora molta strada da percorrere prima di ottenere un mondo in
cui la spiritualità sarà di nuovo erotica e l'erotico sarà di nuovo
spirituale, in cui il sesso potrà essere un sacramento e il nostro
corpo un altare, in cui sapremo nella vita di ogni giorno, e non
soltanto nei momenti di illuminazione spirituale, che solo mediante
l'amore possiamo espanderci, alla lettera e in modo figurato, tanto da
abbracciare gli altri e nel contempo avvilupparci in loro, e in quella
unicità di cui mistici e amanti parlano come di un'esperienza di
squisita passione e pace perfetta.
Ma il cammino verso quel mondo è il cammino che molte donne e molti
uomini di tutto il mondo hanno scelto di intraprendere: il cammino del
risanamento spirituale, sessuale e sociale. Pertanto, anche se per la
maggior parte di noi che viviamo ora non sarà possibile vedere mai quel
mondo, la sua promessa ci sostiene nel viaggio verso reami sconosciuti,
mentre continueremo a creare, e a vivere, la storia umana che frattanto
si dispiega.
|
COMPONENTE |
|
MODELLO DELLA DOMINANZA |
|
MODELLO DELLA
PARTNERSHIP |
1. RAPPORTI
DI GENERE |
|
Il maschio si colloca in un rango superiore alla
femmina e i valori sociali associati per stereotipo alla
"mascolinità" sono più quotati di quelli riconducibili
alla "femminilità".
|
|
Femmine
e maschi sono considerati a pari merito nell'ideologia dominante e
a valori femminili stereotipi, quali l'educazione e non-violenza,
viene attribuita una preminenza operativa. |
2. VIOLENZA |
|
Un alto grado di violenza sociale e di abuso è
istituzionalizzato, dalle percosse sulla moglie e sui figli, lo
stupro e la politica della guerra all'abuso psicologico operato
dai "superiori" in famiglia, sul posto di lavoro e in
modo più esteso in seno alla società.
|
|
Violenza
e abuso non sono strutturali al sistema, tanto che ai giovani
(maschi e femmine) può essere insegnata la risoluzione
non-violenta dei conflitti. Conseguentemente si registra un basso
tasso di violenza sociale. |
3. LA STRUTTURA
SOCIALE |
|
La
struttura sociale è prevalentemente gerarchica e autoritaria, e
il grado di autorevolezza e gerarchia è approssimativamente
corrispondente al grado di dominazione maschile.
|
|
La
struttura sociale è in genere più paritaria con differenze (di
sesso, razza, religione, preferenze sessuali o sistema di
credenze) associate non automaticamente allo status di
superiorità o inferiorità di tipo sociale e/o economico.
|
4. SESSUALITA'
|
|
La
coercizione è il fattore di maggior rilevanza nella selezione del
partner, nel rapporto sessuale e nella procreazione, con l'erotizzazione
del predominio e/o la repressione del piacere erotico attraverso
la paura. I fini principali del sesso sono la procreazione di
maschi e l'appagamento sessuale dell'uomo.
|
|
Il
mutuo rispetto e la libertà di scelta per maschi e femmine
orientano la selezione del partner, il rapporto sessuale e la
procreazione. I fini principali del sesso sono l'unione del
maschio con la femmina attraverso il dare e il ricevere reciproco
piacere, e la riproduzione della specie.
|
5. SPIRITUALITA'
|
|
L'uomo
e la spiritualità sono ad un livello superiore rispetto alla
donna e alla natura, giustificando così il predominio e il loro
sfruttamento. I poteri che governano l'universo sono immaginati
come entità punitive, come un padre distaccato i cui ordini
devono essere attesi - pena terribili punizioni -, come una madre
crudele o demoni o mostri che si divertono a tormentare gli umani
e quindi devono essere placati.
|
|
La
dimensione spirituale nella donna e nella natura che hanno il
potere di dare e alimentare la vita è riconosciuta e altamente
valorizzata, così come lo sono questi poteri negli uomini. La
spiritualità è legata all'empatia e all'equità, e il divino è
immaginato attraverso miti e simboli di un amore incondizionato.
|
6. PIACERE E DOLORE
|
|
L'infliggere
o minacciare di procurare dolore è parte integrante del
mantenimento del sistema. I piaceri del contatto nel rapporto
parentale e sessuale sono associati al dominio e alla
sottomissione e ciò vale anche per il dolore, nel cosiddetto
amore carnale per il sesso o nella sottomissione a una divinità
"amatoria". L'infliggere e/o il subire dolore sono
sacralizzati.
|
|
Le
relazioni umane sono mantenute salde più dai vincoli del piacere
che dalla paura del dolore. I piaceri che derivano da
comportamenti altruisti sono caldeggiati socialmente e il piacere
è associato all'empatia verso il prossimo. L'attenzione agli
altri, fare l'amore o altre attività che danno piacere sono
considerate sacre.
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7. POTERE E AMORE
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|
La
forma più alta del potere è la facoltà di dominare e
distruggere, simbolizzata fin dall'antichità dal potere letale
della spada. "Amore" e "passione" sono spesso
usati per giustificare violenze e abusi di chi domina, come la
morte data dagli uomini alle donne sospettate di indipendenza
sessuale, o nelle "guerre sante", intraprese nel nome
dell'amore per un dio che chiede obbedienza incondizionata.
|
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La
forma più alta è la facoltà di dare, alimentare e illuminare la
vita, simbolizzata fin dall'antichità dal Santo calice o Graal.
L'amore è riconosciuto come la più alta espressione
dell'evoluzione della vita sul pianeta e come il potere di
unificazione universale.
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Con
questa queste parole e questa griglia esemplificativa beneaugurante
Riane Eisler conclude il saggio
"Il piacere è sacro",
Frassinelli 1996.
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Pagina creata e
curata da Maria Antonietta Pappalardo
Mappa
sociologia

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