Sommario
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Nello
studio sull'uso del tempo degli Italiani sono emerse 4
categorie diverse: il tempo necessario, il tempo libero e poi
quello obbligato e quello vincolato (1).
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Le
nuove tecnologie agiscono in modo diverso sulle quattro
categorie di tempo di cui sopra (2).
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I
tempi di esecuzione di alcune attività quotidiane può
cambiare quando parte di queste attività possono essere
eseguite dai computer. Ma ciò non accadrà per attività a
forte carattere socializzante (3).
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In
questo studio sul tempo si é cercato di capire quanto il
ricorso alle nuove tecnologie della comunicazione fosse
motivato dalla mancanza di tempo (4).
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La
maggior parte delle persone intervistate durante questa
ricerca hanno dichiarato di sentire il tempo come vincolo
poiché gliene resta poco per attività di svago; ma c'é
anche chi sente il tempo come un vincolo perché, non sapendo
come riempirlo, non lo sa gestire e lo deve subire (5 e 6).
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Le
persone che hanno poco tempo sono più propense ad utilizzare
le nuove tecnologie della telecomunicazione in sostituzione di
attività svolte faccia a faccia; quelle con più tempo libero
le usano per l'intrattenimento (7).
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Rispetto
al telelavoro ci sono grandi aspettative, anche se dovrà
passare ancora molto tempo prima che diventi una realtà
effettiva. Chi si interessa maggiormente alle prospettive del
telelavoro sono le donne, i giovani e coloro i quali hanno
poco tempo libero (8).
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Un
dato interessante é che molte persone avvertono l'utilità di
servizi online come l'home banking o lo sportello della
pubblica amministrazione telematico riconoscendoli come quelli
di più rapida realizzazione (9).
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Tra
il mondo maschile e quello femminile esistono differenze
rispetto all'uso delle nuove tecnologie: le donne lo usano di
più sul luogo di lavoro, spesso per svolgere lavori di
segreteria, e lo rifiutano quasi nell'ambito domestico (10,
11, 12, 13).
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L'analisi
del tempo spesso nell'uso delle nuove tecnologie per
l'entertainment merita uno studio a parte (14).
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I
laureati usano Internet meno di chi ha una istruzione media
superiore, probabilmente per questioni di disponibilità di
tempo (15).
INTERVISTA:
Domanda
1
Per prima cosa, vorrei chiederLe di introdurci la
differenziazione di organizzazione concettuale tra il tempo
obbligato e il tempo vincolato.
Risposta
Noi abbiamo assunto questo modello che io ho proposto nell'ambito
della ricerca che riguarda il grado di vincolo che viene
esercitato sul tempo, e l'abbiamo classificato in 4 aree. Il tempo
necessario è quello sostanzialmente necessario alla
sopravvivenza, alla riproduzione di se stessi, il tempo necessario
per mangiare, dormire, vestirsi: alcune funzioni proprio naturali
della vita quotidiana. All'altro estremo c'è il tempo libero,
quello sul quale si esercita massimamente la possibilità di
scelta del soggetto rispetto all'utilizzazione del tempo.
Al
centro ci sono queste due fasce di tempo obbligato e tempo
vincolato, che vanno tenute distinte perché nel tempo obbligato
noi consideriamo che non solo la durata di un'attività è fissata
dagli altri, ma anche la sua collocazione nell'arco della
giornata. Tipicamente, il tempo obbligato è costituito dal tempo
di lavoro e dal tempo di studio. Se io decido di andare a scuola o
se io vado al lavoro ci vado per quel certo numero di ore e ci
debbo andare in un orario che è definito da altri. Viceversa, il
tempo vincolato è un tempo nel quale si svolgono alcune attività
che, in generale, sono di durata definita da altri, ma la loro
collocazione nell'arco della giornata può essere decisa
abbastanza autonomamente, sia pure con dei vincoli. Tipicamente,
se si deve andare a svolgere una pratica in Comune o andare da un
medico per una visita, si può scegliere di andare o non andare;
nel caso in cui si voglia andare, si deve decidere di andare
quando lo sportello del Comune è aperto o quando il medico
riceve. Quindi questa è la differenza.
Domanda
2
Rispetto a questa categorizzazione del tempo come si
inseriscono le tecnologie della comunicazione?
Risposta
Agiscono in due modi diversi perché nel tempo obbligato le
tecnologie della comunicazione agiscono rendendo questo tempo un
pochino più flessibile; vale a dire: mantenendo la durata
dell'attività del lavoro o della lezione di scuola, ma
consentendo al soggetto di rendere più libera e quindi più
flessibile la sua collocazione nella giornata. Ad esempio: se io
faccio del telelavoro, è abbastanza noto che la durata del mio
lavoro potrà anche essere la stessa che io avrei se lavorassi in
un ufficio, ma, viceversa, io posso decidere di svolgerlo in ore
che sono più comode per me. Lo stesso discorso è valido per la
teledidattica: posso decidere di assistere a quella lezione in
differita in orari per me più comodi. Quindi, per queste attività
le tecnologie della comunicazione agiscono in modo da
flessibilizzare quel tipo di tempo. Sul tempo vincolato, invece,
le tecnologie della comunicazione agiscono in modo ancora più
efficace: nel tempo vincolato, in generale, trattandosi di
prestazioni che si svolgono fuori casa, c'è, solitamente, anche
un tempo di attesa. Allora, normalmente, le tecnologie della
comunicazione consentono di eliminare il tempo dell'accesso perché
questi servizi possano essere utilizzati da casa, come ad esempio
un servizio di banca a domicilio, di interrogazione del conto
bancario svolta dal computer del proprio domicilio o dell'ufficio.
Queste macchine consentono di eliminare il tempo di accesso, il
tempo di attesa e, ugualmente, di flessibilizzare la prestazione
rispetto al tempo. Mentre rispetto al lavoro ed allo studio le
tecnologie della comunicazione non potranno mai essere totalmente
sostitutive, rispetto, invece, ad attività come l'accesso a
sportelli amministrativi ed uffici, potenzialmente, potrebbero
anche essere totalmente sostitutive in futuro.
Domanda
3
In questo senso, le tecnologie della comunicazione non
finiscono per diluire, sciogliere queste categorie e creare un
unico tempo nel quale la connessione permanente
dell'individuo attraverso il telefonino, il modem, il computer,
lavora anche mentre si sposta nel treno...
Risposta
Rimangono, comunque, anche dei vincoli molto grossi su alcune
attività a carattere collettivo (tipicamente lo studio ed il
lavoro), che possono anche essere rese più individualizzate e,
quindi, più flessibili. Ma esistono anche una serie di attività
a forte carattere socializzante (sono tipicamente lo studio, il
lavoro, in certa misura anche lo shopping, gli acquisti) per le
quali, a mio giudizio, non è pensabile che tutte le attività
possano essere portate sulle reti e quindi essere completamente
sostitutive. Questo significa che alcune di queste attività
rimarranno di carattere collettivo e quindi vincolate da
un'organizzazione temporale eteronormata, eterodiretta, cioè:
decisa dagli altri. Certamente, invece, alcune di queste
potrebbero non essere più definite dagli altri ed inserirsi, in
maniera abbastanza frammentaria, nella continuità temporale di
una giornata. Questo sì, ma non per tutte le attività, ritengo.
Domanda
4
Un'altra delle categorie con cui potersi organizzare il lavoro
(anche se poi, in parte, rientra in quello che abbiamo detto) è
il potenziale di sostituibilità. Che cosa si intende?
Risposta
Anche su questo problema ho cercato di fare un ragionamento che
mettesse in luce il potenziale di sostituibilità di alcune
teleattività rispetto alle attività svolte faccia a faccia.
Benché si parli di telelavoro e di teledidattica, tuttavia, il
lavoro e la didattica sono connotate da un alto grado di socialità,
da una complessità tecnica molto elevata. Ritengo sia piuttosto
complesso supportare dei contenuti didattici o dei contenuti
lavorativi sulle reti, e da un grado di fruizione collettiva che
comporta e genera una serie di scambi comunicativi fra i soggetti
che vivono la stessa esperienza con un'unità di tempo e di luogo.
Viceversa, ci sono attività come l'accesso agli sportelli
amministrativi che non possiedono, di solito, un carattere di
socialità, non prevedono nessuna fruizione collettiva ed hanno
una complessità tecnica molto semplice. In prospettiva io posso
pensare che ci sia, fra 5 o 10 anni, la banca virtuale o lo
sportello della pubblica amministrazione virtuale, ma non posso
sinceramente pensare che tutto il lavoro e tutto lo studio siano
virtualizzati. Analizzando le tavole si vede che, innanzitutto, i
10 gruppi di stile temporale possono essere raggruppati in 3
grandi fasce: coloro che hanno poco tempo, coloro che hanno il
tempo giusto, coloro che hanno molto tempo. Per valutare il
rapporto tra gli stili di uso del tempo e le tecnologie della
comunicazione per noi è particolarmente interessante analizzare
coloro che hanno poco tempo. Questo perché una delle ipotesi alla
base della ricerca era capire quanto l'uso ed il ricorso alle
tecnologie della comunicazione fosse motivato dalla scarsezza di
tempo, sia come dato reale, sia come dato percepito. Allora,
rispetto a questo problema si nota chiaramente che la categoria di
coloro che vengono chiamate le "persone col doppio
ruolo" (la categoria di donne che hanno sia il lavoro per il
mercato, sia impegni famigliari), sia, in assoluto, la categoria
che possiede minor quantità di tempo. Segue la categoria che è
chiamata "dei compressi", che sono persone in carriera,
le élites intellettuali, professionali, economiche e politiche di
un paese, e che hanno una vita assolutamente piena di impegni, per
le quali il tempo libero è molto scarso ed il tempo vincolato è
molto. Quindi, queste categorie si distribuiscono in modo molto
differenziato nei diversi stili di gruppi temporali, anzi li
caratterizzano.
Domanda
5
E la percezione del tempo come vincolo?
Risposta
La percezione del tempo come vincolo è anch'essa correlata a
questa scarsità di tempo libero, com'è ovvio; anzi, dalle
indagini risulta perfino una cosa un po' paradossale: essendo
stata posta la domanda in modo un po' ambiguo ("per lei il
tempo costituisce un problema?"), hanno risposto di sì anche
alcuni gruppi temporali che hanno troppo tempo libero. Le persone,
in questo caso, percepiscono il tempo come problema non in quanto
vincolo dal quale liberarsi, ma in quanto, piuttosto, risorsa che
non riescono ad utilizzare. Però, togliendo questo margine di
ambiguità, in realtà, la percezione del tempo come tempo
fortemente vincolato è molto parallela e molto correlata al dato
di fatto reale: di avere poco tempo libero, molto tempo vincolato
e addirittura obbligato.
Domanda
6
Mi sembra, però, che non si tenga conto del fatto che la gente
abbia moltissimo tempo e non sa come spenderlo!
Risposta
In realtà, dall'esposizione che è stata fatta degli stili
temporali, questo aspetto risulta molto bene. Si tratta di persone
che sono o ritirate dall'attività lavorativa, oppure non vi sono
ancora entrate: sono o anziani o giovani; mentre la fascia di età
produttiva è ovviamente più sensibile al vincolo del tempo. Si
tratta spesso di persone che vivono in piccoli centri, poiché la
dimensione della città genera occupazione del tempo; basti
pensare alle necessità degli spostamenti. Se si guarda, poi, alla
mappa degli stili del tempo si vede in modo chiaro che,
sostanzialmente, circa un 45% della popolazione vive il problema
di come utilizzare il tempo vuoto, piuttosto che di ottimizzare il
tempo troppo pieno.
Domanda
7
Ci sono delle possibilità perché queste persone utilizzino il
proprio tempo? Le nuove tecnologie possono essere utili?
Risposta
Certamente. Io mi sono concentrata su coloro che hanno poco tempo
perché la mia ipotesi era che la scarsezza di tempo, sia reale,
sia percepita, fosse correlata all'utilizzazione dei servizi di
telecomunicazione. Quello che si vede è che le persone che hanno
molto tempo sono un po' più propense ad utilizzare i servizi di
telecomunicazione a fini di entertainment, intrattenimento;
quindi, di uso di un tempo libero, vuoto. Mentre, le persone che
hanno a disposizione poco tempo sono, ovviamente, più propense ad
utilizzare dei servizi in funzione sostitutiva di attività svolte
faccia a faccia, con l'obiettivo di risparmiare del tempo: questa
è la distinzione grossa. Gli indici di concentrazione parlano
chiaro: si vede benissimo che gli indici di concentrazione sono
tutti più elevati nelle fasce che hanno pochissimo tempo. Però,
appunto, io ho cercato anche di analizzare altre variabili
rispetto al tempo perché questa dimensione del tempo spiega
alcuni fenomeni, ma non tutto.
Domanda
8
Il telelavoro è molto poco adoperato come stile di lavoro,
mentre l'interesse è alto.
Risposta
L'interesse è molto alto. Questo è un dato che ci ha stupito,
perché fino a qualche anno fa solo la parola telelavoro suscitava
alcune reazioni molto negative, oppure reazioni puramente
utopiche, come: "staremo tutti a casa, non ci muoveremo più"
(che sono assolutamente illusorie). Oppure, reazioni molto
negative, come: "la gente sarà tutta chiusa in casa, non si
incontrerà più, il lavoro invece è un grande strumento di
socializzazione, non bisogna toglierlo alla gente e soprattutto
alle donne". Oggi esiste una concezione del telelavoro molto
più meditata, che assume il telelavoro per quello che è, o
perlomeno, per quello che potrebbe essere: uno strumento per
flessibilizzare la prestazione di lavoro e per restituire alle
persone un po' più di controllo sull'organizzazione temporale
della propria giornata. Naturalmente, raggiungere questo obiettivo
risulta abbastanza complesso tecnicamente, organizzativamente e
socialmente; però è un obiettivo entrato nella testa della
gente. Io credo che questa sia la motivazione di una risposta,
tutto sommato, molto positiva, alla prospettiva di telelavorare
rispetto ad una realtà che ancora oggi è molto, molto ridotta.
Al telelavoro si rivolgono le persone che hanno poco tempo, quindi
le "compresse"; poi le cosiddette "doppio
ruolo", che è un gruppo prevalentemente femminile; poi i
cosiddetti "dinamici", i giovani che già oggi usano
molto le tecnologie, che navigano su Internet, e che non hanno
nessun pregiudizio rispetto al telelavoro, anzi, pensano che
potrebbe dar loro una maggiore flessibilità. Quindi, c'è di
nuovo una correlazione positiva con la cultura e con il reddito
perché, in fondo, sono solo queste fasce già un po' privilegiate
che cercano di cogliere i vantaggi delle nuove tecnologie.
Domanda
9
Fra i servizi innovativi più desiderati ci sono il telelavoro,
l'home banking e poi lo sportello della pubblica amministrazione o
postale. Perché questi servizi?
Risposta
Anch'io mio sono un po' stupita, ma forse c'è una specie di
intuizione del fatto che questi siano obiettivi più velocemente
raggiungibili. Nella cultura comune si sa che, comunque, la banca
e la pubblica amministrazione trattano informazioni e che, quindi,
lì è più facile una sostituzione con le tecnologie. Tutti
coloro che vanno in banca vedono che il bancario si serve di un
computer, ha un monitor sulla scrivania, ed intuitivamente pensano
di poter avere un computer sulla propria scrivania per svolgere lo
stesso servizio direttamente da casa. Si parla molto anche della
necessità di ammodernare la pubblica amministrazione, di metterla
in rete. Al telelavoro, evidentemente, si pensa con più cautela,
perché si sa che è un poco più difficile ottenerlo. Anche in
questo caso le donne esprimono interesse per i teleservizi di tipo
bancario e di tipo amministrativo, probabilmente perché (questo
è un risultato di ricerche svolte negli anni '80 ormai
consolidato) nelle famiglie le donne sono gli intermediari tra i
bisogni della famiglia e l'apparato esterno dei servizi.
Mediamente sono più le donne che gli uomini che vanno in comune,
alla banca, alla USL, alla scuola dei bambini e che, quindi,
mediano fra i bisogni della famiglia e l'apparato dei servizi
esterni. Anche in questo caso, le donne con doppio ruolo esprimono
una preferenza perché questi servizi possano diventare dei
teleservizi.
Domanda
10
A proposito di donne, mi incuriosisce il fatto che, rispetto
alla dotazione tecnologica, sono più del doppio dell'utenza per
quanto riguarda il collegamento a Internet ed anche per quanto
riguarda il possesso del telefono cellulare. Esiste una
differenziazione di genere forte?
Risposta
La differenziazione di genere nell'uso della tecnologia ha una
dimensione essenziale; esistono molti studi compiuti negli anni
'80, proprio quando ha cominciato a diffondersi l'informatica, che
esprimevano, alla base, l'evidenza che le donne sono coloro che
maggiormente usano il PC nell'ambiente di lavoro. Questo perché
svolgono dei lavori spesso di carattere esecutivo, di tipo
segretariale, che richiedono l'utilizzo del PC; viceversa, usavano
meno il computer in casa. Oppure, ancora, si evidenziava che la
facoltà di matematica è una facoltà fortemente femminilizzata e
la facoltà di ingegneria è una facoltà con scarsissima presenza
femminile. Allora, sui motivi di questa perdurante distanza delle
donne dalla tecnologia sono stati compiuti molti studi e
riflessioni negli anni'80, sia di carattere economico-sociale (cioè
le donne hanno comunque minor reddito, minor titolo di studio e
quindi minor motivazioni ed occasioni di utilizzare questi
strumenti), a spiegazioni molto innovative come quelle, per
esempio, di tipo psico-sociale fornite a metà degli anni '80 da
Evelyn Fox Keller, che riguardano, invece, il tipo di
socializzazione che precocemente viene data alle donne, alle
bambine, che è più orientata verso il rapporto con le persone
piuttosto che verso rapporto con gli oggetti e la realtà fisica.
Senza entrare in modo approfondito in questo dibattito che è
molto complesso e che ha dato risultati molto importanti, noi,
qui, abbiamo potuto verificare che questa distanza continua ad
esserci, poiché le donne, nei diversi gruppi caratterizzati dalla
presenza femminile, pur dichiarando di tendere ad un risparmio di
tempo, pur dichiarando di usare il telefono per risparmiare tempo,
non sembrano individuare la stessa possibilità nell'uso del PC;
si tengono ancora abbastanza lontane dal PC, per non parlare di
Internet, che sembra un oggetto ancora molto lontano.
Domanda
11
Quali sono i motivi?
Risposta
Mi sembra di poter capire che la tecnologia alla quale noi
facciamo riferimento non è una tecnologia uniforme, si articola
in almeno tre fasce. Esiste un tipo di tecnologia che consiste
negli apparati: le antenne paraboliche, lo stesso telefono
cellulare, il decoder della Pay TV che non richiede nessuna
interazione da parte dell'utente. Il telefono cellulare,
praticamente, non viene percepito come un servizio innovativo, ma
come un apparato innovativo: si usa come il telefono normale,
salvo premere un tasto in più; non richiede nessun tipo di
apprendimento. L'antenna parabolica e il decoder, in realtà, non
si vedono, funzionano da soli. Una prima soglia è rappresentata
dal Personal Computer, il quale richiede un livello di interazione
maggiore e un apprendimento maggiore. Per quanto riguarda questo
strumento le donne sembrano non avere né tempo, né voglia,
particolarmente, di imparare, salvo le più giovani. Il terzo
livello è quello di Internet, che richiede ancora più
interattività; e richiede non solo di saper usare uno strumento,
ma di saper usare, addirittura, un intero sistema concettuale che
è quello del browsing: dell'andare a cercare le informazioni
nella vastissima biblioteca costituita da Internet. Qui c'è una
prevalenza, non solo maschile, ma giovanile. E' interessante
vedere che noi, adesso, abbiamo solamente potuto sfiorare in
superficie come agiscono i due fattori genere e generazione
nell'uso delle tecnologie, con l'ipotesi che, man mano che aumenta
il grado di interattività che questi apparati richiedono, la
propensione sia più legata alla generazione che al genere.
Questa, però, è un'ipotesi tutta da verificare.
Domanda
12
Rispetto al fatto che il passaggio della generazione finirà
per annullare questa variabile, qual è la sua prassi?
Risposta
L'ipotesi interessante da verificare potrebbe essere che la
distanza che esiste oggi rispetto alla tecnologia fra una donna di
vent'anni e una donna di cinquant'anni, è maggiore della distanza
che c'è fra una donna di vent'anni e un ragazzo di vent'anni e
che, parallelamente, la distanza presente fra un ragazzo di
vent'anni ed un uomo di cinquant'anni che non sia un addetto ai
lavori - cioè, che non sia una persona che si occupa di
Information Technology-, sia più forte della distanza fra lui di
vent'anni e una sua compagna di università di vent'anni. Si
tratta però di un'ipotesi da verificare. Se così fosse, vorrebbe
dire che con l'andare avanti delle generazioni la tecnologia si
consolida ed entra nel costume comune superando, quindi, la
barriera del genere.
Domanda
13
Rispetto alla situazione attuale si può esprimere un giudizio,
una valutazione?
Risposta
I ricercatori non devono esprimere i giudizi, devono cercare di
leggere i fatti e, ripeto, rispetto a questa perdurante distanza
che le donne mettono fra sé e la tecnologia, si possono tentare
delle spiegazioni. Una delle spiegazioni è nell'oggetto stesso
della ricerca: spesso non hanno il tempo per dedicarvisi. Tra un
uomo ed una donna di trent'anni e ambedue in condizioni di doppio
ruolo, cioè di lavoro per l'esterno e ruolo famigliare, come
risulta dai dati della nostra ricerca, il tempo disponibile che
hanno le donne è molto più basso di quello che hanno gli uomini.
Quindi, l'imparare ad usare il PC o il curiosare su Internet è
probabilmente una cosa per la quale non hanno tempo. Però, è
noto (e su questo io non esprimo nessun giudizio, ma prendo atto
delle molte ricerche che sono state fatte, alcune anche da me
stessa negli anni '80) che rimane un disinteresse e una specie di
timore della tecnologia, un senso di spersonalizzazione che nasce
fin dall'adolescenza. Esperimenti compiuti nelle scuole dimostrano
che ragazzini, maschi e femmine, di tredici - quattordici anni
messi davanti al computer, imparano ad usarlo impiegando lo stesso
tempo; ma le ragazzine sono meno interessate e comunque lo usano
in maniera molto diversa. Anche qui si potrebbe entrare un po' più
nel merito: per esempio, i ragazzi lo usano più per fare dei
giochi competitivi fra di loro, le ragazzine lo usano più per
fare del lavoro cooperativo fra di loro: per fare il giornale di
classe, per scrivere una ricerca insieme. Queste differenze sono
state analizzate e sono molto interessanti. Poi, con l'andare del
tempo, si verificano questi casi strani di donne, ragazze che
stanno davanti al PC tutto il giorno e poi tornano a casa e non
hanno più voglia di mettersi davanti al PC, mentre è noto che ci
sono dei ragazzi fra i venti ed i trent'anni che lavorano tutto il
giorno con il PC (per esempio, lavorano per costruire pagine
Internet), poi tornano a casa e si rimettono davanti al PC perché
si divertono. Queste differenze, come dicevo all'inizio, sono
spiegabili in vario modo. Nessuno le ha mai spiegate con la pura
biologia perché non esiste il gene dell'Information Technology
nella genetica, almeno finché non lo scoprono. Per adesso sono
state spiegate con la differente impostazione che si dà in età
molto precoce a maschi e femmine, e che poi ha tanti stereotipi;
ai bambini si insegna a giocare col trenino, quindi si insegna a
giocare con uno strumento esterno del mondo reale, alle bambine
no. Queste sono, in gran parte, le spiegazioni.
Domanda
14
Prima ha accennato alla Home Banking, al telelavoro e ai
servizi. Non avete considerato il lotto automatizzato, la schedina
del totocalcio?
Risposta
Sono dei dettagli, molto specifici. In una fase ulteriore della
ricerca ci dedicheremo anche a questi; non si tratta di servizi
utilitari che servono a fare risparmiare tempo, ma sono servizi
che, caso mai, occupano il tempo. Nei servizi di intrattenimento
viene considerata la televisione e l'audio, l'audiovisivo in tutte
le sue forme: Pay TV, Video on Demand, e così via; vengono
considerate le notizie: di vedere sul PC o sul televisore delle
notizie dell'ultima ora, oppure le notizie e gli orari dei treni e
anche i giochi, sia quelli competitivi, sia i giochi a premi (la
lotteria, le scommesse e così via).
Domanda
15
Un breve commento sulla dotazione tecnologica: notavo che, per
quanto riguarda il PC collegato in Internet, coloro che possiedono
il titolo di scuola media superiore hanno la percentualità più
alta rispetto ai laureati e lo stesso accade per il possesso del
telefono cellulare. Com'è possibile?
Risposta
Una possibile spiegazione può essere cercata nell'esistenza dei
nuovi mini-imprenditori di Internet, che sono ragazzi in possesso
del diploma di scuola media superiore, che fanno pagine HTML,
sviluppano nuovi piccoli servizi; poi, può essere spiegato di
nuovo con la disponibilità di tempo. Un laureato, normalmente, si
inserisce velocemente nel mondo del lavoro e, a quel punto,
normalmente, ha una vita di lavoro abbastanza intensa. Il
collegamento ad Internet è una delle cose più "time
consuming" che esistano: se una persona si mette davanti al
PC e comincia a navigare su Internet, facilmente passa delle
mezz'ore senza accorgersene. Allora, è possibile che questa
differenza passi anche per una disponibilità oggettiva di tempo.
Fonte:
Archivio
del sito di MEDIAMENTE, Venezia,
15-11-1996
www.mediamente.rai.it