|
PAGINE
SCELTE DI GIORDANO BRUNO
PAGINA
SCELTA DA "DE
VINCULIS IN GENERE"
Il
vincolo di Cupido, per parlare del vincolo in generale

Abbiamo detto nelle riflessioni sulla Magia
naturale come tutti i vincoli o si riconducano al vincolo d'amore, o ne
dipendano o addirittura consistano in esso. A chi argomenti attraverso le
trenta specie di nodo risulterà agevolmente chiaro che l'amore è il
fondamento di tutte le passioni: chi non ama nulla, infatti, non ha motivo
di temere, sperare, gloriarsi, insuperbirsi, osare, disprezzare, accusare,
scusare e umiliarsi e gareggiare e infuriarsi, turbarsi insomma in altre
guise analoghe. Dunque l'argomento cui diamo avvio sotto il titolo di Vincolo
di Cupido apre un vasto campo alla riflessione o speculazione: né si
deve pensare che questa riflessione sia troppo lontana dall'impegno civile,
solo perché il suo orizzonte è più ampio di ciò che l'impegno civile
richiede.
I. Definizione del vincolo.
Presso pitagorici e platonici il vincolo di bellezza si trova definito come
fulgore, raggio o almeno come impronta o ombra o simulacro e traccia di
essa: stampata in primo luogo nella mente che adorna con l'ordine delle
cose, in secondo luogo nell'anima che colma con la sequenza delle cose, in
terzo luogo nella natura che distingue e caratterizza coi suoi semi, in
quarto luogo nella materia che essa arricchisce di forme. Questo raggio
brilla nella sua forma più limpida nella mente, limpidamente nell'anima,
oscuramente nella natura, oscurissimamente nella materia, che è substrato
delle realtà naturali: così essi dicono. Esso non è una quantità e non
consiste nella quantità (anche se si aggira attorno alla quantità e alla
grandezza in generale) dal momento che anche le cose non grandi o
addirittura piccole comunicano impressione di bellezza: anzi all'interno di
una stessa specie gli esemplari grandi sono deformi e quelli piccoli ben
formati (ma anche il contrario); e spesso, invariata restando la quantità,
la bellezza si dissolve, oppure permane mutando quella. Un bambino o un
fanciullo molto grazioso piace, ma non incatena se non adolescente, a
partire da una determinata età: questo vuol dire che la quantità ha un
certo significato e ciò è vero anche quando non si modifichino in nulla
forma, figura e struttura di una cosa. Da ciò puoi trarre alcune
conseguenze per i vincoli che riguardano i rapporti civili: ci sono
questioni di misura da cui dipende forma ed efficacia del vincolo. Pensa a
gesto, parola, abbigliamento, abitudini, e al riso e ad altri segnali degli
stati d'animo.
|
Locandina del film "Giordano Bruno" di
Giuliano Montaldo (1973) |
II. Origine del vincolo.
Alcuni dei platonici dogmatizzano che il vincolo proviene da una determinata
proporzione delle membra congiunta a certa delicatezza di colorito. Ma chi
riflette in maniera più analitica osserva almeno questo: in primo luogo
sono vincolanti le cose composite e risultanti da una differenziata varietà
di parti; poi il colore di per sé, la voce di per sé hanno poteri
vincolanti; infine nessuna cosa trascorre a senescenza più rapidamente
della bellezza, mentre nulla si mantiene più inalterato della forma e della
figura che la composizione delle membra rivela all'esterno. In conclusione:
il vincolo di bellezza va rintracciato altrove che nella figura e nella
disposizione proporzionata delle membra, tanto più che, invariata restando
bellezza e figura, talvolta dopo il godimento della cosa amata l'amore
passa; quindi la spiegazione del vincolo deve cercarsi soprattutto in una
sorta di condisposizione del rapitore e del rapito. Talvolta infatti a
livello razionale non abbiamo nulla da criticare nella bellezza di una
ragazza, nulla sul piano dei rapporti umani da biasimare nella parola, nel
comportamento, nell'agire in genere di un uomo: eppure non ci piacciono. |
E
viceversa: in una persona singole cose ci dispiacciono, anche parecchie,
eppure essa ci piace. Ancora più stolto è ciò che essi sostengono sul
rapporto fra vincolo e colore, non distinguendo tra colore e ciò che gli fa
da contorno: come si può dire che il colore lega per conto suo, quando più
acceso in un vecchio risulta sgradevole e disprezzabile, e più smorto in un
giovane può legare e trascinare? Così, nella civile conversazione, un
discorso di gravità consolare in bocca ad un adolescente, quanta che sia
l'arte di cui risplende, muove ad indignazione la persona più riflessiva
per l'impressione di sconveniente arroganza che suscita; come sulla bocca di
un vecchio un parlare aggraziato, carezzevole, fiorito, genera disprezzo e
muove talvolta a riso e fornisce materia di schemi. E in generale
nell'attenzione al corpo o al linguaggio o al comportamento altro si addice
alla donna fatta, altro alla giovinetta o alla bambina, altro al bambino e
all'uomo maturo e al vecchio, altro ancora all'uomo di guerra e all'uomo di
legge.
III. Indefinizione del vincolo
Non tanto è difficile, io penso, vincolare e sciogliere, quanto scoprire il
vincolo, specie nelle situazioni in cui i vincoli si riconducono più al
caso che alla natura e all'arte. Per fare un esempio: il vincolo che parte
dal corpo, non ha però nel corpo una locazione definita; l'amante ha
l'impressione che a legarlo siano occhi, guance, bocca, ma questi tratti
particolari, spostati in un altro soggetto, tanto son lontani dal vincolare
alla stessa maniera, che anzi talvolta sciolgono e vanificano i vincoli di
Cupido. E ancora: noi talvolta ci consumiamo d'amore per un involucro
corporeo, e poi, visti i modi, ascoltato il parlare, ci accorgiamo che i
vincoli di Cupido sono spariti. Allo stesso modo, fatte le debite
distinzioni, tu ragionerai sui legami della conversazione civile.
IV. La composizione del vincolo
E' vincolo gettato da un Cupido più basso quello per cui siamo catturati
dalle realtà composte o giustapposte, mentre non ci sfiorano le entità
semplici e assolute, anzi c'è chi addirittura le spregia. Persone così
penseranno che Dio non ha in sé bellezza, perché essendo a suo modo
un'entità semplice, non brilla affatto per ordinata simmetria di struttura.
E' vero che, per una premessa, egli è il principio e la fine di ogni
bellezza e di ogni vincolo. Ma poi per debolezza d'ingegno non distinguono
tra ciò che è bello in sé e ciò che è bello in relazione a noi; come
sul piano pratico dei rapporti umani non è assennato chi non distingue tra
ciò che è bello rispetto agli uomini in generale e alla ragione, e ciò
che è bello rispetto a questi determinati uomini e alla consuetudine,
all'uso e all'occasione: sicché getta i suoi vincoli a caso.
V. Numero dei vincoli
Senza troppo distinguere e badando alla sostanza sono vincoli la forma, il
portamento, il movimento del corpo, la convenienza reciproca di voce e
discorso, l'armonica coerenza dei comportamenti e la fortuna e il casuale
incrociarsi delle simpatie che vincolano non solo gli uomini tra loro, ma
anche gli animali tra di loro e gli animali agli uomini. Si riconduce a ciò
il fatto che per impronta di natura il bambino che vede un serpente,
l'agnello che vede un lupo, senza bisogno di nozione o di esperienza
precedente, è colto da terrore mortale; mentre se vede un bue o una pecora
ci gioca e si diverte assieme. E ci sono profumi e aromi da cui uomini e
spiriti sono toccati in maniera diversa: ho conosciuto persone che reagivano
inorridite all'odore del muschio o di altre sostanze universalmente
gradevoli al punto da cadere a terra per turbamento di spirito; ma ho
conosciuto anche un tale che provava un piacere straordinario a portarsi al
naso sulle dita cimici schiacciate. Insomma c'è varietà di legame per cose
varie e non solo gli opposti ma i diversi si vincolano tra di loro. E sul
piano dei rapporti civili non è uguale il gusto che un italiano e un
tedesco hanno per lo stile del discorso e la cura e l'ornamento del corpo e
l'armonia ed affabilità del costume; ma può accadere che un italiano si
distacchi dalla generalità in modo da avere, per così dire, carattere
tedesco (e un tedesco carattere italiano). Qui sta il difficile e si
richiede prudenza maggiore per legare sul piano dei rapporti civili,
specialmente quando i vincoli si gettano non sulla moltitudine, ma su un
individuo: in effetti è più facile legare molti che uno e il tiro di un
uccellatore potrà trafiggere a caso più uccelli tirando nel mucchio, che
un uccello singolo tra i molti anche con mira più accurata. |
DUE INTENSE ESPRESSIONI DI
GIAN MARIA VOLONTE' NEL
FILM
"GIORDANO BRUNO" del 1973


|
VI. Le porte dei vincoli
I sensi sono la porta attraverso cui si gettano i vincoli. Tra questi la
vista è la porta principale, la più degna; gli altri possono essere più
appropriati in relazione alla varietà degli oggetti e alle loro potenzialità:
così il tatto è conquistato dalla tenera soavità della carne, l'udito
dall'armonia della voce, l'olfatto dal profumo del respiro, l'animo dalla
musica dei comportamenti, l'intelletto dalla chiarezza delle dimostrazioni.
Vincoli diversi si insinuano per finestre diverse ed hanno diverso potere a
seconda delle persone: quindi chi trae piacere coltivando un interesse, chi
un altro. E non si trae vincolo ugualmente da tutte le cose né ugualmente a
tutte si applica.
VII. I generi dei vincoli
Si capisce che ci sono tanti generi e varietà di vincoli quanti sono i
generi e le varietà del bello. Queste varietà sono tante quante le varietà
delle cose significative, cioè secondo le specie. Aggiungi poi che
all'interno delle singole specie varietà di situazioni particolari
richiedono modalità di legame diverso: l'affamato subisce il vincolo del
cibo, l'assetato della bevanda, chi è pieno di seme aspira a Venere; e
questi a specie sensibile, quell'altro ad intelligibile; e uno a una specie
di natura, un altro a una specie d'arte; il matematico è affascinato dalle
cose astratte, il pratico da quelle concrete, l'eremita si masturba nel
sogno di una bellezza lontana, l'uomo di famiglia è attratto da una
presente. Ma legami diversi sempre per diversi individui secondo ogni
genere; e per giunta gli stessi vincoli non si caricano della stessa potenza
indipendentemente dalla parte da cui provengono: io subisco il fascino della
musica eseguita da un fanciullo o da un adolescente, in misura inferiore
quella di un a fanciulla o di un uomo. La forza ti lega in un uomo, perché
dà un'impressione di grandezza, per nulla in una donna; la fanciulla ti
lega con la semplicità e il ritegno, ma se un adulto ha queste
caratteristiche ti scioglie dai vincoli e lo trovi via via meno gradevole.
VIII. La misura dei vincoli
Sul piano della civile conversazione gli oratori, i cortigiani e quelli che
comunque sanno gli usi del comportamento vincolano con più efficacia quando
operano con clandestina dissimulazione dell'artificio; non incontrerà
gradimento colui che ostenta linguaggio manierato o un sapere
puntigliosamente intessuto di minuzie; dispiacciono anche le vesti indossate
con troppo metodo e troppa geometria, e i capelli arricciolati e gli occhi,
i gesti, i movimenti controllati sempre a regola d'arte: uno che si atteggia
così non può non dispiacere. Anche un'eloquenza pubblica di questo tipo
sarebbe concordemente criticata come troppo elaborata ed affettata. Questo
stile infatti è da ricondurre più che altro a pigrizia e scarsità
d'ingegno e di giudizio: giacché non piccola componente dell'arte è usare
l'arte dissimulandola. Quindi non è sapienza elegante quella di chi fa
il sapiente in ogni occasione e su tutto, come non è inanellato con
eleganza chi porta tutte le dita grevi di anelli e gemme, né ingioiellato
con buon gusto chi incede carico di una moltitudine di monili d'ogni genere.
E il caso di riflettere a questo proposito che il fulgore luminoso spegne il
fulgore luminoso, e la luce non luce, rifulge, sfolgora e insomma piace se
non fra tenebre. Inoltre: l'ornamento è nulla se non si accorda con ciò
che deve essere ornato e ricevere forma. Così l'arte non è disgiunta dalla
natura, e l'artificio non può fare a meno della semplicità.
|
La locandina del film "Giordano Bruno"
rifatta nel 2003
Giuliano Montaldo, il regista di "Giordano
Bruno" |
IX. Descrizione del vincolo
Per Platone vincolo è bellezza secondo genere o accordo di forme, per
Socrate eccellenza di grazia spirituale, per Timeo tirannide esercitata
sull'anima, per Plotino privilegio di natura, per Teofrasto inganno segreto,
per Salomone "fuoco nascosto, acque furtive", per Teocrito eburnea
rovina, per Carneade regno pieno di angoscia: per me tristezza ilare, ilarità
triste. E per le ragioni addotte nella prefazione a questa parte le altre
descrizioni di sentimenti e le altre specie di vincolo presentano analogie
con questo sentimento e questo vincolo.
X. Distribuzione dei vincoli
All'atto perfetto sono vincolate le cose perfette, all'atto nobile quelle
nobili o nobilitate; all'atto imperfetto e difettoso quelle in cui c'è
qualche imperfezione e difetto. Perciò si è detto sopra che nel
destinatario del vincolo ci deve essere qualcosa del vincolante. Una ragazza
totalmente casta, in cui non ci sia seme alcuno di stimolo, non c'è
artificio o stella che possa indurla all'amore dei sensi, se non ci sono
prima toccamenti, abbracciamenti e insomma una sua collaborazione con la
mano di chi la lega e un passaggio di qualcosa dalla mano del vincolante a
lei. Non parlerò della ragazza non ancora matura: in tutti gli atti si
richiede, per così dire, un germe dell'atto e non tutti i germi germogliano
dappertutto.
Chi non sprecherà il suo tempo se tenta di irretire un malato,
un vecchio, un frigido, un castrato (al contrario invece per quelli che sono
contrariamente disposti)? La valutazione è del tutto analoga, per ciò che
riguarda i legami di società.
|
XI. Il grado dei vincoli
In universale le cose sono disposte in modo che stanno in rapporto
reciproco, in una sorta di coordinazione, per cui si realizza il passaggio
da tutte a tutte come per un continuo fluire. Tuttavia alcune di esse sono
in rapporto reciproco immediato (ad esempio gli individui della stessa
specie, per la propagazione naturale) e tra di esse i vincoli sono
familiari, intrinseci e agevolissimi; mentre altre si subordinano
reciprocamente con certe mediazioni e per loro è necessario
l'attraversamento, la perforazione in un certo senso di tutte queste
mediazioni, perché dal vincolante i vincoli raggiungano il destinatario: e
così che i Numi, attraverso il dono delle cose e il favore di certe
mediazioni compartibili, influiscono sulle cose inferiori e le infime e
infine le vincolano a sé; e reciprocamente, in una sorta di corrispondenza
naturale o razionale, le cose inferiori si levano, come in un atto di
ossequio, a legare a sé, secondo ciò che è loro possibile, le cose
superiori e poste in sublime. E come varie sono le specie delle cose e le
loro differenze, così vari sono i loro tempi, luoghi, mediazioni, vie,
organi e funzioni. Ed è facilissimo cogliere questo dato di fatto per ogni
tipo di vincoli e di vincolabili e trarre le debite conseguenze.
XII. La grandezza del vincolo
In tutte le cose risiede una forza divina, l'amore, padre, fonte, Anfitrite
dei vincoli. Non a caso dunque Orfeo e Mercurio lo chiamano il grande
demone, perché in verità tutta la sostanza e consistenza e (per usare un
termine difficile) ipostasi della realtà è una specie di vincolo. E noi
conseguiremo il livello più alto e primario della dottrina del vincolo
quando volgeremo gli occhi all'ordine dell'universo: qui, per mezzo di
questo vincolo, le cose superiori provvedono alle inferiori, le inferiori si
volgono alle superiori, le pari si associano in mutuo vincolo, e si celebra
infine la perfezione dell'universo in conformità alla ragione della sua
forma.
XIII. L'effetto principale del vincolo
Un amore solo, e quindi vincolo, fa di tutte le cose una sola cosa; ma ha
volti diversi nelle diverse cose, sicché una identica realtà lega in
maniera diversa le diverse cose. E perciò che di Cupido si dice che egli è
superiore ed inferiore, nuovissimo e antichissimo, cieco e di acutissima
vista: egli, che da una parte si adopera perché tutte le cose, secondo le
proprie potenzialità, restino salde in se stesse e non si distacchino da sé,
per il perpetuarsi della specie; ma poi per le vicende degli individui fa sì
che le realtà singole in un certo senso si distacchino da sé, visto che
tutto ciò che ama desidera ardentemente di trasferirsi nell'oggetto amato;
e che in se stesse anche si dissolvano, si aprano, si spalanchino, visto che
tutto ciò che ama vuole appassionatamente accogliere in sé l'amato ed
imbeversene. Sicché il vincolo è tal condizione per cui le cose vogliono
contemporaneamente essere dove sono e non perdere ciò che hanno, ed essere
in ogni dove ed avere ciò che non hanno: e ciò a seguito di una forma di
compiacenza per il posseduto; di una forma di desiderio e di appetito per il
distante e il possibile; di una forma di amore per la totalità del reale:
perché la sete di avere e di capire del singolo individuo non si placa nel
possesso di un bene e di un vero singolo e determinato, e mira, come a suoi
obiettivi, al bene universale, al vero universale. Deriva da ciò che una
potenza determinata in una materia determinata sperimenti contemporaneamente
la concentrazione e la dispersione, l'impoverimento, la dissipazione. Questa
è la condizione generale del vincolo, che tu osserverai secondo la varietà
delle specie.
XIV. La qualità del vincolo
Il vincolo in sé non è né bello né buono: è infatti il mezzo con cui
tutte le cose (e ciascuna singolarmente) perseguono il bello e il buono; la
connessione di ciò che riceve con ciò che è ricevuto, di ciò che dà con
ciò che è dato; del vincolabile col vincolante, del desiderabile e del
desiderante. Ma ciò che desidera il bello e il buono ne è privo nella
misura in cui lo desidera, quindi, in quella misura, non è né bello né
buono. Perciò, sotto questo riguardo, trae una conclusione errata il
peripatetico che sostiene essere la materia brutta e cattiva, perché,
desiderando il buono e il bello, testimonia di esserne priva. Aristotele, più
cautamente, la definì "come brutta", "come cattiva",
non tale in maniera pura e semplice; ma in verità non si definisce né
bello né brutto, né buono né cattivo, ciò che, come la materia, tende e
si muove ugualmente verso bene e male, brutto e bello. Se la materia fosse
il male, sarebbe contrario alla sua essenza l'aspirare al bene; e così se
fosse naturalmente brutta ecc. Ma coloro che filosofano più a fondo
capiscono ciò che noi abbiamo chiarito altrove; come la materia contenga
nel proprio seno l'avvio di tutte le forme, sicché da esso tutte le produce
e le emette; e come non sia quella pura privazione, che accoglie in sé
tutte le cose dall'esterno quasi come straniere: fuori del grembo della
materia, invero, non esiste forma alcuna, e tutte si celano in esso e da
esso a suo tempo tutte rampollano. A chi dunque rifletta sul vincolo dal
punto di vista delle sue applicazioni civili e secondo tutte le prospettive
deve essere chiaro come in tutta la materia o in una parte della materia, in
ogni individuo o nell'individuo singolo, vivono allo stato latente tutti i
semi delle cose e di conseguenza, con accorto artificio, si possono attivare
le applicazioni di tutti i vincoli. Ed in uno dei Trenta sigilli abbiamo
insegnato come abbia luogo questa generale trasformazione e applicazione.
XV. Generalità o universalità del vincolo
A ciò che si è appena detto consegue: che l'amore con cui noi amiamo, la
forza desiderante con cui tutte le forze desiderano, è cosa intermedia tra
bene e male, tra bello e brutto; non quindi non bello, non brutto, ma
certamente buono e bello secondo un certo livello di comunicazione e
partecipazione. Il vincolo d'amore, infatti, ha la sua radice nei due
principi attivo e passivo, secondo la comune ragione per cui tutte le cose,
sia che agiscano sia che patiscano sia che facciano entrambe le cose,
bramano ordine, copula, unione e perfezione, e senza questo vincolo nulla è,
come senza natura nulla è. Non perciò l'amore è segnale di
un'imperfezione, quando si guarda alla materia e al Chaos, prima che le cose
prendessero forma: invero tutto ciò che in quel Chaos e nella materia bruta
escogitata dai filosofi si dice essere amore, si dice contemporaneamente
anche perfezione; e tutto ciò che vi si identifica come non essere e
disordine e imperfezione, si capisce anche che non è amore.
|
Gian Maria Volonté in "Giordano
Bruno"

Ma
sul piano dei rapporti di società nessuno vincola se non si lega
almeno con quello che desidera vincolare del medesimo vincolo o di un
vincolo affine: infatti, per parlare più chiaro, l'oratore non
suscita passione senza passione.
Giordano
Bruno

|
Resta stabilito
dunque che l'amore è ovunque cosa perfetta e che il vincolo d'amore
testimonia ovunque la perfezione: poiché, quando una cosa imperfetta ama
esser condotta a perfezione, essa consegue il suo oggetto certo attraverso
imperfezione ma non a partire da imperfezione; bensì da una qualche forma
di partecipazione alla perfezione; e da lume di divinità; e da uno scopo di
più elevata natura; e tanto più vivacemente quanto più vigorosa è la
qualità del suo desiderio: poiché ciò che è più perfetto s'infiamma
d'amore per il sommo bene più ardentemente di ciò che è imperfetto.
Perfettissimo è dunque quel principio che aspira a divenire tutte le cose
ed è rapito non verso una forma particolare e una perfezione particolare,
ma verso la forma universale e la perfezione universale: e questo è la
materia in universale, fuori della quale non si dà forma e nella cui
potenza ed energia desiderante e disposizione stanno tutte le forme; ed
essa, che non ne potrebbe accogliere simultaneamente neanche due, le
accoglie tutte in sé in una sorta di e terna vicenda.
Dunque alcunché di
divino è la materia, come alcunché di divino è ritenuta la forma, la
quale o è nulla o è parte della materia: nulla fuori della materia o senza
la materia, così come il poter fare e il poter essere fatto sono una sola
ed identica cosa e poggiano in un solo indivisibile fondamento e assieme si
dà e assieme si toglie ciò che può fare tutto e ciò che può essere
fatto tutto.
|
Ed una sola è la potenza assoluta e in sé presa (qual che sia
poi la potenza in particolare, e quella dei composti, e quella accidentale
che ha abbacinato i sensi e la mente dei peripatetici, con alcuni dei loro
seguaci frateschi), come abbiamo argomentato più analiticamente nello
scritto Sull'infinito e l’universo e più rigorosamente nei dialoghi Del
principio e dell'uno, concludendo che non è stolta l'opinione di David da
Dinanto e di Avicebron nell'opera Fonte di vita: egli la riprende dagli
arabi che non esitarono a conferire anche alla materia l'appellativo di
"Dio".
XVI. Paragone dei vincoli
Il più importante di tutti è quello di Venere, da specificare secondo
il tipo d'amore: al cui equilibrio ed alla cui unità si rapporta in primo
luogo e come più importante il vincolo d'odio; giacché nella misura in cui
amiamo uno degli opposti o contrari secondo genere, nella stessa misura
odiamo e disprezziamo l'altro. Questi due sentimenti, ma insomma
quell'unico sentimento che è l'amore, nella cui sostanza è incluso anche
l'odio, domina in tutti, anzi sopra tutti e li attiva, indirizza, regola e
governa. Questo vincolo dissolve tutti gli altri vincoli, sicché sotto la
sua costrizione i viventi di sesso femminile non tollerano le altre femmine
e i maschi i rivali dello stesso sesso; trascurano cibi, bevande e talvolta
la stessa vita e neppur vinti rinunciano, anzi schiacciati dai più forti più
ancora li incalzano e non temono piogge né geli. Partendo da considerazioni
di questo genere, Aristippo indicò il sommo bene nel piacere del corpo e in
particolare in quello venereo, ma a lui si parava dinanzi agli occhi, per
suggestione del personale temperamento, un uomo più fermo [di quello che è].
Resta vero comunque che un fascinatore abbastanza vivace e sagace, partendo
da ciò che ama e odia il destinatario del suo legame o del suo vincolo, si
spiana la strada ai vincoli di altre passioni: poiché realmente l'amore è
vincolo dei vincoli.
XVII. Il tempo e il luogo dei vincoli
Come non ovunque né sempre, per quanto buoni semi si spargano, consegue
nascita di nuove cose; così neanche i vincoli che devono irretire hanno
sempre e dovunque virtù di efficacia: bensì a tempo debito e con adeguata
disposizione dei destinatari.
XVIII. La distinzione del vincolo
Vincolo puramente naturale e puramente volontario (nel senso in cui il volgo
distingue tra natura e volontà) non esiste. La volontà infatti è con
partecipazione dell'intelletto e l'intelletto agisce in ogni caso non entro
i limiti della volontà, tranne là dove c'è il nulla, come abbiamo
mostrato in altri luoghi: sicché si fanno molte dispute vane. In noi, dal
punto di vista della ragione, ci sono tre varietà di vincoli (sebbene poi
tutti poggino su una sola radice di natura): naturale, razionale e
volontaria. Quindi, in parte, non siamo in grado di controllare una varietà
di vincolo con altra varietà. Di conseguenza le leggi dei saggi non vietano
di amare, bensì di amare fuor di ragione; le ciarlatanerie degli stolti
invece impongono senza ragione i termini della ragione e condannano la legge
di natura: anzi più corrotti sono e più la chiamano corrotta, con la
conseguenza che gli uomini non si sollevino sopra la natura come eroi, ma si
abbassino come bestie contro natura e al di sotto di ogni umana dignità.
XIX. Avanzamento e scala del vincolo
Per i platonici l'intreccio del vincolo di Cupido si attua così: in primo
luogo l'aspetto del bello o del buono e così via incontra i sensi esterni;
in secondo luogo si concentra nella loro centrale, che è il senso comune;
in terzo luogo investe l'immaginazione, in quarto la memoria. A quel punto
l'anima, per un impulso ingenito, è colta da desiderio, sicché in primo
luogo è mossa, attratta, rapita; in secondo luogo, attratta e rapita, viene
illuminata dal raggio del bello o del buono o del vero; in terzo luogo,
illuminata e vestita di luce, si incendia di desiderio dei sensi; in quarto
luogo, accesa d'amore, brama di unirsi all'amato; in quinto luogo, unendosi
a lui, si mescola e incorpora in lui; in sesto luogo, incorporata, si perde
rispetto alla forma primiera e in un certo modo abbandona se stessa e si
veste di qualità estranea; in settimo luogo, si trasforma completamente,
assumendo la qualità dell'oggetto in cui è passata dopo esserne stata
motivata. I platonici definiscono preparazione il primo volgersi all'impulso
di Cupido, conversione la nascita di Cupido, illuminazione il nutrirsi di
Cupido, accensione di fiamma lo sviluppo di Cupido, contatto la forza
appassionata di Cupido, incorporazione l'impero dominatore di Cupido,
metamorfosi il trionfo di Cupido, il punto d'arrivo del suo percorso.
XX. Le basi della scala dei vincoli
Ed ecco ove poggia ciascuno scalino di questa scala: la nascita di Cupido si
attua in primo luogo nel corpo (nutrizione, delicatezze, lusso), poi
nell'anima, dove si alimenta dei fascini dello spirito, delle fantasie,
lascive o degne di miglior denominazione, in cui la bellezza si presenta
inghirlandata di grazia. Il cibo di Cupido, che ne impedisce l'estinzione
una volta nato, è la conoscenza del bello; ma l'alimento che lo fa crescere
è la meditazione, è l'indugio della fantasia sulla bellezza che si è
conosciuta. La forza appassionata di Cupido nasce dal fatto che l'animo, da
una parte sola dell'amato, scivola e si perde in tutte le altre, sicché dal
tutto viene la sua fiamma. L'impero di Cupido affonda le sue radici nella
condizione per cui l'animo dell'amante, abbandonato il corpo che gli è
proprio, vive e agisce nel corpo di un altro. La metamorfosi di Cupido è
completa quando uno muore a se stesso e vive della vita dell'altro, in modo
tale che finisce per albergare in essa, non come in casa estranea, ma nella
propria. Questo significano i miti che raccontano come Giove si trasformò
in toro, e Apollo in pastore, e Saturno in cavallo ed altri dei in altre
forme: l'animo a seguito di un movimento, anzi di uno sconvolgimento, dei
suoi affetti passa da una forma o specie di vincolo ad altra forma.
XXI. La condizione dei vincoli
Ci sono alcune esteriorità che hanno il potere di legare: regali, atti di
cortesia, onori, favori. Ma legano realmente quando non tradiscono l'aspetto
di una offerta fatta quasi per comprare, in risposta, un ricambio d'amore:
l'evidenza del mercanteggiamento è evidenza di un'ignobile ricerca di
tornaconto ed ha come esito il disprezzo.
XXII. La proprietà dei vincoli
Vincoli veri e propri e particolarmente efficaci sono quelli che si attuano
per accostamento del contrario, secondo una modalità, che ora si può
descrivere con un esempio, piuttosto che con una definizione o con un
termine (che non si conosce): l'animo umile e disposto all'omaggio incatena
l'animo superbo; poiché il superbo ama colui da cui si vede considerato
grande e tanto più quanto più grande è l'estimatore (c'è maggior valore,
infatti, nella stima che riceviamo dai grandi più che dai piccoli, la cui
ammirazione, anzi, siamo soliti disprezzare). Chi vincola con accortezza sa
intuire l'aspetto di cui va superbo il superbo. Prendi i guerrieri: loro
aspirano al primato nella forza e nell'impavidità fisica e quindi non si
indignano se non gli attribuisci il primato nella ricchezza o nell'acutezza
di mente. Così i filosofi: si gloriano della conoscenza della realtà ed è
per loro del tutto tollerabile se non vengono esaltati per il loro coraggio.
Lo stesso ordine di considerazione vale per il lancio degli altri vincoli.
XXIII. La grazia dei vincoli
I vincoli fanno nascere il desiderio di un atteggiamento di gratitudine
reciproca. Per esemplificare da un genere di vincoli: nasce lamentela fra
gli amanti quando presumono che ci sia una situazione di debito reciproco.
Così l'amante denuncia il debito dell'amata, chiedendo che essa gli
restituisca l'anima sottratta, giacché egli, morto nel corpo proprio, vive
nel corpo altrui; e se l'amante accarezza di meno la sua amata, lei si
lamenta, come negletta; e l'amante si lagna con l'amata, se...
A questo punto si interrompe il manoscritto che ci è pervenuto del De
vinculis in genere.
La
pagina è stata creata da Maria Antonietta Pappalardo e pubblicata il 25
giugno 2006
|