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Dimensioni psicopatologiche dell'amore
Bruno
Callieri
Da oltre ottant’anni
la psicologia ha sostenuto, sottolineato, "dimostrato", ribadito, che
l'amore non è null'altro che spinta sessuale, sia pure sublimata.
Se, malgrado tante fascinose teorizzazioni e documentate ricerche, malgrado
ogni esperienza e gratificazione sessuale in contesti socioculturali sempre
più favorenti, l’uomo mostra ancora nostalgia per l'amore, ciò vuol dire che
dobbiamo riproporci l'antica domanda: che è l'amore? e aprirci a diverse
nuove visioni (Bell Hooks).
La risposta di
Platone è ancora la più valida; ma anche nel contesto dell’entusiasmo
erotico non è possibile mettere in discussione la natura dinamica incoscia
delle emozioni, delle pulsioni sessuali, dei bisogni e delle tendenze che
sono alla base delle umane attrazioni ed aspirazioni e dei moti dell’animo.
Ma non si può dire «non è altro che. . . »; S. Moravia è molto chiaro al
proposito; non è opportuno qui generalizzare troppo: non vi è un solo amore,
ma ve ne sono tanti quante sono le persone; differendo tra loro quanto ad
intensità, vitalità, forza, scopo, in vicissitudini, avvenimenti, "storia",
sia esistenziale che psicodinamica. E' per questo che tutti sanno cosa è
l'amore ma nessuno lo sa definire (il "grande indefinibile". Diane
Ackerman).
A me pare che per definizione l'amore è forte, duro, ma non è effimero, non
è fatto di dongiovannismo e non si nutre solo di sesso, include protezione e
preoccupazione, sollecita comprensione e tenera saggezza; è cura, cura della
persona. Forse è una scelta più che una fatalità.
Dice la scrittrice afro-americana Bell Hooks, figura di spicco e femminista
radicale, che «la passione sessuale reciproca può essere un forte elemento
di coesione, ma non è il banco di prova dell'amore» (B. Hooks, Tutto
sull'amore, pag. 131).
Il suo peculiare carattere gli consente di rivelarsi
appieno nell'unione personale dei sessi. Ma è chiaro che, come esso può
anche fare a meno della gratificazione sessuale, così questa può essere
perfettamente possibile senza l'amore, fino a contrabbandarsi per amore, in
un inno fisiologico; questa gratificazione orgastica con cui il demone Eros
compensa l'uomo per gli affanni e i pungoli datigli dall'inesauribile
pulsione. Forse è per
l'essenza ambigua e bifronte dell'Eros che la psicoanalisi sorta come
riscossa di un sesso vilipeso e sottaciuto - ha ritenuto che l'amore evolva
dai bisogni libidici e sostiene che esso non sia altro che il grande istinto
sesso, in tutte le sue modificazioni e vicissitudini, sia personali e della
coppia che culturali.
Noi, appresa
certamente la lezione psicoanalitica, ma educati anche dalla temperie
culturale antropologica e dalla critica al biologismo, diciamo che
l'amore è
sesso, è passione, ma che essenzialmente è sempre anche un'altra cosa: è la
mutualità, è l'interesse, è il tra, è il prendersi-cura, è reciprocità, è coappartenenza, è dialogo kat exochn, è relazione, è intimità.
Ove manchi un
alter-ego (un alter-ego, si badi bene, e non un oggetto di relazione) la
pulsione sessuale, per quanto affinata, non può transire nell'amore: come lo
mostra ad abundantiam ogni gratificazione sessuale più o meno palesemente
mercificata, o anche ogni altra gratificazione sessuale che viva
esclusivamente della sua carica di appetizione o di distruttività in un
circolo di struttura (V. VON WEISZÀCKER) sostanzialmente autistico, privo di
dialettica e, forse, privo di durata, ma certamente non sempre e non
soltanto di modalità narcisistica.
Quando si verifica
il falling love, e non solo come amore, ma anche come semplice innamoramento
(senza sostanziali differenze tra l'età giovanile e quella anziana), allora
troviamo due esseri umani che si affrontano e si confrontano con attese e
speranze, con tensioni ed inquietudini, che trascendono ampiamente la sfera
sessuale, forse anche quella erotica, e che coinvolgono risposte emotive e
spirituali di natura molto complessa, non solo personali (si pensi alle
Affinità elettive di W. Goethe), ma anche socio-culturali (di esigenze e di
aspettative), risposte che sono profondamente legate alla realtà dell'altro,
percepito come persona irripetibile (alter-ego, per l'appunto), o come tale
anche soltanto vagamente sentito. |

Carmelo Fodaro, Deucalione e Pirra
(1992)

Correggio, Matrimonio mistico di S.
Caterina (1520) |
Mentre l'esercizio
del sesso è possibile con molti - e non solo in successione: si pensi al
swinging e allo scambio di coppie - ed è anche possibile nell’anonimato,
l’Io ti amo è possibile solo con uno, sottintende sempre l'appello, il nome,
quel nome, la Deinheit - la tuità (L. BINSWANGER), ed esclude gli altri,
ogni altro. E' proprio qui che l'atto sessuale è pienamente umano, assume un
nuovo aspetto, quello metasessuale, e diviene simbolo, il simbolo più
eloquente di due esseri che si trovano e che confluiscono in un comune
progetto di vita, all'insegna del noi, del blondeliano inter-esse, in un
denso scambio empatico.
Qui si supera il significato più terrestre del post coitum omne animal
triste, qui la ferita dell’amore deluso viene medicata e non fa più male,
qui si vanifica l'angoscia di separazione. Nell'amore l'atto sessuale esce
dall'impersonale, si serve del meccanismo, ma non si esaurisce in esso,
divenendo l'atto più intimo e consaputo del mutuo scegliersi, del
vicendevole darsi ed accettarsi, come corpo-che-sono (Leib), come eros
eauton auxou , qui il dilemma sartriano del possedere o essere posseduto
perde il suo significato conflittuale. Tra i moderni M. Merleau Ponty ci ha
dato limpide pagine, e acute, su questo nodo del vivere, preceduto
nell'Ottocento da A. Rosmini, e seguito ora da alcune femministe di primo
piano, come Jessica Benjamin1.
Qui l'esperienza
professionale e di vita c’insegna che la differenza di età, anche notevole,
può favorire e nutrire, non del tutto raramente un incontro autentico
d'amore. Alla base di queste peculiari pienezze duali di esistenza, tanto
inattese quanto misteriose, possono cogliersi eloquenti dinamiche di
schietto timbro psicoanalitico; ciò davvero non sorprende, specie
nell'attuale recupero della imago patris (penso alla vicenda di due miei
pazienti, Francesca e Roberto, 19 e 58 anni, e alle penose risonanze sulla
famiglia di lei). Ma nelle situazioni di tal tipo (a parte quelle, ben più
numerose, legate ad intrappolamenti economici o sociali) ho potuto cogliere
l'esplicitarsi di capacità maturative, a volte sorprendenti, con
arricchimento vicendevole di dimensioni esistenziali e di progettualità
creative. Due soli esempi valgano fra i tanti: Michel de Montaigne2
e Marie
de Gournay, la fille de l'alliance; Samuele Hahnemann e Melanie d'Hervilly.
Per essere pronti a
rispondere a questa misteriosa emergenza dell'amore che si annuncia sempre
come cifra (U. GALIMBERTI3) perché non proviene che in parte dal regnum
naturae, per ricevere e decodificare il messaggio, cioè per aprirsi verso
l'esperienza cruciale della persona (che è sempre ulteriorità, disponibilità
e oltrepassamento del sé), si deve aver raggiunto uno stato sufficiente di
capacità di risposta emotiva ed affettiva della personalità; si deve poter
attingere ad uno stato di consapevolezza, di maturità psicologica che non
sempre, nell'uomo in genere e in quello della nostra società in ispecie, è
possibile raggiungere, proprio perché c’è in esso anche la dimensione della
scelta.
E' forse per questi
presupposti di base che una psicopatologia dell'amore è così problematica,
così poco univocamente determinata e così difficile a delinearsi; forse
anche per la difficoltà, per altro ineludibile, a mantenere il delicato
equilibrio tra l'amore inteso come atto umano, cioè mai totalmente
riducibile alla natura animale, e l'amore consapevole delle sue robuste
radici affondate nell'humus terrestre della creaturalità. E' stato, questo
dell'ambiguità, il problema centrale dell'amore nei secoli, e lo è tuttora.
Ora vediamo, in
quanto psicopatologi, chi può attingere l’amore ed esserne mosso, pienamente
o a sufficienza, e chi non lo può affatto o solo in limiti molto ristretti.
Cercherò dunque di tratteggiare per summa capita una psicopatologia
dell'amore, nei suoi fallimenti, nelle sue Verfallisformen (BINSWANGER, I,
1, 4).
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Giorgio De Chirico, Ettore e
Andromaca (1917)

Max Ernst, Viva l'amore (1923) |
I) Dal punto di vista della psicologia del singolo:
1) E' molto
importante tener presente che spesso persiste il riferimento ai genitori,
con una vita affettiva bloccata a livello infantile (attaccamento e bisogno
di protezione). Qui la scelta d'amore è strettamente dipendente dalle
immagini parentali alle quali questi soggetti sono rimasti inconsciamente
fissati. Non raramente la scelta del coniuge non si libera da tracce più o
meno evidenti di un riferimento alle immagini parentali, riferimento
inconscio che, se importante, si carica di angoscia "incestuosa" con caduta
dell'erotizzazione del rapporto.
La moglie, o la compagna, ad esempio, può
restare oggetto di un amore tenero ma dis-erotizzato, mentre i desideri
genitali si esprimeranno con un'altra partner. In questa prospettiva
rientrano non pochi casi di impotenza e di frigidità.
2) Molto
importante, dall'osservazione delle coppie, risultano l'insoddisfazione
cronica e l'instabilità. Ci si sente spinti a cambiare di partner, ma i
partner successivamente scelti presentano dei tratti comuni: cioè si resta
fedeli ad uno stesso tipo di oggetto d’amore. Si può anche osservare, qui,
una certa maturazione, attraverso una di queste esperienze amorose,
eventualmente extraconiugali, per cui il soggetto può uscire dalla
fissazione infantile e far evolvere la qualità del suo rapporto con l'altro
fino ad ammorbidire i rigidi meccanismi psichici che lo spingevano a
ripetere instancabilmente le stesse conquiste e le stesse rotture.
In questo
ambito rientra il Dongiovanni, la cui incapacità di amare viene equivocata
per ipervirilità.
3) Molte sono le
scelte d'amore motivate solo dall'ammirazione dei propri amici per le
qualità, anche solo esterne, di quella persona, la quale non altro è che una
prova della propria capacità di sedurre. Qui alcuni psicoanalisti hanno
parlato di omosessualità latente.
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II) Psicopatologia della coppia:
La relazione
amorosa autentica è totalitaria, globale, immersa nella comunicazione, senza
frontiera fra gesto e parola, fra sessuale e verbale. L'amore non è solo
nascita di un clima di valorizzazione narcisistica reciproca, esso soddisfa
anche il bisogno di scambio, che spinge l'essere umano a sfuggire alla sua
solitudine (M. KLEIN). Ma gli scogli, gli ostacoli, i fallimenti sono
numerosi:
1)Anzitutto la
dissociazione tra piano affettivo e piano sessuale, che può certamente
costituire un punto di partenza falso oppure può farsi strada a poco a poco,
sostenuta dalla falsa opinione che l'istinto sessuale è un bisogno
individuale che va soddisfatto come igiene, senza legami con la vita
sentimentale.
2) Ed ecco qui
profilarsi un secondo scoglio, l'assenza di affinità profonde. L'amore, più
o meno lentamente, muore; tra i due non c'è più nulla da scambiare, salvo
ancora una certa attrazione fisica. Il partner non è in grado di rispondere
ad altre esigenze, più profonde. Il dialogo, appena iniziato, comincia a
mostrare delle crepe. Gli interlocutori, incapaci di creare nuove affinità,
si sentono ingannati, l’uno dall’altro. In realtà al posto del dialogo c'è
stato sempre, fin dall'inizio, soltanto un doppio monologo, una vera
collusione nevrotica di coppia (Jurg WILLI, 1991).
4) Si celano però
rischi anche nella condizione opposta, cioè nell’eccessiva interdipendenza.
Qualsiasi propria aggressività viene soffocata, si riducono le prese di
posizione individuali, si tacciono le difficoltà personali, si assumono
restrizioni su molti piani, i terzi vengono temuti come intrusi, ognuno dei
due dimentica i suoi gusti personali. La stretta dipendenza che si crea
rende la relazione mutua molto fragile e si può assistere a bruschi risvegli
di aggressività, di crisi, di fronte a cui l'altro resta interdetto, nulla
avendo presentito di questo improvviso disastro.
| 5) Neppure i rischi
di una dipendenza a senso unico vanno sottovalutati; per lo più - anche se
oggi un po' meno di un tempo ad essere dipendente è la donna, la cui
sottomissione, voluta o imposta dalle circostanze, sovente si delinea fin
dalle prime battute. Ma ove il partner sottomesso alzi il capo, la reazione
è spesso grave: la rivolta è scambiata per tradimento di un tacito
contratto. Il clima diviene violento e spesso si giunge a comportamenti
estremi.
6) Ma è la gelosia
ad essere una delle più note torture coniugali. Nel geloso i due termini
dell'alternativa, infedeltà constatata o timore d'infedeltà, si situano in
una stessa prospettiva, quella di un soggetto che si sente profondamente
frustrato nel "possesso" dell'altro, con conseguenti sentimenti di
umiliazione e di inferiorità aggressiva verso il supposto rivale. La gelosia
ignora che il suo movimento possessivo (e ossessionato) è essenzialmente
egocentrico, anche se, paradossalmente, strettamente dipendente dal partner.
Il geloso spesso non può tollerare che l'oggetto del suo amore sia o sia
stato amato anche da altri; egli ne deve "possedere" anche il passato, i più
reconditi pensieri. E' il vero scacco della coppia, tormentoso e disperante
(S. BONAGA).
7) Ma la crisi
della coppia, la messa in evidenza della sua patologia, può essere
molteplice quanto a configurazione dinamica:
a) progressiva, aperta: l'uno "utilizza" l'altro. La coppia può mantenersi
per ragioni di facciata, ma in realtà è dissodata. |

Luca Giordano, Lucrezia e Sesto Tarquinio
(1663)

Luca Giordano, Venere e Cupido (1663) |
b) differita, latente: l'aggressività è ben controllata per un certo tempo,
poi finisce per esplodere, oppure la coppia invecchia presto e si sclerotizza. In questa atmosfera i figli o si oppongono, a volte
violentemente, o fuggono, o non accedono all'autonomia.
c) Può esserci una crisi feconda, in cui ognuno prende coscienza del proprio
fallimento; attraverso la disillusione e/o la demistificazione, la coppia
può maturare, l'altro può essere accettato nella sua alterità. Mai come qui
si vede quanto il legame d'amore coniugale sia un fenomeno vivente, in
perpetua evoluzione. In questo senso la crisi può apparire come uno stadio
fisiologico della relazione coniugale.
Entriamo ora nel campo psichiatrico in senso stretto
Ogni alterazione patologica dei sentimenti può riflettersi sull'amore
frenandolo, soffocandolo, ostacolandolo, uccidendolo. Certamente, se, come
tutti gli altri sentimenti, vitali, psichici e spirituali (Max SCHELER),
anche quello d'amore risuona come nota che esprime ed accompagna le
tendenze, allora la patologia di queste, meglio, la loro devianza,
comporterà un'alterazione della qualità dell'Erlebnis amoroso, della sua
direzionalità, del suo intenzionarsi; ne deriverà un suo preferenziale
declinarsi nei diversi piani di scelta, con un margine di libertà piuttosto
esiguo (secondo il virgiliano: trahit sua quemque voluptas).
Ricordo qui, appena
nominandola, la grande varietà psicopatologica delle tendenze egoistiche,
dagli eccessi di smania egoistica alla mancanza totale di egoismo,
dall'egocentrismo al livello elevato delle pretese, dal bisogno imperativo
di sentirsi al centro dell'attenzione, al tutto e subito perentorio e
pressante.
Ecco qui delinearsi
le ricche tipologie dell'isterico (sempre captativo e pressoché incapace di
oblatività, generatore di impotenze e di tante frigidità),
dell’ansioso, del
fobico (erotofobico, con le note condotte, spesso razionalizzate, di
evitamento, di fuga, di chiusura, di condanna); ed ecco sfilare le sequenze
dell'impulsivo, dell'esplosivo,
del freddo d'animo, dell'ipocondriaco,
dell'insicuro, dell'instabile (l'instabilità, è alla base del dongiovannismo), del fiacco, del suggestionabile,
del sognatore
inconcludente (acchiappanuvole di Teofrasto), dell'ossessivo (nel quale
l'atto sessuale è spesso vissuto come mera coazione a ripetere, come
cerimoniale freddo o ansioso, sempre oggettivante il partner).
Ma è nella psicosi
melancolica e in quella maniacale che si può toccar con mano tutta la
gravita del disturbo psicopatologico dell'amore. Nella melancolia è
caratteristico il vissuto tormentoso noto come sentimento della mancanza di
sentimento; questo dissecca alla radice ogni affetto (anestesia affettiva),
sia pure dolorosamente. Si esperisce qui appieno l'eclissi dell'amore (da
quello più visceralmente materno a quello più elevatamente mistico: la notte
oscura dell'anima) e la si esperisce con sofferenza indicibile,
raccapriccio, con disperazione, fino al suicidio.
L'includenza e la
rimanenza, queste due modalità evidenziate da Tellenbach4, così importanti
per la comprensione della struttura melancolica, ledono alle radici le
dimensioni spazio-temporali dell'amore vissuto, l'apertura, la
disponibilità, lo slancio, il declinarsi della cura in dualità progettante.
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Gustav Klimt, Il bacio (1907)

Tamara De Lempicka, Adamo ed Eva (1932) |
E' stato
giustamente detto che al depresso è negata la tristezza, cioè al depresso in
quanto malato di depressione è negato attingere il sentimento (normale) della
tristezza. Ciò va detto chiaramente per non cadere nell'equivoco di negare a
chi è triste la capacità di amare.
L'opposto è stato invece sostenuto da Avicenna là dove egli definisce
l'amore un «pensiero assiduo di natura melancolica». Si pensi all'intensità
con cui chi è triste vive la lontananza, la nostalgia, la rievocazione, la
tenerezza; si pensi a tante situazioni di esistenza sacrificata, soffuse o
permeate di tristezza ed anche di accoramento, che mantengono e, pure,
ravvivano un dialogo d'amore, anche di quello più autentico.
Forse è proprio nella tristezza (normale) che il divario fra sesso e amore
appare nella sua evidenza, senza che il vissuto d’amore ne esca compromesso
o mortificato.
Nella maniacalità
(per la cui analisi fenomenologica rinvio a Binswanger e a Cargnello) la
frammentazione dei sentimenti, la loro momentaneizzazione e transitorietà,
la loro festinazione, sovente l'esagerato senso di autovalutazione (fino
alla megalomania) impediscono od ostacolano gravemente (negli ipomaniacali)
la capacità di esperire nell'intimo, la risonanza dell'Erlebnis, la sua
profondità, la capacità di progettarsi in comunione, di vivere globalmente
la noità nelle tre estasi temporali.
Ma ecco ora l'altro
grande ostacolo psicopatologico all'amore: l'universo polimorfo e difforme
delle paratimie schizofreniche.
Qui dominano la discordanza, l'ambivalenza,
la chiusura, l'autismo, gli scoppi improvvisi ed immotivati di affetti "di
traverso" (vorbeilieben), venati di regressione e di paranoidismo, di
intuizioni deliranti e di fantasticherie del tutto sganciate dalla realtà,
di aggressività e di apatia; quando non cali su tutto la fitta ed uniforme
nebbia dell’atimia e della difettualità o tutto non venga visto e vissuto
attraverso lo specchio deformante e distorcente della bizzarria,
dell'esaltazione fissata e, soprattutto, della condizione borderline.
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Sempre nel campo
delle psicosi, va profilato anche il vasto argomento dei deliri erotomani.
E' qui, nell'erotomania, che ho potuto cogliere gli accenti più vivi (e più
autentici) di diletto e di tormento, di speranzosa certezza e di grottesca
illusione, le elaborazioni più profonde di una capacità di amore esasperata
ma totalmente mutilata, e pur continuamente nutrita, dell'oggetto fantasmatico.
Vorrei avviarmi alla conclusione accennando il capitolo delle cosiddette
perversioni sessuali.
Anche qui si
potrebbe parlare di amore? Penso di sì, sia pure in casi molto rari, come
hanno dimostrato Hans Giese e Medard Boss (quest'ultimo parla persino di
autenticità). A ben vedere, senza pregiudizi, anche in alcune particolari
modalità dell'esistenza amorosa omosessuale è possibile l’incontro.
Ma se in questo campo la legge di natura, oggi tanto messa in discussione, o
la teoria dei ruoli (si pensi alla psicogenesi dei travestiti, A. KRAUS)
rendono pressoché impossibile accettare come autentico questo, sia pur
rarissimo, incontro nell'amore, a meno di non entrare deliberatamente
nell'universo dell'anomico, va detto altrettanto chiaramente che, nel campo
dei cosiddetti normali, l'incontro nell'amore è parimenti molto raro, è più
un tendere che un evento, è più un'aspirazione che una realizzazione. Non
dimentichiamo che l'uomo normale anche se kalos ka agatos è contraddittorio,
presuntuoso, irriguardoso, indiscreto, in malafede.
Dice Hòlderlin (Hyperion, II), che «l'uomo, se ama, tutto vedendo e tutto illuminando, è un
sole; se non ama, è un'oscura abitazione dove arde una misera minuscola
lampada». Troppe sono ancora le oscure abitazioni.
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Jackson Pollock, La donna-luna (1947) |

René Magritte, Canzone d'amore
(1929)
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Max Ernst, Uomo e donna (1927) |
Riferimenti Bibliografici
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mélancholie entre paroles et humour, in «Rev. Intemat.
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Zùrich 1953(2) [parte I, cap.
I, A. IV/ pagg. 69-167].
BOELLA L. -
BUTTARELLI A., Per amore di altro, L'empatia a partire da Edith Stein, R.
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BONINO S. - LO COCO
A. - TANI F., Empatìa, I processi di condivisione delle emozioni. Giunti,
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GALIMBERTI U. Orme
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Milano 2000, [cap. XII, Dio e l'amore].
HOOKS B., Tutto
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KRAUS A., Zum Verhaltnis von Geschlechtsrolle und Geschlechtsleib, in
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LEMAIRE J.G., Vita
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NOUWER H., La voce
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SGALAMBRO M.,
Trattato dell 'età, Adelphi, Milano 1999.
WILLI J., Die Zweierbeziehung, Hamburg 1991
1 J. Benjamin, Les
Liens d'amour, Métaillié, Paris 1992, sottolinea nel legame erotico tra due
persone, più la tensione intersoggettiva che quella interna al singolo,
appoggiandosi sulla teoresi kleiniana della relazione d'oggetto.
2 M. DE MONTAIGNE, Essais, vol. II, cap. XVII: «L'esperance que j'ay de
Marie de Gournay le Jars, ma fille d'alliance, et certes aymeée de moi
beaucoup plus que paternellement, est enveloppée en ma retraite et solitude,
comme l'une des meilleures parties de mon propre estre. Je ne regarde plus
qu'elle au monde (. ..) son affection vers moi plus que sur-abondante (.. .)
par le cinquante et cinq ans auxquels elle m'a rencontré (. . .) et la
vehemence fameuse doni ell' m'ayma et me destra longtemps» (Montaigne,
1533-1592; Marie de Gournay, 1565-1645, già lo leggeva a 19 anni; l’incontro
avvenne a Parigi nel 1588).
3 U. Galimberti, Orme del sacro, Feltrinelli, Milano 2000, pag. 92:
«Spaccato di trascendenza e di ulteriorità irraggiunta in ogni compiuto atto
d'amore, febbre del corpo nel suo cieco e tumultuoso bisogno di reciprocità,
sete del viandante nella solitudine ardente del deserto, il piacere sessuale
perpetua la natura non gli individui, puro autoerotismo della natura se un
raggio di trascendenza non ne ferisce la tenebra, lasciando giungere quella
chiamata che risveglia la carne dalla sua opacità e la costringe a cedere
quella scintilla divina in cui è custodito il nostro nome, che solo l'altro
può chiamare».
4 H. TELLENBACH, Melancolia, (trad. ita. E. Cipollini), II Pensiero
Scientifico Editore, Roma
Fonte:
Psychomedia, A. M. P. SEMINARI 2000
- 2001
La pagina è stata creata da M.
Antonietta Pappalardo e pubblicata l'8 marzo 2008
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