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Letteratura,
apartheid e potere nell'opera di
Bessie
Head
Silvia
Xillo

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La scrittrice sudafricana Bessie
Head |
L'opera letteraria di Bessie Head, scrittrice sudafricana
(1)
è stata rivalutata negli ultimi anni, soprattutto nell'ambito del
dibattito sulla letteratura post-colonialista. Questa scrittrice ha
ottenuto un grande successo con i suoi romanzi e racconti soprattutto in
Inghilterra e negli Stati Uniti, ma non nel suo paese
natale, il
Sudafrica e in quello 'adottivo', il Botswana. In un articolo del 1985
apparso su Africa Insight, Susan Gardner, al tempo ricercatrice presso
il Dipartimento di Letterature comparate e africane dell'Università del
Witwatersrand, scriveva, a proposito dei motivi dell'esclusione di
Bessie Head dai circoli intellettuali e accademici del Sudafrica:
La
fama di Bessie Head è ormai riconosciuta. Ella non è comunque così
famosa in Sudafrica come dovrebbe essere, dato che gode di un successo
ben maggiore oltreoceano. Una delle ragioni potrebbe essere che l'opera
di critica letteraria del suo collega di un tempo, Lewis Nkosi, di gran
lunga il suo lettore più sensibile e percettivo, sono censurate in Sud
Africa…Scrittori del calibro di Angela Carter, Nikki Giovanni, Toni
Morrison e la pluri-premiata Alice Walker hanno riconosciuto il loro
debito nei confronti di Head come modello e ispirazione.(2)
Il
Sudafrica del presente e' un paese molto diverso rispetto al non lontano
1995. Il partito nazionalista (National Party) supportato dalla
minoranza di origine europea, che per oltre cinquant'anni aveva dominato
la scena politica del paese, è crollato con le elezioni del maggio
1994, lasciando alle sue spalle anni di terrore e soprusi. Gli
effetti di questa politica discriminatoria nei confronti delle
popolazioni 'non-europee', utilizzando un preciso termine del linguaggio
dell'apartheid, ha creato delle forti disparità in campo economico e
culturale. La censura, che per così tanti anni ha soppresso le voci di
intellettuali e artisti di colore, mulatti, asiatici e bianchi
dissidenti, ha creato dei vuoti incolmabili. Molti scrittori, politici,
intellettuali ma anche musicisti, cantanti, pittori, hanno scelto la via
dell'esilio, forzato o meno, per sottrarsi alle violenze dell'apartheid
e per continuare la loro opposizione lontano dal Sudafrica. E chi è
rimasto molto spesso ha affrontato il carcere. Il contesto sociale e
culturale del Sudafrica dagli anni quaranta alla fine del secolo, gli
anni dell'istituzionalizzazione del regime dell'apartheid, ha visto come
emblema dominante la 'storia perduta' o la 'storia cancellata' delle
popolazioni africane e mulatte, relegate ai margini della crescita
economica e politica del Sudafrica.
La metafora della 'storia perduta' diventa una sorta di immagine di un
popolo senza voce, di uomini e donne costretti ad un'identità forzata
dal colore della pelle. La storia 'deformata e misconosciuta al fine del
potere altrui' (3)
rappresenta sia il punto di forza dell'apartheid, sia il punto di
partenza, nell'era post-apartheid, per il recupero della ricchezza
culturale che si è salvata e rigenerata dalla fine del regime.
L'esperienza di Bessie Head è profondamente legata a questa perdita
dell'identità sia sociale che culturale, e soprattutto politica. Il
rinnovato interesse che negli ultimi anni è nato a proposito delle sue
opere, rappresenta forse un passo avanti per una visione più
strutturata e complessa dei fondamenti culturali ed estetici della sua
produzione letteraria. Già con Arthur Ravenscroft nel 1976, che allinea
Bessie Head a scrittori del calibro di Nadine
Gordimer, Peter Abrahams,
E'skia Mphahlele in una storia di letteratura africana (4)
, si assiste alla scoperta del talento di questa scrittrice. Altri
critici importanti hanno contribuito alla divulgazione e alla
comprensione dei suoi romanzi e racconti, tra i quali il già citato
Lewis Nkosi. Tuttavia, la maggior parte del materiale critico su Bessie
Head è stato redatto fino a pochi anni fa sotto forma di articoli
pubblicati su riviste specializzate in letterature africane, o in brevi
saggi compresi in antologie. Solo a partire dal 1989 sono apparse
numerose pubblicazioni importanti focalizzate sulla vita e sull'opera di
Bessie Head. Tra queste ricordiamo la pubblicazione di un manoscritto di
Bessie Head, redatto probabilmente nel 1962-63, e apparso postumo nel
1993 con il titolo The Cardinals. Questo 'lungo racconto' è la
sua prima esperienza narrativa ed è l'unica sua opera ambientata in
Sudafrica. In quest'opera lo sfondo narrativo assume un ruolo
fondamentale, e non solo stilistico, nello sviluppo delle storie e dei
romanzi di questa scrittrice.
L'analisi del percorso narrativo dell'opera di Bessie Head necessita
quindi una rivalutazione alla luce della pubblicazione di quest'opera
così importante.
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SUDAFRICA, 1998
VIDEO CHOC

La TV di Johannesburg ha mostrato un video choc,
nel quale i poliziotti - nonostante il regime democratico sia
vigente dal 1995 - mantengono fermi due coloured per farli mordere da
cani addestrati ad hoc.

Dei due coloured non si è saputo più nulla:
forse sono morti per i morsi. I poliziotti sono andati in prigione
a furor di popolo.
L'episodio mostra quanto sia ancora
forte e attivo il razzismo dei bianchi dopo l'era dell'apartheid
descritta nei romanzi di Bessie Head. |
The Cardinals contiene, in germe, delle
tematiche e delle metafore essenziali che Bessie Head ha poi ricreato e
ampliato nei suoi romanzi. Tutti i protagonisti dei suoi romanzi, da The
Cardinals, When Rain Clouds Gather, Maru e A Question of Power
sono degli emarginati, degli 'outsiders' rispetto una cultura dominante
e oppressiva. Il loro stato di 'esiliati' li costringe a lottare per una
ridefinizione della propria identità sociale e culturale, attraverso
delle scelte di vita difficili e conflittuali. Questa lotta, nell'opera
di Bessie Head, nasce prima di tutto come opposizione e presa di
distanza dal linguaggio e dalle forme del potere politico.
La scelta dell'esilio, poi, assume una valenza
politica definita e molto efficace e rappresenta l'allontanamento dalle
regole, dalle consuetudini, diventa sovversione, protesta. Ma l'esilio
viene vissuto anche come perdita della propria identità riconoscibile
nella società a cui si è appartenuti.
I personaggi dei romanzi e dei racconti
racchiudono delle istanze di liberazione che ognuno realizza in modo
diverso. La sequenza narrativa dei romanzi di Bessie Head racchiude
diverse "forme di potere" che sottendono alla cancellazione
della storia personale dell'individuo in quanto non-europeo: tra di
esse, il linguaggio del potere e le sue metamorfosi.
L'individuazione del linguaggio del razzismo, inteso anch'esso come
forma istituzionalizzata di potere, è il primo passo che i personaggi e
Bessie Head stessa compiono verso la consapevolezza della propria
identità. In secondo luogo, l'analisi del concetto di 'esilio culturale
e sociale' aprirà la strada al dibattito sul potere in relazione alle
libertà e responsabilità individuali.
Questa
è una di quelle cose che nessuno si immagina in Africa: la possibilità
che l'Africa possa produrre molti giovani idealisti, il bisogno di un
progetto esteso che aiuti la gente a risolvere secoli di sfruttamento e
povertà. C'è solo una corsa affannata al potere e una specie di guerra
di sterminio di chiunque sia una minaccia per coloro che mirano al
potere. Per lungo tempo - per l'arco di tre romanzi - sono come rimasta
intrappolata nell'intensità di questo dialogo, soffermandomi sulla
stessa tematica. Vorrei deliberatamente creare degli eroi e mostrare la
loro volontà di abdicare da posizioni di potere per farsi assorbire in
attività che sarebbero di enorme beneficio per la gente.(5)
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La visione
concentrica delle forme di potere nell'opera di Head permette di passare
dalla dimensione 'pubblica' del potere, a quella 'privata', che ha come
apice l'esperienza alienante di Elizabeth in A Question of Power. Il
discorso sull'oppressione razzista si sposta quindi su un altro
contesto, quello sessista. Questo parallelo, su un altro piano del
discorso letterario, delle forme di potere e di oppressione, ha come
scopo quello di evidenziare la complessità della struttura narrativa
dei romanzi di Bessie Head, e di dimostrare come ella sia riuscita a
creare una continuità tematica ricca di implicazioni e dibattiti, non
ultimo quello della condizione femminile nella società africana.
Malgrado questo, Bessie Head non si è mai considerata una scrittrice
'femminista':
La
scrittura non è un'occupazione maschile/femminile. La mia femminilità
non è mai stata un problema per me, non adesso, non in
quest'epoca…Non devo per forza essere femminista. Il mondo
dell'intelletto è impersonale, asessuato…Ho lavorato al di fuori di
tutte le ideologie politiche e non, inchinandomi davanti alla vita qui e
lì e assorbendo tutto quello che ho ritenuto essere rilevante, ma
sempre lottando per ottenere spazio e respiro. Avevo bisogno di questa
libertà e indipendenza per mantenere lucida la mia mente, affinché le
mie affinità rimanessero fluenti e ricettive nei confronti delle
situazioni che rappresentavo.(6)
Bessie
Head colloca il dibattito sulla questione femminile nell'ottica
dell'opposizione tradizione-modernità, ricercando appunto nelle
consuetudini e costumi del tribalismo l'origine dell'oppressione delle
donne. In un saggio del 1975, Bessie Head affronta questo problema
riferendosi appunto alla situazione delle donne in
Botswana:
In
passato una donna veniva considerata sacra solo se stava al suo posto,
che era nel cortile con sua suocera e i figli. Una sequenza di
tradizioni oppressive ha finito per annullarne il valore come essere
umano e pensante ed ella è stata sfruttata in tutti i modi pensabili.
E' così pesante il dazio dei secoli sulle donne del Botswana, che anche
nella situazione di attuale indipendenza politica del paese si scopre
che le poche donne alfabetizzate del paese parlano con incertezza a
proposito della loro vita e hanno paura di affermare se stesse. Nelle
società fortemente tradizionali c'è un lungo strascico di continuità
tra il passato e il presente, tanto che si guarda al passato per
spiegare i mali sociali del presente. (7)
L'attenzione
al contesto socio-culturale e storico della cultura africana emerge
soprattutto nelle due raccolte di racconti scritte da Bessie Head,
Serowe: Village of the Rain Wind, pubblicato nel 1972, e The Collector
of Treasures, pubblicato nel 1977. Questa fase della sua opera
letteraria assume dei caratteri specifici rispetto ai romanzi precedenti
e subisce un'evoluzione importante: dal contesto di una scrittura
comunque orientata a trattare tematiche personali dell'autrice, si
assiste a una apertura verso diversi problemi sociali e al recupero
delle tradizioni, del passato storico e mitico. In un certo senso,
Bessie Head risolve l'angoscia della ricerca di una identità
all'interno della sequenza dei romanzi, per poi spaziare, con rinnovata
forza e consapevolezza, verso un orizzonte tematico più vasto.
Una
vita tragica
L'universo
letterario di Bessie Head si rivela essere, per certi aspetti, lo
specchio della sua esperienza di vita. I ricorrenti elementi
autobiografici che ritroviamo nei suoi romanzi riscrivono la sua storia,
si confondono con il sogno, la visione, rivivono in personaggi nuovi,
nei quali ella riversa il suo bisogno di sfuggire alle rigide barriere
del razzismo. Ibrahim Huma, in un recente lavoro sul concetto di esilio
nell'opera di Bessie Head, sottolinea il ruolo del 'gesto
autobiografico':
E'
attraverso l'esplosione dell'identità politica e personale
dell'individuo che emerge, in parte, attraverso la scrittura di
un'autobiografia, che Head è in grado di smantellare la "fissità"
dell'identità della donna del Terzo Mondo. In altre parole, il gesto
autobiografico crea dimensioni di identità rimaste congelate e fissate
da stereotipi della condizione della donna del Terzo Mondo. (8)
Attraverso i primi scritti di Bessie Head, in gran parte autobiografici,
e attraverso le sue lettere, siamo in grado di ricostruire alcuni
momenti della sua vita e della sua esperienza letteraria. Il racconto
della vita di Bessie Head ci rivela un mondo privato di solitudine ed
emarginazione. Le circostanze della sua nascita, per anni avvolte dal
mistero (9)
, hanno impresso nella sua memoria il senso profondo dell'abbandono, del
rifiuto. Bessie Head commenta così i dettagli della sua nascita:
Sono
nata il 6 luglio 1937, nell'Ospedale Psichiatrico di Pietermaritzburg,
in Sudafrica. La ragione del mio strano luogo di nascita è che mia
madre era bianca, e mi aveva concepita da un uomo
negro. Fu giudicata
malata di mente e affidata all'ospedale psichiatrico mentre era incinta.
Il suo nome era Bessie Emery e considero l'unico onore che i funzionari
sudafricani mi abbiano fatto quello di avermi dato il nome di questa
donna sconosciuta, dolce e imprevedibile. (10)
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Quelli
erano gli anni precedenti lo scoppio della seconda guerra mondiale e in
Sudafrica, sebbene il regime dell'apartheid non fosse ancora stato 'istituzionalizzato',
esisteva già una marcata segregazione razziale. La gerarchia razzista
venne dichiarata nel 1948.
È intuibile, quindi, quanto gravi fossero le conseguenze di un rapporto
interrazziale, come quello della madre e del padre di Bessie Head. Il
ricovero in ospedale psichiatrico divenne, agli occhi di Bessie Head e
nei suoi riferimenti letterari, metafora della 'punizione' della società
bianca nei confronti della madre, del suo peccato di 'depravazione',
'the reason for my peculiar birthplace'.
Dopo la nascita la bambina fu data in adozione
ad una famiglia boera, che si rifiutò di lì a pochi giorni di tenerla
proprio per il colore della sua pelle.
La piccola Bessie fu allora sistemata presso una famiglia mulatta, a
Durban, che ella considerò la sua vera famiglia, fino a quando la madre
adottiva fu costretta a mandarla, per problemi economici, in un
orfanotrofio femminile gestito da dei missionari anglicani.
I
problemi nacquero quando arrivarono le vacanze da scuola. Fui chiamata
nell'ufficio del preside, un missionario britannico, che mi disse,
tagliando corto: 'Non tornerai da quella donna. Lei non è tua
madre'.(11)
All'età
di tredici anni Bessie Head scoprì la verità, e ne venne a conoscenza
in modo brutale, traumatico. Al recente abbandono da parte della madre
adottiva, alla quale si sentiva profondamente legata, si aggiunse la
consapevolezza di essere stata rifiutata alla nascita per il colore
della sua pelle.
Questa esperienza dolorosa ricorre continuamente nella sua opera
letteraria, trasformata in leggenda, in storia. Ed è proprio per tale
motivo che la lettura delle opere di Bessie Head necessita un quadro
preciso di riferimenti biografici tali quali ella ce li racconta,
sebbene possano sembrare miticizzati (12)
. La sua versione dei fatti ci proietta in un mondo lontano, segnato
dalla solitudine, dalla discriminazione e da momenti di depressione, ma
anche ricco di uno speciale senso dell'umanità e della dignità.
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Le bellezze del Sudafrica

Kruger Park

Cascata Royalnatal

Il Capo di Buona Speranza
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Dopo aver conseguito il diploma di maestra
elementare presso la scuola dell'orfanotrofio, Bessie Head lavorò come
giornalista a Johannesburg per il Golden City Post, in una
rubrica dedicata ai teenagers. Nel 1960 si trasferì a Capetown, nel
District Six, il famoso quartiere mulatto della città. A quel tempo, il
District Six, che sorgeva su una panoramica collina sovrastante la città
e pullulava di vita e di artisti. In questo periodo ella lavorò alla
redazione dello stesso settimanale e probabilmente incominciò il suo
primo manoscritto, pubblicato postumo nel 1993 e intitolato The
Cardinals:
Durante
quei primi anni come reporter a Città del Capo, ella aveva battuto a
macchina ricette e fatto altri lavori sporchi, come quello di occuparsi
dei "casi di immoralità" - una rappresentazione molto più
realistica dell'ambito del suo lavoro. Dopo tre anni, ella avrebbe
utilizzato alcune delle sue esperienze di reporter per ricreare il
colorato e scomodo sfondo del suo primo romanzo, The Cardinals.(13)
Gli
anni trascorsi nella redazione del Golden City Post furono
comunque fruttuosi per Bessie Head, che conobbe vari giornalisti di Drum,
il famoso mensile che rappresentò per molti anni un punto di
riferimento per il pubblico di colore. Tra di loro c'erano alcuni
intellettuali, al tempo reporters, che avrebbero segnato la storia
culturale e politica del Sudafrica: Dennis Brutus, Lewis Nkosi e Can
Themba.
Il regime dell'apartheid era ormai consolidato; la vittoria alle
elezioni del National Party, nel 1948, aveva dato l'avvio alle leggi
razziali: nel 1949 furono votati il Group Areas
Act, che determinava la
separazione dei diversi gruppi razziali nelle aree rurali e nelle città,
destinando alla popolazione africana e ai mulatti le zone più povere;
l'Immorality Act, che vietava relazioni sessuali tra bianchi e
non-bianchi; il Population Registration Act, che determinava i 'gruppi
di popolazione' o 'categorie razziali' (bianco, nero, coloured e
asiatico) e il Suppression of Communism Act, che bandiva ogni forma di
protesta contro il regime, in particolare da parte delle associazioni
filo-comuniste.
Quelle citate sono alcune delle leggi che proliferarono dalla fine degli
anni '40 e che miravano al consolidamento della segregazione razziale in
base a particolari principi di identità etnica. Proprio negli anni '60
queste leggi si inasprirono, fino a determinare il progressivo
allontanamento della popolazione di colore dalle aree urbane e a
perfezionare la legge sui pass, ovvero l'obbligo, per tutti i
non-bianchi, di portare con sé un particolare documento di
identificazione, pena l'arresto. E fu proprio durante una protesta
pacifica contro questa legge che avvenne il massacro di Sharpeville, nel
1960, dovuto all'attacco delle forze di polizia contro la folla di
dimostranti. La tensione politica era all'apice, così come le reazioni
repressive del governo. Oramai i leader dei movimenti di opposizione, l'ANC
(14)
e il PAC (15)
erano stati incarcerati o erano riusciti a fuggire dal paese.
Bessie Head
rimase sempre ai margini della lotta politica. Fu attratta dalle
posizioni politiche del PAC, ovvero dall'idea di un'identità africana e
di una lotta comune contro l'oppressione coloniale.
Un motivo di questo rifiuto del coinvolgimento politico potrebbe essere
stato il fatto che Bessie Head non riuscì mai a sentirsi davvero legata
al destino della comunità della quale faceva parte. Sebbene con grande
sensibilità e intelligenza, interpretò la parte di chi osserva la
lotta per la sopravvivenza nelle townships delle grandi città,
Bessie
era una persona realista. Osservava con angoscia il modo in cui molte
persone mulatte, che potevano essere semi-analfabete o analfabete, erano
rimaste 'intrappolate in un cerchio di miseria, povertà e fine
settimana di sbronze'.(16)
Nel
1962 Bessie conobbe Harold Head, un giovane cronista. I due si sposarono
e presto nacque un figlio, Howard. Subito dopo il matrimonio, la
situazione divenne difficile, sia per i gravi problemi economici della
coppia, sia per difficoltà di comprensione tra i due giovani. Nel 1964
Bessie Head decise di lasciare il marito, portando via con sé il
figlio, per emigrare dal Sudafrica.
Ma la sua richiesta di passaporto fu rifiutata dalle autorità
sudafricane a causa del suo breve coinvolgimento politico con il PAC. A
questo punto, l'ultima possibilità che rimaneva a Bessie per sfuggire
alle forti tensioni che la opprimevano in Sudafrica fu di lasciare il
paese con un permesso di uscita, che significava automaticamente
l'esilio, ovvero la perdita della cittadinanza per sempre. Nel
frattempo, ella venne a conoscenza del fatto che il Bechuanaland, al
tempo un Protettorato inglese, offriva posti di lavoro per insegnanti.
La sua domanda fu accettata, così Bessie e il figlio partirono per non
fare più ritorno in Sudafrica. La loro meta era
Serowe, il più grande
villaggio dell'Africa sub-sahariana.
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La straordinaria fauna del
Sudafrica

Il barbuto

Il cercopiteco
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In un articolo datato 1962 ed intitolato A gentle
people. The warm, uncommitted 'Coloureds' of the Cape, Bessie Head
fa riferimento alla sua incapacità di scrivere nella situazione
politica e sociale del suo paese:
Quando
penso di scrivere anche una sola cosa, mi viene il panico e muoio
dentro. Forse è perché ho l'orecchio troppo abituato a quei
taglialegna dei politici, indaffarati a fare capitale sulle vite umane.
Forse ho solo degli incubi. Qualsiasi siano i miei molteplici disordini,
spero di uscirne fuori presto, perché "devo solo raccontare una
storia". (17)
Bessie
Head dimostra già in queste righe la sua avversione per la politica,
disprezzo che accrescerà nel corso degli anni. Ella soprattutto critica
l'uso indiscriminato e spregevole del potere da parte di una classe
dominante, che sia bianca o nera.
E ancora, sulla mancanza di rappresentazione politica:
In
questo paese si sente spesso il grido di leaders non-bianchi, e in
particolare tra i leaders Mulatti, sulla mancanza di unità tra la gente
oppressa. (18)
Un
motivo del suo esilio volontario può essere quindi rintracciato anche
nella esasperazione dovuta alla mancanza di un'identità politica, oltre
alla disillusione sul futuro del Sudafrica. Ma un'altra motivazione che
probabilmente la spinse a lasciare il suo paese fu quella di sentirsi
precipitare in un incubo, in una incapacità totale di pensare, in una
perdita totale di se stessa come donna e come scrittrice.
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Il
Sud Africa è un paese intensamente isolato, intensamente triste…Per
qualche motivo l'apatia e la passività ti sovrastano e ti fanno cadere
in un pericoloso stato d'animo di essere imprigionato nei tuoi stessi
guai e miserie. Non puoi pensare. Non puoi vivere. Tu e solo tu per
tutto il tempo…Ogni faccia bianca che vedi passare ti mette in
subbuglio fino a che potresti gridare per essere sollevato da questo
incessante tormento di odio, odio, odio. (19)
L'esilio
di Bessie Head rappresentò quindi un rifiuto alla sottomissione e un
disperato tentativo di ricostruirsi una vita e un'identità al di fuori
delle rigidi imposizioni razziali del regime dell'apartheid.
Il senso di soffocamento, l'oppressione politica che diventa poi
costrizione fisica dell'oppresso in uno spazio limitato, squallido, sono
tematiche spesso ricorrenti nell'opera di Bessie Head.
Il periodo che seguì l'abbandono del Sudafrica fu molto importante e
fruttuoso per la carriera letteraria e per la vita di Bessie Head. Ella
scoprì una nuova energia creativa, una nuova dimensione delle proprie
idee. Ma restò purtroppo un'estranea nella sua nuova
patria. Infatti,
il governo del Botswana (20)
non le permise di ottenere la cittadinanza se non nel 1979, quando la
sua fama di scrittrice era ormai consolidata. Bessie Head e il figlio
ottennero lo stato di rifugiati e si trasferirono per un breve periodo a
Francistown. Questa città rappresentava il punto di raccolta di tutti i
rifugiati che fuggivano dal Sudafrica e dalla Rodesia (oggi Zimbabwe).
La loro situazione non era facile, in quanto gli spostamenti dal
Botswana verso il nord, lo Zambia, risultavano molto lenti. Si erano
inoltre verificati problemi con le popolazioni locali e il governo non
intendeva aggravare le frizioni sociali permettendo ai rifugiati di
spostarsi liberamente nel paese.
Bessie Head riuscì a cominciare a scrivere,
sebbene le sue condizioni economiche fossero sempre più disperate:
Ho
dovuto imparare a stare un fine settimana senza cibo. E ancora qualcosa
tiene insieme la mia mente. Per giorni e giorni ho dovuto dare tutto il
cibo a mio figlio e poi passare la notte seduta a scrivere a macchina il
mio libro…Non c'è niente come la fame per un periodo prolungato per
farti rimangiare le bugie e guardare in profondità nella vita.
Pensai di dover cogliere questo per il futuro.(21)
Dall'esperienza
del campo profughi di Francistown nacque When Rain Clouds Gather,
romanzo pubblicato da Simon&Schuster a New York, nel
1969. Nello
stesso anno, Bessie Head e il figlio ritornarono a Serowe, in una
situazione sempre più disperata.
Bessie non riusciva ad integrarsi nella comunità del villaggio, per il
suo essere una rifugiata, fatto che amplificava la naturale diffidenza
della popolazione verso gli 'estranei'. Ella si sentiva minacciata,
esclusa, derisa. Bessie, che già durante gli anni che aveva trascorso a
Capetown aveva sofferto per un esaurimento nervoso, ricadde in un
periodo di profonda instabilità mentale ed emotiva.
E'
doloroso per me scoprire che tutto quello che ho costruito, per ciò che
ho sofferto e sognato, mi abbia lasciato con ben pochi sogni e visioni
oggi. Forse Rain Clouds è stato tutto invano dato che c'è una tale
rabbia nera, amara e violenta nel mio cuore. A volte non riesco a
guardare in faccia un uomo o una donna neri senza allo stesso tempo
pensare che essi siano la quintessenza di tutto quello che c'è di
avido, grezzo, crudele e traditore del buono dell'umanità. Per metà
questa sensazione è da attribuire al fatto che sia stata ricoverata in
ospedale per un esaurimento nervoso. L'altra metà è a causa di questo
villaggio. (22)
Le
radici profonde dell'esclusione di Head dalla vita della comunità
devono essere ricercate anche nel fatto che ella veniva subito
identificata, essendo mulatta, con il popolo dei 'Bushmen', una
popolazione sottomessa a quella dei Batswana, la tribù 'dominante'. La
gerarchia tra le tribù africane era una realtà quasi inconcepibile per
Bessie Head, la quale aveva vissuto per molti anni nelle grandi città
del Sudafrica, vivendo la gerarchizzazione sociale e politica tra
"bianchi" e "non bianchi", e che non era mai venuta
a contatto con il tradizionalismo della società rurale africana.
Sono
solo a disagio nella mia mente. Forse non mi sono resa conto di quanto
quella che è conosciuta come razza mista sia realmente profondamente
odiata dagli Africani. L'odio è ancora maggiore di quello rivolto
all'uomo bianco perché una mezza casta ha meno difese, dignità o
proprietà.(23)
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La
drammatica condizione dell'emarginazione le fu imposta dagli abitanti di
Serowe, che la costrinsero ad una solitudine forzata. D'altro canto,
Bessie Head non accettò nessun compromesso, denigrò apertamente quello
che lei considerava un atteggiamento di servilità delle donne verso gli
uomini e creò un vuoto intorno a sé.
When Rain Clouds Gather è un romanzo
ambientato in un villaggio ai margini del deserto, dove si riuniscono i
rifugiati in fuga dal Sudafrica. L'ambientazione crea le premesse per un
confronto tra la vita di Bessie Head e quella dei suoi personaggi. Molti
sono gli elementi autobiografici che riaffiorano, molte le similitudini
tra i problemi descritti e quelli vissuti dalla scrittrice. Ma con
questo romanzo, ella dimostra di aver finalmente superato la sterilità
creativa che l'affliggeva in Sudafrica.
Ho
vissuto ventisette anni della mia vita in Sudafrica ma non sono riuscita
in alcun modo a rappresentare questa esperienza in modo diretto, come
scrittrice. Un problema molto grave è che ci troviamo a vivere in una
situazione dove la gente è separata in precisi gruppi razziali. Ognuno
tende a pensare solo in quei gruppi nei quali si trova e viene
infastidito da barriere artificiali. E' come se, con tutte queste
divisioni e questi divieti, si finisca per non essere più delle
persone. Il contesto mi ha completamente distrutto, come scrittrice.
Vorrei solo che la gente fosse gente, così non ebbi modo di unire tutte
le persone in un insieme coerente. (24)
Bessie
Head aspirò ad una continuità tematica nella sua opera letteraria, ad
una ricerca critica che andasse oltre le istanze di liberazione
dall'oppressione dell'apartheid, oltre la rabbia dei ghetti e della
miseria. Il suo scopo era di rappresentare nuova vita, nuove esistenze
che prospettassero un futuro migliore, nuovi valori e nuove forze per
una società libera dal "male".
Ciò
di cui sono sicura è che la funzione principale di uno scrittore è di
rendere la vita magica e riuscire a comunicare un senso di meraviglia.
Ammetto di aver trovato la realtà sudafricana così negativa da non
poterla gestire, in termini creativi. Il mio lavoro ha coperto l'intero
spettro delle ossessioni in Sudafrica - rifugiati, questione della
razza, il male e l'antico dialogo storico del Sudafrica. (25)
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Le bellezze del Sudafrica

Falegname

Bambina che lavora

Un ragazzo dello Swaziland
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Nel
1971 venne pubblicato in Inghilterra il secondo romanzo di Bessie Head, Maru,
ancora incentrato sulla natura del razzismo, ma dove assistiamo alla
comparsa di elementi quasi visionari, che preannunciano l'astrattismo
del suo romanzo più famoso, A Question of Power, apparso nel 1973.
Difficile e criptico, A Question of Power, romanzo in gran parte
autobiografico, ripercorre le fasi e l'evoluzione di un periodo buio
della vita di Bessie Head: gli anni in cui fu afflitta dalla depressione
e segnata dall'emarginazione. La possibilità che i disturbi 'emotivi'
della madre fossero alla base della propensione di Bessie Head a lunghi
periodi di depressione è un'ipotesi che ha spinto molti critici ad
interpretare l'ultimo romanzo come una sorta di 'autoanalisi', di
'terapia analitica' attraverso la scrittura.
In realtà, in questo romanzo si sommano tutte le esperienze traumatiche
della vita di Bessie Head, che assumono un valore simbolico: dalla
'pazzia' dell'apartheid, inteso come situazione incomprensibile,
inumana, alla 'pazzia' di Elizabeth, la protagonista del romanzo,
soggiogata da due figure maschili che prepotentemente oscurano la sua
esistenza. Le ultime frasi di A Question of Power accennano però
ad una conclusione positiva della 'pazzia', dalla quale Elizabeth esce
attraverso l'amore per il giardinaggio, attività creativa che la
riavvicina alla terra, alle radici profonde della sua 'identità'.
Negli
ultimi anni della sua vita, Bessie Head trova finalmente una dimensione
nuova del suo lavoro. Dedica il proprio sottile spirito d'osservazione
alla vita quotidiana nei villaggi in Botswana, alle credenze animiste e
alle superstizioni. La svolta 'sociale' fu segnata dalla pubblicazione
nel 1977 della raccolta di racconti The Collector of Treasure,
dal racconto storico Serowe: Village of the Rain Wind, del 1981;
e dal romanzo storico A Bewitched Crossroad, del 1984. In questo
periodo, Bessie Head riuscì a costruirsi una nuova esistenza, più
tranquilla, all'interno della comunità di Serowe, il villaggio tanto
amato quanto odiato.
Mentre
si addormentava, ella posò una mano morbida sulla sua terra. Fu un
gesto di appartenenza.(26)
Epilogue - A Poem to Serowe
These I have loved:
The hours I spent collecting together my birds, my pathways,
my sunsets, and shared them, with everyone;
The small boys of this village and their homemadewire cars;
The windy nights, when the vast land mass outside my door
simulates the dark roar of the ocean.
- And those mysteries: that one bird call at dawn - that single,
solitary outdoor fireplace far in the bush that always
captivates my eye. Who lives so far away in the middle of
nowhere? The wedding parties and beer parties of my next-door
neighbours that startle with their vigour and rowdiness;
The very old women of the village who know so well how to
plough with a hoe; their friendly motherliness and insistent
greetings as they pass my fence with loads of firewood or
water buckets on their heads;
My home at night and the hours I spent outside it watching
the yellow glow of the candle-light through the curtains;
The hours I spent inside it in long, solitary thought.
These small joys were all I had, with nothing beyond them,
they were indulged in over and over again, like my favourite
books.27
|
Epilogo -
Un canto per Serowe
Questo ho amato:
Le ore passate a collezionare i miei uccelli, i miei sentieri,
i miei tramonti, e l'averli condivisi, con chiunque;
I ragazzini di questo villaggio e le loro macchine fatte in casa
con il fil di ferro;
Le nottate ventose, quando la vasta massa di terra fuori dalla mia
porta sembra imitare il cupo mugghio dell'oceano.
- E quei misteri; quel canto di uccello all'alba -quell'unico,
solitario fuoco lì fuori nel bosco che sempre conquistò il mio
sguardo. Chi vive così lontano nel bel mezzo del nonnulla? Le
feste di matrimoni e le sbronze dei miei vicini di casa,
che fanno trasalire con il loro vigore e la loro rozzezza; le
donne anziane del villaggio, che sanno così bene come arare con la
zappa; i loro amichevoli, materni e insistenti
saluti quando passano vicino al mio cancello con fascine di legna
da ardere o con i cesti per l'acqua sulla testa;
La mia casa di notte e le ore passate fuori a scrutare lo
scintillio giallo della candela accesa attraverso le tende;
Le ore passate dentro casa, immersa in lunghi e solitari pensieri.
Queste piccole gioie sono tutto quello che ho avuto, niente al di
là di queste,
sulle quali ho indugiato a lungo, come fossero i miei libri
preferiti.
Bessie Head |
Bessie Head morì il 17 aprile 1986, nella sua casa di Serowe, a causa
di un'epatite virale.
NOTE
1
Nata a Pietermaritzburg, Sudafrica, nel 1937 e morta a Serowe, Botswana,
nel 1986.
2
Susan Gardner, "Bessie Head: Production under Drought Conditions",
Africa Insight, 15, 1 (1985), p.43.
3
Giampaolo Calchi Novati, "La storia perduta, la storia
ritrovata", in Itala Vivan (a cura di), Il nuovo Sudafrica.
Dalle strettoie dell'apartheid alle complessità della democrazia,
Scandicci, La Nuova Italia, 1996, p.5.
4
Arthur Ravenscroft, "The Novels of Bessie Head", in C.Heywood
(ed.), Aspects of South African Literature, London, Heinemann,
1976
5
Bessie Head, A Woman Alone: Autobiographical Writings, London,
Heinemann, 1990, p.73.
6
Bessie Head, A Woman Alone, p.95.
7
Bessie Head, "Despite broken bondage, Botswana women are still
unloved", in A Woman Alone, p.54.
8
Ibrahim Huma, Bessie Head: Subversive Identities in Exile,
Charlottesville and London, University Press of Virginia, 1996, p.3.
9
Solo nel 1995 è apparsa la biografia di Bessie Head, scritta da Gillian
Stead Eilersen ed intitolata Bessie Head: Thunder Behind Her Ears,
Capetown, David Philip, 1995. Fino ad allora, tutte le notizie sulla
scrittrice apparivano frammentate e provenivano sostanzialmente dai suoi
scritti autobiografici
10
Head, 'Preface to "Withcraft"', Ms.Magazine, November 1975,
p.75.
11
Head, A Woman Alone: Autobiographical Writings, London, Heinemann,
1990, p.3.
12
Alcuni dubbi e incongruenze sulla sua versione dei fatti sono stati
messi in luce da Susan Gardner nell'articolo "'Don't Ask For the
True Story': A Memoir of Bessie Head", in Hecate, 12:
1&2, 1986, pp.110-129.
13
Gillian Stead Eilersen, Bessie Head: Thunder Behind Her Ears,
Capetown, David Philip, 1995, p.40.
14
African National Congress, partito nato nel 1912 con il nome di South
African Native National Congress, cambiato nel 1927 in ANC. Nel 1943 si
costituisce l'ANC Youth League, che propone un programma di militanza
armata. Tra i membri ci sono Mandela e Sobukwe, futuro fondatore del PAC.
Viene bandito dal governo nel 1960.
15
Pan Africanist Congress, fondato nel 1959 da Sobukwe. Il partito viene
bandito nel 1960.
16
Gillian Stead Eilersen, Bessie Head: Thunder Behind Her Ears,
p.57.
17
Head, A Woman Alone, p.8.
18
Head, A Woman Alone, p.12
19
Head, A Woman Alone, p.14.
20
Il Protettorato britannico del Bechuanaland divenne indipendente nel
1966 con il nome di Botswana.
21
Head, A Gesture of Belonging. Letters from Bessie Head,
1965-1979, ed. Randolph Vigne, London, Heinemann, 1991, p.59-60.
21
Head, A Gesture of Belonging. Letters from Bessie Head,
1965-1979, ed. Randolph Vigne, London, Heinemann, 1991, p.59-60.
22
Head, A Gesture of Belonging, p.85.
23
Head, A Gesture of Belonging, p.89
24
Head, A Woman Alone, p.61.
25
Head, A Woman Alone, p. 67.
26
Bessie Head, A Question of Power, Oxford, Heinemann, 1974, p.206
BIBLIOGRAFIA

|
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Pagina
creata da Maria Antonietta Pappalardo e pubblicata nel 2003
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