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RECENSIONI

La band Skunk Anansie
Skunk
Anansie - Post Orgasmic Chill
Stefania
Mularoni, aprile 1999
Prodigioso!
Già dalle prime note di questo nuovo lavoro degli Skunk Anansie si può
avvertire tutta la carica positiva del gruppo. Skin è tornata per
travolgerci ancora una volta con la sua energia, regalandoci un CD
composto da ben 12 canzoni, senza neppure un calo di tensione. La musica
comincia a pulsare già dalle prime note di "Charlie Big
Potato", che con la sua ritmica quasi tribale, ci introduce in
un mondo che fa paura, se visto con gli occhi di un bambino. Il suono di
questo nuovo lavoro non stanca, passando da brani neo psichedelici "Tracy’s
Flaw" a pezzi di chiara derivazione grunge "We Don’t
Need Who You Think You Are", toccando punte di bravura in pezzi
come "You’ll Follow Me Down".
Anche
la strumentazione usata è varia e si avvale sia di tecnologia digitale
che di un'orchestra di ben ventidue elementi, che fa la sua comparsa
alla fine di "Lately"e in "I’m Not Afraid", brano
finale che dolcemente ci conduce in uno stato di quiete post-orgasmica.
La voce di Skin riesce a vibrare costantemente, nonostante la diversità
dei temi trattati, scivolando addosso all'ascoltatore morbidamente, in
maniera sensuale, a tratti quasi morbosa."This Is Nothing That I
Thought I Had" è caratterizzata da un sound alla Red Hot Chili
Peppers prima maniera. Il percorso di "Post Orgasmic Chill" ci
apre a differenti possibilità di ascolto e la band, pur avendo un sound
ormai chiaramente definito, non rifiuta un'immersione in tipi di musica,
differenti per epoca e interprete, da cui trarre ispirazione. Non ci
resta che gustarci questo nuovo lavoro degli Skunk Anansie, in attesa
delle spettacolari performance live del gruppo di Skin.
MUSICA
(Repubblica), Aprile 1999
Una
pantera in libertà
Skunk Anansie
di Giacomo Pellicciotti
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MILANO
- E'
una forza selvaggia della natura Skin, nervi e cuore scoperti, la voce
calva degli Skunk Anansie. Calva nel senso di nuda, senza peli sulla
lingua né argomenti tabù. E dice subito cos'è per lei Postorgasmic
chill, il gelo postorgasmico che simboleggia il terzo album della
band più abrasiva e irriverente del Regno Unito, proiettata ormai verso
traguardi mondiali. Skin ha lingua tagliente: "Sarà certo uno
dei dischi migliori del 1999 perché l'abbiamo suonato con una maturità
mai avuta prima, dall'inizio alla fine di ogni pezzo. Ne
abbiamo registrati quindici e ne abbiamo poi scelti dodici, ma ogni
brano è diverso dall'altro e tutti hanno pari dignità. Non è falsa
modestia, ma è proprio un grande album. Ci abbiamo messo tanta passione
dentro e ciascuno di noi ha dato il massimo. Io non ho mai cantato così
bene, con tutta l'emozione possibile".
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Skin durante un concerto |
Per una volta si può essere d'accordo con i performer, secondo i quali
l'ultimo album è sempre il più bello. Stavolta gli Skunk Anansie
convincono già dalle tracce smaliziate, ora forti, ora fortissime, ora
anche tenere dell'ultimo disco, prima di sferrare i loro colpi proibiti
dal vivo, perché è il palco la loro scioccante specialità.
Tutti
gli episodi di "Postorgasmic chill" sprigionano
l'energia e la varietà di toni della band ormai matura, capace di
superare il ghetto dell'"alternativa" per conquistare nuovo
pubblico e nuovi applausi fuori dalle schematizzazioni di stile o di
target musicali. Con un album così gagliardo e potente, gli Skunk
Anansie si candidano seriamente al titolo di campioni rock di fine
secolo. Anche il colpo d'occhio fa la sua parte, e vedere l'uno
accanto all'altro Ace il chitarrista, Cass il bassista, Mark il
batterista e la straripante Skin suggerisce l'idea di una vitalità
tutt'altro che artificiosa.
Scherzano,
si lanciano battute e Skin fa spesso arrossire i compagni con le sue
allusioni ad alto potenziale erotico. Tutte le band prima o poi si
sciolgono, ma gli Skunk Anansie sembrano ancora lontani
dall'autodistruzione. Anzi, proprio dallo stress da superlavoro è nato
lo stimolo al miglioramento decisivo. Racconta Ace: "Dopo tre
anni passati sulla strada, eternamente in viaggio e in tour, quando nel
dicembre 1997 eravamo stanchi e affaticati a suonare in Sudafrica,
abbiamo cominciato a pensare al nuovo album. I primi due (Paranoid &
Suburnt e Stoosh) li abbiamo concepiti a volo radente e sono venuti
fuori per combustione spontanea, senza starci a pensare tanto su.
Stavolta abbiamo scritto davvero, ripreso, cambiato e perfezionato.
Abbiamo voluto come produttore Andy Wallace (Nirvana, Sepultura, Jeff
Buckley) e ci siamo isolati per sette settimane negli studi Bearsville a
Woodstock, vicino New York".
Aggiunge
serafica Skin: "Ci siamo rilassati, abbiamo finalmente
ragionato. La nostra musica è molto sexy. E come devi rilassarti quando
fai sesso, così bisogna rilassarsi quando si sta incidendo un disco.
Figurarsi che in quattro pezzi abbiamo aggiunto persino gli
arrangiamenti e gli archi di un'orchestra di 22 elementi". Mark
puntualizza: "Noi non scriviamo per le radio, non siamo gli
Aerosmith o gli U2. Non siamo neanche una heavy-rock band". E
Skin: "Ma gli Skunk Anansie suonano a volte feroci e aggressivi,
come nella migliore tradizione dei Led Zeppelin o degli Stones. Le radio
sono noiose e non amano le cose troppo dure. Evitano i brani più
energici e scelgono sempre i più morbidi. Per questo non pensiamo mai a
scrivere pezzi radiofonici. Forse il rock è morto come dicono in molti,
perché non ci sono idee nuove in giro. Noi però vogliamo fare cose
nuove, fresche, anche cambiando semplicemente contesto sonoro da un
pezzo all'altro".
Forse
per questo, nei diversi brani di Postorgasmic chill, si passa
rapidamente da echi di drum'n'bass, dub e hip hop alle ballate soul pure
e semplici. L'arte della variazione è un valido antidoto allo
stereotipo rock. E gli spregiudicati contenuti politici dove sono
finiti? Skin: "A volte non c'è bisogno di essere
dichiaratamente politici. Ora i nostri testi sono così chiari che non
c'è bisogno di tante spiegazioni programmatiche. L'evoluzione sta nel
non ripetersi, adottando un linguaggio più forte e diretto. Adesso
possiamo permetterci di evitare la staticità degli slogan, perché
esprimiamo un messaggio più articolato e ancora più libertario".
Qualche titolo per orientarsi, anche se tutto l'album è da ascoltare: Charlie
big potato, il primo singolo, We don't need you, Secretly,
Follow me down, The skunk heads, Tracy's flow e,
infine, Hotel tv, sul quale Skin si sente di dover dare una
spiegazione: "Per noi viaggiatori incalliti l'apparecchio tv è
il riferimento costante. Chiusi nelle nostre stanze d'albergo,
giudichiamo un paese attraverso la televisione".
E'
un approccio solo virtuale, ce ne rendiamo conto, ma sarà poi la verità
o no?

Semplicemente
Shunk Anensie
Pordenone,
6 aprile
2000
La
Notizia.it
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Nata per stupire, per bucare il video, per essere diversa da tutto e da
tutti. Questa è Skin, qualcosa di più di una semplice cantante: il
cuore, la grinta, la sfacciataggine degli Skunk Anansie. Lei è tutto
per il gruppo inglese: voce, icona, forza, impatto.
Con la sua figura si
ripropone l’eterno problema del leader di una band. Si è sempre
detto: chi canta è l’anima del gruppo? Spesso è così, non sempre,
ma spesso sì, come vedremo nel tour di questi giorni in Italia.Che sarebbero i Madredeus senza Teresa
Salgueiro? I Nirvana senza Kurt Cobain? I Dire Straits senza Mark
Knopfler? Solo i Genesis sono riusciti a sopravvivere al divorzio dal
carisma di Peter Gabriel, scoprendo la spudoratezza di Phil Collins. |

Skin lecca la pelata di Ace |
Nella stragrande maggioranza dei casi chi sta dietro al microfono, per
il pubblico è il gruppo.
E
così è Skin: calva, aggressiva, scolpita dal solito mistero bisessuale.
Lei è gli Skunk Anansie: nata per bucare il video, per
squarciare il buio dei concerti. In Italia è adorata, omaggiata come
una sacerdotessa, infatti non è un caso se la band inglese ruota da noi
sempre più di frequente. Già si era capito con i primi due album,
"Paranoid and sunburnt" (1995) e "Stoosh"
(1997), che il crossover degli Skunk era un delizioso pugno in faccia,
ma il boom è arrivato con "Post Orgasmic chill".
La
leggenda si è librata in volo, arrivando a vette impensate una sera di
giugno del 1999, a Imola, sul palco dell’ "Heineken Jammin
Festival".
Pioveva da due giorni, e il prato dell’autodromo era un’immensa
piscina di fango. Eppure migliaia di persone erano lì, radicate nella
mota, con gli occhi paralizzati. Davanti a loro c’era Skin, serpente
che si contorceva sul palco e dalle cui spire uscivano soffocati i
gemiti di "Secretely", "You'll follow me down". E a una
così si
può perdonare davvero tutto. Anche un musical come "Rent".

Skunk
Anansie, addio per sempre
"Musica",
20-4-2001
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Hanno
deciso di sciogliersi "per dedicarsi a progetti futuri
singolarmente", hanno
detto con un laconico comunicato i componenti del gruppo Skin, Ace, Mark
e Cass. Gli Skunk Anansie si sono divisi. La band ha deciso che oramai
aveva raggiunto il picco più alto della loro carriera ed era quindi
giunto il momento di dedicarsi alle rispettive carriere soliste. La
decisione è stata presa di comune accordo ed i rapporti tra i membri
del gruppo rimangono comunque amichevoli.
Formatasi
nel ’94, la band ha venduto in tutto in mondo 4 milioni d copie dei tre
album pubblicati, dal ’95 al ’99. Pare che sia stata la cantante
Skin, quella più determinata a lasciare il gruppo e per la quale si
prospetta un album solista: oltre trenta canzoni sarebbero già pronte
per lei. "Credo che tutti nella band si sentissero allo stesso modo,
ma io sono stata la prima a dirlo a voce alta", si legge in una
recente intervista a Skin su www.skunkanansie.com, sito ufficiale del
gruppo. "Tutta la band voleva andare via per un po’ e seguire i
propri progetti per poi ritornare nel gruppo".
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Una bella foto in bianco e nero
degli Skunk prima formazione |

"Fleshwounds",
l'ultimo
album di Skin
Recensioni

Radiobasenet
3-7-2003
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Il nuovo look di
Skin nel 2003 |
Con
il suo primo album da solista "Fleshwounds" l'ex cantante
degli Skunk Anansie è balzata in cima alle classifiche delle radio con
il singolo "Trashed". E' Skin, che dopo aver salutato gli ex
compagni con cui per sette anni ha scritto alcune delle più belle
pagine del rock anni 90 si è data, con il suo nuovo album, a un tour
europeo partito da Milano il 20 maggio con un concerto sold out
all'Alcatraz.
Dopo aver partecipato a Flippaut Cornetto Free Music Festival di
Bologna, Skin farà tappa a luglio per 5 concerti in cui presenterà il
suo nuovo corso musicale e artistico e, come già successo a Milano e
Bologna, suonerà alcuni classici degli Skunk Anansie. |
LE DATE IN
ITALIA: 8 Luglio: Caivano (Na), Caivano Rock Festival; 9 Luglio: Jesi (An),
Piazza della Repubblica; 10 Luglio: Genova, Goboa Festival; 21 Luglio:
Lignano Sabbiadoro (Ud), Arena; 22 Luglio: Torino, Chicobum Festival.
Le
11 canzoni del suo primo album da solista sono incentrate quasi
esclusivamente sulla voce stupenda di SKin. Nelle sue ultime
dichiarazioni la cantante diceva: "Mi sono rintanata per un anno e
mezzo a scrivere canzoni piene di testi strani e melodie
dolcissime...". "Fleshwounds" si presenta come un album
introspettivo e ormai l'esperienza con gli Skunk Anansie è finita e non
c'è più l'immagine aggressiva e da leader provocatrice con la quale la
cantante di Brixton si era fatta conoscere al mondo. Ora Skin si
presenta come cantautrice, sola, con la sua bellissima voce e le sue
emozioni.

5
maggio 2003
www.celebritiesworldwide.com
Skunk Anansie erano una forza della natura. La band più apprezzata
degli anni 90 poteva attingere alla propria rabbia di inclinazione
politica con la furia bestiale di mille Rage Against The Machines,
mentre l’urlo di Skin ti inchiodava al muro con la sua forza
potentissima. Eppure sapeva anche cantare in modo bellissimo. Vi
ricordate degli splendidi singoli "Charity" e "Brazen (Weep)?" Quando il
volume si abbassava, Skin rivelava non solo di saper cantare, ma anche
di saperlo fare come una diva. E ora sta portando allo scoperto queste
sue doti con un effetto eccezionale. Finiti Skunk Anansie, Skin è
diventata solista e "Fleshwounds" è un album d’esordio di canzoni
d’amore che al posto di esaltare le emozioni ne rimpiangono
l’esaurimento.
Registrato in Belgio con il produttore David Kosten e
mixato dal collaboratore dei Coldplay, Ken Nelson – Skin ha ideato il
disco con Len Arran, suo coautore di lunga data, tranne per "Lost
Without You", scritto invece a due mani con l’ex partner musicale di
Robbie Williams, Guy Chambers. Fra i musicisti figurano Gail Ann Dorsey
(chitarrista di David Bowie), Cass (bassista degli Skunk Anansie), e Ben
Christophers al piano, mentre la tromba in "You've Made Your Bed" è
gentile concessione – niente meno che - del regista Mike Figgis.
Non male, in effetti.
"Fleshwounds" è davvero un grande disco che mette
in luce una nuova profondità dell’artista Skin. La dissezione delle
relazioni umane è precisa come un bisturi che rende la musica rude,
aperta, brutale nella sua tranquillità e squisita nel canto. E’ di
gran lunga la miglior cosa che Skin abbia mai prodotto.
"All’inizio di questo progetto ero stata incaricata di scrivere
delle canzoni, per lo più tradizionali, fatte di belle melodie e testi
oscuri e profondi." racconta Skin . "Suppongo che il mio
maggior talento sia quello di scrivere i testi e in questo disco ero ben
decisa a metterlo in mostra. Le canzoni degli Skunk Anansie parlavano
molto del mondo. Questo album invece parla esclusivamente di me. Va ad
attingere a un’energia del tutto nuova ed è diversa da qualsiasi cosa
che io abbia mai fatto ".
Skunk Anansie si formarono a Londra nel 1994, nel periodo che segnava
l’apice della Britpop mania. Stavano nella scena indie-rock di quel
momento come i cavoli a merenda. Citati accanto a Suede e Blur, in
effetti avevano più in comune con Asian Dub Foundation e Motörhead.
Skin era l’esatto opposto del tradizionale pallido cantante. Tanto per
incominciare, era una donna. Poi era anche audace, nera e dotata di
vivida intelligenza. Gli editori dei periodici del settore andavano in
visibilio per lei: finalmente avevano una pop star capace di esprimersi,
di stare al proprio posto e che sapesse fare più che suonare un paio di
maracas. Il loro primo singolo, "Selling Jesus", si potrebbe paragonare
a una fine del mondo in musica, un attacco isterico cantato che
stabiliva enfaticamente il loro stile.
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Skin mentre canta "Secretly" |
Nei sei anni successivi, si sarebbero spremuti più delle Spice Girls.
"Abbiamo lavorato più duro di qualunque altra pop band. Abbiamo
fatto una promozione infinita, suonato quasi ogni sera e siamo stati
continuamente in tour. L’avevamo deciso noi ed era la cosa giusta da
fare, perché sapevamo che per raggiungere il livello che volevamo si
doveva fare così. Ne è valsa la pena, ma è stato terribilmente
faticoso". Pubblicarono tre album splenetici - "Paranoid &
Sunburnt", "Stoosh", e "Post Orgasmic
Chill" – ciascuno dei quali fu
lodato dalla critica oltre ad avere successo commerciale, con oltre 4
milioni di copie vendute in tutta Europa.
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"Ho passato tutti i miei
vent’anni viaggiando per il mondo con tre persone stupende e ho
passato degli anni bellissimi", ricorda. Ma col tempo hanno pagato
le conseguenze del ritmo di lavoro, ne sono stati divorati e annientati.
Arrivati al 2001, si erano esauriti irreversibilmente. "Non c’è
stato nessun singolo evento che abbia provocato lo scioglimento del
gruppo", afferma Skin "Suppongo che sia andata come in un
matrimonio. Quel non so che era finito. Non ero più contenta e
purtroppo non ci divertivamo più ".
Così Skin ha lasciato il gruppo e si è concessa qualcosa che si era
praticamente sempre negata nei precedenti sette anni – un po’ di
tempo libero, per rimettere insieme le idee e ritornare poco a poco a
scrivere nuove canzoni. Allora si è detta "Non si può tornare
indietro. Ora ricomincerò daccapo, e mi impegnerò per creare musica
della migliore qualità". "Questo disco è stato difficile da
realizzare, " ammette. "L’intero album tratta di quella
malattia mentale che chiamiamo amore, con le sue molte sfaccettature e
aree di ambiguità. Per raggiungere la felicità nella vita ci imponiamo
alcuni principi folli ed è proprio questo che ho voluto documentare.
Ogni canzone gira attorno a tre rapporti molto particolari che ho avuto
nella mia vita. E’ senza dubbio un album di rottura, e mi ha aiutato a
togliermi molti pesi dal cuore. Mi sento molto meglio, adesso"
sorride con il suo sorriso smagliante, "e confido nel fatto che sia
il miglior lavoro portato a termine finora." La sua filosofia,
afferma, è non tenersi dentro niente, e infatti così ha fatto.
"Fleshwounds" è un’opera che disarma per la sua onestà. Già nei
titoli delle canzoni: "Trashed" (il primo singolo),
"Lost Without You", "The Trouble With Me", Skin dipinge un’immagine di sé come di
qualcuno che non ha facilità a mostrarsi felice. Forse è davvero così.
"Gli amici mi dicono che ho molti problemi," dice con un
sorriso ironico. Ma la sua introspezione ne fa una questione molto
intrigante. E’ un disco dalle tinte scure, è vero, e la sua voce è
intrisa di angoscia, ma sono canzoni d’amore amare e bellissime in cui
si sente tutto l’amore scavato sotto. "Listen To Yourself", con il
suono pulsante del basso e il riferimento alle "lenzuola bagnate"
nel testo trasmette terrore come una febbre malarica, "Faithfulness" è
un brano semplice e appassionante, e nel finale "Til Morning", Skin
appare fragile come una porcellana finissima, delicata come una lacrima.
"Fleshwounds" è la collezione di brani più coinvolgente che
ascolterete in tutto l’anno.

Le
ferite sentimentali di Skin
Marcello Bellan
Milano
La
band di cui era cantante e a cui dava un sostanziale contributo è stata
un ciclone nel mondo rock-pop degli anni 90. Nel giro di tre album in 7
anni - Paranoid
& Sunburnt,
Stoosh
e Post
Orgasmic Chill
- gli oramai disciolti Skunk Anansie portarono agli altari - assieme a
parecchie altre band ma soprattutto con Rage Against the Machine e
Red
Hot Chili Peppers - l'incrocio esplosivo tra roccioso rock chitarristico
e musiche black, vendendo oltre 4 milioni di copie e seminando la loro
carica energetica praticamente ovunque nel mondo.
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Poi,
nel 2001, lo scioglimento della band, mai dato per ufficiale prima delle
dichiarazioni che Skin rilascia in questo periodo, in occasione
dell'uscita del suo primo album solista Fleshwounds.
Sui motivi della dipartita la trentaseienne e in formissima cantante
taglia corto: «nessun singolo evento che abbia provocato lo
scioglimento del gruppo. Suppongo che sia andata come in un matrimonio.
Quel non so che era finito. Non ci divertivamo più». Da lì un lungo
periodo sabbatico, da cui è riemersa con molta meno rabbia e con la
voglia di andare a fondo nella conoscenza di sé stessa, rendendola
materia prima per canzoni scure, per lo più ballate d'amore sofferto e
destinato al fallimento.
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Le sensibili e generose mani di Skin |
La musica come terapia insomma. «Tutte le canzoni ruotano attorno a tre
rapporti molto particolari che ho avuto nella mia vita. E' senza dubbio
un album di rottura, e mi ha aiutato a togliermi molti pesi dal cuore.
Mi sento molto meglio, adesso», sostiene senza andare troppo nello
specifico su quali siano le ragioni delle sue ripetute bancarotte
sentimentali. In questo desiderio entusiasta di denudarsi davanti
all'ascoltatore è rintracciabile la traccia della passata aggressività
e sfrontataggine; dall'energia lasciata libera a quella matura,
concentrata su di sé. Della timidezza ostentata che costella
generazioni di folksinger e di indie rockers comunque neanche l'ombra.
Anzi, la sua sicurezza e le frasi ad effetto che fanno tanto «rockstar»
ed epoca eroica la rendono allo stesso tempo kitsch e affascinante.
Alla
domanda sui due esperimenti in collaborazione con Maxim dei Prodigy e
con i Marlene Kuntz, duetti che hanno in qualche modo anticipato la
nuova direzione artistica così centrata sui testi e sulla voce, Skin
risponde che «in una band come gli Skunk Anansie ogni passaggio
creativo era discusso e valutato assieme. Talvolta questa mediazione può
essere sfibrante e quindi quelle esperienza erano un primo passo nella
direzione dello scrivere da sola, potendo scegliere di volta in volta
con chi lavorare e con che tipo di sonorità rivestire il nucleo
centrale rappresentato dalle parole. Oggi potrei fare qualsiasi cosa:
elettronica, hip hop, e non escludo affatto di prestare la mia voce a
produttori che mi piacciono come i Neptunes».
E
tutta la carica eversiva (spesso solo muscoli in tiro) che era degli
Skunk Anansie e che ha fatto di lei un'eroina della generazione X,
adolescenti annoiati o in disaccordo con le convenzioni sociali? «Oggi
non è più tempo di criticare e basta. E' necessario impegnarsi
direttamente per fare qualcosa e per cambiare in qualche modo il mondo.
Personalmente lo sto facendo prestando la mia opera a fianco di
un'associazione medica che aiuta i poveri di Londra». Rispetto
all'intervento diretto dei musicisti in campo politico-sociale, sul
genere dell'engagement del frontman dei Blur nella mobilitazione contro
la guerra in Iraq che ha portato un milione di ragazzi inglesi in
strada, l'opinione di Skin sembra essere contraria: «ad ognuno il
proprio posto...».


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Skin
degli Skunk Anansie

"Vi racconto quali sono i dieci album
che mi hanno cambiato la vita"
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Quali sono i dieci album che hanno cambiato la vita a Skin,
cantante degli Skunk Anansie? E per quale motivo?
Ecco la risposta della cantante:
1) Dionne Warwick, "The Essential Collection": "A
dire il vero questo è uno dei suoi più recenti. Ma c'é sopra
tutto il suo vecchio materiale. Le canzoni e le melodie mi fanno
ricordare mia madre: quando ero piccola lei ascoltava sempre
Dionne Warwick. La sua musica è stata la colonna sonora della mia
gioventù".
2) Nick Drake, "Pink Moon": "Drake registrò due
album, la sua etichetta discografica li respinse, e allora lui
registrò questo disco a casa sua. Poi si uccise. E' un album che
ascolto, a lume di candela, quando sono depressa. E ogni volta
piango a dirotto".
3) Led Zeppelin, "Kashmir": "La produzione è così
buona che ancora oggi è sbalorditiva".
4) Cibo Matto, "Viva La Woman": "Praticamente sono
delle ragazze giapponesi che abitano a Toronto. Ogni canzone
dell'album parla di cibo. C'é una canzone, per esempio, che si
chiama 'Beef Jerky' in cui cantano: 'Cucinerò per tua madre e per
i trenta membri della sua famiglia'. E' un disco
divertentissimo".
5) Nirvana, "Nevermind": "E' un disco che dovrebbe
essere nella Top 10 di chiunque. Quando è uscito era davvero
rivoluzionario, come il primo album dei Rage Against The Machine oppure
'Achtung Baby' degli U2. Sono grandi album che adesso tutti
prendono in giro, ma quando sono usciti piacevano a tutti".
6) Betty Davis, omonimo: "E' la mia cantante preferita da
sempre. Stava con Sly Stone, poi l'ha mollato per Miles Davis.
Canta in maniera davvero sexy".
7) Tracy Chapman, "Fast Car": "Adesso ha fatto
uscire un disco che è andato alla grande, ma a me non piace.
'Fast Car' per me è importante. Parla di fare quello che vuoi
fare e riuscire ad esaudire un sogno".
8) Michael Nyman, "The Piano" (colonna sonora del film
"Lezioni di Piano": "E' uno dei miei film
preferiti. Il film mi ha davvero commossa per il modo in cui lei
esprimeva le sue emozioni attraverso la musica. Mi piacciono le
colonne sonore, e mi piace parecchio anche la roba che fa Ennio
Morricone".
9) Stevie Wonder, "Innervisions": "Tutto il mondo
ama quest'album. La prima volta che siamo andati in tv c'era anche
lui, e non riuscivo a crederci. Avevo le lacrime agli occhi".
10) Radiohead, "The Bends": "I Radiohead sono
forti.
E questo loro album contiene canzoni fantastiche".
(22 gennaio 1997)
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INTERVISTE

Una stupenda immagine di Skin e Ace
Gianni
Poglio
Tutto,
sett.'99
Fari che illuminano a giorno,
flash impazziti, pellicole e obiettivi sparsi dappertutto. Sono le 13.00
di una giornata di fine luglio. In un immenso studio londinese il nostro
fotografo dall'inconfondibile accento toscano dirige le operazioni di
rito, muovendosi con passi felpati da un lato all'altro della stanza.
Fuori sibila un insidioso vento nordico. Dentro, un gigantesco
ventilatore non riesce a mitigare l'afa sprigionata dalle luci modello
lampada abbronzante. All'improvviso, silenziosa come una pantera, spunta
alle nostre spalle Skin. Sui jeans blu, arrotolati alla caviglia,
indossa una minigonna di pelle nera. In testa una stranissima bombetta
le copre il cranio rasato. È in anticipo clamoroso. «Ciao Italia»,
dice salutandoci con un sorriso abbagliante, «Welcome to London». Poi,
si versa una tazza di caffè e vola nel camerino, da dove uscirà
mezz'ora più tardi. Giusto in tempo per l'arrivo di Ace, Cass e Mark, i
tre ragazzi della band che ha letteralmente stregato il pubblico
italiano grazie a una miscela esplosiva di rock graffiante e melodie
raffinate.
«Post
Orgasmic Chill» in classifica per oltre venti settimane. 50mila in
delirio sotto una pioggia torrenziale al Jammin' Festival di Imola...
Tra voi e l'Italia c'è davvero un feeling speciale...
SKIN:«L'unica cosa certa è che noi amiamo l'Italia e che
l'Italia ama noi. Le ragioni di questa popolarità possono essere
svariate, ma di sicuro tra la band e il vostro pubblico si è creata
un'alchimia magica. E non da oggi. L'Italia è stata uno dei primi paesi
a scoprirci. Così ci siamo tornati più volte, costruendoci un seguito
molto fedele». CASS:«Cosa c'è di meglio che essere
molto popolari in un posto di cui amiamo: la gente, la cultura, il cibo,
lo stile di vita? Diciamolo pure: siamo una band fortunata.»
E poi
non ve la tirate da rockstar... A Imola i ragazzi del pubblico erano
molto sorpresi di vedere Cass tra la gente che scattava fotografie senza
security intorno...
SKIN:«L'immagine della rockstar isolata dal resto del mondo è
ormai superata. È un fenomeno del passato, soprattutto degli anni 80.
Certo a noi piace avere un bel look, ma tutti gli altri stereotipi dello
star system non fanno parte del nostro modo di vivere e di intendere la
musica». ACE:«Tra i miei sogni non c'è mai stato
quello di diventare ricco e famoso per poi sfoggiare la villa con
piscina. A me basta suonare la musica che amo in una band seguita da un
grande pubblico». MARK: «Per me è tutto
ok. Volevo
suonare la batteria davanti a migliaia di persone ogni sera. E ci sono
riuscito». CASS:
«Siamo persone semplici e veniamo da
famiglie normali e tranquille. Le nostre canzoni sono molto dirette,
parlano della vita reale, di quello che succede a tutti. Comportarsi da
rockstar nel senso classico del termine sarebbe andare contro la nostra
natura».
Però
un po' trasgressivi lo siete...Per esempio, nel testo di "Secretely"
descrivete una relazione a tre. E il videoclip che racconta la storia
tra due boys e una ragazza ha messo in allarme le censure di mezzo
mondo...
SKIN: «La versione integrale ha scandalizzato, ma per motivi
sempre diversi». ACE:
«In alcuni paesi non è
piaciuta la scena dove i tre sfasciano la stanza di un hotel, in altri
la sequenza dove rubano in un negozio. Per non parlare di quando si
baciano dopo un tuffo in piscina. Soprattutto il bacio tra i due maschi
ha creato un caso. Alla fine abbiamo adattato il clip alle varie
esigenze perché il compromesso ci sembrava comunque meglio della
censura totale: quel video è veramente troppo bello per non essere
visto».
I
media si occupano spesso della band non solo per ragioni musicali. Skin,
ti dà fastidio essere al centro dell'attenzione perché hai ammesso la
tua bisessualità?
SKIN: «Sarebbe noioso se si occupassero di me e del gruppo solo
per le canzoni che scriviamo. La sessualità, ma anche la moda, lo sport
e il cinema sono in qualche modo legati alla nostra musica. Basta che
non si entri troppo nel personale, perché allora la curiosità diventa
una forma di "violenza". Non ho nessuna intenzione di dare in
pasto la mia vita privata a degli sconosciuti».
Tra
musica e moda la connessione è sempre più stretta. Qual è il tuo
rapporto con il look e il mondo degli stilisti?
SKIN: «Io amo la moda, ma non la prendo troppo seriamente. È
divertente avere una bella immagine e dei vestiti che gratificano. Basta
non diventarne schiavi, altrimenti diventa un boomerang».

Skin
I
progetti solisti dell'ormai ex-cantante degli Skunk Anansie.
Rockol,
27
Aprile 2001
Degli
Skunk Anansie si è parlato molto, negli ultimi giorni. Il motivo è
tristemente noto: dopo avere inizialmente annunciato di volersi prendere
una lunga pausa il gruppo ha ufficializzato la propria decisione di
sciogliersi. La notizia non è stata un fulmine a ciel sereno. Ciò
nonostante ha sicuramente lasciato l’amaro in bocca ai fan, compresi
quelli numerosissimi italiani che avevano reso il gruppo così popolare
nel nostro paese.
Noi di Rockol abbiamo voluto indagare un po’ sulla questione. Sul sito
ufficiale del gruppo, www.skunkanansie.com. abbiamo così scovato
quest’intervista a Skin. Si tratta di un’intervista realizzata prima
della decisione di sciogliersi, in cui la carismatica ormai ex-cantante
del gruppo parla dei suoi annunciati progetti solisti e della stanchezza
che ha assalito il gruppo. Ve la riproponiamo nella convinzione che le
risposte di Skin e il suo impegno nel progetto solista spieghino molte
delle cose che hanno portato il gruppo a prendere una decisione così
sofferta.
In cosa consiste il tuo futuro progetto solista ?
Negli ultimi tempi ho scritto molto: nuove canzoni si basano
essenzialmente liriche e melodie molto belle. Questo lavoro, negli
ultimi tempi, mi ha tenuta molto occupata: pensa che negli ultimi mesi
sono riuscita a prendermi una breve pausa solo ad agosto.
Le nuove canzoni sono tutte opera tua ?
Si, completamente. Ho scritto 34 brani nuovi, con sonorità inedite e
molto differenti dallo stile degli Skunk. Quest’anno, inoltre, voglio
prendermi una vacanza dalla band: ho bisogno di dedicare del tempo a me
stessa, per riflettere e dedicarmi al mio progetto. Credo che una pausa
di questo genere serva anche al gruppo, per ritrovarsi – dopo
esperienze diverse – con idee nuove sul da farsi.
Non sei stata tu, quindi, ad imporre questo break ?
Nella band tutti la pensavamo allo stesso modo, anche se solo io ho
avuto il coraggio di dirlo a voce alta, per prima. Tutti, nel gruppo,
avevano voglia di fare qualcosa di diverso...
Vi siete imposti un limite di tempo, per questa pausa ?
Non lo so, davvero. Non ho intenzione di impiegare 5 anni per realizzare
il mio progetto. Voglio scrivere fino alla fine di quest’anno e
iniziare le registrazioni all’inizio dell’anno prossimo.
Vi aiuterete l’un l’altro, nei vostri progetti solisti ?
Si, in modi diversi. Cass sta infatti realizzando una serie di
fotografie e Mark sta lavorando ad un cortometraggio. Ace, attualmente,
sta realizzando un album solista in collaborazione con molti altri
artisti.
Parlando di collaborazioni, come è nata la tua con Tony Iommi dei
Black Sabbath?
Incontrai Tony Iommi, un paio d’anni fa, ai Kerrang Awards. Non ci
eravamo mai visti prima, ma mi chiese subito se volessi collaborare con
lui. Penso che non avesse contattato ancora nessun altro per realizzare
il suo progetto solista.
Attualmente, hai un album o un singolo in uscita ? Se si, per quando
?
Al momento non so dirti niente di certo. Il mio materiale è molto
diverso dalle produzioni degli Skunk Anansie: potrei dire che si tratti
di un tipo di songwriting più classico, infatti per ora ho solo
registrato dei provini sull’hard disk del mio computer solo con
chitarra acustica e voce, facendomi aiutare da Leno, il ragazzo col
quale scrivo – di solito – i pezzi per la band. Per ora non mi
voglio concentrare su nessun tipo di sonorità, preferendo dare la
precedenza alle canzoni, intese come composizioni.
Hai un’idea di che direzione stia prendendo il tuo lavoro ?
Certo, ho un’idea ben precisa in testa. Sarà un lavoro molto poco
rock – oriented, molto acustico e con una spruzzata di elettronica:
una cosa molto bizzarra.
Hai già dato un titolo al tuo nuovo album ?
Non ancora. Le canzoni avranno un contenuto fortemente politico, e non
è facile sintetizzare quello che ho da dire in un titolo. Non ci ho
ancora pensato: in ogni caso, al momento suona tutto così bene da
rendermi molto felice.
Cosa pensano i tuoi colleghi delle nuove canzoni ?
Loro non hanno sentito ancora niente, perché io vivo in Francia e
dedico al mio progetto tutti i weekend. Non abbiamo ancora avuto il
tempo di incontrarci e parlarne.
Quando pensi di presentare dal vivo il tuo nuovo materiale ?
Ancora non lo so, è prematuro per dirlo. Al momento sono completamente
assorbita dal lato artistico della faccenda, non ho intenzione – per
il momento – di pensare alla promozione.
C’è qualcuno col quale ti piacerebbe collaborare per la
realizzazione del tuo album ?
Ho avuto molte idee strane su chi mi piacerebbe avere al fianco per
realizzare il mio progetto. Ho chiesto a un paio di persone molto famose
di collaborare a questo album ma – al momento – non posso dirti
niente di certo: sarebbe imbarazzante se ti dicessi “al mio album
parteciperanno il famosissimo Tizio ed il celeberrimo Caio” e poi
questi rifiutassero la mia offerta all’ultimo momento.
Registrerai in Francia il nuovo materiale ?
No, ho intenzione di registrare in studi diversi, in giro per il mondo.
Entrerò in studio negli States, in Inghilterra e a Cipro: non voglio
autoimpormi limiti, come invece avveniva con gli Skunk Anansie.

Skin
balla da sola: «Canto l’amore»
Enzo
Gentile
Il
Mattino, 10 maggio 2003
|
All'Italia è affezionata in modo speciale, tanto da decidere di
partire da Milano (il 20 all’Alcatraz), con la promozione - dal vivo -
del suo primo album da solista, «Fleshwounds», undici canzoni in
distribuzione nei negozi da fine mese. Il primo giugno sarà poi a
Bologna, ospite del «Flippaut festival» e tornerà anche in luglio,
per un pugno di date tra cui quella dell’8 che la vedrà attesa
protagonista di «Caivano rock», inaugurato ieri trionfalmente dai
Subsonica.
Il
suono di «Fleshwounds» è un rock meno incendiario, a tratti spruzzato
di soul. I testi sono taglienti, pieni di dolore e di scavo interiore.
Com’è Skin senza gli Skunk Anansie?
«Essere in un gruppo significa sempre avere relazioni multiple, trovare
un equilibrio e quei compromessi che richiedono un’amministrazione
democratica in cui sentirsi d'accordo su ogni decisione. Io ero la
leader, avevo fondato il gruppo che resta un'esperienza meravigliosa, ma
mi sembrava fosse venuto il momento di poter scegliere la mia strada
senza questi filtri. Dal 1994 abbiamo fatto tantissime cose, adesso
avevo voglia di concentrarmi su me stessa».
|

Il
biglietto per un concerto degli Skunk Anansie |
I
testi sono autobiografici?
«Sì, le canzoni degli Skunk Anansie parlavano molto del mondo, queste
parlano soltanto di me. Quest’ultimo anno è stato piuttosto
complicato. Temevo di essere esaurita, con la band non ci divertivamo più,
c’era il pericolo di procedere per automatismi. Le canzoni che ho
scritto - una novantina, in modo da poter scegliere le realmente valide
- sono principalmente dedicate a quella malattia mentale chiamata amore,
alla sua complessità, ai suoi dolori. Ora mostro me stessa, prima
dovevo dimostrare al resto del mondo, e ai miei compagni, di essere in
grado di urlare il mio rock in faccia al mondo, da donna di colore.
Quando ho smesso con la band ho capito che potevo essere me stessa e che
non avevo bisogno di scrivere canzoni politiche, semplicemente perché
sono una persona politica a partire dal mio agire quotidiano».
Insomma,
addio all’impegno di «Post orgasmic chill» oltre che alle asprezze
di «Paranoid and sunburnt»?
«No, ma l’impegno politico non deve per forza finire in quello che
canto. Lotto con Amnesty International e con la Fgm che si batte contro
l’nfibulazione, sono scesa in piazza contro Blair, il 24 mi esibirò
al Lifeball, il galà contro l' Aids che si tiene ogni anno a Vienna».
Quale
repertorio ascolteremo a Caivano?
«Voglio mettere insieme i brani di ”Fleshwounds” e quelli degli
Skunk Anansie: non ho niente da rimuovere, anzi voglio celebrare quei
dischi. Mi prenderò il lusso e il piacere di arrangiare di nuovo tutto
e cantare quei brani come ho sempre sognato e come li ho immaginati. Dal
vivo sono ancora pazza come una volta, vedrete.»

Skin.
L'ex voce degli Skunk Anansie è tornata: nuovo look e nuova musica,
cantata però con la forza di sempre.
Paola
Maraone
“Mi piace la moda ma la cosa più
importante per me è potermi vestire come cazzo voglio”: questa –
letteralmente - è Skin. Una che ha lasciato la band di cui era anima e
forse anche cervello “non per un motivo particolare, ma per fare
finalmente qualcosa da sola”. Una che dopo anni di grandi lotte, e di
gran fortuna, con gli Skunk Anansie non ha alcuna intenzione di smettere
di far sentire la sua voce: ma magari vuole usarla in modo diverso –
come avrete modo di capire se ascoltate “Fleshwounds”, il suo primo
album solista. Una che si è costruita la faccia, l’immagine - e un
po’ anche la carriera - su una testa calva e luccicante (“mi dava
un’aria guerriera”) e che poi, all’improvviso, ha scelto di farsi
ricrescere i capelli: il che le dà un’aria più morbida, ma non certo
remissiva.
|
Skin, perché un cambio di
vita così radicale?
Ero stanca, anzi: esausta della vita che facevo. Essere negli Skunk
Anansie è stata un’esperienza fantastica, ma non avevamo un minuto di
tempo per noi. Il gruppo ti assorbe e non ti fa pensare ad altro. Io a
un certo punto ho capito che volevo migliorare la mia scrittura,
diventare più articolata nel linguaggio musicale, condurre
un’esistenza meno convulsa - meno folle.
Ora ci riesci?
(Sorride) Ora è tutto l’opposto di prima. Ora sono il dittatore:
decido io, in autonomia. So che detta così questa frase suona molto
poco di sinistra, ma cerca di capirmi. |

Nel 2003 si è fatta crescere i capelli |
Che differenza c’è tra l’esperienza in un
gruppo e quella da solista?
Ci sono aspetti positivi e negativi sia nell’una che nell’altra. Se
sei solista la cosa più difficile è che non puoi dare la colpa agli
altri per i tuoi errori. Le responsabilità ricadono tutte sulle tue
spalle. Però fino ad ora sono felice della mia scelta. È una nuova
vita, un nuovo viaggio, un nuovo modo di fare musica.
In che modo la tua musica è nuova?
Gli Skunk Anansie non dicevano altro che “Fuck you”, “Fuck your
brother”, “Fuck the cat”. Io cerco di essere più chiara e
diretta. Questo non vuol dire che non canterò mai più “Fuck you”,
ma cercherò di spiegare perché lo faccio. Dal punto di vista dei testi
vorrei essere compresa da tutti, d’ora in poi. A questo nuovo album
corrisponde anche una nuova consapevolezza. Un momento vero di crescita.
Ti sentivi “piccola”, prima?
Tutti noi soffrivamo di quella che comunemente è nota come “Sindrome
di Peter Pan”. Ci cullavamo in una comoda infanzia prolungata. Quando
sei un musicista rock, farlo è molto facile. Alcuni restano bambini
fino a cinquant’anni e oltre. Io ho sentito che era venuto il momento
di smetterla. Anche per questo me ne sono andata: volevo cambiare e
crescere. All’inizio ero molto spaventata. Poi ho cominciato a
pensare: ho dei talenti, e questo è indubbio. Devo solo trovare il modo
di usarli al meglio.
Nessuna acrimonia, niente astio tra te e gli
altri ex Skunk Anansie?
Ma no, pensa che Mark e Cass sono venuti a vedermi alla mia prima data
come solista, a Londra. Alla fine eravamo tutti commossi e un po’
scossi, anche perché dal vivo io rifaccio qualche vecchio pezzo degli
Skunk. Non posso suonare solo le canzoni del mio nuovo album: la gente
non le conosce ancora, e si annoierebbe. A “Follow me down”, per
esempio, non potrei rinunciare.
Perché hai cambiato look? Stai bene così, ma
vederti con i capelli è una sorpresa.
(Ride) Sai come fanno gli uomini quando lasciano una ragazza? Di solito
smettono di radersi. A me è capitata una cosa analoga: due anni fa
avevo una relazione, che poi è finita. Ho smesso di tagliarmi i capelli
e ho scoperto che mi piacevo. Ho anche scoperto che in quel modo potevo
“nascondermi”, ed ero meno riconoscibile: potevo andare a fare
shopping senza che nessuno mi fermasse per la strada. Prima mi vedevano
di spalle e dicevano: “Guarda, c’è una tipa nera con la testa
calva. Dev’essere Skin”. Finalmente hanno smesso.
Nel tuo album parli molto delle relazioni tra
persone.
Penso che sia l’argomento più interessante su cui riflettere e di cui
parlare. Non mi riferisco solo alle relazioni d’amore: dico in
generale. Paradossalmente l’argomento che “si sente meno” qui
dentro è la politica: buffo che sia capitato proprio a me, che sono
politica in qualunque cosa faccio
A
cosa ti stai dedicando ultimamente?
Lavoro con un’organizzazione che si chiama FGM (Female Genital
Mutilation), contro l’infibulazione e altre torture inflitte alle
donne. C’è talmente tanto da fare! I problemi sono dappertutto. Cerco
sempre di parlarne nelle mie canzoni: per comporre “Fleshwounds” mi
sono prosciugata.
In
che senso?
Ho riempito di canzoni cinque cd. Poi li ho dati ai miei produttori e ho
detto: “Aiutatemi a scegliere”. Alla fine le migliori erano le prime
che avevo scritto: avevano più energia, più forza al loro interno. Ed
erano anche le più complesse. Se c’è una cosa che non mi piace è
l’eccessiva semplificazione – dei testi, dei concetti – che
contraddistingue in genere i brani musicali. Non credo che tu sia
autorizzato a scrivere c****te per il solo fatto di essere una rockstar.
Quale
compromesso non accetteresti mai in nome del successo?
Non rinuncerò mai a cantare con l’anima. Me lo diceva sempre la mia
maestra: “Ricordati che la voce è connessa allo spirito e al cuore.
Non cantare mai senza cuore”. È quello che cerco di fare.

Le
tre pagine dedicate a Skin sono state create da Maria Antonietta
Pappalardo
con
materiale italiano e inglese, quest'ultimo personalmente tradotto.
Fonti:

http://www.skin.uk.com/site.html
www.skunkanansie.com
www.rockstar.it
www.celebritiesworldwide.com
www.rockol.it
www.tuttotesti.com
www.scaruffi.com
www.radiobase.net
http://www.labirinto.com/musica/skunk.html
www.barleyarts.com
web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/LICIA/skunk.htm
www.tiscalinet.it/marlenekuntz
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