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Scheda
sintetica sull'iter legislativo della legge 1514 sulla fecondazione
assistita
11
giugno 2002: La Camera
approva l'articolo uno del disegno di legge sulla fecondazione
assistita con 268 voti a favore, 157 contrari e 3 astenuti.
L’articolo “assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti,
compreso il concepito”. Questo è uno dei punti più dibattuti
della legge, per la possibilità di sollevare gravi contraddizioni,
da un punti di vista giuridico, con la legge 194/78 sull’aborto.
È importante sottolineare che l’articolo uno non viene approvato
nella sua versione originaria, che prevedeva il "diritto a
nascere" del concepito.
18
giugno 2002: la Camera
approva il provvedimento sulla procreazione assistita, dopo
accese polemiche e scontri tra laici e cattolici, tra cui si
distingue la lettera critica di Carlo Flamigni, presidente della
Società italiana di fertilità e sterilità, al presidente della
commissione Affari sociali della Camera, Giuseppe Palombo. In prima
linea contro la legge, Alessandra Mussolini (An), Maura Cossutta (Pdci)
e Laura Cima (Verdi). In particolare la Camera approva l’obiezione
di coscienza per i medici, infermieri e paramedici, vieta la
sperimentazione sugli embrioni e stabilisce delle sanzioni
esclusivamente amministrative per il personale sanitario che pratica
la fecondazione eterologa. Maggioranza e opposizione concordano sul
no alla clonazione e alla fecondazione di un gamete umano con un
gamete di specie diversa.
11
dicembre 2003: il Senato
approva la legge sulla fecondazione assistita con 169 voti a
favore, 92 contrari e 5 astenuti. La sinistra si spacca. Parte dei
senatori della Margherita, tra cui si distingue Emanuela Baiadossi,
vota infatti a favore del disegno di legge. Contro la legge si
schierano invece Ds, Verdi, Comunisti italiani, Rifondazione,
Socialisti italiani e alcuni parlamentari laici. La senatrice Cinzia
Dato insieme al senatore Natale D’Amico mette a verbale il suo
dissenso.
Dall’altra parte si diffonde presto la possibilità futura di
indire un referendum. Il repubblicano Antonio Del Pennino, autore
della relazione di minoranza della 12a Commissione Sanità e
Giustizia, crede nell’utilità di un referendum per migliorare il
testo del ddl. Mentre il presidente dei senatori diellini Willer
Bordon, che non partecipa al voto finale in senato, è a favore di
un ddl correttivo. Perplessa circa il referendum Livia Turco dei Ds.
10
febbraio 2004: dopo cinque ore di dibattito, anche
la Camera approva il progetto di legge, esprimendosi con 277
sì, 222 no e tre astenuti, una maggioranza trasversale agli
schieramenti politici. Ne seguono polemiche e spaccature tanto nel
centrosinistra quanto nel centrodestra.
10
marzo 2004: la legge entra
ufficialmente in vigore.
Fecondazione assistita - Referendum
(abrogativo) è meglio
12 gennaio 2005
L’autodeterminazione delle
donne, la laicità dello Stato, l’esigibilità universalistica dei
diritti, il rispetto per gli spazi della deontologia medica e per
l’autonomia della ricerca sono stati messi in forse in Italia
dalla approvazione della legge 40, la legge sulla fecondazione
assistita ormai tristemente nota sia per essere un concentrato di
barbarie giuridica, di sadismo misogino, di ipocrisia e di
integralismo, ma anche fonte immediata di ansia, di sofferenza, di
ingiustizia e di discriminazione sociale, di esclusione e rifiuto
per migliaia di cittadine e cittadini che desiderano figli e che
hanno la necessità di ricorrere a queste tecniche biomediche.
Infatti, da una indagine eseguita dal Forum delle Associazioni di
genetica e riproduzione a Milano, Bologna e Roma, risulta che il 25%
delle donne che si rivolgono ai centri italiani, venute a conoscenza
delle restrizioni imposte dalla legge 40, si rivolge a centri
esteri, dove intanto i costi sono lievitati del 30%.
La maggioranza parlamentare, ben più ampia dell’attuale
centrodestra, che ha votato questa legge, ha inferto una grave
ferita alla democrazia italiana e alla qualità della convivenza
civile. Da un lato ha perpetuato la subalternità storica delle
classi dirigenti italiane agli indirizzi della politica vaticana,
dall’altro si è ricollocata nella cultura politica della
globalizzazione, che garantisce l’ordine mondiale con la guerra
preventiva e di fatto opprime e discrimina il soggetto che
quotidianamente porta l’umanissimo “disordine” della difesa
della vita reale, della assunzione di responsabilità, della parola
ultima sulla procreazione, cioè la donna.
Contro questa legge grande è stata la critica, l’indignazione, lo
scalpore. Un vasto e composito movimento fatto di associazioni e
gruppi di donne, di associazioni di coppie, di gay e lesbiche, di
ricercatori/trici, giuriste/i, sindacati e partiti, ha
immediatamente colto la assoluta inemendabilità di quel testo
legislativo e ha individuato l’obiettivo della sua integrale
cancellazione. A partire da questo assunto, in una trama di faticose
ma feconde relazioni politiche e sociali, è stato pensato e agito
lo strumento referendario. L’idea della cancellazione totale ha
alimentato un crescente coinvolgimento di soggettività, ha tenuto
insieme come elemento sovraordinatore i quesiti parziali.
La raccolta di firme contro la legge 40 è stato l’evento
straordinario che ha segnato la stagione politica da giugno a
settembre 2004, non solo per la quantità di firme raccolte, che per
molti è stata una inaspettata sorpresa (3 milioni e mezzo, con
assoluta prevalenza per quello di cancellazione totale), ma per la
qualità e la modalità della mobilitazione referendaria, che ha
avuto la caratteristica di dare la parola, di allargare la
partecipazione, di attivare soggettività, di far affrontare nelle
piazze, in un dibattito appassionato, temi complessi, immediatamente
recepiti nel loro spessore e nella loro centralità (che i temi
suscitassero passione civile e coinvolgimento diretto lo abbiamo
capito quando, dopo una trasmissione televisiva che ruppe il
silenzio della stampa sui referendum, ai banchetti ci furono file
uomini e di donne desiderosi di firmare contro la legge 40).
Ora viviamo un passaggio cruciale: aspettiamo i giudizi di
ammissibilità della Corte Costituzionale e contestualmente
assistiamo ai tentativi di evitare i referendum riavviando il
dibattito in Parlamento, attraverso la presentazione di vari testi
di legge sulla fecondazione assistita. Sappiamo bene che il
Parlamento gode della facoltà di intervenire in ogni momento
dell’iter referendario con una legge che renda inutile il voto
popolare; però ci pare che il Parlamento abbia inutilmente lavorato
su questa materia per anni, dimostrando di trovarsi in un insanabile
conflitto.
Ciò succede anche perché la materia è del tutto nuova e non
esiste su di essa una opinione diffusa e un’etica condivisa, e
forse non è possibile che vi sia; alcune di noi pensano che in una
materia così delicata ed intima, legata alla coscienza personale,
non si debba avere una legge (nemmeno migliorata), ma il compito
dello Stato sia solo quello di vietare pratiche pericolose per la
salute, speculazioni economiche e informazioni non corrette: non si
tratta dunque di migliorare una legge, ma di favorire il formarsi di
opinioni forse inevitabilmente differenti e la possibilità di un
permanente dibattito. Per queste due ragioni il ricorso al
referendum abrogativo è una necessità politica. Invitiamo perciò
le e i parlamentari, che con noi hanno finora condiviso la proposta
di referendum, a continuare questa lotta e ad allargare il consenso
intorno a questo percorso.
Pensiamo che i milioni di firme raccolte e la loro valenza politica
dicano in modo inequivocabile che o la legge 40 viene totalmente
cancellata e si inaugura una modalità diversa di legiferare su
questi argomenti, allargando il dibattito democratico e
l’interrogazione critica, o la parola definitiva sulla
fecondazione assistita deve essere rimessa nelle mani della sovranità
popolare diretta,cioè del referendum.
Prime firmatarie:
Cristina Alessi, Ritanna Armeni, Patrizia Arnaboldi, Angela Azzaro,
Laura Balbo, Marzia Barbera, Adele Cambria, Maria Grazia Campari,
Rossana Campo, Giovanna Capelli, Laura Curcio, Maria Rosa Cutrufelli;
Elettra Deiana, Elena Del Grosso, Titti De Simone, Erminia Emprin,
Maria Paola Fiorensoli, Nora Frontali, Maddalena Gasparini, Rina
Gagliardi, Margherita Hack, Bianca La Monica, Lea Melandri, Lidia
Menapace, Marina Pivetta, Anna Pizzo, Bianca Pomeranzi, Franca Rame,
Lidia Ravera, Anna Rollier, Gabriella Stramaccioni, Lietta
Tornabuoni, Valeria Viganò, Adriana Zarri, Flavia Zucco.
Aderiscono:
Laila Abi, Luisa Acerbi, Angelo Gabriele Aiello, Andrea Amadei,
Fabrizio Amato, Umberta Angelotti, Noemi Baldo, Silvia Banfi, Imma
Barbarossa, Alberto Barbera, Giuliana Barbieri, Silvana Barbieri,
Noella Barison, Maria Carla Baroni, Fabio Barovero, Patrizia
Battistini, Giuliana Beltrame, Katia Bellillo, Monica Bellucci,
Maria Teresa Bellucci, Nerina Benuzzi, Fausto Bertinotti, Nicoletta
Bertorelli, Margherita Biagini, Maria Luisa Boccia, Anna Bonaiuto,
Gabriella Brascaglia, Francesca Brezzi, Annamaria Brusaferri, Gloria
Buffo, Silvia Buzzelli, Luis Cabasés, Milly Caffaratti, Antonio
Calabria, Antonella Cammardella, Donata Canta, Maria Rosaria Canzano,
Paola Capozzi, Marisa Caputi, Maria Teresa Carone, Maria Carrozzo,
Max Casacci, Nadia Cervoni, Giuliana Chiaretti, Alba Chiavassa,
Luciana Cicini, Lidia Cirillo, Achille Cofano, Alessandra Comazzi,
Patrizia Consolmagno, Rita Corneli, Maura Cossutta, Caterina Costa,
Romano Costa, Marilisa D’Amico, Ada Lucia De Cesaris, Alisa Del
Re, Nadia De Luzio, Gisella De Simone, Eugenia Del Balzo, Teresa De
Sio, Marcella Di Folco, Giulia Di Martino, Irma Dioli, Daniela
Dioguardi, Monica Donini, Elisabetta Donini, Valentina Donvito,
Roberta Fantozzi, Gianni Ferrara, Davide Ferrario, Valentina Ferroni,
Donatella Finocchiaro, Ida Finzi, Dario Fo, Ombretta Fortunati,
Loredana Fraleone, Grazia Francescatti, Mercedes Lourdes Frias,
Cristina Fuga, Teresa Fulco, Stefania Fuso Nerini, Sancia Gaetani,
Filomena Gallo, Marilena Galvani, Nicoletta Gandus, Teresa Ganzerla,
Stefania Orsola Garello, Nera Gavina, Claudia Gerini, Elvira Gerosa,
Giuliana Gianotti, Federica Giardini, Nella Ginatempo, Valentina
Giulietti, Simona Goffredo, Enrico Gribaudi, Antonello Grimaldi,
Nene Grignaffini, Alessandro Haber, Francesca Inaudi, Pietro Ingrao,
Maria Inversi, Valerio Jalongo, Anna La Cognata, Silvana Leone,
Jociara Lima de Oliveira, Francesca Limena, Donatella Linguiti,
Floriana Lipparini, Luciana Littizzetto, Rita Lodi, Riccardo Lorenzi,
Vanna Lorenzoni, Rosamaria Maggio, Francesca Malzani, Lucilla
Mancini, Giuseppina Manin, Paola Manduca, Alidina Marchettini, Neri
Marcorè, Graziella Marcotti, Pasquale Marino, Antonella Mariotti,
Laura Martin, Milli Martinelli, Paola Masi, Graziella Mascia,
Valerio Mastandrea, Lena Mazzi, Annamaria Medri, Patrizia Menapace,
Elisabetta Mesturino, Anna Miculan, Marinella Migliorini, Marzia
Milanesi, Maria Luisa Mion, Lina Mirasoli, Bruno Morandi, Loredana
Morandi, Luisa Morgantini, Lucia Morini, Milena Mottalini, Rosangela
Mura, Barbara Musi, Maria Grazia Negrini, Nadia Nesta, Marisa
Nicchi, Anna Nocentini, Letizia Pacifico, Marco Paolini, Giorgio
Pasotti, Livio Pepino, Isabella Peretti, Simona Perilli, Cosimo
Perrotta, Maria Cristina Perugia, Silvano Piccardi, Antonella
Picchio, Anna Piccolini, Giovanna Pons, Maurizio Porro, Patrizia
Poselli, Anna Pramstrahler, Marina Praturlon, Marilde Provera, Carla
Quaglino, Simona Ricciarelli, Rosa Rinaldi, Susana Lilian Real,
Giulia Rodano, Erica Rodari, Carlo Rodini, Silvia Rossi, Guillermo
Daniel Ruggieri, Mara Constanza Ruggieri, Maria Laura Ruggieri,
Antonia Sani, Laura Santagostino, Linda Santilli, Mirella Sartori,
Rosetta Scarparo, Eva Schwarzwald, Patrizia Sentinelli, Paola
Serasini, Monica Sgherri, Anita Sonego, Marco Spagnoli, Adriana
Spera, Sara Strippoli, Chiara Tamburini, Rosa Tavella, Lidia
Testoni, Bruna Maria Tomasello, Aldo Tortorella, Maria Gigliola
Toniollo, Patrizia Turchi, Gabriele Vacis, Ines Valanzuolo, Barbara
Valmorin, Tiziana Valpiana, Silvia Vegetti Finzi, Laura Veronesi,
Daniele Vicari, Pier Luigi Zanchetta, Luisa Zanotelli, Grazia Zuffa,
Emma Zuffellato
Ulteriori adesioni via e-mail possono essere trasmesse all’indirizzo:referendumemeglio@katamail.com
red
Il
governo ricorre contro il referendum
Rina Gagliardi
Un Governo che si "costituisce in
giudizio" contro un referendum, chiesto e sottoscritto da
milioni di persone, per condizionare pesantemente la decisione della
Corte Costituzionale? A nostra memoria, un comportamento così
aggressivo (e così intimamente intriso di intolleranza e paura) non
c'è quasi mai stato, nella lunga storia della Repubblica. Non si
comportarono così i democristiani, che pure l'Italia per qualche
anno la governarono, trovandosi di fronte a quesiti referendari di
tutti i tipi. E forse non si comportò così nemmeno il Caf,
protagonista governativo di un'era alla quale pensiamo senza
nostalgia e senza rimpianti. Invece il governo Berlusconi lo ha
fatto: ha dichiarato che la legge 40, quella contro la fecondazione
assistita e la libertà delle donne, quella che ha fatto inorridire
tutti i laici del centrodestra, è intoccabile. Inemendabile e
indiscutibile. E che dunque questo referendum non s'ha da tenere, né
domani né mai: ecco il messaggio fatto pervenire ieri alla
Consulta. Quando essa, a breve termine, dovrà decidere sulla
validità della consultazione referendaria, si troverà coinvolta in
uno scontro politico, se non indebito, molto poco
"naturale": pro o contro il governo in carica, che ha
investito sulla decisione formale di un altro potere tutto il suo
peso e, diciamola così, tutta la sua capacità di ricatto. Alla
fine, la Corte dovrà scegliere, in realtà, pro o contro la propria
autonomia, pro o contro la salvaguardia "assoluta" del
proprio ruolo istituzionale. Non c'è male, per uno schieramento,
come la Cdl, che denuncia ad ogni piè sospinto la
"politicizzazione" della magistratura e delle istituzioni
dello Stato. Allora perché lo hanno fatto?
Forse, lo hanno fatto per una ragione
semplicissima: perché hanno paura di perderlo, questo referendum.
Perché temono, come ha detto un esponente del centrodestra, che
l'apertura di quel confronto di massa che solo la consultazione
referendaria può garantire, finisca con il "disorientare"
le larghe masse sui grandi temi che la legge 40 implica: l'autonomia
delle donne, il pur complesso loro rapporto con la modernità e il
progresso scientifico, la laicità dello Stato e delle sue leggi
nella società del XXI secolo. Perché sanno di aver approvato una
normativa così "illiberale" e oscurantista che ripugna
alla coscienza dei più. Perché, in ultima analisi, hanno delle
persone - dei cittadini - una concezione pre-moderna: li pensano
come sudditi da tutelare, loro malgrado, dai pericoli del libero
esercizio del pensiero, non come soggetti capaci di scegliere con la
propria testa se e come andare a votare ad un referendum. Da questo
punto di vista, il referendum si conferma, appunto, come una felice
ispirazione: è stato sacrosanto promuoverlo, vincendo i molti dubbi
diffusi anche a sinistra e le troppe tentazioni "mediatorie",
magari motivate dall'antico terrore degli scontri ideologici.
Appunto, il conflitto si dimostra tutto politico, nel senso profondo
del termine: non divide i laici dai credenti, gli anticlericali dai
cristiani, le donne dagli uomini, ma rinvia a un'idea generale,
forse perfino fondativa, della democrazia e della civiltà. Non è
un caso che la destra mostra proprio su questo terreno la sua natura
in senso stretto reazionaria: che "reagisce" alla crisi
evidente della democrazia rappresentativa andando tutta all'
indietro, quando l'alleanza più cupa tra trono ed altare era la
norma e il suffragio universale una rivendicazione eversiva. Quando
le donne erano gli "angeli del focolare", e la coscienza,
la conoscenza, la libertà non era una loro prerogativa naturale. Da
ieri, la battaglia che ha impegnato anche Rifondazione comunista fin
dall'estate del 2004, (grazie soprattutto all'iniziativa del Forum
delle donne), conosce nuove ragioni e nuovo impulso. Come l'appello
("Il referendum è meglio") che ha già cominciato a
circolare e a crescere.
Liberazione, 6
gennaio 2005
Una
legge e cinque quesiti
Referendum, dall'abrogazione in toto dei
radicali a quella morbida e trasversale
presentata dai Diesse
Tre milioni di firme da raggiungere entro il 20 settembre. Una
raccolta differenziata contro la legge sulla procreazione assistita
(23 luglio 2004)
Rispetto alla
rivoluzionaria decisione dell'Authority inglese, l'Italia legale
arranca. Ma quella reale non demorde. E si organizza con cinque
quesiti referendari per contrastare la legge 40 sulla procreazione
assistita. Una legge - quella approvata da una maggioranza
blindata il 10 febbraio scorso - che riconosce lo statuto giuridico
dell'embrione, vieta l'inseminazione eterologa, nega l'accesso alle
tecniche di riproduzione alle coppie non sposate di cui non sia
stata accertata la «stabile» routine nonché ai single e agli
omosessuali, impedisce il congelamento degli embrioni e ne limita a
tre il numero massimo da impiantare.
S'indigna e si compatta, l'Italia reale, e consegna alla Cassazione
- il 4 luglio scorso - cinque quesiti referendari. Il
primo - quello totalmente abrogativo - è
proposto dai radicali, appoggiato da Rifondazione comunista e
sottoscritto da almeno 48 premi Nobel e da circa 2400 tra scienziati
e ricercatori. La legge - per i radicali - va abrogata. Senza se e
senza ma.
Altri tre quesiti - parzialmente abrogativi -
vengono accorpati nella cosiddetta «opzione Pollastrini»,
la deputata diessina che si è spesa - ma solo a legge approvata - a
riparare i danni prodotti dall'approvazione della legge. I quesiti
depositati dalle diessine chiedono di abrogare le parti della legge
riguardanti la salute della donna, la libertà di ricerca e la
possibilità - in determinate condizioni - di ricorrere all'uso
della fecondazione eterologa. Piccoli accorgimenti, forse
insufficienti a cambiare l'impianto oscurantista di una legge che
discrimina le donne single, vieta la maternità surrogata e non si
sottrae all'ottica di terapia della sterilità di coppia.
Buon ultimo - ma primo in ordine di
importanza - segue il quesito che chiede di abrogare il primo
articolo della legge 40, quello che riconosce
la personalità giuridica dell'embrione. Di matrice, insieme,
radicale, diessina e cgielle. L'obiettivo è quello di raggiungere tre
milioni di firme (seicentomila a quesito). E la data non
concede sconti: il 20 settembre le firme dovranno essere vagliate
dalla Cassazione e quindi sottoposte al giudizio di ammissibilità
della Corte costituzionale in vista di una possibile votazione entro
il 2005. L'alternativa è una votazione nel 2007 poiché nel 2006 -
a causa della fine della legislatura - nessuna votazione
referendaria è concessa.
Alla realizzazione dei referendum abrogativi hanno sinora lavorato -
insieme ad altre forse dell'opposizione - radicali, repubblicani,
socialisti dello Sdi e del Nuovo Psi, «L'Italia dei valori» di Di
Pietro e il Tribunale dei diritti del malato. Quanti ai banchetti:
procedono ancora, per il momento, separati. Ma si spera - che da qui
a qualche giorno - la raccolta delle firme si farà unitaria.
Imbarazzante sarebbe andare di fronte alla Consulta - nonostante
l'apparente comunione d'intenti - con richieste differenziate.
Le firme, comunque, sono ancora attese:
nei tavoli sparsi per strada e nei comuni. Anche per contrastare
quel luogo comune che continua a ripetere: «meglio una cattiva
legge che nessuna legge». Macché. Mai come ora imperversa il «far
west» procreativo.
IAIA VANTAGGIATO,
Il Manifesto, 23 luglio 2004
I C
O M M E N T I A L L
A L E G G E 1514/03
P R I M A D E L L ' A P P
R O V A Z I O N E
Il
buio sulla provetta
A
«Domenica in» si parla della legge sulla procreazione assistita in
discussione al senato. La destra insorge e chiede ai vertici Rai una
trasmissione riparatrice. Oggi a palazzo Madama riprende l'esame del
testo. Lo scontro riparte dall'articolo 4: il no alla fecondazione
eterologa
Micaela Bongi

Ne
ha combinata un'altra, Paolo Bonolis. Ha trasformato il suo «Basta»
in una «finestra sul dissenso» ed è comunque riuscito a scatenare
le ire della Casa berlusconiana. Nei giorni scorsi, nel forum aperto
sul sito di Domenica
in si
potevano leggere messaggi come «Basta insultare le donne con la
nuova legge sulla procreazione medicalmente assistita»; «Siete
peggio dei talebani» (Stellarrabbiata); oltre che seguire la
gravidanza in diretta, «mi piacerebbe che si parlasse anche della
procreazione assistita con esperienze di gente comune» (Fedegranata)...
E l'ex forzista forse pentito chissà, il superconduttore che ha
stracciato Striscia
con le
sue scatole di cartone, ha invitato tre donne a raccontare la loro
esperienza, e due medici. La legge mostro attualmente in discussione
al senato ne è uscita a pezzi. La destra è insorta. Domenica è
sceso in pista il coordinatore forzista Sandro Bondi: fulmini e
saette contro le «informazioni unilaterali e false». Ieri a
scatenarsi sono stati soprattutto gli esponenti di An. Illuminante
la posizione di Riccardo Pedrizzi, nume tutelare del sacro vincolo
matrimoniale e dell'embrione: «Bonolis torni alla tv delle tette e
dei culi che fa meno male». Sicuramente è più rassicurante per
molti dei crociati che in queste ore stanno approvando, con il
sostegno di una parte della Margherita, il testo sulla procreazione.
L'ultima puntata di Domenica
in ha
infatti provocato una reazione isterica. Non solo i deliri di
Pedrizzi, deluso perché non è stata data voce al concepito, che «non
guarda la tv e non è preso in considerazione dall'auditel».
Un
altro esponente di An, Gustavo Selva, accusa Bonolis di andare
contro la volontà popolare (e come la mettiamo con i parlamentari
che rivendicano di rispondere solo alla propria coscienza?). E
ancora, dalle file di An si scatena Michele
Bonatesta: «Una vera e
propria imboscata», tuona. E chiede che la commissione di vigilanza
convochi Bonolis, gli autori del programma e il direttore di Raiuno
Del Noce. Poi Maurizio Ronconi, senatore
Udc, chiede al cda di viale
Mazzini e al direttore generale Cattaneo di far sapere al più
presto «come intendano riparare», e si appella anche al presidente
del senato Pera perché si faccia sentire con i vertici Rai. Chissà,
ci potrebbe pensare Vespa a mettere in piedi un altro bel Porta
a porta come quello che ha già dedicato all'argomento. La
riparazione, comunque, per la Cdl va sempre intesa a senso unico,
visti gli svariati monologhi dei ministri e esponenti della
maggioranza nei contenitori Rai (più di 20). Il forzista Giro
invita a non drammatizzare, ma bacchetta Bonolis: «Gli piace il
ruolo del predicatore, ma combina pasticci». I ds Giulietti e
Falomi protestano per il nuovo caso di intolleranza e la smania
censoria; Marco Pannella tuona contro «l'autoritarismo
clerico-fascista». Dalla Margherita, il vicepresidente dei senatori
Natale D'Amico si aspetta che Francesco Rutelli
si dichiari
contrario alla legge in discussione, anche se poi sostiene che «in
queste situazioni sia giusto riconoscere la libertà di coscienza
dei parlamentari». Posizione molto comoda per i promotori della
lista unitaria.
Oggi, dunque, con il
cardinal Giordano
che,
durante l'omelia per l'immacolata concezione, incoraggia i deputati
cattolici a andare avanti «senza complessi» nella difesa
dell'embrione, si ricomincia a palazzo Madama con gli emendamenti
all'articolo 4 del provvedimento, quello che vieta la fecondazione
eterologa. Difficile che il voto finale arrivi prima di domani. Il
senato, come già la camera, ha già negato alle coppie che
rischiano di trasmettere al figlio una malattia genetica il ricorso
alla fecondazione assistita, che è stata esclusa dalle prestazioni
del servizio sanitario nazionale. Si procede con il no all'eterologa,
l'esclusione di gay e single, l'obbligo di produrre non più di tre
embrioni alla volta per un «unico e contemporaneo impianto», il
divieto di sperimentazione sugli embrioni, che potranno essere
adottati.
L'APPELLO
Intellettuali contro la legge
"E' inaccettabile e immorale"
Pubblichiamo
l'appello rivolto da una serie di personalità della scienza e della
cultura, contrarie alla nuova legge in materia di procreazione assistita.

"Riteniamo doveroso affermare che la normativa in discussione al Senato
sulla procreazione medicalmente assistita è inaccettabile e immorale: se
approvata, violerebbe il diritto delle cittadine e dei cittadini di formare
una famiglia secondo i loro valori e le loro più profonde convinzioni,
nonché il diritto di essere liberi di scegliere se avere o non avere figli,
quanti averne, quando averli e come averli, anche ricorrendo all'assistenza
medica.
La libertà riproduttiva è un valore definitivamente consolidato dalla
crescita civile di un'Italia che, anche grazie ai referendum sul divorzio e
sull'aborto, ha raggiunto nuova maturità.
Siamo a dir poco stupefatti nel constatare che il progetto di legge in
discussione al Senato costituisce un radicale attacco alla crescita civile
del nostro paese: anziché affidare le scelte sulla prole alla responsabilità
delle persone, impone divieti e forti limitazioni prevedendo sanzioni
ispirate spesso a una concezione inutilmente crudele della pena.
Alcuni di questi divieti (come quello di diagnosi pre-impianto con l'obbligo
di reinserimento in utero di tutti gli embrioni formati), stupefacenti dal
punto di vista scientifico e ripugnanti dal punto di vista morale,
verrebbero ad incidere sulla salute e sul benessere dei bambini che
nasceranno per mezzo della fecondazione assistita. Alcune delle restrizioni
poste renderebbero di fatto le donne fruitrici della cura della sterilità
cittadine di secondo ordine.
L'approvazione del progetto di legge costituirebbe una sconfitta per tutti:
per i cattolici che, richiedendo e approvando una legge che ammette la
fecondazione artificiale, ne riconoscerebbero implicitamente la legittimità
tradendo il principio d'inscindibilità tra vita sessuale e vita
riproduttiva; per i laici, che vedrebbero fortemente limitata la libertà
personale dalla volontà di una maggioranza parlamentare; per lo Stato che
verrebbe ferito nel principio fondante della laicità e che, approvando la
legge cattolica auspicata dallo stesso Pontefice, ricostruirebbe antichi
steccati alimentando vecchie e nuove
tensioni.
Auspichiamo che - dopo matura e libera riflessione - anche i senatori
giungano a queste stesse conclusioni: noi rispettiamo la loro libertà di
coscienza, ma chiediamo loro di non usarla per coartare quella di milioni di
italiani approvando una legge che, invece di garantire pace e convivenza fra
le diverse componenti della nostra società, verrebbe ad espropriare le
cittadine e i cittadini della libertà di procreare, mutilandone i progetti
di vita".
Firmatari: Gilda Ferrando, Carlo Flamigni (membro del Comitato nazionale
di bioetica), Antonino Forabosco, Eugenio Lecaldano, Rita Levi Montalcini
(membro Cnb), Maurizio Mori, Piero Musiani, Demetrio Neri (membro Cnb),
Alberto Piazza (membro Cnb), Valerio Pocar (presidente della Consulta di
bioetica), Annalisa Silvestro (membro Cnb), Tullia Zevi (membro Cnb).
(La Repubblica, 9 dic 2003)
APPELLO
Un
appello trasversale firmato da quindici senatrici di tutti i gruppi
perché la proposta di legge venga modificata finora non ha
raggiunto l'obiettivo. Se il testo passerà così com'è, i Radicali
e l'associazione Luca Coscioni promuoveranno un referendum. Un
documento firmato da medici, ginecologi, ricercatori ha comunque
segnalato l'incostituzionalità del provvedimento. Per la Società
italiana di ginecologia il testo in discussione, se passasse senza
modifiche, «imporrebbe al medico di utilizzare una metodologia non
solo non ottimale, ma addirittura contraria alla deontologia e
all'etica medica». Obiettivo della maggioranza è invece approvare
al senato il testo entro Natale per poi rinviarlo alla camere per
modifiche tecniche.
E
PENSARE CHE SOLO A SETTEMBRE DI QUEST'ANNO......
Le
manifestanti bipartisan, guidate da Alessandra Mussolini
fanno sospendere la seduta. "Giù le mani
dal nostro corpo"
Provetta,
blitz del partito delle donne
Giovanna Casadio
ROMA,
23 settembre 2003
- Un anno dopo l'approvazione alla Camera. A ventidue anni di
distanza dalle prime proposte parlamentari contro il far west della
provetta. La legge sulla procreazione assistita ricompare in aula,
questa volta al Senato, e scoppia la bagarre.
A creare il "caso" è l'inatteso blitz
di un gruppo di venti deputate. In prima fila Alessandra
Mussolini (An), Maura
Cossutta (Pdci) Roberta Pinotti
(Ds), Chiara Moroni (Nuovo Psi), Luana
Zanella (Verdi), Elettra Deiana
(Rifondazione). È un drappello bipartisan. Si presentano in Senato
e si fanno accompagnare in tribuna, ma poi là, dal loggione, si
sporgono mostrando una maglietta bianca dove è scritto a caratteri
cubitali: "Nessuna legge contro il corpo delle donne".
Mostrano cartelli: "Non su di noi". Sulle teste dei
senatori piovono volantini ciclostilati in proprio. "Vergogna,
vergognatevi, non potete legiferare".
Una contestazione dura, a cui dai banchi di Forza Italia e di An i
colleghi rispondono con insulti pesanti, come "voi siete
contrarie alle legge perché volete continuare a essere
scopate". Lamberto Dini sospende la
seduta e ordina ai commessi di far sgombrare le tribune. Le
deputate non arretrano e gridano la loro protesta: "È una
legge oscurantista"; "è pericolosa per la salute delle
donne"; passa nel silenzio politico totale blindata dalla Casa
delle libertà". Dall'emiciclo salgono le offese e alla
contestazione della legge si somma la denuncia per gli insulti
"da caserma, da trivio".
Replay nell'aula della Camera, dove le contestatrici tornano
esibendo sempre le t-shirt e provocando la reazione del presidente
di turno, Fabio Mussi, il quale a sua volta sospende la seduta. È
ricominciato ieri il braccio di ferro su una legge attesa da milioni
di coppie e naufragata nella passata legislatura sotto il fuoco di
sbarramento contrapposto di cattolici e laici. L'ultimo testo -
quello a cui la Camera il 18 giugno del 2002 ha dato l'ok - prevede
le norme più rigide d'Europa: no alla fecondazione eterologa,
cioè con seme di persona estranea alla coppia; adottabilità degli
embrioni; non sarà possibile produrre più di tre embrioni per
volta; sì alle coppie di fatto ma solo eterosessuali; obiezione di
coscienza per i medici; l'embrione va comunque impiantato nell'utero
della donna anche se malformato (tranne poi prevedere il diritto
all'aborto). "Questa è Auschwitz", accusa Maria Grazia
Pagano (Ds). "Prima di tutto viene la salute delle donne",
spezza una lancia Cinzia Dato (Margherita).
Ma il partito delle donne appena ricomparso, subito si divide.
Prevalgono le ragioni di parte e la fedeltà al Vaticano che i
cattolici del centrodestra esibiscono. La vice capogruppo di Forza
Italia, Elisabetta Casellati
stigmatizza in Senato "la spettacolarizzazione di argomenti
delicati" e assicura che "la quasi totalità del suo
gruppo voterà a favore". Blindatura insomma, e infatti vengono
respinte le pregiudiziali di incostituzionalità (presentate dai Ds)
e la richiesta di sospensiva (promossa da Antonio Del Pennino, laico
di Fi e da Luigi Malabarba del Prc).
Alla Camera il presidente Casini bacchetta le pasionarie per il
mancato rispetto delle regole ma dice anche di avere "piena
fiducia" nella presidenza del Senato che saprà prendere
eventuali provvedimenti contro frasi o comportamenti irrispettosi.
La Mussolini chiede di mandare in onda il filmato della bagarre: "È
vero che i senatori che ci hanno insultate erano nei banchi del
centrodestra ma gli altri ridevano".
Solidarizzano le colleghe parlamentari? "Giusta protesta,
scorretti i senatori", afferma Erminia
Mazoni (Udc), ma nella Cdl molte dissentono. Carolina
Lussana (Lega) difende la legge.
I
C O M M E N T I A L L A L E G G E
D O P O L ' A P P R O V A Z I O N E
Il
senato spegne la luce
Via
libera alla legge sulla procreazione assistita. Il voto si abbatte
sull'Ulivo
In piazza Le donne dei Ds, Verdi, Pdci e Prc
promuovono una manifestazione nazionale. Si preparano i comitati
referendari. Lo scontro tra Ds e Margherita e quello nel partito di
Rutelli minano la lista unitaria
Micaela Bongi

Il
fronte integralista che esulta, l'Ulivo che raccoglie i cocci, la
Margherita in subbuglio, i comitati referendari già in allestimento. E le parlamentari dei Ds, Verdi, Pdci e Rifondazione
che lanciano una manifestazione nazionale, che probabilmente si terrà
il 24 gennaio. Il senato dà il via libera alla legge sulla - anzi -
contro la fecondazione assistita con 169 sì, 92 contrari e 5
astenuti (tutti della maggioranza, anche un Udc). Nel Transalantico
di palazzo Madama arrivano i socialisti Bobo Craxi e Margherita
Boniver per sostenere il fronte laico, il leader del movimento per
la vita Carlo Casini per cantare vittoria, ma anche deputati della
Margherita come Franca Bimbi, Enzo Bianco, Antonio
Maccanico. Sono
arrivati, loro, per dar man forte ai dissidenti diellini (anche
cattolici) che, al termine della votazione, con disappunto dell'ex
presidente del senato Nicola Mancino, si riuniscono in sala stampa
per spiegare il loro no alla legge e criticare, carta costitutiva
del partito alla mano, la presa di posizione del gruppo del senato e
quella di Francesco Rutelli: sì alla legge comunque. Anche se
impresentabile e inapplicabile.
Eppure il capogruppo
Willer Bordon,
bersagliato anche dalle critiche diessine per la conta dei senatori
margheritati che l'altro giorno lo aveva portato a pronunciare,
appunto, il sì del gruppo alla legge, alla fine lascia il compito
di fare la dichiarazione di voto a Emanuela Baio Dossi e decide di
chiamarsi fuori. Singolarmente, non partecipa all'approvazione del
testo. Al di là dello slalom di Bordon, per capire che il clima
nella Margherita è tesisssimo basta sentire gli interventi in aula.
La senatrice Cinzia Dato chiede di interventire in dissenso dal
gruppo e attacca Baio Dossi che aveva parlato di un testo che
avrebbe potuto essere migliore, ma tant'è: «Non si deve mentire -
tuona Dato - non esiste dichiarazione più falsa di quelle di coloro
che affermano di essere sensibili a migliorare il provvedimento ma
non sono stati disposti a votare un solo emendamento».
Nelle dichiarazioni di voto più d'uno, dalla
dissidente leghista
Rossana Boldi al capogruppo di Rifondazione
Malabarba, segnala dove rischia di portare il testo sfornato per la
gioia dei vescovi: dritto all'abolizione della 194. L'«antimoderno»
Giulio Andreotti, come si definisce lui stesso trasecolando di
fronte al riconoscimento delle coppie omosessuali in Uk profilato
nel discorso della corona, vuole invece ricordare il giorno più
brutto della sua vita: quello in cui, da presidente del consiglio,
dovette controfirmare la legge sull'aborto. E offre una sponda a
chi, nella destra (l'Udc Ronconi, il nazional-alleato Bocchino), ha
già in canna il prossimo colpo: «Vedo una disarmonia tra la tutela
e il riconoscimento degli embrioni e il fatto che fino a quattro
mesi il concepito possa essere mandato al creatore a norma di
legge».
Meglio non esagerare subito, però. Per il capogruppo forzista
Renato Schifani sono solo «allarmismi».
Per ora la Casa berlusconiana, i
clerico-miscredenti, come li chiama Maccanico, consegna Oltretevere
la legge oscurantista (che ha però bisogno di ritocchi alla camera
sulla copertura finanziaria) e si gusta la spaccatura dell'Ulivo. Ma
anche nelle file della maggioranza parecchi sono pronti al
referendum abrogativo: il senatore
Del Pennino o i deputati
socialisti
Chiara Moroni
e Bobo Craxi (che prevede un prezzo salato
per Forza Italia), si preparano alla raccolta di firme. La ministra
per le pari opportunità
Stefania
Prestigiacomo, fuori tempo
massimo, propone invece un fronte trasversale per un nuovo testo che
modifichi quello appena approvato.
La diessina
Livia
Turco, con tutta la
diffidenza del caso, preferisce raccogliere questa palla che puntare
sul referendum. Un referendum che rischia di tornare a dividere il
centrosinistra e i futuri soci della lista unitaria. Invocata dai
Verdi, dal Pdci, dalla sinistra dei Ds ma anche dallo Sdi (e si
dicono pronti anche alcuni dissidenti della Margherita),
l'eventualità di una consultazione referendaria lascia fredda la
maggioranza della Quercia, impegnata a costruire una lista unitaria
sempre più in affanno (proprio ieri si sono incontrati Rutelli,
Fassino, D'Alema e Boselli). Il diessino Giuseppe Caldarola
descrive
un Ulivo ferito e lancia strali contro Rutelli che «è disposto a
tutto pur di ritagliarsi un ruolo di leader» e che «cerca di
connotarsi come interlocutore del centrosinistra dall'altra sponda
del Tevere». E il capogruppo alla camera Luciano Violante invoca,
per il futuro, «una linea da seguire che rispetti la cultura
prevalente».
Ma la procreazione assistita, oltre che sui
rapporti tra Ds e Margherita, si abbatte sullo stesso partito
dell'ex sindaco capitolino, spaccato in aula con 17 voti a favore,
10 contrari, e 9 senatori che non hanno partecipato al voto (tra i
quali
Battisti e
Treu, che avevano espresso la loro contrarietà al
testo, e il cattolico D'Andrea, in dubbio fino all'ultimo). E oggi
su Europa diranno la loro tre esponenti diellini: il prodiano
Franco Monaco, critico con Rutelli e il gruppo del senato; Renzo
Lusetti e Pierluigi Castagnetti, in difesa di Rutelli e contro la
Quercia.
Il
fondamentalismo in provetta
Maria Luisa Boccia e Grazia Zuffa

In
buona sostanza la fecondazione in vitro sarà proibita o
impraticabile, dopo l'approvazione della legge. Anche
l'inseminazione sarà drasticamente limitata dal divieto di
utilizzare i gameti di donatore. Molti parlamentari impegnati a
votarla dichiarano che, finalmente!, si mette fine al Far West. Non
sarà così, poiché il proibizionismo avrà come conseguenza la
clandestinità e il diffondersi del mercato illegale, per tutti
coloro che non potranno praticare il «turismo procreativo», prima
di tutto per motivi economici. Con buona pace della tutela per la
salute delle donne e dei nascituri, la quale sarebbe dovuta essere
la priorità del legislatore. Non lo è stata - è bene ricordarlo -
perché l'ipotesi di una limitata, ma efficace, regolamentazione
sanitaria, atta appunto a limitare il far west, è sempre stata
respinta a favore di una legge manifesto, quale quella che si sta
approvando. Sarebbe stato meglio un divieto esplicito della
fecondazione in vitro, della mostruosità di queste norme. Lo
diciamo seriamente. Sarebbe di gran lunga preferibile per le donne
sapere con chiarezza che questa via è preclusa, piuttosto che
trovarsi a percorrerla nei modi previsti dalla legge.
Pensiamo
proprio a quelle tra loro, eterosessuali, sposate o conviventi,
sufficientemente benestanti - questi i requisiti richiesti - che
potrebbero aspirare a realizzare il desiderio di un figlio/a. Cosa
le attende? Se va bene, di mettere al mondo non uno ma tre figli,
non è difficile immaginare con quali e quante complicate
conseguenze; e comunque non è questo che, presumibilmente, volevano
quando hanno espresso un consenso all'avvio della fecondazione in
vitro. Se va male, un aborto terapeutico, o di mettere al mondo uno
o più figli malati o con malformazioni, dato che non si possono
fare diagnosi preimpianto o sopprimere embrioni malformati, ma si può
fare l'una e l'altra cosa dopo. Con quale logica o sensatezza, si può
affermare che queste norme non coinvolgono la legge sull'aborto?
Comunque, per una donna è senza dubbio più pesante, da tutti i
punti di vista, la prospettiva di abortire che non quella di evitare
l'impianto. Se nessuno dei tre embrioni è sano, dovrà sottoporsi
di nuovo alla stimolazione ed al prelievo di ovuli, con un aggravio
dei costi fisici, psichici, economici.
Ma il punto dirimente è l'obbligatorietà
dell'impianto dei tre embrioni: vietata la revoca del consenso, la
donna non ha scelta, anche se la situazione è mutata o,
semplicemente, valuta diversamente le conseguenze al momento di
decidere l'impianto. Oltre che incostituzionale è davvero mostruoso
ipotizzare di costringerla, contro la sua volontà manifesta. Il
medico che si ritrova con questi tre embrioni dovrà chiedere
un'ingiunzione al giudice, alla polizia di prelevarla, agli
infermieri di legarla? L'assurdo nulla toglie alla gravità
dell'intento del legislatore.
Ma piuttosto che avviarsi in questo
inferno la ragionevolezza suggerirà ad una donna che tutto è
preferibile: rassegnarsi, rivolgersi all'estero o a centri
clandestini.
Solo l'ipocrisia, o meglio la malafede, possono
far sostenere che questa legge regolamenta la fecondazione
assistita, sia pure restringendone l'impiego, nell'interesse
primario del concepito. Di fatto è una legge che rinuncia al
compito di governare la società, lasciando senza riferimenti i
medici ed i ricercatori, come le donne e gli uomini interessati,
perché si preoccupa soltanto di ribadire alcuni - discutibili e di
parte - principi etici, disinteressandosi perfino dell'effettiva
probabilità che hanno di essere applicati.
Come ogni legge-manifesto ha effetti
devastanti, proprio su principi fondamentali, quali la libertà, la
laicità dello stato, la funzione e responsabilità legislativa.
Davvero non c'è limite alla violazione della libertà femminile,
quando si tratta di disporre del corpo delle donne. Tutto, pur di
non prendere atto che si nasce da donna, che non vi è modo di
tutelare la vita - qualunque cosa si intenda con questa parola -
senza e contro di lei. Su questo non c'è da mediare tra diverse
concezioni etiche, né da bilanciare tra beni e diritti in
conflitto, quelli dell'embrione e quelli della donna. E, per favore,
che nessuno, da destra o da sinistra, ci venga a parlare dei
fondamentalismi di altre società e culture, e della liberazione
delle donne che li subiscono, quando si scrive una legge come
questa, rinverdendo l'alleanza patriarcale tra chiesa e stato, tra
etica cattolica e legge.
Lo stato, lo ha ricordato Piero Fassino, non può
identificarsi né in una fede, né in un'etica; non può stabilire
cosa è permesso e cosa è vietato dalle leggi, sulla base di ciò
che è lecito o non è lecito per l'etica. Si parla abitualmente di
contrasto tra «laici» e cattolici, come se la laicità fosse una
delle concezioni etiche in campo. Ma laici e laiche dovremmo essere
tutti e tutte, in particolare in parlamento, poiché la laicità
prescrive soltanto che nessuna concezione etica possa prevalere,
avvalendosi della legge. Nessuna può cioè armarsi del potere di
proibire scelte che ritiene illecite o difformi.
Oggi la laicità è insidiata da un rilancio
del fondamentalismo: finita la dc, la gran parte dei cattolici
dell'uno e dell'altro schieramento parlamentare sono impegnati, su
pressanti sollecitazioni delle gerarchie ecclesiastiche, a riportare
nella legge il dettato della chiesa. E ciò è sostenuto, da parte
dei parlamentari e delle parlamentari, in nome della libertà di
coscienza. Si può cioè imporre all'intera società ciò che detta
la propria dottrina, sia pure con convinta adesione personale,
negando la libertà di altre coscienze, ma soprattutto stravolgendo
il senso della legge, della funzione del parlamento, in breve della
politica. Peraltro, dietro l'alto ideale della libertà di coscienza
fa capolino un molto più terreno interesse politico di parte: fra
le neoformazioni cattoliche, è aperta una corsa a guadagnarsi
legittimazione guardando al Vaticano.
Che si possa pensare che questo non abbia
rilevanza nei rapporti politici, tra eletti ed elettori, è davvero
straordinario. Pensiamo alle numerose dichiarazioni di esponenti
dell'Ulivo. Davvero si crede che le scelte attuate in questa come in
altre questioni non siano determinanti? Che possa essere considerata
«una ricchezza», pluralista, come ha affermato Patrizia Toia,
senatrice della Margherita, l'approvazione di una legge che offende
gravemente libertà e laicità dello stato? Ed i Ds pensano di
limitare il danno, derubricando a opinioni etiche diverse una
questione politica di enorme rilevanza? Non si illudano, saranno
molte e molti a valutarla diversamente, a metterla al primo posto,
proprio sul piano della rappresentanza. Nessuna alleanza politica,
nessuna accordo programmatico, nessuna lista sarà credibile, se non
sarà costruita su scelte chiare e nette su contenuti così
dirimenti.
Anonim@
a "Il Paese delle donne on line"
"Grazie per aver sacrificato la nostra salute
sull'altare della più reazionaria e maschilista chiesa cattolica e per
averci fatto tornare indietro nel tempo"

La legge è passata! Vogliamo ringraziare di cuore i parlamentari delle
destre e delle sinistre, che ancora una volta, con un impegno e una
dedizione instancabili, si sono battuti per i nostri diritti di donne.
Ci hanno consultate, capite e rappresentate, come nessuno era mai stato in
grado di fare. Ma un grazie solo non è sufficiente, con la nuova legge
sulle PMA le cose di cui ringraziare i nostri eroi sono tante. Facciamolo
tutte insieme!
Grazie per aver finalmente garantito ai nostri embrioni di essere persona
giuridica: abortire non sarà più un diritto per ogni donna, la legge 194
potrà facilmente essere impugnata dal tutore legale del nostro embrione e
non rischieremo di commettere un omicidio!
Grazie per aver garantito che la fecondazione assistita non possa essere
eterologa, è bene controllare la provenienza del seme…qualità garantita,
e così le lesbiche non potranno rubarci il diritto alla maternità. Le cose
vanno fatte in regola, se no vengono fuori figli dell’altra sponda!
Grazie per aver introdotto l’obbligo di certificazione della convivenza,
quando chi ricorre alle PMA non è una coppia sposata: le garanzie non sono
mai troppe…se tra loro si nascondesse qualche gay?
Grazie perché si possono impiantare solo tre embrioni: a noi ci piacciono
le bombe ormonali, fanno crescere le tette…
Grazie perché gli embrioni prima dell’impianto non possono essere
sottoposti a controlli genetici. In fin dei conti rischiamo solo di fare da
uno a tre figli con gravi malformazioni. Se lo sapessimo in anticipo
potremmo anche scegliere di abortire…
Grazie perché gli embrioni non li congelate, così se il primo tentativo di
fecondazione va male, dobbiamo ricominciare da capo.
Grazie perché queste prestazioni non sono coperte dal servizio sanitario
nazionale: la nostra non è né una malattia né una situazione di disagio
psicofisico di cui lo stato debba farsi carico, e poi che cosa sono poche
migliaia di euro?
Grazie perché adesso diventare madri è più facile, basta solo avere i
soldi e andare all’estero!
Abbiamo ringraziato per tutto? O ci siamo dimenticate qualche cosa? Ah, sì…
*GRAZIE PERCHE’ AVETE DECISO PER NOI, SUI NOSTRI CORPI E SUI NOSTRI
DIRITTI.
*PERCHE’ QUESTA LEGGE CI DEFINISCE ANCORA UNA VOLTA COME INCUBATRICI E NON
COME DONNE.
*PERCHE’ IN UNA SOCIETA’ DOVE LA DONNA SI PUO’ REALIZZARE SOLO SE
MADRE, SIETE VOI A DECRETARE CHI E’ DEGNA E CHI NO DI QUESTO COMPITO
*PER AVER SACRIFICATO LA NOSTRA SALUTE SULL’ALTARE DELLA PIU’
REAZIONARIA E MASCHILISTA CHIESA CATTOLICA, E PER AVERCI FATTE TORNARE
INDIETRO NEL TEMPO A QUANDO ERAVAMO FORNACE PER IL POPOLO.
GRAZIE PER AVERCI RESE PIU’ LIBERE! LIBERE DI COMBATTERVI!
FECONDAZIONE,
PRESTIGIACOMO:
LA
LEGGE SI PUO' CORREGGERE

(AGI) - Roma, 14 Dicembre 2003 - "Aspettiamo.
Sei mesi, più
o meno. Poi rimettiamo mano alla legge: con gli animi raffreddati si
potranno apportare le modifiche corrette. Chi ha votato a favore capirà gli
errori". Così il ministro delle Pari Oppurtunità Stefania
Prestigiacomo in un' intervista al Corriere della Sera commenta la recente
legge sulla Fecondazione. "C'è stato uno scontro troppo duro tra laici
e cattolici. Non serviva. Non era un problema etico, non soltanto
almeno". Secondo il ministro infatti non si può legiferare pensando
"che una donna sia una macchina [..] con regole che andrebbero valutate
negli studi medici". Numerosi comunque i punti che la Prestigiacomo
trova positivi nella legge, come per esempio "il divieto della
clonazione, ad esempio, quello sulle mamme-nonne e sugli uteri in affitto,
ma anche sull'impianto post mortem".
LA LEGGE
Come Chiesa
comanda
ELETTRA
DEIANA

Bisognerà
discutere - il prima possibile, se vogliamo ristabilire regole
decenti di convivenza civile - gli ambiti di competenza del
legislatore, le materie su cui il potere legislativo è abilitato a
esercitare la sua funzione. Non su tutto, sicuramente. Non
sicuramente su ciò che attiene la sfera delle scelte di vita, dei
desideri, dei comportamenti sessuali, degli orientamenti culturali
di donne e uomini adulti e vaccinati. In tali ambiti la legge non può
prescrivere proprio nulla, perché si tratta di materia sottoposta
strettamente alla responsabilità delle persone, al loro diritto
all'autodeterminazione e all'autogoverno esistenziale. Tutt'al più
la legge può intervenire a offrire strumenti di appoggio, può o in
certi casi deve aiutare i soggetti che lo chiedano a districarsi tra
i dilemmi e le contraddizioni delle loro scelte. L'unico obbligo che
compete alla legge è infatti quello di tutelare i diritti violati,
proteggere i soggetti deboli travolti da vicende private. Insomma
tutto il contrario di quanto è avvenuto con la legge sulla
fecondazione assistita, frutto avvelenato di un lungo percorso
legislativo svoltosi a tappe, irresponsabilmente avviato dalla
sinistra già nella scorsa legislatura e sempre inevitabilmente
incappato nelle trappole bipartisan degli integralisti nostrani:
quel variopinto schieramento di uomini e donne dei due poli - per lo
più collocati nella casa delle libertà - che in nome dei loro
principi etici di marca vaticana pretendono di entrare nelle vite
delle persone e stabilirne le regole comportamentali. E si ritrovano
insieme non solo a esternare, il che è ovviamente legittimo, ma a
decidere per tutti e tutte. Adottare un figlio - ci dicono questi
signori e queste signore - è più etico che cercare di metterlo al
mondo ricorrendo alle tecniche di procreazione assistita, farsi
aiutare da un donatore per l'inseminazione è addirittura un peccato
mortale. Insomma non licet, come se anziché in un'aula parlamentare
ci trovassimo nella sala d'attesa delle udienze papali. La legge
sulla fecondazione non è soltanto misogina, oscurantista, crudele.
Non è soltanto ipocrita, perché alimenterà il turismo procreativo
per quanti hanno soldi sufficienti per andare in paesi meno
asfissiati dall'incombenza di santa romana chiesa. E' anche una
legge che mette in discussione i principi fondativi della statualità
democratica, così come sono assicurati dalla cornice e dalla
lettera della Costituzione.
Non c'è libertà di coscienza che tenga, di
fronte all'obbligo del legislatore di stare a quella cornice oppure
- detto francamente - fare un altro mestiere. La separazione tra
chiesa e stato, il carattere laico delle istituzioni repubblicane,
l'uguaglianza, nelle differenze, dei cittadini, il rispetto del
principio di responsabilità, il valore della ricerca scientifica e
via discorrendo - tutto ciò di cui la legge fa strame -
costituiscono un ex ante vincolante, l'unico che renda legittimo il
potere legislativo, democraticamente accettabile la rappresentanza.
Altrimenti siamo al sopruso del legislatore ed è legittimo
disobbedire. Anche molti cattolici sono ben consapevoli di questo e
sono convinti sostenitori dell'assoluta necessità di operare perché
le istituzioni siano salvaguardate da qualsiasi tentazione di
anteporre alla laicità delle istituzioni il primato dell'etica
cattolica e le indebite forzature di parte nascoste dietro l'alibi
della libertà di coscienza.
Perché allarmarsi tanto per la diffusione
degli integralismi altrui se non si vede quanto la pretesa di
assoggettare il Parlamento ai diktat di un'etica di parte e al
pressing di un potere costituzionalmente esterno a quello dello
stato italiano si configura come un'evidente manifestazione di
nostrano integralismo? La libertà di coscienza non c'entra proprio
nulla. Essa diventa il cavallo di Troia non per difendere un proprio
punto di vista etico che, come tale, deve guidare le scelte
individuali di ciascuno nella vita privata, ma per imporre quel
punto di vista a tutto il paese, a migliaia di donne e di uomini, di
donne soprattutto, che a partire da un altro punto di vista, da un
altro senso delle responsabilità etiche, dipanano la propria vita,
le proprie scelte, i propri progetti. Tutto ciò è insopportabile e
ipocrita oltre ogni limite.
ARCIDONNA
11 DICEMBRE
2003: APPROVATA LA LEGGE SULLA FECONDAZIONE ASSISTITA
SCONFITTA LA
LIBERTA' DI COSCIENZA

Il Senato ha approvato l'intera legge sulla
fecondazione assistita, con il voto della maggioranza - tranne un
drappello di pochi laici ormai irrilevanti nello schieramento - e
l'appoggio dei cattolici dell'Ulivo - Rutelli e Bindi in testa.
Nessuno degli emendamenti presentati nel
tentativo di correggerne gli aspetti più "stupefacenti dal
punto di vista scientifico e ripugnanti dal punto di vista
morale" denunciati nell'appello di un gruppo di scienziati e
intellettuali, fra cui il premio Nobel Rita Levi Montalcini, è
stato approvato.
La legge:
-
Nega la libertà di cittadine e
cittadini "di formare una famiglia secondo i loro valori e
le loro più profonde convinzioni" (secondo le parole
dell'appello citato), il diritto di scegliere se avere figli e
quando e quanti;
-
Impedisce di intervenire per la
salute e il benessere dei bambini che nasceranno attraverso la
fecondazione assistita;
-
Mette in discussione il principio
di laicità dello stato, imponendo a tutti gli italiani la
volontà dei cattolici.
Il
ministro delle Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo, ha scritto
in una lettera a "Repubblica": "Sto già ragionando
in prospettiva del giorno dopo e penso che, placati gli animi, si
potrà lavorare con serenità per migliorare una legge che sia anche
tecnicamente plausibile e garantista per tutti", ammettendo così
che la legge approvata non lo è, ma che lei non è riuscita a far
nulla per influire sulle decisioni del suo partito (Forza Italia) e
del governo di cui fa parte. Perché dovrebbe riuscirci a legge già
approvata?
Intanto
invece, immediatamente dopo l'approvazione di un provvedimento che
è un "radicale attacco alla crescita civile del nostro
paese", come lo definisce l'appello degli scienziati, si sono
cominciate a sentire da numerosi esponenti del Polo le prime
promesse - per tutte le donne italiane vere e proprie minacce - di
passare alla messa in discussione del diritto d'aborto.
Valeria
Ajovalasit, presidente di Arcidonna, ha dichiarato:
"Con questo voto viene sconfitta la
laicità dello Stato, viene negata la libertà di coscienza e viene,
soprattutto, incentivato il turismo della fecondazione all’estero.
L’Italia così si allontana sempre più dal resto
dell’Europa.Tra l’altro la nuova legge istituisce un’ulteriore
discriminazione nei riguardi delle donne. Le più abbienti per
diventare madri potranno recarsi tranquillamente all’estero, nei
tanti paesi della comunità europea che offrono regole meno
restrittive delle nostre sulla fecondazione assistita. Le altre,
quelle costrette a restare in Italia, dovranno sottoporsi a più
interventi terapeutici a scapito della propria salute. E
non è vero, come ho letto in qualche dichiarazione, che le donne in
merito ai problemi della fecondazione assistita sono divise: su
questo punto sono assolutamente unite. Arcidonna
in occasione delle prossime elezioni europee ricorderà agli
elettori le posizioni conservatrici che la maggioranza dei
rappresentanti del nostro Parlamento hanno tenuto in un dibattito
così importante".
I
N T E R V I S T E A M E D I C I
«E' un
incubo scientifico»
Parla
il dottor Nino Guglielmino, ginecologo catanese autore di ricerche
all'avanguardia
Matteo Bartocci

Nino
Guglielmino è il ginecologo che è riuscito, per la prima volta in
Italia, a far nascere un bambino perfettamente sano da una coppia di
genitori portatori di una malattia genetica incurabile, la
talassemia. Un risultato straordinario, pubblicato nel 2002 sulla
rivista Human
Reproduction,
tutto basato sulla diagnosi genetica preimpianto (Dgp). La Dgp è
stata messa a punto all'interno dell'associazione Hera da lui
fondata, una onlus senza fini di lucro unica nel suo genere. Hera,
non a caso, ha sede a Catania. Il Mezzogiorno infatti è una delle
regioni d'Europa con il più alto tasso di malattie genetiche.
Guglielmino è membro del direttivo della «Società italiana
sterilità e fertilità» e spiega i paradossi di una legge che
giudica «folle».
E' vero che la legge impedisce di usare la
tecnica che consente a coppie fertili ma affette da malattie
genetiche di avere figli sani?
Assolutamente sì. Le coppie portatrici sane di
malattie genetiche hanno dal 25% al 50% di probabilità di avere
bambini affetti da malattie incurabili. Per evitarlo, si può
ricorrere alla
fecondazione in
vitro. La Dgp consente di analizzare
l'embrione in una fase molto precoce, quando è composto solo da 6-8
cellule. In questo modo si garantisce il trasferimento nell'utero
solo di embrioni sani o portatori sani e si evita il successivo
aborto «terapeutico».
Da medico, qual è il suo giudizio sulla
legge?
Isolerà la comunità scientifica italiana
dalle frontiere della ricerca. Domani (oggi per chi legge, ndr)
interverrò a un congresso internazionale sulla Dgp. Come farò a
parlare di una cosa che per legge non potrò fare più? Negli ultimi
anni la ricerca sulla riproduzione assistita ha portato a
miglioramenti significativi. Questa legge spazza via in un colpo
solo tutti i progressi della medicina. Si vuole tornare a 25 anni
fa. Le parole più adeguate le ha dette Rita Levi
Montalcini: «E'
una legge immorale». Perché impedisce la legittima aspirazione di
migliaia di coppie che vogliono diventare genitori con una legge
retrograda e fuori dal tempo. Basti pensare che qualcosa di simile
è in vigore solamente in Turchia, Arabia Saudita ed Egitto.
Il limite di tre embrioni per tentativo
stabilito dalla legge che conseguenze avrà sulla salute delle
donne?
Il successo in termini di gravidanze crollerà,
e la donna dovrà sottoporsi a ripetuti trattamenti di stimolazione
ovarica. Basti aggiungere che un'importante ricerca americana
pubblicata quest'anno ha scoperto che
2 ovociti su 3 sono affetti di
per sé da malattie cromosomiche. Anche senza la legge, il sistema
riproduttivo umano è già molto controllato...
Questa legge quindi riguarda tutti...
Voglio fare l'esempio delle
donne affette da un
tumore. Si tratta di donne giovani, non sempre sposate, che prima di
sottoporsi alla chemio-radio terapia, hanno chiesto di congelare le
loro uova. Accade sempre più spesso. Con il limite di tre ovociti
per tentativo imposto per legge, tutte queste persone avranno
possibilità minime di avere un figlio. Mi creda, siamo tempestati
dalle telefonate.
Per ragioni etiche la legge proibisce anche
la ricerca sugli embrioni. Che ne pensa?
La validità etica della diagnosi preimpianto
è maggiore di quella prenatale, perché è una tecnica più
bilanciata. Ora con questa decisione folle,
saremo obbligati per
legge ad impiantare un embrione malato nell'utero della donna.
Perché avete lavorato sulla talassemia?
Con 2 milioni e mezzo di portatori sani è la
malattia genetica più diffusa in Italia. E' distribuita su tutto il
territorio ma ha punte molto alte in Sicilia (il 13% della
popolazione), in Sardegna e nel delta del Po. Quando entrambi i
genitori sono talassemici, hanno il 25% di possibilità di mettere
al mondo un bambino malato. In Sicilia 1 coppia su 257 si trova in
questa condizione. La legge approvata ieri non permette a queste
persone di fare questa diagnosi e le riporta indietro di anni,
impedendo l'accesso alle ultime ricerche.
Ora cosa succederà?
Potremmo dedicarci alle analisi preconcezionali,
ma oggi questo è possibile solo per poche malattie, che per di più
sono molto più difficili da identificare.
Pensa che si metterà in discussione anche
la legge sull'interruzione di gravidanza?
A rigor di logica sì, visto che il primo
articolo sancisce il trasferimento del diritto dal nascituro al
concepito.
Credo che per fermare questo scempio sia necessario un
referendum.
«E adesso
come si fa?»
Tutti
i problemi che si aprono nel settore pubblico. Parla il ginecologo
D'Amato
Matteo
Bardocci

Giuseppe
D'Amato è un ginecologo e dirige l'unità operativa di
fisiopatologia della riproduzione umana in un importante centro
pubblico della Puglia. Si tratta dell'Irccs «Saverio De Bellis» di
Castellana Grotte (Ba). Il centro di D'Amato ha lavorato fianco a
fianco con quello di Guglielmino per portare nel servizio pubblico,
a disposizione di tutti, le ultime tecniche sulla procreazione
assistita come la Dgp. In particolare, D'Amato opera in Puglia, una
regione amministrata dalla Casa delle libertà che fino a ieri
investiva molto nell'assistenza sanitaria su questi temi.
Perché proprio nel meridione ci sono molti
centri pubblici di eccellenza che si occupano di fecondazione
assistita (Pma)?
Centri come il nostro si trovano anche a Bari,
Catania e Cagliari.
Nel sud infatti c'è un tasso maggiore di
persone affette da malattie genetiche, basti pensare all'anemia
mediterranea, che riguarda milioni di individui. Noi cerchiamo di
soddisfare le esigenze riproduttive di persone che non hanno colpe.
In questi giorni siamo tempestati di telefonate di pazienti che ci
chiedono che cosa succederà.
Qual è la situazione pugliese?
La nostra regione ha sempre affermato la
centralità dei centri di Pma pubblici e ha cercato di soddisfare le
esigenze della popolazione. La Puglia è quindi una regione in
equilibrio, anche se abbiamo molti pazienti anche da altre regioni.
Ma appena il parlamento ha iniziato a discutere questa legge, il
governo regionale ha accolto con un silenzio assordante i nostri
successi medico-scientifici.
Con questa legge che succede in centri come
il vostro?
Noi siamo stati autorizzati e finanziati dal
ministero della Salute a svolgere una ricerca scientifica sulla
fattibilità della diagnosi genetica pre-impianto. Né con la
maggioranza precedente né con il ministro attuale abbiamo mai avuto
problemi. Bisogna ricordare che l'idea di esportare questa diagnosi
nella cura dell'infertilità è un successo scientifico tutto
italiano. Noi avevamo pazienti pronti e selezionati, ora aspettiamo
disposizioni.
Che tecniche sarete costretti ad usare dopo
questa legge?
Faremo un salto mortale carpiato all'indietro.
Si ignora la ricerca medica del futuro. Già la Dgp ha basse
percentuali di successo, ma questa è una legge liberticida e
dimostra che chi fa il parlamentare di questa materia ha capito ben
poco...
Che cosa dovrei proporre a una paziente? Uno stupro?
Con gli
embrioni congelati del mio laboratorio che ne farò? A chi mi
rivolgo? La situazione che dovremo applicare in concreto è un
incubo difficile da immaginare.
Nei centri pubblici chi ricorre alla
fecondazione assistita?
La sterilità avviene in tutte le classi
sociali e accade persone con tutti i portafogli. Un'immagine
offensiva, che anche i media hanno contribuito a riportare, è che
sembra che la fecondazione assistita si faccia solo in costosi
centri privati da parte di gente che ha soldi da spendere. Ma la
realtà è ben diversa, si tratta di
una serie di tecniche affermate
soprattutto nei centri pubblici. Senza ipocrisie, è noto che su
questi desideri delle persone avviene un grande mercimonio. Impedire
anche le attività pubbliche, che in questo settore sono di
eccellenza, non mi sembra una soluzione. Fare un figlio non può
essere un lusso.
Da medico, lei cosa pensa di fare?
Voglio far notare anche ai colleghi, che spesso
non si interessano a fondo di queste questioni, che questa legge
regola per la prima volta quello che un medico dovrebbe fare. Si
limita duramente la libertà di curare.
Non si capisce dove comincia
la legge e dove il codice penale. E' un provvedimento che non ha
uguali in nessun altro paese.
Che cosa accadrà alla ricerca?
Se prima si poteva ragionare su questi temi,
da
ieri la ricerca è impossibile. Se penso al futuro mi viene in mente
solo il «turismo riproduttivo». Sono sicuro che molte persone
andranno a curarsi all'estero perché lo standard italiano potrebbe
non essere più sufficiente.
PROPOSTA
AMATO
Le
grandi manovre del «dottor provetta»
Giuliano
Amato e i suoi «volontari» al lavoro per modificare la legge sulla
procreazione ed evitare il referendum. Ma dietro la caccia al
consenso dei cattolici c'è l'ombra di Fassino
IAIA
VANTAGGIATO
9 ottobre 2004 - Annunciato
ieri da Repubblica a
suon di grancassa, il testo con cui Giuliano Amato vorrebbe evitare
lo scontro referendario sulla procreazione assistita, in realtà,
non esiste. C'è solo un progetto, minimizzano in molti e - primo
fra tutti - lo stesso Amato: «Non c'è al momento nessuna proposta
già definita o politicamente impegnativa per chicchessia. Ed è
ovvio che, affinché ciò accada, dovranno esservi incontri e
verifiche che non sono neppure iniziati». E tuttavia, per quanto
vago, sul progetto-Amato piomba entusiasta, nella tarda serata di
ieri e intervenendo a La7 - Piero Fassino: «Se si tratta di
risolvere i problemi creati dalla legge sulla fecondazione
assistita, bene». Altrimenti? «Si va avanti - risponde - con i
referendum».
Tace
imbarazzato lo stato maggiore diessino sino a ieri impegnato nella
campagna referendaria e oggi smentito dal suo stesso segretario: un
silenzio che dice molto e che insinua persino il dubbio che dietro
la «bozza-Amato» ci sia proprio l'ombra di Fassino nonché il suo
sempre più patetico tentativo di farsi benedire dal Vaticano.
Un
«ballon d'essai» ben calibrato e intelligente, quello lanciato da
Amato che cerca di mediare rastrellando consensi ovunque sia
possibile. E dalle risposte ottenute valuterà sicuramente come
ricalibrare il tiro e come mettere a punto un vero progetto di
legge.
Per
ora il colpo va a segno con Fassino, con i cattolici e - di certo -
con buona parte della maggioranza. «Io credo - è il parere della
ministra per le pari opportunità Stefania Prestigiacomo - che nel
centrodestra si sia fatta strada la consapevolezza che la legge
contenga degli errori che vanno emendati. Viene percepita inoltre la
contrarietà di gran parte dell'opinione pubblica ad alcuni eccessi
della normativa che potrebbero indurre in sede referendaria alla
abrogazione completa della legge che contiene invece aspetti
positivi». E il governo, sempre secondo Prestigiacomo, non si
opporrà di certo ad eventuali modifiche.
Quanto
al progetto sulla fecondazione assistita cui l'uomo incaricato di
mettere a punto il programma di governo del centrosinistra lavora «insieme
ad un ristretto numero di volontari» esiste - scopriamo ora con
qualche mese di ritardo e grazie alle tardive dichiarazioni di
Giuliano Amato - da tempo: per l'esattezza da quando è entrata in
vigore la legge 40 sulla fecondazione. Del gruppo fanno parte
Giorgio Tonini e Livia Turco per i Ds; Albertina Soliani, Tiziano
Treu e Luigi Zanda per la Margherita. E non è l'unico. A sorpresa,
il presidente della commissione Affari sociali della camera Palumbo
annuncia che un «gruppo trasversale», in stretto collegamento con
la ministra Prestigiacomo, sta lavorando a «una modifica della
legge 40 per evitare un referendum inutile». L'arco di forze
presenti nel gruppo va da An all'onnipresente Margherita.
Per
tornare alla sinistra, sono punti facili faicli quelli messi a tema
dall'affiattato gruppetto composto da Margherita e Quercia, che da
un lato si fa promotore dei referendum e, dall'altro, lavora per
affossarli. Specchietti per allodole di destra e di sinistra, parole
d'ordine che fanno breccia nei cuori di quanti - nonostante i
quattro milioni di firme raccolte - ancora cercano di ostacolare il
referendum. Sì alla fecondazione eterologa ma
solo
nei casi limite, sì alla crioconservazione ma
solo
per gli ootidi, sì alla ricerca ma
sempre
che si tratti di embrioni «non più vitali». Finti cambiamenti che
in più si perdono nei meandri di un linguaggio algidamente
scientifico. L'eterologa c'è o non c'è e i «casi limite» sono
solo una invenzione della politica. Il divieto di congelare gli
embrioni non li rimette in vita ma ne consente molto più «semplicemente»
la soppressione. La ricerca o si fa o non si fa.
La
proposta Amato non cambia una virgola della legge 40 anche perché
non ne intacca minimamente il suo pilastro fondamentale: lo statuto
giuridico dell'embrione. Quello su cui - prima di tutto - i radicali
stanno dando battaglia.
Ma
in quella proposta c'è tuttavia quanto basta per rassicurare i
cattolici della Margherita: «La bozza Amato - dichiarano Pierluigi
Mantini e Franca Bimbi - è un passo avanti che merita di essere
approfondito». Una risposta piccata arriva, invece, da Mauro Fabris,
presidente dei senatori Popolari-Udeur: «Francamente ci aspettavamo
di essere coinvolti nel lavoro dato che l'unico testo di modifica
della legge in vigore sinora depositato alle Camere è il nostro».
Ma non si entra nel merito della proposta e la polemica resta
relegata sul piano dello scontro personale. Il testo di Amato: una modifica in quattro punti.
(Il Manifesto, 7 ott 2004)
Ecco
i quattro punti della proposta Amato:
ETEROLOGA: la fecondazione con seme dei donatori è permessa in
alcuni casi-limite che vanno valutati da una commissione ad hoc.
L’articolo 4 della legge 40 vieta invece espressamente il ricorso
a materiale biologico, ovuli o spermatozoii estranei alla coppia.
CONGELAMENTO: quello degli embrioni è vietato dalla legge. Secondo
la proposta si può invece crioconservare l’ootida, cioè il
preembrione appena fecondato in cui non si è ancora formato un
nuovo genoma.
DIAGNOSI: il testo Amato reintroduce la diagnosi sull’embrione
prima dell’impianto e allarga anche alle coppie portatrici di
malattie genetiche il ricorso alla provetta.
RICERCA: gli articoli 12, 13 e 14 della legge vietano ogni
sperimentazione sugli embrioni; la proposta Amato consente invece le
ricerche su quelli ritenuti non più vitali. (Il Mattino, 7 ott
2004)
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