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Paradiso
Toni Morrison
Da pochi mesi è uscito "Paradiso", l’ultimo discusso romanzo di Toni Morrison che ha spaccato l’opinione pubblica degli Stati Uniti. Secondo
alcuni critici, "Paradiso" segna il culmine della potenza creativa della nota autrice afroamericana, già insignita del Nobel per la Letteratura nel 1993 e del Pulitzer nel 1998 per "Amatissima"; per altri invece il romanzo risulta deludente e macchinoso, un vero fiasco dopo, appunto, il successo di
"Amatissima". Anche il grande pubblico americano si è schierato su fronti opposti di giudizio, come dimostrano le numerose lettere inviate via Internet dai lettori. "Paradiso", insomma, è un romanzo che fa discutere.
A noi pare che Toni Morrison, abbia di nuovo colpito nel segno e abbia creato un’opera corposa e complessa, degna della massima attenzione anche da parte del pubblico italiano. Certo, "Paradiso" non è un romanzo facile
nonostante l’apparente fluidità narrativa; non lo è sul piano dei contenuti e tanto meno su quello letterario. E’ un romanzo che provoca l’attenzione, infrange gabbie retoriche e smaschera luoghi comuni; un romanzo insomma che non lascia indifferenti.
Perché "Paradiso" non è un romanzo facile? Non lo è sul piano letterario per la sua complessa struttura narrativa, basata su un intreccio di
avvenimenti che si intersecano e completano a vicenda. Frammenti di realtà fluiscono nel sogno e nel ricordo, in una sorta di suggestiva atemporalità che smussa i confini e attenua i contorni. E tuttavia il quadro che ne emerge è concretissimo e riproduce oltre due secoli di storia afro-americana, dall’arrivo degli
antenati di Ruby (questo è il nome del villaggio posto al centro del romanzo) in Louisiana, fino al 1976, anno in cui inizia - e contemporaneamente termina - il romanzo. I frammenti di storie personali rimbalzano dal presente al passato in un sapiente gioco di rimandi, fino a quando dall’intricata folla di eventi, ricordi
e personaggi emerge il chiaro affresco di una minoranza di colore in fuga, alla ricerca di una terra sicura in cui trovare rifugio e riposo. Il lungo esodo termina in Oklahoma, dove viene fondato il villaggio di Ruby, da Toni Morrison ironicamente soprannominato "Paradiso". Un
"Paradiso" di segno ribaltato, perché a Ruby inizia il declino di questo fiero drappello di disperati che si è illuso di trovare la Terra Promessa.
Infatti, non appena il piccolo gruppo di purissima razza nera comincia a godere di una certa sicurezza, automaticamente si esilia da tutto il resto del mondo ed esclude tutti quelli che sono di sangue meno puro. Gli abitanti si stringono
tra di loro nella tutela della "Legge dei Padri", una legge che si aggrappa alle consuetudini, aborrisce il confronto e bandisce la differenza. Gli uomini che contano nel villaggio provano astio verso chi rivendica modi di pensare diversi o sperimenta forme nuove di convivenza. A poco a poco cresce la violenza
verso chi non rispetta la norma costituita ed esplodono manifestazioni di razzismo.
Le prime ad essere colpite sono le donne del "Convento", una casa-rifugio ai margini del villaggio, dove vige un’atmosfera indefinita di stravaganza
e di compassionevole umanità. Le otto donne che vi abitano, Mavis, Grace, Seneca, Divine, Patricia, Consolata, Lone e Save-Marie, (ogni loro nome dà il titolo a un capitolo diverso) sono tutte di diversa provenienza e hanno storie di sofferenza o di marginalità alle spalle. Al "Convento" esse trovano un’
accoglienza discreta, che non indaga nelle pieghe del passato. Qui esse riescono a rimarginare ferite ancora brucianti e a ricucire la trama delle loro vite spezzate. Ma in particolare al "Convento" sperimentano la tenerezza, la trasgressione, il sogno, la gioia di stare insieme, un nuovo senso di libertà che le
rende finalmente sicure e indipendenti dagli uomini. Tutto questo disturba la piatta tranquillità di Ruby, ormai intaccata anche dal prorompere degli eventi esterni: infatti la guerra del Vietnam lascia il suo segno anche al villaggio e la contestazione mette in dubbio il predominio dei padri. Ma il potere degli uomini va
difeso ad ogni costo, specialmente quando vacilla e dà segni di precarietà. Occorre trovare subito un capro espiatorio che assorba angosce e timori e assolva da colpe e responsabilità. La paura si trasforma in aggressività, l’irrazionalità dilaga, gli eventi precipitano. Quale miglior vendetta possono esercitare
quegli uomini se non usare violenza a chi ha osato trasgredire alla legge dei Padri?
Ciò che rende interessante questo romanzo, al di là di ogni pregio letterario, è il fatto che Toni Morrison riporta la parola all’interno della comunità nera e punta lo sguardo sul tema del
razzismo, ribaltando l’ottica secondo la quale esso è una prerogativa dei bianchi; e questo non per polemizzare col proprio gruppo di appartenenza, ma per il bisogno di far luce sul passato e venire a patti in prima persona con la propria storia. Un’operazione ardita di autoanalisi
che si espone a critiche feroci e formula ipotesi sconcertanti. La prima è che è venuto il momento di rifiutare la retorica secondo cui i neri sono tutti uguali fra loro, omologati da secoli di servilismo che li ha resi immuni dai mali che colpiscono i bianchi; mentre invece, come queste pagine abitate unicamente da neri
dimostrano, chi è più nero crede di aver più diritti di chi lo è meno e si sente in dovere di emarginarlo. Alla constatazione dell’esistenza di rapporti di forza all’interno della stirpe e del razzismo che gli stessi neri esercitano nei confronti della diversità, Toni Morrison
affianca un’osservazione più ampia sulla differenza di genere, secondo la quale il rapporto tra uomo e donna passa inevitabilmente attraverso la violenza e ripete lo schema vittima-carnefice che contraddistingue ogni forma di razzismo. In conclusione, per Toni Morrison il razzismo è
una malattia dello spirito che colpisce indiscriminatamente tutti i popoli della terra ed è tanto più pericolosa, in quanto si ritorce contro chi rifiuta di riconoscerla. Tesi che in bocca a Toni Morrison suona come un avvertimento lanciato ai membri della sua comunità affinché si guardino da ogni forma di
fondamentalismo.
Toni Morrison - Premio Nobel per la Letteratura nel 1993, è nata nell’Ohio e vive nello stato di New York. Insegna letteratura all’Università di Princeton. Ha scritto
"Amatissima" - vincitore del Premio Pulitzer nel 1988 - "Jazz", "L’occhio più azzurro", "Canto di Salomone", "Sula", "Giochi al buio", "L’isola delle illusioni", tutti romanzi pubblicati da Frassinelli.
Toni Morrison, Paradiso Traduzione di Franca Cavagnoli,
Edizioni Frassinelli 1998
(Camilla Martinenghi)

La pagina è stata creata e curata da Maria
Antonietta Pappalardo
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