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IR M A  ST E R N

la  pittrice  sudafricana  contro  il  filisteismo

 

Schweizer-Reneke-Transvaal (Sud Africa), 1894 - 1966

Irma Stern, Donna Congolese, terracotta

Irma Stern è considerata una delle più importanti tra gli artisti pionieri in Sud

Africa e una delle maggiori pittrici del paese.

Ella nacque nel 1894 in Schweizer-Reneke nel Transvaal da genitori tedeschi ebrei e ricevette la sua educazione formativa nel campo artistico in Germania.

Tornò in Africa nel 1920 e tenne la sua prima Mostra alle Gallerie Ashbey a Cape Town nel 1922. Questa mostra non fu ben accolta. Per tutti gli anni ’20 ella viaggiò e dipinse in Sud Africa, mostrando i risultati di queste esperienze africane in Germania e in Francia dove le sue opere furono accolte con grande consenso della critica.

Comunque, ci volle un po’ di tempo prima che il suo genio fosse riconosciuto nella sua terra natia. Dopo la battaglia contro il filisteismo ella ottenne un consenso locale. Dagli inizi degli anni ’40 la sua reputazione fu saldamente affermata. Con la sua morte, avvenuta nel 1966, la domanda delle sue opere e del loro relativo valore ha continuato a crescere.

Durante gli anni ’50 e ’60 la sua pittura si fece strada in tutte le maggiori collezioni pubbliche. La fondazione Rupert Family for the Arts possiede un grande numero dei suoi lavori, la più grande della collezione del Museo.

Durante la sua vita Irma Stern viaggiò moltissimo e presentò mostre personali in tutto il mondo. Ne ricordiamo alcune: a Zanzibar nel 1939  e nel 1945; nelle città del Congo nel 1942, nel 1946 e nel 1955. Le esperienze visuali acquisite da questi viaggi divennero il marchio del suo inimitabile stile dimostrando la sua originalità e il suo esotismo come pittrice.

Anche i periodi trascorsi nelle regioni del Mediterraneo della Spagna e della Francia ebbero la loro importanza poiché formarono il contenuto della sua pittura nel periodo maturo.

(Maria Antonietta Pappalardo)

NADINE  GORDIMER

la scrittrice dell'apartheid

Transvaal, 1923

     

Nadine Gordimer, che insieme a Doris Lessing è tra 

le più significative voci della letteratura sudafricana, nasce nel 1923 a Spring, città mineraria del Transvaal, da una ricca famiglia di ebrei di lingua inglese. L'infanzia privilegiata in casa del padre gioielliere sarà lo scenario del suo primo romanzo, scritto nel 1953.
    A differenza di molti scrittori sudafricani, Nadine non è educata in Inghilterra, ma frequenta un convento e, per un solo anno, l'università a Johannesburg. All'età di nove anni scrive la sua prima storia, che verrà pubblicata anni dopo sulla rivista Forum, e a venti ha già pubblicato racconti su tutte le riviste locali. Nel 1951 anche il New Yorker accetta di recensirla.
    Fin dalle prime raccolte di storie brevi, l'autrice affronta i temi a lei più cari: le relazioni padrone-servitù nel Sudafrica dell'apartheid, il finto liberalismo della middle-class borghese bianca, le paranoie colonialiste e i tabù sessuali, con una straordinaria abilità a comunicare al lettore la complessità del problema sudafricano.
    Ne I giorni della menzogna (1953), romanzo in parte autobiografico, si confronta con i pregiudizi razziali di una piccola cittadina; in Un mondo di stranieri (1958) guarda l'apartheid con gli occhi di un giovane turista britannico ospite in Sudafrica. Nei successivi Occasione d'amore (1963) - racconto di una relazione tra una bianca e un nero - e Il mondo tardoborghese (1966) fotografa la sofferenza dei sudafricani liberali, divisi tra il retaggio familiare, fatto di antichi privilegi di classe, e il desiderio di riscatto della segregazione dei neri.
    In questi stessi anni, Nadine Gordimer è molto attiva politicamente a favore dell'abolizione dell'apartheid e di altre cause sociali; questo impegno le costerà il bando di tre dei suoi libri in Sudafrica, ma - esclusa qualche lezione nelle università americane - non lascerà mai il paese.
    Il grande successo arriva con Un ospite d'onore del 1970, dove le vite private di tanti personaggi si intrecciano sullo sfondo di un'Africa confusa tra il nuovo e l'antico.

 

 

  Opere

§       

·        1949  Face to face

o            Faccia a faccia

·        1953  The lying days

o            I giorni della menzogna

·        1958  A world of strangers

o            Un mondo di stranieri, Feltrinelli, 1961

·        1963  Occasion for loving

o            Occasione d'amore, Feltrinelli, 1984

·        1966  The late bourgeois world

o            Il mondo tardoborghese, Feltrinelli, 1989

·        1971  A guest of honour

o            Un ospite d'onore, Feltrinelli, 1985

·        1974  The conservationist

o            Il conservatore

       1979  Burger's Daughter

o            La figlia di Burger

·        1981  July's people

o            Luglio, Feltrinelli, 1991

·        1982  The soldier's embrace

o            Il bacio d'un soldato

·        1986  Qualcosa là fuori, Feltrinelli

·        1987  A sport of nature

o            Una forza della natura, Feltrinelli

·        1990  My son's story

o            Storia di mio figlio, Feltrinelli, 1991

·        1990  Vivere nell'interregno, Feltrinelli  

 

§        1991  Riceve il Nobel per la letteratura.  

 

·        1992  Il salto, Feltrinelli

·        1994  None to accompany me

o            Nessuno al mio fianco, Feltrinelli

·        1996  Scrivere ed essere. Lezioni di poetica, Feltrinelli

·        1998  The House Gun

o            Un'arma in casa

·        1999  Note dal nostro secolo, Feltrinelli

·        2001  The Pickup 

o                    L'aggancio, Feltrinelli  

 

 

MIRIAM MAKEBA

L' "african lady" dei Manhattan Brothers

Johannesburg, 4 marzo 1932

 

 

"Ci sono tre cose per le quali sono venuta al mondo e ci sono tre cose che avrò nel cuore fino al giorno della mia morte: la speranza, la determinazione e il canto" 

(Miriam Makeba)

Se esiste un'artista che ha dato tutto per la lotta alla discriminazione 

razziale e per la piena democrazia nel suo paese questa è proprio Miriam Makeba, grande cantante sudafricana che da più di venti anni inonda il mondo dei suoi canti di gioia e dolore, ispirati dalla condizione della popolazione nera in Sudafrica.

Voce calda, melodiosa e sincera, Miriam nasce il 4 marzo 1932 in un sobborgo di Johannesburg, ai tempi in cui l'apartheid era una realtà senza scelte. Figlia di una sacerdotessa del culto locale fin da bambina ha sperimentato sulla sua pelle tutte le sopraffazioni legati all'infame regime dell'apartheid. La sua vita subisce una svolta nel segno di un desiderio di speranza e libertà quando nei primi anni '50 incontra Nelson Mandela che all'epoca stava organizzando l' "African National Congress".
Fra i due nasce un'amicizia di ferro che ha portato Miriam ad appoggiare sempre le iniziative del carismatico Nelson.

Il suo modo di comunicare è quello dell'arte e del canto e sono questi i campi d'elezione della sua attività di protesta: canzoni e melodie che hanno portato sulle ali della musica il dolore e la condizione degli oppressi ovunque nel mondo.

Miriam Makeba appartiene alla comunità Xhosa del Sudafrica e, molto legata alle radici del suo popolo, ha iniziato la sua carriera con un repertorio diviso tra il "Kwela Africano" e il "Doowop", lo stile vocale tra Rock'n'roll e Rhythm and Blues degli anni '50. Per rendere la sua musica ancora più speziata di sapori etnici la cantante ha aggiunto al suo genere una forte componente legata al "Griot", che rappresenta la grande tradizione trobadorica africana.

E' poi diventata una star con i "Manhattan Brothers", gruppo col quale ha raggiunto una fama considerevole anche fuori dei confini del suo Paese.

Ma la malvagità dell'uomo non ha mai fine e riserva sempre sgradevoli sorprese: per Miriam questo si è tradotto con l'esilio imposto dal governo di Pretoria dopo il suo primo tour negli Stati Uniti del '60. Non potevano tollerare che fosse diventata il simbolo di un popolo oppresso!
Resterà lontana dal suo paese per ben trent'anni, una sofferenza enorme per una persona così legata alla sua terra come Miriam.

In America fortunatamente ha trovato in Harry Belafonte un amico prezioso che la ha aiutata a diventare una stella (vincendo addirittura un Grammy, cosa mai successa ad un artista africano).

Purtroppo anche in America Miriam incontra serie difficoltà. Nel 1968 sposò Stokely Carmichael, un leader dei movimenti radicali Neri, e anche se non ci furono reazioni ufficiali, il suo soggiorno negli States diventò molto difficile. Progetti di dischi e concerti furono cancellati.
Decise allora di tornare in Africa e trovò nella Guinea una seconda patria che l'accolse a braccia aperte. Come delegato di quello Stato prese parte anche a diverse missioni diplomatiche alle Nazioni Unite, dove più volte parlò contro la barbarie dell'apartheid.

Miriam Makeba grazie al suo impegno civile ha ricevuto premi dall'Unesco e da altre importanti organizzazioni. E' stata ricevuta dai maggiori leader del mondo, da John Kennedy a Fidel Castro, da Francois Mitterrand all'Imperatore dell'Etiopia Haile'Selassie.
Come artista ha lavorato con personaggi del calibro di Paul Simon, Dizzy Gillespie, Hugh Masekela e Nina Simone.

Nel 1990, ad esilio estinto, è tornata nel suo paese. In Sud Africa riprese a cantare e a impegnarsi in progetti umanitari fra i quali alcuni di tutela delle donne nere. Tanta passione e tanta pervicacia sono state poi ripagate con grandi risultati, tradotti nella fine del regime bianco in Sudafrica e l'inizio di un processo democratico.

La sua vita, spesa senza un attimo di respiro, è caratterizzata da una grande tempra di combattente e da molte sfortune, da un cancro ad un incidente aereo. Ma questa straordinaria "African lady", autentica leggenda vivente, riesce ancora a dispensare vere emozioni con la sua grande musica.

 

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