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Ken
Bugul
La scrittrice
che promuove arte e sviluppo
Senegal, 1948

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Ken Bugul è lo pseudonimo di Mariètou Mbaye Biléoma e significa
in
lingua wolof: "nessuno mi vuole". Ken Bugul è nata nel 1948
in Senegal e scrive in lingua francese.
Dopo essersi diplomata in
lingue, si è specializzata in sviluppo e pianificazione familiare e ha
lavorato in numerosi paesi africani come funzionaria internazionale. Da
qualche anno Ken Bugul vive a Porto-Novo in Benin, dove dirige
Collection d’Afrique, un centro di promozione d’opere culturali,
oggetti d’arte e d’artigianato. Nelle sue opere, per ora non ancora
tradotte in italiano, si occupa principalmente dei diritti della donna.
Ha ricevuto il Grand Prix Littéraire de l’Afrique Noire per
Riwan ou
le Chemin de Sable (Présence Africaine, 1999).
Bibliografia
Non ancora tradotti in italiano
Le Baobab fou, Les Nouvelles Editions Africaines, Dakar,
1982
Cendres et braises, L'harmattan, Paris, 1994
Riwan ou le chemin de sable, Paris, Présence Africaine, 1999
La Folie et la Mort, Présence Africaine, Paris, 2000
De l'autre côté du regard, Serpent A Plumes, 2003
Wangari Maathai,
leader del movimento ambientalista africano,
ha
ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 2004. L'Accademia
norvegese ha specificato che il premio le è stato assegnato per "il
suo contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla
pace".
Wangari
Maathai ha 64 anni ed è nata a Nyeri, in Kenia. Fondatrice e leader del
famoso movimento Green Belt (Cintura verde), che ha piantato oltre 30
milioni di alberi lungo il continente africano per combattere la
desertificazione, è oggi assistente del Ministro per l'Ambiente e le
Risorse naturali del governo di Nairobi.
E' la prima donna africana ad esser insignita del prestigioso
riconoscimento, sbaragliando altri 193 candidati. Fatto davvero
straordinario: anche nel 2003 il Nobel per la Pace è andato ad una
donna, l'iraniana Shirin Ebadi, avvocata e attivista del movimento per i
diritti umani.
Wangari Maathai,
benchè si sia dichiarata stupita del Nobel, vanta parecchi primati
nella sua intensa vita: è
stata la prima donna dell'Africa orientale ad
ottenere un dottorato di ricerca, nel 1971; sette anni dopo è diventata
la prima donna ad insegnare all'Università di Nairobi,
dipartimento di veterinaria. Negli anni ha costruito e approfondito la
sua preparazione scientifica (biologia, chimica, scienze naturali) con
lunghi periodi di studio all'estero. E fu
come docente che cominciò a lavorare per il Consiglio Nazionale delle
Donne, diffondendo, tra l'altro, l'idea di piantare alberi. E'
stata presidente di questo Consiglio dal 1981 al 1987.
L'anno seguente tenne a battesimo il Green Belt Movement,
un'organizzazione che ha il duplice obiettivo di salvaguardare
l'ambiente e di migliorare la qualità della vita delle donne. In
particolare, molto efficaci sono stati gli interventi sulla conservazione
della biodiversita' delle specie vegetali utilizzate in agricoltura e la
creazione di posti di lavoro a leadership femminile nelle aree rurali.
La crescita del Movimento fu così rapida che nel 1990 le iscritte
risultarono più di tremila. E ben presto le iniziative
dell'organizzazione furono adottate in altri paesi africani: Tanzania,
Uganda, Malawi, Lesotho, Etiopia e Zimbabwe.
Negli
ultimi 20 anni molti degli obiettivi del Green Belt e di Wangari sono
stati raggiunti. In Africa è aumentata la consapevolezza della
problematica ambientale e dell'appartenenza di genere e sono stati creati migliaia di posti di lavoro.
Alla fine del 1993 le donne del movimento avevano piantato, appunto, più
di 20 milioni di alberi e molte erano diventate "guardaboschi senza
diploma".
Negli anni '90 il lavoro di Wangari si è focalizzato sulla situazione
dei diritti umani in Kenia ed ha incrementato il proprio lavoro
politico, fino ad essere candidata alla presidenza del paese nel 1997.
«Quando
cominci a lavorare seriamente per la causa ambientalista ti si
propongono molte altre questioni: diritti umani, diritti delle donne,
diritti dei bambini… e allora non puoi più pensare solo a piantare
alberi», ebbe a dire in un'intervista. Si impegna,
tra l'altro, nella lotta delle madri di prigionieri politici e di
coscienza, e con le vittime degli scontri etnici in Kenya.
Ma
a causa del suo forte impegno per un Kenya multietnico e
democratico è stata diffamata, perseguitata, arrestata e
picchiata. Agli
occhi dei potenti Wangari è "una minaccia per l'ordine pubblico e
per la sicurezza del paese".
O più semplicemente "una
pazza": così l’ha definita il presidente del Kenia Moi.
Dal gennaio '98
lei è una delle coordinatrici in Africa della campagna Jubilee 2000 per
la cancellazione del debito estero dei paesi del Sud. Ella afferma:
"Questi
debiti non potranno essere pagati in alcun modo. È ormai così evidente
che anche il nostro governo è rimasto intrappolato nella morsa del
debito sacrificando i propri cittadini. Ma esiste una relazione tra i
governi africani corrotti e le grandi istituzioni finanziarie
internazionali. Poniamo il caso che il presidente Moi abbia molto
denaro nascosto in Svizzera. Io come privata cittadina non potrei mai
scoprirlo, eppure sono sicura che i servizi segreti americani, per
esempio, conoscono tutti i conti di Moi. Perché vengono nascosti?"
La Maathai ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali,
inclusi il premio "Global 500" del programma delle Nazioni
Unite per l'ambiente, il "Goldman Enviromental Award", il
premio "Africa per i Leader" e il premio "Per
una Società
Migliore". Eppure tra i potenti degli Stati Uniti non è
ben vista per la sua posizione sull'origine dell'AIDS, che ha ribadito
anche dopo aver ricevuto il Nobel:
"Sono stati creati agenti di guerra biologica
per cancellare intere popolazioni: del resto è questa la motivazione
che ha spinto ad invadere l'Iraq. Si parla delle scimmie, ma noi
conviviamo con le scimmie da millenni, oppure si dice che è una
maledizione di Dio. Ma la verità è che l'Aids è stato creato in
laboratorio da qualche scienziato occidentale per ragioni di guerra
biologica, altrimenti perché ci sarebbero tanti misteri su tale virus?
Ciò mi rende molto sospettosa. E la nostra gente muore a migliaia ogni
giorno."
(Maria
Antonietta Pappalardo)
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