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ZORA
NEALE HURSTON
la scrittrice afroamericana della Harlem Renaissance
Notalsuga (Alabama), 1891 -
Ford Pierce (Florida), 1960

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Zora Neale Hurston è nata a Notalsuga (Alabama) nel 1891 ed è morta a
Ford Pierce (Florida) nel 1960.
Morendo nell'anno di inizio del movimento studentesco, la scrittrice - pressoché ignorata per decenni - divenne disponibile quale antenata simbolica per due movimenti: quello per i diritti civili e quello femminista. Nelle università americane i corsi su di lei si moltiplicarono vertiginosamente e la stessa storiografia della letteratura
afroamericana subì un cambiamento, giacché al centro del '900 fu situata la Hurston a scapito di autori maschi anche molto amati, come Richard Wright.
Zora Neale Hurston studiò antropologia alla Columbia University, a New York, con Franz Boas, e qui incontrò i poeti della Harlem Renaissance. I primi racconti e il primo romanzo sono rigorosamente fedeli ai canoni del movimento, nelle atmosfere esotiche e nel
linguaggio fastosamente metaforico modellato sulla parlata dei neri.
Nel 1935 pubblicò "Mules and man", in cui raccoglie i risultati delle sue ricerche antropologiche sui neri d'America.
Ritornata nel Sud, luogo privilegiato del suo immaginario, scrisse “Con gli occhi rivolti al cielo” (Their eyes were watching God, 1937), in cui riuscì a trasferire potentemente sulla pagina l'incanto della tradizione orale: la storia di Janie,
giovane donna nera alla ricerca di sé stessa e dell'amore, acquista forza e legittimazione dal linguaggio in cui è narrata, non più solo "esotico" o "antropologico", ma funzionale alla struttura narrativa e metaforica. "Per voce di Janie", - osserva Carla Cappetti - "la
Hurston presenta il suo manifesto artistico e la dichiarazione d'indipendenza della propria generazione da un'epoca, l'Ottocento, e da una classe, la borghesia, con cui gli artisti della Harlem Renaissance e del primo Novecento non potevano più identificarsi".
Gli assiomi di una società che resta razzista, con o senza la schiavitù, sono inconfutabili per Janie-Zora. Che la donna nera, come la donna proletaria, sia vittima di forme di sfruttamento multiple, è ovvio persino per la nonna di Janie, decenni prima che il
femminismo moderno trovasse il linguaggio per teorizzarlo. "L'uomo bianco" - dice la nonna con una metafora indimenticabile - "scarica il fardello e dice all'uomo negro di raccoglierlo. Lui lo raccoglie perché deve, ma non lo porta. Lo dà alle sue donne. La donna negra è il mulo del mondo, per
quel che ne so io".
La Hurston, come si vede dalle opere sottocitate, ha scritto altri romanzi e molte raccolte di racconti, ma è questo, "Con gli occhi rivolti al cielo", il testo che ha venduto dentro e fuori gli Stati Uniti milioni di copie. Ma il testo è diventato
qualcosa più di un best seller, è diventato il simbolo di una nuova era nella cultura afroamericana, poiché Zora Neale Hurston è stata la prima scrittrice di colore a rivendicare con orgoglio le proprie origini culturali ed etniche e ad aprire la strada a tutta una produzione culturale, letteraria e
cinematografica, di testimonianza di un'America nera, orgogliosa delle proprie radici africane.
(Maria Antonietta Pappalardo)
Opere
(in inglese)
Barracoon. New York: Harper & Row, 1999 (projected...)
Jonah's Gourd Vine. Philadelphia: J.B.Lippincott,1934. Harper & Row,1990.
Mules
and men. Philadelphia: J.B.Lippincott,
1935. Harper & Row,1990.
Their
Eyes Were Watching God. Philadelphia: J.B.Lippincott,1937. Harper & Row,1990.
Tell My Horse. Philadelphia: J.B.Lippincott,1938. Harper & Row,1990.
Moses, Man of the Mountain. Philadelphia: J.B.Lippincott,1939. Harper & Row,1990.
Dust Tracks on the Road. Philadelphia: J.B.Lippincott,1942. Harper & Row,1990.
Seraph on the Suwanee. New York: Charles Scribner's Sons,1948. Harper & Row,1990.
I Love Myself When I Am Laughing...& Then Again When I Am Looking Mean and Impressive:A Zora Neale Hurston Reader. Edited by Alice Walker. Old Westbury,N.Y.:
The Feminist Press,1979.
Folklore, Memoirs, and Other Writings: Mules and
Men, Tell My Horse, Dust Tracks on a Road, Selected Articles. Volume 75:1. New York: Library of America, 1996.
Novels and Stories: Jonah's Gourd Vine; Their
Eyes Were Watching God; Moses, Man of the Mountain; Seraph on the Suwanee; Selected Stories. Volume 75:2. New York: Library of America, 1996.
The Sanctified Church. Edited by Toni Cade Bambara. Berkeley: Turtle Island,1981.
Spunk: The Selected Short Stories of Zora Neale Hurston. Berkeley: Turtle Island,1985.
Negroes Without Self-Pity
By Zora Neale Hurston
The American Mercury, November 1943
Opere tradotte in italiano
Con gli occhi rivolti al cielo,Traduzione di Adriana Bottini, Edizioni Bompiani, Pag. 191, Lire 25.000
ISBN 88-452-3630-7
Tre quarti di dollari dorati, a cura di Chiara Spallino (sono racconti con testo a fronte), Marsilio,Venezia 1992
Bibliografia
Cappetti Carla, Zora Neale Hurston: la mitologia e la storia, in www.unibg.it/acoma
Portelli Alessandro, La linea del colore, Saggi sulla cultura afroamericana, ManifestoLibri, Roma 1994
REGINA CARTER
E
IL VIOLINO PERCUSSIONISTA
Detroit
(Stati Uniti)
La
violinista Regina Carter combina una tecnica mozzafiato
con qualità profonde di
composizione e di improvvisazione con un nuovo, aggressivo approccio al
suo strumento e al tempo stesso mette in dubbio l’immagine comune del
violino. Dice la violinista di Detroit “La gente conosce il violino
grazie alla musica classica e a quella country. Crede che questo sia l’unico
impiego possibile di questo strumento e che il violino debba suonare
proprio così. Lo si ritiene inoltre uno strumento piccolo, elitario e
sensibile. Suonando con violinisti classici mi è capitato di sentir
dire, quando si richiedevano nello spartito delle note dal suono
percussionistico, che si ottengono utilizzando la parte anteriore dello
strumento, ossia la parte in legno: “io non maltratto il mio
strumento, questo violino è troppo costoso”. Non lo vedono come un
nuovo approccio, come una nuova possibilità sonora: semplicemente sono
fermi ad un vecchio modo di pensare”.
Nelle mani
della Carter il violino mostra non soltanto il suo lato melodico, bensì
anche le sue possibilità percussionistiche. Regina Carter dimostra la
sua maturità e la sua voglia ad esplorare nuove vie, conosciute e
sconosciute combinazioni musicali.
La leggerezza con cui la Carter riesce a cambiare genere musicale,
proviene probabilmente dai molteplici influssi musicali nella sua vita.
A due anni inizia a suonare il pianoforte e a quattro lo cambia con il
violino. La Carter ha studiato con il metodo Suzuki, che ha come massima
“Learning by doing”, come dire suonare più ad orecchio
piuttosto che seguendo lo spartito, la base per un potenziale di
improvvisazione: “Questo metodo ci ha liberato dai fogli, dalle
note stampate” conferma lei stessa.
All’inizio
la Carter aveva interesse per la musica classica. Poi col tempo scopre
il suo interesse per il rhythm & blues. “A Detroit sono
accadute così tante cose a livello musicale. Ci sono stati Motown,
Parliament, Funkadelic, e naturalmente l’orchestra sinfonica, insomma
di tutto un po’. A scuola avevo lezione di musica indiana e
storia e naturalmente anche di musica africana”.
Il suo
scopo dichiarato era quello di diventare solista in una delle
orchestre importanti, e in giovinezza studia con la Detroit Civic
Symphonikern, con la quale si esibisce anche. Il jazz non è così
importante nella sua vita almeno fino al momento in cui, studentessa
alla High-School, ascolta un concerto del violinista Jean Luc Ponty. “Mi
sono innamorata subito di questa musica, ed ho iniziato ad avvicinarmi
al jazz”. Al New England Conservatory studia sia jazz che
classica, fino a che non decide di fare del jazz il suo stile. Dopo due
anni al conservatorio cambia con la Oakland University del Michigan e
suona regolarmente nei dintorni di Detroit con musicisti locali come per
esempio il trombettista Marcus Belgrave.
Nel 1987
entra a far parte del quintetto Straight Ahead una jazz band
composta soltanto da donne. Con la Straight Ahead registra due
album, prima di fare il suo debutto da solista. Vivendo a New York
lavora con musicisti quali Oliver Lake, Max Roach, il Uptown String e
con lo String Trio di New York.
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