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VANDANA
SH IVA
e l'ecologia delle donne
New Dehli (India), 1938

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Le donne Dalit del Maharashtra, in India, cantano una canzone di Day Pawar
che recita:
Costruendo questa diga
sotterro la mia vita
Ieri ho raccolto un po' di crusca per il pasto d'oggi
Il sole si alza e il mio spirito sprofonda.
Nascondo il mio bambino in un cesto
e scacciando le lacrime
vado a costruire la diga.
La diga è pronta
e dà vita ai campi di canna da zucchero
rendendo i raccolti ricchi e succosi.
Ma io cammino per miglia e miglia nei boschi
per cercare poche gocce di acqua da bere.
Il mio sudore bagna le foglie secche
che cadono sulla terra arida.
La canzone coglie la forza devitalizzata del fiume sbarrato, che irriga colture per scopi commerciali come la canna da zucchero, mentre gli abitanti continuano ad avere sete. Benché dolcissima, la canzone è un'accusa contro il "malsviluppo" portato in oriente (e non solo) dall'apparato
scientifico e tecnologico occidentale. "I fiumi - dice Vandana Shiva nel saggio "Sopravvivere allo sviluppo" - imprigionati nelle dighe e devastati da sistemi idraulici giganteschi, non possono più compiere le loro molteplici funzioni nel mantenimento della diversità della vita
lungo il bacino".
Vandana Shiva, fisico, filosofa, è un'esponente di spicco di quella corrente di pensiero che viene chiamata "ecofemminismo", di cui fanno parte Maria Mies, Carolyn Merchant, Evelyn Fox Keller, Margaret Alic, Laura Conti, Elisabetta Donini, Melania Cavelli ed
altre. Oggi Vandana, dopo aver combattuto una lunga battaglia contro il Programma Nucleare del suo paese, è Direttrice Generale della Research Foundation for Scienze,Technology and Natural Resources di Dehradun, in India, e tiene corsi all'Università delle Nazioni Unite.
Partendo da una critica generale al mito della neutralità della scienza moderna, Vandana evidenzia il carattere violento, verso la natura e verso le donne, del riduzionismo come metodo patriarcale di conoscenza. L'originalità dell'approccio scientifico della Shiva è
proprio questo mettere in continua relazione storica la desacralizzazione della natura e la marginalizzazione della donna nel suo compito di gestire la sopravvivenza.
Dice Vandana: "Le donne in India fanno intimamente parte della natura, nell'immaginario e nella vita reale...La natura è 'prakrti', incarnazione e manifestazione del principio femminile - e come tale - è caratterizzata da creatività, diversità, connessione con tutti gli esseri
viventi, continuità tra l'umano e il naturale, santità di tutte le forme di vita nella natura". Ma il "malsviluppo", sostituendo il fine della "sopravvivenza" con il "profitto", ha violato l'integrità dei sistemi organici, interconnessi e interdipendenti, e ha innescato una
catena di sfruttamento, ineguaglianza, ingiustizia e violenza. Come la svalutazione e il misconoscimento del lavoro e della produttività della natura hanno condotto alla crisi ecologica, così la svalutazione e il misconoscimento del lavoro femminile hanno creato sessismo e disuguaglianza tra uomini e donne.
Cosa fare? Vandana Shiva indica nel movimento Chipko delle donne del Garhwal Himalaya, premio Nobel per la Pace nel 1987, la risposta al paradigma distruttivo dell'attuale "progresso e sviluppo". Per salvare la foresta del Chipko, infatti, Amrita Devi 300 anni fa e
la discepola di Gandhi Mira Behn negli anni 70-80, sono rimaste abbracciate ai loro alberi sacri per settimane, cantando:
Abbraccia i nostri alberi
salvali dall'abbattimento
La proprietà delle nostre colline
salvala dal saccheggio.
La cantautrice è Ghanshyam Raturi, una delle donne Chipko che salvarono la foresta dalle grinfie delle multinazionali occidentali.
(Maria Antonietta Pappalardo)
Opere
Sopravvivere allo sviluppo, Isedi, Torino 1990
Monocolture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura 'scientifica', Bollati Boringhieri, Torino 1995
Fonte: Maria Antoniettta Pappalardo (a cura di), Ritratti di donne
dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000

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MEENA
LA FONDATRICE DI RAWA
(Associazione
rivoluzionaria delle donne afghane)
Kabul
(Afghanistan), 1956 - 1987

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Sono la donna che si è svegliata
Mi sono alzata e sono diventata tempesta fra le cenere dei miei figli
bruciati
I miei villaggi in rovina e in cenere mi riempiono di rabbia contro il
nemico
Oh compatriota, non mi guardare più debole e incapace,
La mia voce si mescola con migliaia di donne in piedi
Per rompere tutte insieme tutte queste sofferenze e queste catene.
Sono la donna che si è svegliata,
Ho trovato la mia strada e non tornerò mai indietro.
(Meena)
Meena
(1956-1987) è
nata a Kabul. Durante il suo periodo scolastico,
gli studenti a Kabul e
in altre città afghane erano profondamente impegnati in attività
sociali e nei crescenti movimenti di massa. Meema ha lasciato l'università
per dedicarsi come attivista sociale ad organizzare le donne ed
educarle. Perseguendo la sua causa per ottenere il diritto alla libertà
e all'espressione e conducendo attività politiche, Meena ha posto le
basi per la fondazione di RAWA nel 1977.
Questa organizzazione intendeva
dare voce alle donne dell'Afghanistan private dei loro diritti e
costrette al silenzio. Meena cominciò una campagna contro le forze
russe e il loro regime fantoccio nel 1979 e organizzò numerose marce e
incontri nelle scuole, college e nell'Università di Kabul per
mobilizzare l'opinione pubblica.
Un altro grande servizio reso da lei
alle donne afghane è stato il lancio di una rivista bilingue Payam-e-Zan
(Il messaggio delle donne) nel 1981. Per mezzo di questa rivista RAWA ha
potuto lanciare con coraggio ed efficacia la causa delle donne afghane.
Payam-e-Zan ha costantemente denunciato la natura criminale dei gruppi
fondamentalisti. Meena ha anche organizzato le scuole Watan per i
bambini rifugiati , un ospedale e centri di artigianato per donne
rifugiate in Pakistan per sostenere finanziariamente le donne afghane.
Alla fine del 1981, su invito del Governo francese, Meena ha
rappresentato il movimento afghano di resistenza al Congresso del
Partito Socialista Francese. La delegazione sovietica presente al
Congresso, guidata da Boris Ponamaryev, ha lasciato la sala con vergogna
quando i partecipanti applaudivano e Meena mostrava il segno di
vittoria.
Oltre alla Francia ha visitato anche vari
altri paesi europei e incontrato le personalità più importanti. Il suo
lavoro sociale attivo e la sua difesa effettiva contro le posizioni dei
fondamentalisti e del regime fantoccio hanno provocato l'ira dei russi e
dei fondamentalisti.
Meena è stata assassinata da agenti del KHAD (il braccio afghano del KGB) e i loro complici a Quetta in Pakistan, il 4 febbraio
1987.
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