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BARKHA
DUTT
LA
PRIMA REPORTER TELEVISIVA DAL FRONTE
Nuova
Delhi

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Barkha
Dutt vive in India, lavora come giornalista per la Nuova Delhi
Television,
la più grande compagnia di TV private del paese (che appartiene al
pioniere radiotelevisivo Prannoy Roy). Attualmente presenta
il telegiornale giornaliero delle 2I e copresenta "Newshour",
un programma di un'ora di analisi e di dibattito per la Star TV, il
canale-satellite dell'Asia.
Nell'estate del 1999
Barkha è diventata una delle più famose giornaliste del paese a
causa del suo lavoro svolto durante la Guerra del Kargil, il primo
"conflitto televisivo" dell'India. I suoi servizi dal fronte
indiano-cristiano tennero la nazione inchiodata al televisore poiché
questo conflitto aveva portato per la prima volta la guerra nelle
case.
Questo lavoro le ha fatto guadagnare quattro premi
giornalistici e diventare la promotrice di numerosi e positivi
cambiamenti nel mondo della carta stampata.
Come
giornalista ha affrontato ogni questione: dalla politica ai negoziati
India- Pakistan. Ha anche intervistato primi ministri, vincitori di
Premio Nobel e altri grandi giornalisti. Ha svolto, attraversando
l'India in lungo e in largo, reportage da varie città e villaggi e ha
anche presentato storie accadute nella città di New York.
Barkha
Dutt ha
preso la laurea in Letteratura inglese presso St.Stephen's
College, Delhi; un master nelle Comunicazioni di massa presso
Jamia Milia Islamia's Mass Communications Research Center, Delhi;
nonché un master in Giornalismo alla Columbia
University, New York. Nel 1997 ha vinto una borsa di studio, la Inlaks
Scholarship, che invia ogni anno sei indiani all'estero per incarichi di
alto livello.
Traduzione
dall'inglese: Maria Antonietta Pappalardo
Fonte:
il sito di SAWNET Who's who in South Asian Women

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IRENE
ZUBAIDA
KHAN
La
nuova presidente di Amnesty International
Bangladesh

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Ha un nome bellissimo, che in greco significa
pace. » giovane - appena
44 anni
-, e
di religione musulmana. Viene da un paese asiatico in cui essere donna,
giovane, emancipata e con la voglia di manifestare la propria
indipendenza non e' sempre facile.
Irene Zubaida Khan, dal 17 agosto scorso e' il nuovo segretario generale
di Amnesty International, il settimo nei quarant'anni di intensa
attivita' dell'associazione. » la prima donna, la prima asiatica, la
prima musulmana ad essere nominata a capo della piu famosa
Organizzazione non Governativa del mondo ed e' originaria del Bangladesh.
Quello stesso Bangladesh dove si muore per poverta', fame e malattie,
dove le ragazze che rifiutano un corteggiatore sgradito, che non hanno
voluto sposare l'uomo scelto per loro dalla famiglia quando erano ancora
piccole, oppure le cui doti non sono considerate sufficienti dai loro
coniugi, possono essere sfregiate con l'acido solforico. Senza che
nessuno, neppure i loro parenti più stretti (talvolta addirittura
coinvolti nel terribile gesto), possa fare qualcosa per impedirlo, senza
che i colpevoli possano essere arrestati e processati.
Un paese difficile il Bangladesh, con leggi e tradizioni dure, talvolta,
incuranti del rispetto della persona, dei diritti umani, della
condizione femminile.
Forse anche per questo Irene Zubaida Khan, che ha potuto - per
condizione familiare, capacità e forza di volontà - lasciare il
proprio paese e formarsi nelle scuole inglesi, ha scelto di diventare
una specialista di diritto internazionale. Dagli studi - e
dall'interesse per chi nel mondo soffre -, Irene e' passata nel 1980 a
lavorare per l'UNHCR, dove si e' occupata di rifugiati e persone
disperse durante i conflitti o le pulizie etniche, perfezionando
direttamente le sue conoscenze di diritto umanitario. Nel 1999, poi, e'
stata la Coordinatrice Generale della missione UNHCR in Macedonia, che
ha dovuto fronteggiare l'emergenza di centinaia di migliaia di albanesi
provenienti dal vicino Kossovo e in fuga dalla guerra e dalla pulizia
etnica.
Insomma non solo una giurista, una grande teorica del diritto umano, ma
anche una persona che sa rimboccarsi le maniche e agire sul campo. Ed e'
proprio questa attenzione al lavoro con rifugiati e profughi, questo
impegno al contatto diretto che Irene ha voluto portare con se,
assumendo un incarico tanto importante. "Le violazioni dei
diritti umani sono perpetrate su scala massiccia, a centinaia, migliaia,
milioni - ha commentato nell'accettare la nuova sfida - Ma nella
sua vera essenza, Amnesty International si occupa di individui: coloro i
cui diritti sono violati e coloro che denunciano queste situazioni. Le
violazioni dei diritti umani non riguardano 'gli altri', ma una madre,
fratello, un figlio. La nostra sfida è mobilitare milioni di persone in
tutto il mondo affinchè siano realmente solidali con le vittime,
facendo conoscere i loro nomi, i loro volti, le loro identità, le loro
storie".
Con queste convinzioni, questo spirito battagliero e quella forza che,
spesso, le donne sanno portare nel campo della solidarieta' e della
cooperazione, la Khan non ha accettato l'incarico come un traguardo o un
obiettivo raggiunto, ma come un punto di partenza.
Quello del 17 agosto a Dakar in Senegal, infatti, non e' stato solo un
semplice passaggio di consegne tra funzionari ma - viste le peculiarità
del nuovo segretario, donna, asiatica e musulmana -, "un momento
simbolico per Amnesty International, - come ha dichiarato la stessa
Irene - che tutti noi possiamo condividere prima di concentrarci sul
cammino futuro, sulle sfide che si prospettano per i diritti umani nel
XXI secolo e sul nostro ruolo nell'affrontarle".
Ripensare la giustizia, i diritti, la solidarietà in funzione - non
unicamente delle belle parole -, ma degli individui. E questo, scusate
la nostra presunzione, è una cosa che noi donne - con lotte e
sofferenze alle spalle e nel presente - sappiamo e possiamo fare molto
bene.
Giulia
Aubry
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