|
SINÉAD
O '
CONNOR
e il rock irlandese
Dublino (Irlanda), 1966

|

|
E i tuoi genitori ti hanno sempre aiutato
hai una bella auto di lusso
nulla ti turba
Qualcuno ti ha strappato gli occhi
e rifiuti di vedere
Qualcuno ti ha strappato il cuore
rifiuti di sentire
e vivi nel tuo guscio
ti crei da solo il tuo inferno.
Sinéad O' Connor ha solo sedici anni quando scrive parole e musica di questa canzone, "Un
bicchiere prima della guerra", ma ha già conosciuto la sofferenza e la rabbia; ha solo vent'anni quando incide l'LP "Il leone e il cobra" ed entra nella storia del rock, ma già pensa a come fuggire dalla macchina tentacolare del successo e diventare madre.
Sinéad Marie Bernadette O'Connor nasce vicino Dublino l'8 dicembre 1966 e nei suoi tre nomi c'è già la premonizione di tutta la sua vita: in Sinéad la riaffermazione della diversità gaelica (Margaret Thatcher alla televisione/scioccata da quei morti/a
Pechino/Strano che possa sentirsi/offesa/lei che dà gli stessi ordini); in Marie l'aspirazione alla purezza assoluta (Camminerò nel giardino/sentirò in me la religione/imparerò a correre/con i ragazzi più grandi/imparerò ad annegare/e a nuotare); in Bernardette la trasfigurazione visionaria dell'esperienza personale
(Tu nascevi il giorno in cui veniva sepolta mia madre/dolore dolore dolore dolore il mio dolore).
1975: i genitori si separano, perché il padre ha un'altra donna; Sinéad va a vivere con la madre e i tre fratellini a Glengeary, contea di Dublino; la madre, morsa dalla gelosia, impotente a gestire la miseria in cui viene a ritrovarsi, si ammala di depressione e beve; ubriaca, spesso sevizia
i figli, in particolare Sinéad.
1979: tolgono i quattro figli alla madre. Sinéad, accompagnata dal padre che teme divenga una delinquente, inizia la sua seconda via crucis nell'Istituto Grianan Training Centre, dove le suore la puniscono orribilmente e dove un'insegnante amorevole, Jeannette Byrne, le regala una chitarra.
Ed è al matrimonio di questa insegnante che Sinéad è invitata a cantare Evergreen (il pezzo che Barbra Streisand canta in "E' nata una stella") e viene notata da Paul Byrne, fratello della sposa e batterista del gruppo In tua Nua.
1985: la madre muore in un incidente stradale e Sinéad le dedica con amore immutabile il suo
primo disco.
Il debordante manager degli U2 , Fachma O'Ceallaigh, la inserisce nel suo giro, ma la fierissima Sinéad, non appena legge sul giornale di essere "la nuova protetta di Bono", fugge dal gruppo. Si taglia i capelli a zero: è un atto di ribellione verso la casa
discografica che vuole manipolarla ed è insieme il rifiuto della femminilità tradizionale. Negli Stati Uniti il successo è travolgente. Piace ai giovani, ma anche agli adulti puritani. Attrae e fa paura con quella voce nitida che pulsa come una corda, il viso dolcissimo, la testa nuda e un rock difficile da etichettare.
La rivista People parla di "taglio stile Manson", benché Senéad non faccia uso né di droga e né di alcool e viva una scontrosa vita sessuale. Il critico Leonard Cohen dice di avere di fronte una "tellurica" personalità che
vuole "cambiare il sistema dall'interno".
Nel 1988 la cantautrice è bollata dalla stampa inglese come "sovversiva" solo perché ha detto di comprendere la violenza dell'I.R.A. (Irish Revolutionary Army). La sua battaglia per l'indipendenza dell'Irlanda del Nord è molto più
problematica, mescolata com'è alla sua vicenda umana: ambedue sublimate attraverso la Musica.
"L'Irlanda è un bambino - ella afferma - che ha subito violenza e che, a sua volta, crea nuovi mostri". Consapevoli e infaticabili sono, invece, le lotte contro le ipocrisie della Chiesa, contro la guerra e contro la violazione mondiale dei diritti dei bambini.
Una lotta abbastanza recente è stata condotta da Sinéad nel 1995 a favore del divorzio in Irlanda insieme a Bono ed altri, mentre la Chiesa usava i mezzi più biechi per sostenere la campagna del No. La stampa, sorpresa dal risultato favorevole al SI, ha così commentato: "I giovani hanno dato ascolto più alle rockstar che ai preti".
I titoli dei suoi stupendi ed immortali album sono:
Gennaio 1988: The lion and the cobra, Ensign
Marzo 1990: I do not want I heven't got, Ensign
Settembre 1992: Am I not your girl?, Ensign
Settembre 1994: Universal mother, Ensign
(Maria Antonietta Pappalardo)
Bibliografia
Antonio Vivaldi, Sinéad, Giunti, Firenze 1996
|
VIRGINIA
WOOLF
e la scrittura di genere
Londra (Gran Bretagna), 1882 - Rodmeil (Gran Bretagna), 1941

|

Virginia con la nipote Angelica |
A Virginia Woolf dobbiamo riconoscenza non soltanto per la grande bellezza
dei suoi romanzi e racconti che narrano “dal di dentro” quanto siano differenti il modo di pensare di una donna e il modo di pensare di un uomo e collocano questo flusso interiore nel flusso esterno del tempo che passa.
Dobbiamo a lei anche un modo straordinario di mantenere viva la tradizione letteraria femminile perché i suoi saggi sulla scrittura delle donne sono una vera mediazione fra il suo e il nostro modo di leggere e ci invitano a una conoscenza affettuosa - e anche questa “dal di dentro” - della vita
delle scrittrici: ci raccontano infatti come esse abbiano saputo costruire una propria specifica forma espressiva superando non solo gli ostacoli esterni che la società poneva loro davanti, ma anche i condizionamenti interni della reticenza, dei pudori, dell’ossequio al patriarcato.
Nel 1928 Virginia si rivolse a un pubblico di giovani donne in due lunghe conferenze che poi diventarono il famoso saggio “Una stanza tutta per sé”: il condizionamento della vita materiale e la mancanza di opportunità e di autonomia economica uccidono la libertà intellettuale e soffocano il
genio femminile tanto quanto la mancanza di una tradizione femminile sulla mente di una scrittrice; ma altrettanto pericolosa è la reverenza alla tradizione maschile, che impedisce alla scrittrice di “scrivere come una donna” e le fa perdere integrità.
L’orgoglio e la fierezza per il lavoro di tante donne che hanno contribuito a creare la civiltà, passano dalla letteratura alla coscienza politica in “Le tre ghinee”, scritto nel 1938 alla vigilia della guerra, quando le responsabilità degli uomini e i diritti delle donne sembrano
differenziarsi sempre di più, e fascismo e nazismo appaiono come sistemi patriarcali portati alla massima violenza.
La risposta di una donna a questo sistema politico - che la esclude e la condanna a una condizione di inferiorità - non è la richiesta di esser “incluse” ma è la proposta di una politica separata delle donne, di un’altra cultura, in cui quello che nel regime dei patriarchi è ritenuto debolezza o
non valore, divenga invece valore specifico e differente.
(Eleonora Chiti)
OPERE
Narrativa:
La camera di Giacobbe (1922), Marsilio, Venezia
La signora Dalloway (1921), Newton Compton, Roma
Tutti i racconti (1906-1941), La Tartaruga, Milano
Gita al faro (1927), Garzanti, Milano e Newton Compton, Roma, e col titolo Al faro, Feltrinelli, Milano
Orlando (1928), Garzanti, Milano
Le onde (1931), Newton Compton, Roma
Flush, vita di un cane (1931), La Tartaruga, Milano
Gli anni (1937), Newton Compton, Roma
Saggi
Una stanza tutta per sé, ed. Garzanti, Einaudi, Newton Compton
Per le strade di Londra, Garzanti, Milano
Le donne e la scrittura e Come si legge un libro, La Tartaruga, Milano
Le tre ghinee, La tartaruga, Milano
BIBLIOGRAFIA
Tutte le pagine critiche contenute nelle edizioni sopra citate
Nadia Fusini, Nomi, Feltrinelli, Milano
Grazia Livi, Da una stanza all’altra, Garzanti, Milano
Grazia Livi, Le lettere del mio nome, La tartaruga, Milano
Fonte: Maria Antoniettta Pappalardo (a cura di), Ritratti di donne
dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000

MARY
WOLLSTONECRAFT
e i diritti delle donne
Londra (Gran Bretagna), 1759 - Londra, 1797

"I l nocciolo della sua filosofia”, dice Virginia Woolf di Mary Wollstonecraft,
“era che nulla conta se non l’indipendenza”. Questa convinzione si era sviluppata molto presto: aveva un padre dispotico e violento il quale pensava che le femmine non avessero nessun diritto all’istruzione, e picchiava la madre che la bambina cercava di difendere.
A diciotto anni cercava già di essere autonoma economicamente, criticando il ruolo tradizionale che la società imponeva alle donne e le donne che lo accettavano. Prima di arrivare a condurre una vita libera, stimata, riconosciuta, dovette affrontare anni di lavoro umiliante e malpagato, di miseria e
fatica, di lotte con una realtà dura e sfavorevole.
Il suo primo libro, “Pensieri sull’educazione delle figlie” è già pieno di passione verso la necessità di una istruzione corretta, che renda le giovani donne autonome e rispettabili. Non è strano dunque che attaccasse, in seguito, la pedagogia di Rousseau per la sua insultante indifferenza
all’educazione delle bambine, anche se apprezzava di Rousseau l’importanza data alla passione d’amore.
Lei fu infatti sempre una “femminista innamorata”: bella e geniale com’era, scrisse con passione del conflitto tra la libertà di amare e di capire e la schiavitù delle convenzioni, anche nei due romanzi che portano il suo nome: “Mary, a fiction” (1788) e “Mary, and the wrongs of a
woman” (postumo).
Nella sua opera più famosa, “I diritti delle donne”, chiede per il suo sesso istruzione, lavoro, diritti legali e politici: l’opera, pubblicata nel 1792, è preceduta da una dedica provocatoria a Talleyrand che, all’Assemblea Costituente, in piena Rivoluzione francese, aveva escluso le donne
dall’istruzione pubblica; afferma l’autrice: “E’ giunto quindi il momento per una rivoluzione nel comportamento delle donne; è il momento di restituire loro la dignità perduta e di fare in modo che esse, in quanto parte dell’umana specie, si adoperino a trasformare il mondo, iniziando da se stesse”.
Mary morì di parto quando era realizzata, felice e piena di progetti, dando alla luce un’altra Mary, quella fanciulla geniale che a soli diciannove anni scriverà il “Frankenstein”.
Ma lasciamo parlare ancora Virginia Woolf: “Mary morì a trentasei anni; ma è stata vendicata. Milioni di donne sono morte e sono state dimenticate da quando fu sepolta: eppure quando leggiamo le sue lettere e seguiamo i suoi ragionamenti e guardiamo i suoi esperimenti [...] e ci rendiamo conto del
modo generoso e appassionato con cui si gettò nel vivo della vita, non abbiamo dubbi che ella possieda una sua forma di immortalità: è ben viva tra noi, discute e fa esperimenti, sentiamo la sua voce, riconosciamo la sua influenza ancor oggi tra i vivi”.
(Eleonora Chiti)
Opere
Tutte
le opere della Wollstonecraft furono pubblicate dall'editore Joseph
London di Londra. Le date si riferiscono alle prime edizioni
1787 - Thoughts on the education of Daughters: with reflections on
female conduct in the more important duties of life
1788 - Mary: a fiction
1788 - Original stories from real life with conversation calculated to
regulate the affections and form the mind to truth and goodness
1790 - A vindication of the rights of men
1792 - Vindication of the rights of woman
1794 - An historical and moral view of the origin and progress of the
French revolution and the effect it has produced in Europe
1796 - Letters written during a short residence in Sweden, Norway and
Denmark
1797 - On poetry, and our Relish for the beauties of nature
In libreria:
Mary
Wollstonecraft, A vindication of the rights of woman, Penguin
Classics, in lingua originale
Mary
Wollstonecraft, Mary and Maria, Penguin Classics, in lingua
originale
Bibliografia
Virginia Woolf, Mary Wollstonecraft, in Le donne e la scrittura, ed. La Tartaruga, Milano
Fonte: Maria Antoniettta Pappalardo (a cura di), Ritratti di donne
dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000
MARY
SHELLEY
vista
da Muriel Spark
1797-1851

La vita di Mary Wollstonecraft Godwin Shelley può
sembrare racchiusa
nei tre cognomi che ne accompagnano il nome, sotto il
segno dell'influenza dei genitori e del marito: la madre Mary
Wollstonecraft, pioniera femminista autrice di una Rivendicazione dei
Diritti della Donna, morta subito dopo la sua nascita; il padre
William Godwin, filosofo progressista; il marito, il grande poeta Percy
Bysshe Shelley.
In realtà, la più nota della famiglia è proprio Mary,
autrice di quel mito ancora attuale che è Frankenstein. E se
pochi, almeno in Italia, hanno letto i saggi dei genitori o le poesie
del marito, tutti conoscono il povero mostro protagonista del racconto
nato sul lago di Ginevra per una sfida con Byron.
Nella vita di Mary Shelley non manca nessuno degli
ingredienti di un romanzo d'appendice: dopo la morte della madre il
secondo matrimonio del padre la costringe alla convivenza con una
opprimente matrigna, fino a che si innamora, ricambiata, di Shelley,
allora ancora legato alla prima moglie. L'opposizione del padre la
spinge a fuggire con l'amato in Francia e in Italia, sempre seguita
dalla sorellastra che, con le sue gelosie e le sue inquietanti visioni,
getta presto un'ombra malevola sulla sua vita. Si sposa finalmente con
Shelley dopo il suicidio della prima moglie di lui, ma oltre alla morte
dei figli per malattia e del marito in un naufragio non mancano altre
disgrazie, debiti e scandali, un'eredità attesa che sembra non arrivare
mai e innamorati respinti, lettere trafugate e ricatti, gelosie e
pettegolezzi, fino alla vecchiaia in compagnia dell'unico figlio
rimastole.
Si tratta dunque di un'esistenza che si presta in modo
eccezionale ad una narrazione romanzata, dato che, come scrive la stessa
Mary alla sorella, "non è trascorsa una primavera senza una
qualche disgrazia per [loro]". Ma la strada scelta dalla grande
scrittrice scozzese Muriel Spark è all'opposto quella della sobrietà.
Afferma infatti nella prefazione "non mi è mai piaciuto quel tipo
di biografia che dichiara 'x giaceva sul letto e guardava la candela che
illuminava tremolante le travi del soffitto', quando non vi è alcuna
prova che x abbia davvero fatto ciò".
La sobrietà di Muriel Spark non si limita alle scelte
stilistiche, ma si estende anche alle conclusioni che trae sulla vita di
Mary Shelley: mai la scrittrice sposa, tra le varie ipotesi che sulle
azioni degli Shelley sono state fatte, la più eclatante o la più
scandalosa. Facendosi guidare dalla ragione, ragione in base alla quale
Mary era stata educata dal padre, Muriel Spark sceglie sempre la
spiegazione più sensata, più probabile, trattando con tono sereno e
tranquillo, senza mai cedere alle tentazioni del sensazionalismo,
argomenti scottanti come la presunta relazione con un altro uomo cui
Mary sarebbe stata spinta da Shelley o le passeggere passioni di
quest'ultimo per altre donne.
Questa è dunque un'ottima biografia che, pur
limitandosi a parlare della vita, spinge il lettore a leggere le opere
di Mary Shelley. Il talento di Muriel Spark in questo campo era già
noto per la precedente biografia di Emily Brontë, anch'essa pubblicata
in questa collana. Un libro di simile qualità non dovrebbe comunque
presentare certi assurdi errori: il più vistoso è quello che a metà
libro trasforma la spesso citata professoressa Betty T. Bennett in un
"professor Bennet".
(Angela
Fodale)
Fonte:
http://www.rivistaprometheus.it
Recensione di Angela Fodale a:
Muriel Spark,
Mary Shelley. Una biografia,Traduzione di Franca Gollini, Le Lettere, Firenze
2001
|