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TROTULA
"il medico" della Scuola Salernitana
Salerno (Italia), XI secolo
"Siccome
le donne per natura sono più fragili dell'uomo, sono anche
più frequentemente soggette ad indisposizioni, specialmente negli organi impegnati nei compiti voluti dalla natura...le donne, per pudore o per innata riservatezza, non osano rivelare le sofferenze procurate da queste indisposizioni. Perciò la
compassione per questa loro disgrazia mi ha indotta ad esaminare in modo più approfondito le indisposizioni che colpiscono più frequentemente il sesso femminile". (Trotula, De passionibus mulierum ante, in et post partum).
Questa donna, che tra il XII e il XIV secolo era reputata un'autorità indiscussa in tema di salute e cosmesi, ha rischiato, invece, di essere cancellata dalla storia per l'attacco congiunto dell'invidia misogina dei colleghi e dei pregiudizi
discriminatori presenti in ogni epoca - inclusa l'attuale - contro la donna medico.
Se la reazione di alcuni movimenti femminili non fosse stata pronta ed agguerrita nel sottrarre questo personaggio ai ripetuti tentativi di cancellarne l'identità e l'autorevolezza professionale, tutt'al più Trotula sarebbe conosciuta per le virtù
magiche di qualche sua ricetta di cosmesi femminile, oppure avrebbe addirittura cambiato sesso, secondo la brillante "intuizione" di qualche filologo.
Da pochi anni, infatti, grazie alla scoperta di un manoscritto del XIII sec., è stato possibile raggiungere dei risultati definitivi circa l'identità di Trotula e le sue qualità professionali.
Nata a Salerno nell' XI sec. da una famiglia di antica nobiltà, Trotula è stata la prima e la più importante esponente della Scuola medica salernitana, un ambiente di grande apertura culturale che offriva l'opportunità di operare insieme a
Greci, Arabi, Ebrei ed un nutrito numero di donne. Delle mulieres salernitanae, appunto, parlano numerose fonti, spesso con insinuazioni lesive della loro reputazione professionale e finanche con accuse di stregoneria. Si attribuisce con certezza a Trotula il trattato "Practica", che contiene importanti
prescrizioni terapeutiche sulle malattie di donne e di uomini, consigli di puericultura e ricette di bellezza.
Trotula dimostra di possedere conoscenze anatomiche femminili superiori a quelle dei suoi colleghi maschi. Delle pulsioni sessuali delle donne e degli uomini ella parla con naturalezza, senza pregiudizi moralistici o religiosi, rilevando un equilibrio
scientifico raro nella medicina medievale. "Ecco un unguento per far diventare i capelli biondi: prendi il cuore della corteccia di sambuco, fiori di ginestra e di zafferano e tuorlo d'uovo; falli cuocere in acqua, raccogline la schiuma che viene a galla e ungine i capelli"- così ella consiglia.
Alcuni rimedi sono persino tratti da ricordi personali della propria infanzia, come quello suggerito sull'alito cattivo: "Tenere sotto la lingua un medicamento ricavato da un po' di foglie d'alloro e da un po' di muschio. Da parte mia raccomando alle
donne di tenerlo sotto la lingua giorno e notte, soprattutto in previsione di rapporti sessuali con un uomo".
(Carla Cecchini Rocchi)
Bibliografia
De Renzi S., Storia documentata della Scuola Medica di Salerno, Napoli 1857
Fiume Giovanna (a cura di), Madri. Storia di un ruolo sociale, Marsilio 1995
Mancinelli Laura, Medicina, cosmesi e magia, in "Insegnare", 1998
Mancini C., Il 'De mulierum passionibus' di Trocta salernitana, Genova 1962
Fonte: Maria Antonietta Pappalardo (a cura di), Ritratti di donne
dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000
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Una storica del femminismo
tra teoria e prassi
Cagliari (Italia), 1951
- Arezzo (Italia), 1999

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Nata
a Cagliari nel 1951, ha vissuto fino al 1970 all'Isola d'Elba.
Trasferitasi a Roma, si laurea nel
1974 con una tesi su Lineamenti antropologici del Sanfedismo.
Dall'autunno del 1974, inizia l'insegnamento all'Università di Siena, sede di
Arezzo; nel 1981 è ricercatrice e nel 1992 diventa professore associato.
Tiene innumerevoli conferenze e corsi in moltissime città italiane e
straniere.
Organizzatrice
dalle straordinarie capacità, a Roma nel 1975
fonda assieme a Tilde Capomazza la rivista DWF (Donna, Woma, Femme), che dirigerà poi dal 1978 al
1986. Dal 1991 al 1995 è Presidente della Società Italiana delle Storiche,
nonché promotrice della Scuola estiva di Storia delle donne. La
Scuola, istituita in collaborazione con l'Università di Siena,
organizza ogni anno due Corsi settimanali di women's studies presso la Certosa
di Pontignano. Nel 1993 Annarita diventa presidente dell'Unione Femminile Nazionale, carica
che ricoprirà fino alla morte. Nel 1994 promuove la trasformazione del Centro
per gli studi del movimento di liberazione della donna in Italia in Fondazione
Elvira Badaracco e fonda gli Archivi Riuniti delle donne, quale
"costola" dell'Unione femminile nazionale.
Gli Archivi Riuniti costituiscono uno
strumento prezioso per valorizzare l'esperienza storica femminile nelle
sue diverse espressioni e per contribuire alla migliore conoscenza della storia
delle donne e dei processi che nel corso del tempo, in diverse culture e
società, hanno presieduto alla formazione dell'identità di genere e alla
struttura dei rapporti tra i sessi. A tal fine, l’associazione compie un’opera di recupero, raccolta e
tutela sia di interi fondi archivistici, sia di singoli documenti provenienti
da persone, famiglie, associazioni, enti ed istituzioni varie.
Annarita muore ad Arezzo, a soli quarantotto
anni, il 22 maggio 1999.
Opere
Le Mariuccine: Storia di un'istituzione laica. L'asilo
Mariuccia, Milano, Angeli 1985
Sul movimento politico delle donne: Scritti inediti di Franca
Pieroni Bortolotti, Roma, Utopia, 1987
Cronache femminili: Temi e momenti della stampa
emancipazionista in Italia dall'Unità al Fascismo, Siena,
Università di Siena, 1988
Svelamento: Sibilla Aleramo. Una biografia intellettuale,
Milano, Feltrinelli, 1988
Modi di essere: Studi, riflessioni, interventi sulla cultura
e la politica delle donne in onore di Elvira Badaracco, raccolti
da Annarita Buttafuoco, Bologna, Editoriale Mongolfiera, 1991
A. Buttafuoco, C. Brezzi, Cosentino, Una bibliografia, secoli
XVIII-XX, Bibbiena, Distretto scolastico n. 29, 1991
Le origini della cassa nazionale di Maternità, Siena,
Università di Arezzo-Siena, 1992
Questioni di cittadinanza: Donne e diritti sociali
nell'Italia Liberale, Siena, Protagon Editori Toscani, 1995
A. Buttafuoco, E. Baeri (a cura di), Riguardarsi: Manifesti
del movimento politico delle donne in Italia, Siena, Protagon
Editori Toscani, 1997
Articoli
- Appunti sul problema storico dell'inculturazione femminile:
Note sul Medioevo, in «DWF donna woman femme», 1975, n. 3,
pp. 21-47
- A. Buttafuoco, U. Cerroni, Filosofia e storia: la dialettica
degli affetti, in «DWF donna woman femme», 1975, n. 3, pp.
141-159
- A. Buttafuoco, E. Cornaro Foscarini, Discorsi accademici:
intorno agli studi delle donne, in «DWF donna woman femme»,
1975, n. 1, pp. 151-178
- Il tempo ritrovato: Riflessioni sul mestiere di storica,
in «DWF donna woman femme», 1975, n. 1, pp. 37-47
- Eleonora Fonseca Pimentel: Una donna nella rivoluzione,
in «Nuova DWF», 1977, n. 3, pp. 51-92
- Un incontro con le autrici de «I mille volti di Elena»,
in «Nuova DWF», 1978, n. 8, pp. 121-136
- Uguaglianza, in M. D'Amato, Y. Ergas, S. Piccone Stella
(a cura di), Sociologia della famiglia. Sull'emancipazione
femminile, (Lessico politico delle donne, collana coordinata
da M. Fraire), Milano, Gulliver, 1979
- Lavoro a domicilio e sessualità: Materiali di una ricerca
sul campo, in «Nuova DWF», 1979, n. 10-11, pp. 187-210
- Condizione delle donne e movimento di emancipazione femminile,
in Storia della società italiana, Vol XX, L'Italia di
Giolitti, Milano, Teti, 1981
- La storiografia femminista americana tra Women's culture e
Women's Politics, in «Società e storia», 1981, n. 4, pp.
943-965
- Di “madri” e di “sorelle”. Frammenti su donne,
femminismo, storiografia, in «Nuova DWF», 1981, n. 15, pp.
89-104
- A. Buttafuoco, G. Turnaturi, Molto si è detto e si dirà:
…Quasi un editoriale, in «Nuova DWF», 1981, n. 16, pp.
5-17
- Dalla redazione dell' «Unione femminile» (1901-1905),
in «Nuova DWF», 1982, n. 21, pp. 101-141
- A. Buttafuoco, R. De Longis, La stampa politica delle donne
dal 1861 al 1924. Repertorio-catalogo, in «Nuova DWF», 1982,
n. 21, pp. 73-100
- Ripensare la storia politica: Il sentimento della politica,
in «Nuova DWF», 1982, suppl. al n. 22, pp.49-60
- Cerco casa…, in «Nuova DWF», 1982, n. 19/20, pp.
124-126
- Sprezza chi ride: Politica e cultura nei periodici del
movimento di emancipazione in Italia, in «Nuova DWF», 1982,
n. 21, pp. 7-34
- Per insofferenza di freno e per miseria: Discole vagabonde e
prostitute dell'Asilo Mariuccia (1902-1914), in «Movimento
operaio e socialista», 1983, n. 1, pp. 117-134
- Amore proibito: Ricerche americane sull'esistenza lesbica.
Premessa di A. Buttafuoco, in «Nuova DWF», 1985, n. 23/24, pp.
3-4
- Solidarietà, emancipazionismo, cooperazione.
Dall'Associazione generale delle Operaie all'Unione femminile
nazionale, in L'audacia insolente. La cooperazione
femminile 1886-1986, Venezia, Marsilio, 1986
- Il “tragico racconto”: vita e avventure di Angela B.,
prostituta, tra l'altro, in «Memoria», 1986, n. 17, pp.
117-132
- L'universo femminile tra subordinazione e emancipazione,
in F. Della Peruta (a cura di), Vita civile degli italiani:
società, economia, cultura materiale. Città, fabbriche e nuove
culture alle soglie della società di massa, 1850-1920,
Milano, Electa, 1987
- Franca Pieroni Bortolotti e la storia del movimento di
emancipazione femminile, in «Quaderni di storia delle donne
comuniste», 1987, numero monografico
- La filantropia come politica. Esperienze dell'emancipazionismo
italiano nel Novecento, in L. Ferrante, M. Palazzi, G. Pomata
(a cura di), Ragnatele di rapporti: Patronage e reti di
relazioni nella storia delle donne, Torino, Rosemberg Sellier,
1988
- Vite esemplari: Donne nuove di primo Novecento, in A.
Buttafuoco, M. Zancan (a cura di), Svelamento. Sibilla Aleramo:
una biografia intellettuale, Milano, Feltrinelli, 1988
- Libertà, fraternità, uguaglianza: per chi? Donne nella
Rivoluzione francese, in A. M. Crispino (a cura di), Esperienza
storica femminile nell'età moderna e contemporanea, Roma, Udi,
1988
- Straniere in patria: Temi e momenti dell'emancipazione
femminile italiana dall'Unità al Fascismo, in A. M. Crispino
(a cura di), Esperienza storica femminile nell'età moderna e
contemporanea, Roma, Udi, 1988
- A. Buttafuoco L. Mariani, I volti di Messalina: Note sul
rapporto tra emancipazionismo femminile e teatro, in
«Movimento operaio e socialista», 1988, n. 3, pp.481-499
- In servitù regine. Educazione ed emancipazione nella stampa
politica femminile, in S. Soldani (a cura di), L'educazione
delle donne. Scuole e modelli di vita femminile nell'Italia
dell'Ottocento, Milano, Franco Angeli, 1989
- Uno specchio dotato di memoria. Note su fotografia e storia
delle donne in margine alla mostra, in C. Colombo (a cura di),
Donna lombarda: Un secolo di vita femminile, Milano, Electa,
1989
- L'impegno al femminile. Cinque protagoniste fra politica e
cultura, in «Il Risorgimento. Rivista di sotria del
Risorgimento e storia contemporanea», Comune di Milano «Amici
del Rsorgimento», 1989
- Una “filantropia politica”: Profilo di Nina Rignano
Sullam, in «Il Risorgimento», 1989, giugno
- Virtù civiche e virtù domestiche. Letture del ruolo
femminile nel triennio rivoluzionario, in G. Benassati, L.
Rossi (a cura di), L'Italia nella Rivoluzione, Bologna,
Grafis edizioni, 1990
- Historia y memoria de sì: Feminismo y Teorìa del Discurso,
in G. Colaizzi (a cura di), Feminismo y Teorìa del discurso,
Madrid, Ediciones Càtedra, 1990
- Storia di genere, storia delle donne, in «L'informazione
bibliogafica», 1990, n. 4, pp. 597-607
- Ottomarzo in archivio, in «Noi donne», 1990, n. 3, pp.
100-101
- La causa delle donne. Cittadinanza e genere nel triennio
“giacobino” italiano, in Modi di essere: Studi,
riflessioni, interventi sulla cultura e la politica delle donne in
onora di Elvira Badaracco, raccolti da Annarita Buttafuoco,
Bologna, Editoriale Mongolfiera, 1991
- Matherhood as a political Strategy. The role of the Italian
Women's Movement in the Creation of the Cassa Nazionale di
Maternità, in G. Book, P. Thane (a cura di), Maternity and
gender policies: women and the rise of the european welfare states,
1880s-1950s, Londra, Routledge, 1991
- Femmes “nouvelles” et redemption del
prostitutées, l'exemple
du refuge Mariuccia à Milan, in E. Gubin (a cura di), Norme
et marginalités. Comportaments féminism aux 19e-20e siècles,
Université Libre de Bruxelles 1991
- Vuoti di memoria: Sulla storiografia politica delle donne in
Italia, in «Memoria», 1991, n. 31, pp. 61-72
- Vie per la Cittadinanza. Associazionismo politico femminile
in Lombardia tra Ottocento e Novecento in Donna lombarda:
1860-1945 (introduzione di A. Buttafuoco), Milano, Franco
Angeli, 1992
- Per un diritto. Coeducazione e identità femminile nell'emancipazionismo
italiano tra Ottocento e Novecento, in E. Beseghi, V. Telmon
(a cura di), Educazione al femminile: dalla parità alla
differenza, Firenze, La Nuova Italia, 1992
- Tra cittadinanza politica e cittadinanza sociale: Progetti ed
esperienze del movimento politico delle donne nell'Italia liberale,
in G. Bonacchi, A. Groppi (a cura di), Il dilemma della
cittadinanza. Diritti e doveri delle donne, Bari, Laterza,
1993
- La politicità della storia delle donne, in L. Capobianco
(a cura di), Donne tra memoria e storia, Napoli, Liguori,
1993
- Prefazione al libro: P. Montani, Educare gli
educatori: la Scuola dei genitori di Milano (1953-1962),
Milano, Rosemberg Sellier, 1994
- Prefazione a Sandra Chimenti, in: P. Clemente (a cura
di), Salvo buon fine, Siena, Senese, 1997
- Cittadine italiane al voto, in «Passato e presente»,
1997, n. 40, pp. 5-11
- Vite sulla carta: oggettività, memoria e trasmissione
nell'archivio di Ersilia Majno, in «Bollettino I.R.R.S.A.E.
Lombardia», 1994, supplemento al n. 45, dic. 1998
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PUPELLA
MAGGIO
la donna e l’artista
Napoli, 24 aprile del 1910 - 8 dicembre 1999

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Fra qualche mese
ricorre il quarto anniversario della scomparsa
di Pupella Maggio e ci è
sembrato giusto dedicarle un pensiero, dato che in questi anni poco o nulla si
è fatto per commemorare degnamente una delle più grandi attrici italiane.
Pupella (il cui
nome di battesimo era Giustina) era figlia d'arte, nel vero senso del termine:
sette generazioni di attori alle spalle, da parte di madre, un paio da parte
del padre (Mimì Maggio) ed un nonno titolare di un piccolo circo equestre.
Pupella nacque a
Napoli il 24 aprile del 1910 in un camerino del teatro Orfeo e fu una delle
sedici creature, che la madre mise al mondo. Non tutte sopravvissero, solo sei
ce la fecero e diventarono attori, ballerini e cantanti di varietà. Pupella
cominciò a calcare il palcoscenico sin da piccola e a sette anni aveva già i
suoi ruoli fissi nella compagnia di famiglia, che recitava la sceneggiata e le
farse di Antonio Petito. Più grandicella, fu scritturata da varie compagnie
di rivista e di avanspettacolo. A seconda dei casi, recitava, cantava o
ballava. Lavorava in piccole compagnie, che giravano l’Italia
meridionale, da Napoli a Palermo, e si spingevano a volte in lunghi ed
estenuanti viaggi fino a Tunisi e Bengasi. La vita era piuttosto dura per
artisti di quel genere e Pupella, quando la rievocava, non nascondeva che l’aveva
abbracciata più per bisogno che per una scelta sentita.
Durante la
guerra abbandonò il teatro ed andò a fare l'operaia presso le acciaierie di
Terni, ma anche lì finì per mettere su uno spettacolo con le addette alla
mensa. Nel dopoguerra, riprese ad esibirsi in varie compagnie napoletane di
secondo piano, fino a quando la scoprì Eduardo De Filippo. Da lì cominciò
la sua ascesa; infatti, ricoprì ruoli che erano stati di Titina De Filippo:
da Filumena Marturano a Natale in casa Cupiello. Il pubblico la
salutò come una grande interprete e Luchino Visconti la volle con sé, nell’Arialda,
di Giovanni Testori, accanto a Paolo Stoppa e Rina Morelli. Con Alberto Sordi
lavorò nel Medico della mutua e nel successivo, Prof. dott. Guido
Tersilli, primario di villa Celeste.
Anche Fellini la
chiamò per assegnarle un bel ruolo in Amarcord; e per lei Giuseppe
Patroni Griffi scrisse una delle sue opere più belle, Visita ad una
signora amica. Dopo i settanta anni, la sua carriera si arricchì di
esperienze nuove ed importanti. Fu La Madre nell'opera di Bertold
Brecht e la Madonna nei versi di Jacopone da Todi. Recitò Aspettando
Godot di Samuel Beckett e Aspettando Amleto di Mario Prosperi ed
Antonio Calenda. Quest'ultimo le regalò una bella soddisfazione, facendola
rincontrare in palcoscenico con i fratelli, Rosalia e Beniamino. La carrellata
di vecchie macchiette cucite apposta per loro s’intitolava:
'Na sera 'e Maggio. Alla vigilia degli ottant’anni
aveva dato l'addio alle scene, nonostante le pervenissero ancora varie
richieste di lavoro e fosse sorretta da una buona salute. Ma di recitare, o
almeno di sottoporsi alla routine delle prove teatrali, non le andava più.
Preferiva insegnare ai giovani a Roma o a Todi, dove aveva acquistato una
casa, concedendosi di tanto in tanto al cinema, come in Nuovo cinema
Paradiso di Giuseppe Tornatore o in Sabato, domenica e lunedì di
Lina Wertmuller. La sua ultima apparizione in tv risale al 1991, nella serie Il
ricatto 2, con Massimo Ranieri. Colta da un ictus cerebrale, scompare l’8
dicembre del 1999. "Ora il teatro, non solo quello napoletano, è più
povero. Era più di una grande attrice, era un'artista di razza, come se ne
trovano sempre meno". Fu il commento di Luigi De Filippo alla triste
notizia.
Pupella non
frequentò mai una scuola o un’accademia
d’arte
drammatica, se non quella delle nude tavole del palcoscenico. Fu artista pura,
nel senso che tutto ciò che faceva le proveniva dall’anima
e dall’esperienza
diretta, maturata, giorno per giorno, a contatto con i colleghi ed i grandi
protagonisti della scena. Nonostante la mancanza di qualsivoglia insegnamento
teorico, fu un’eccellente
interprete, non soltanto del repertorio comico-dialettale partenopeo, ma di
quello in lingua, cosiddetto "impegnato". Tante le sue
interpretazioni nel teatro e nel cinema (anche se in quest’ultimo
non riuscì mai a dare il meglio di sé). Memorabile e di estremo spessore
drammaturgico la sua interpretazione de La madre, dove seppe dar prova
di calore e misura non comuni. E qui, volendo, potrebbe aprirsi una lunga
parentesi sull’esistenza
o meno del talento, come dote naturale e innata dell’attore,
parentesi da affrontare con coloro i quali tale dote si ostinano a negare,
temendo forse di dover riconoscere che vi sono al mondo qualità non comuni,
che non si possono acquisire sui manuali o sui libri di scuola. Sono, a volte,
costoro, i fieri possessori dei diplomi in cornice, oppure gli ultimi
difensori di concezioni viete, faziose, contaminate da un malinteso senso dell’egualitarismo,
che si affannano a respingere tutto ciò che esorbita dall’ordinario,
dall’uniformità
e pertanto rifiutano parole come l’estro.
Estrosa, invece,
e soprattutto libera, fu Pupella Maggio, che seppe ignorare le critiche
sterili e preconcette, mosse talvolta al suo lavoro d’attrice,
e fece sempre di testa sua. Non ebbe mai soggezione di alcuno, nemmeno di
Eduardo, che pure considerava, a ragion veduta, il sommo maestro, il
"mostro sacro" della prosa.
Ecco cosa disse
ad una collega alle prime armi, che si rammaricava dei rimbrotti del suo
direttore artistico:"Non ti devi preoccupare, Giulià. Non ti devi
preoccupare perché lui (Eduardo) quando non si piace, dice che sei tu
che hai sbagliato. Lui si guarda sul monitor, non si piace e allora dice che
sono io Pupella, che sei tu Giuliana a sbagliare. Quindi se ti dice qualcosa
non ti arrabbiare, è lui che non si è piaciuto".
Qualcuno
sostiene che Pupella avesse un carattere brusco, spigoloso, reattivo, ma non
è vero: era una donna sincera, capace di dire pane al pane e vino al vino, ma
capace pure di amicizia e solidarietà. Veniva da lontano, Pupella, si era
fatta da sola, lavorando e lottando e non accettava la prosopopea di tanti
soloni, che sputano sentenze e consigli, come fosse oro colato. La verità è
che non aveva bisogno di suggerimenti. Aveva il teatro nel sangue, pure se non
nascose mai che la sua gioia più grande sarebbe stata quella di fare la
modista. Insomma, recitava spontaneamente, per istinto, e lo faceva
egregiamente. D’altra
parte, la storia del teatro insegna che si può diventare attori anche senza
un background teorico alle spalle. Tanti sono gli esempi, nel
cinema e nel teatro. Ad esempio, Tina Pica, Dolores Palumbo, Enzo Turco,
Peppino De Filippo, Totò, etc non frequentarono mai alcuna accademia, eppure
furono attori magnifici, universalmente apprezzati. Anche Pupella Maggio fu un’artista
magnifica, un’interprete
di rara naturalezza espressiva; non solo era convincente, ma riusciva
addirittura a entusiasmare. Non aveva studiato Stanislawski, ma sapeva aderire
perfettamente ad ogni personaggio, rendendolo suo proprio, attraverso un’immedesimazione
sincera e totale, sicché lo spettatore veniva assorbito dalla vicenda
scenica. Grazie al calore umano che sapeva trasmettere, creava una simbiosi
singolare col pubblico e gli donava momenti di sublime emozione.
Di lei si è
detto pure che poteva contare soltanto sull’espressione
dolente del suo viso, come fosse una maschera tragica dipintale, per caso,
dalla sorte. Tale espressione era sì una sua caratteristica, un segno
distintivo inconfondibile, ma non ne costituiva certo il limite o la forza, in
quanto l’artista
poteva contare su una vasta gamma di facce, di sfumature, d’intonazioni,
di gesti e di posture; sapeva essere divertente o drammatica, senza
particolari difficoltà. I suoi occhi parlavano e la mimica facciale bastava a
dire tutto. La sua voce modulata e tremula sapeva conferire alle battute un
colorito del tutto singolare, inimitabile. Le sue doti più grandi erano l’umanità,
il realismo e la misura, qualità rare. Talune attrici, sue contemporanee (a
cui venivano tributati grandi onori) non possedevano il suo equilibrio
espressivo. Per quanto brave, talvolta, sulla scena, acuivano, enfatizzavano
certi stati d’animo,
certi sentimenti, come se non sapessero separare fra loro persona e
personaggio o non riuscissero a prendere le necessarie distanze dalla propria
natura.
Pupella era immune da tutto ciò; inoltre, applicava d’istinto
quella regola aurea che vuole che l’interprete
debba sempre servire il proprio personaggio, per metterlo nella giusta
evidenza e farlo risaltare; mai deve sovrastarlo con forzature, enfatizzazioni
o, come si dice in gergo, "andando sopra il pubblico", per
riscuoterne il plauso. Pupella, che pure recava in sé i segni di una vita
sofferta, seppe creare l’opportuna
cesura fra finzione e realtà, sicché le sue interpretazioni furono sempre
giuste e calibrate, e quella piega sul viso e quell’ombra
amara negli occhi le servirono per meglio vestire gli abiti di scena, ma non
la confinarono in un modello fisso, in un angusto cliché. Così fu
"madre" brechtiana e "consorte" eduardiana e seppe
rendere, di volta in volta, sia il senso della fierezza e del sacrificio, sia
quello del travaglio e della rassegnazione, non disdegnando ruoli di tipo
umoristico, nei quali risultava efficacissima.
Molti la ricorderanno come attrice comica assieme ai suoi fratelli, oppure a
fianco di Totò, nel film/commedia Il medico dei pazzi, nel quale
interpreta la gustosa parte di una vedova inconsolabile e deve piegarsi alle
esigenze del "buffo" e del "grottesco".
Ma la sua prova
"storica" rimane certamente Natale in casa Cupiello, dove la
sua statura artistica emerge in tutte le sfaccettature. L’attrice
dà saggio di sé mettendo in scena un personaggio complesso e articolato, che
sembra muoversi essenzialmente sul versante dell’ironia,
ma che presenta pure, per converso, aspetti di sconcertante drammaticità. Nel
primo e nel secondo atto Pupella (che nella storia ricopre il ruolo di
Concetta, moglie del personaggio principale) si trova a dover rendere diversi
stati d’animo:
fastidio, noia, sarcasmo, tolleranza, apprensione, cinismo, collera,
sfinimento, etc. Nel terzo atto, invece, deve apparire annichilita, distrutta
dalla tragedia che si è abbattuta sulla famiglia Cupiello ed esprime questa
sofferenza, questa disperazione alternando gesti di sconforto a moti
parossistici, piuttosto plateali, come avviene talvolta fra la gente del
popolo, vera, schietta, impulsiva, che non ha censure o soverchi riserbi e
sente il quartiere, la piazza, la città tutta come palcoscenico dell’anima.
Nel capolavoro
eduardiano l’attrice
è chiamata, insomma, ad un compito assai impegnativo. E qui le vengono in
soccorso le sue radici, il proprio patrimonio cromosomico e, non ultima, l’estrema
confidenza con la scena che possiede soltanto chi ci è nato e vissuto.
Così,
non appena la ribalta si accende e si leva il sipario, la donna cede il posto
all’artista che è in lei e la sala si riempie di gesti e di parole, di
sussurri e di grida e il volto mutevole ed inquieto di Pupella-Concetta
diviene non soltanto il volto di Napoli, ma quello dell’intera umanità.
L'immagine è tratta da www.pupellamaggio.it.
(Antonio Magliulo)
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