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MOUFIDA
TLATLI, poco più che cinquantenne, regista de "La
saison
des hommes",
è cresciuta in Tunisia in una famiglia molto tradizionalista. Dopo
essersi laureata in montaggio all'istituto francese di cinematografia
IDHEC, nel 1968, è tornata a vivere in Tunisia nel 1972.
Grande autrice
tunisina, pur avendo due sole regie all'attivo, è considerata l'anima
del cinema arabo perché dall'Egitto alla Siria, dal Marocco alla
Tunisia ha montato tutti i maggiori successi degli ultimi quindici anni,
ispirando anche i registi più esitanti con il suo vigore
creativo.
È passata dietro la
macchina da presa per dare voci e immagini alle donne della sua terra,
componendo film sontuosi come le grandi narrazioni della sua cultura e
colorati come i tappeti che ornano le tende del deserto. Nel 1993 ha
diretto The Silences of the Palace,
che è stato selezionato a Cannes nel 1994 per la Quenzaine des Réalisateurs
ed ha ricevuto una Menzione Speciale per il premio Camera d'Or. In
quest'opera, grazie al suo gusto per la bellezza, all'attenzione ai
minimi dettagli nei rapporti interpersonali ed alla sua capacità di
esprimere anche i sentimenti non detti, riproduce con minuzia
un'atmosfera magica.
Nel 1994 ha ricevuto il
Premio della Critica al Festival Internazionale del Cinema di
Toronto e, sempre nello stesso anno, il Premio Satyajit in
occasione del Festival del Cinema di San Francisco; nel 1995, al Festival
Internazionale del Cinema di Istanbul è stata premiata con il Golden
Tulip e nel 1996, al Festival del Cinema di Cartagine, ha
ricevuto il Golden Tanit come Migliore
Attrice. La "Saison des Hommes", la sua opera più recente, ha
partecipato alla selezione ufficiale Un Certain Regard
in
occasione dell'edizione 2000 del Festival Internazionale del Cinema
di Cannes e, su invito di Hilary Clinton, è stata presentata
all'Ambasciata degli Stati Uniti in Tunisi, per testimoniare la scarsità
di donne registe, sia negli USA sia in altre parti del mondo.
Ha inoltre partecipato a
numerosi festival internazionali tra i quali quelli di Monaco,
Edimburgo, Toronto, Vindrose di Firenze e Chicago, ottenendo il Gran
Premio dell'Istituto del Mondo Arabo in occasione della Biennale del
Cinema del Mondo Arabo, il Premio per la Migliore Interprete Femminile
al Festival Internazionale del Cinema di Namur, la Palma d'argento ed il
Premio per la Migliore Interprete Femminile alla Mostra di
Valencia.
Per La Saison des
Hommes, Moufida ha preso spunto da una donna da lei conosciuta che
non aveva mai visto l'altro capo dell'isola di Djerba, dove viveva. È
stata colpita dal fatto che, "...malgrado il loro isolamento e la
loro solitudine, le donne della mia terra trovano sempre il modo per
ridere, per divertirsi. Lo humour e la derisione le fanno sopravvivere.
… Ancora oggi esse non osano affrontare il presente. Quello che per
gli Occidentali potrebbe apparire banale, viene da noi spesso
considerato molto audace. Ho parlato con giovani universitarie e sono
rimasta esterrefatta dal loro tradizionalismo, dall'immobilismo della
loro mentalità. Le ragazze stentavano ad esprimere la loro opinione.
… A mio parere, solo grazie alla scuola, agli studi, alla scoperta,
all'amore per la cultura ed alla curiosità esse otterranno la loro
libertà, la loro indipendenza e non tramite un matrimonio che le
"sistemi" per sempre ".
Per Moufida, la causa
delle donne non è uno slogan da partigiano o un'ideologia che respinge
gli uomini. È la porta d'accesso alle emozioni, ed è una rarità. Il
suo cinema è maturo, commovente, umano ed universale.

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