| Abbiamo
chiamato la nostra Associazione "L'Antro della Sibilla",
perché, pur amando la bellezza e il mistero che molti luoghi dei
Campi Flegrei esprimono, siamo stregati dall'Antro della Sibilla
cumana, come luogo preistorico e simbolico della potenza profetica
femminile.
Intanto
Enea verso la rocca ascese,
ove
in alto sorgea di Febo il tempio,
e
là dov'era la spelonca immane
dell'orrenda
Sibilla, a cui fu dato
dal
gran Delfo profeta animo e mente
d'aprir
l'occulte e le future cose.
(Eneide,
VI Libro, tr.di Annibal Caro)
L'Antro è a pochi passi da noi, si allunga
miracolosamente intatto
sull'Acropoli dell'antica e potentissima Cuma e conserva tra
le scure rocce di tufo il grido invasato della Sibilla che
predisse ad Enea la morte del suo trombettiere, il viaggio nell'Averno, le guerre e i destini di
Roma imperiale.
Avvi
d'intorno
cento
vie, cento porte; e cento voci
n'escono
insieme allor che la Sibilla
le
sue risposte intuona. Era a la soglia
il
padre Enea, quando: Ora è il tempo (disse
la
Vergine): di', di'; chiedi tue sorti:
Ecco
lo dio che è già comparso e spira.
Ciò
dicendo, de l'antro in su la bocca
in
più volti cangiossi e in più colori;
scompigliossi
le chiome; aprissi il petto;
le
battè il fianco, e il cor di rabbia l'arse.
(Eneide,
VI Libro, tr. di Annibal Caro)
L'Antro
è la nostra coscienza, la ricerca della nostra umanità, il bisogno
insopprimibile delle origini. E andare alle origini significa andare
verso il divino della Grande Madre.
Meglio,
per le donne, se quel divino si manifesta attraverso una
sacerdotessa selvaggia e profetica, la cui fama si perde nella notte
dei tempi dei Misteri Eleusini e che la religione cristiana riuscì
a bandire dal cuore delle popolazioni solo dopo secoli e secoli di
trasformazione degli attributi divini in attributi stregoneschi.
La
sequenza delle dodici Sibille in apertura è interessantissima,
perché costituisce la testimonianza di questo lentissimo
cambiamento culturale. Siamo nella fase mediana.
Le
Sibille, non ancora demonizzate, hanno già perduto tutti i
connotati mantici e gli oggetti simbolici del paganesimo si limitano
al libro, al velo e alle tavole; dall'altro canto esse sempre più
assumono sembianze di vergini e connotati di profetesse della buona
novella.
Abbonda,
infatti, il simbolismo iconografico dell'antica cristianità:
gigli (purezza di Maria), cornucopia (abbondanza per l'avvento di
Cristo), spada (la strage degli innocenti), corona di spine (la
passione di Cristo) e così via. Per la
Sibilla Cumana il pittore ha fatto un plateale errore, giacché le
ha messo in mano "il vessillo profetizzante la resurrezione di
Cristo", un simbolo che nella tradizione cristiana appartiene
alla Sibilla Frigia.
Pur
non chiamandola ancora strega e pur non
mettendola ancora al rogo, la chiesa cristiana
ha già stravolto la facies della sacerdotessa
d'Apollo. E' difficile riconoscere nelle levigate e dimesse
pennellate dell'anonimo pittore del Cinquecento la grande Sibilla Delfica, che profetizzò
la guerra di Troia, nè l'antica Sibilla Frigia dedicata al culto di Artemide, né la
scompigliata Sibilla Cumana, che andava scrivendo le sue profezie sulle foglie
disperse talvolta dal vento improvviso che investiva la
grotta e alla quale Enea implorò per sicurezza:
Ti
prego, canta la profezia tu stessa
Abbiamo
chiamato la nostra Associazione "L'Antro della Sibilla"
perchè siamo convinti che in questo terzo millennio i cambiamenti
da realizzare sono così profondi che dobbiamo ritrovare dentro di
noi la rabbia positiva, il fuoco divino della Prima Sibilla.
Tornare
nell'Antro per disegnare sulle foglie i contorni di un altro mondo.
Tornare nell'Antro per riuscire a rinunciare a qualche privilegio.
Tornare e uscire profeti di un nuovo ordine sociale.
Come è fatto
l'Antro della Sibilla di Cuma
L'Antro della Sibilla
fu uno dei santuari
più venerati dell'antichità, scavato, nella
parte più antica, dai Greci nel V-IV sec. a.C., mentre
l'ambiente terminale dovette essere ampliato e trasformato nella
sua forma attuale nel IV-III sec. a.C.
L'antro consta di una galleria rettilinea, il
dromos, di
forma trapezoidale e privo dell'ingresso originario. Il lato
esterno è scandito da sei grandi fenditure, anch'esse
trapezoidali, che immettono luce nella galleria. Sul lato
orientale si apre un'altra galleria con tre ambienti rettangolari
disposti a croce costituenti altrettante cisterne rifornite da un
canale nelle quali si dice la Sibilla si lavasse e poi, indossata
una lunga veste, si recasse nella stanza più interna, donde da un
alto trono vaticinava.
In fondo alla galleria si apre una camera
rettangolare, con copertura a volta più alta della restante parte
e con tre grandi nicchie, con un vestibolo posto sul lato sinistro
chiuso da una cancellata che immette in una piccola aula divisa in
tre celle più piccole: è l'oikos endotatos, la stanza oracolare,
il luogo dove la Sibilla pronunciava i vaticini.
Nel I sec. dell'Impero il culto ufficiale della Sibilla Cumana
cessò e l'antro servì in parte da cimitero per i Cristiani;
tuttavia il ricordo dell'antico rito persisteva ancora nel IV sec.
d C.
L'antro ha subito,
ovviamente, diverse trasformazioni nel
tempo. All'originario dromos del periodo sannita si è aggiunto,
in epoca romana, il braccio articolato a tre grandi
celle, le cisterne. Queste, dal IV sec. d.C. in poi, furono
utilizzate come tombe.
I primi due tratti della galleria, l'uno di
m. 17 è a cielo aperto e privo di pareti, al secondo di m. 15
manca la copertura, la rimanente parte del dromos è invece ben
conservata.
L'Antro è stato
portato alla luce nel maggio 1932 dall'archeologo Amedeo Maiuri,
il quale, dopo sei anni di scavi, giunse alla scoperta del corridoio trapezoidale
"alto e solenne come un tempio" descritto da Virgilio nell'
Eneide.
Prima del
maggio 1932 l'antro della Sibilla era stata localizzata per secoli
sulla sponda del Lago d'Averno, in una grotta molto
suggestiva, ancora oggi visitabile.
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