|
Dichiarazioni a confronto
1789: Dichiarazione dei Diritti
dell'Uomo e del Cittadino
1791: Dichiarazione dei Diritti
della Donna e della Cittadina

|

"Se
la donna ha il diritto di
salire sul patibolo, deve avere anche il diritto di salire sulla tribuna",
Olympe de Gouges |
|
(Foto: Monnet, "Madame
Guillotin") |
Comparare le due
Dichiarazioni di Diritti prodotte dalla rivoluzione francese sembra, a
prima vista, un facile, quasi noioso, esercizio. Infatti Olympe de
Gouges, redattrice della "Dichiarazione dei Diritti della Donna e della
Cittadina", non fa altro che trasferire alle donne i vantaggi dello
Stato di diritto sanciti nei diciassette articoli della
"Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino". Il
confronto diventa invece interessante se osserviamo le differenti date in cui esse sono state
redatte: 26 agosto 1789 quella sui diritti dell'uomo, metà settembre 1791 quella
sui diritti della donna. Tra l'una e l'altra passano due anni
quasi esatti. E in tempo di rivoluzione sono tante la cose che accadono
in due anni. Che cosa era accaduto dal settembre 1789 al settembre
1791?
Innanzi tutto era accaduto che,
nonostante la chiarezza del primo articolo della Dichiarazione del 1789 che recita "Gli uomini nascono e vivono liberi e uguali nei
diritti", le donne erano state considerate meno uguali e presto allontanate dalle Assemblee elettorali degli
Stati Generali, ovvero il luogo delle decisioni e della riorganizzazione
dello Stato. Per le militanti che avevano scritto, parlato,
inneggiato, propagandato, organizzato, rischiato, combattuto a
Versailles e a Parigi per la rivoluzione, ed erano tante, e di
differenti ceti sociali, la delusione fu cocente.
In secondo luogo era accaduto
che, ingoiando l'amarezza, le donne avevano reagito con la creazione di focolai
politici di critica e rivolta, cioè: una partecipazione attiva alle
Assemblee delle parrocchie, dei borghi e delle città; la redazione di
infuocati "cahiers de doléances"(1)
su temi
riguardanti la politica, i "diritti civici", l'istruzione, la salute, il parto;
la riorganizzazione e talvolta la nascita di nuovi club di donne, i quali
inscrissero la loro legittimazione proprio nel principio della "resistenza
all'oppressione" che la Dichiarazione
dei Diritti dell'Uomo aveva sancito all'art.2 ("Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei
diritti naturali e imprescrittibili dell'uomo. Questi diritti
sono: la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza
all'oppressione").
In particolare, sono queste
Società di donne, e se ne contano circa un centinaio a Parigi fino al 1793, ad estendere il
cerchio della mobilitazione politica delle donne
aristocratiche e borghesi, così come delle donne del Terzo Stato, artigiane,
contadine, sarte, bottegaie, attrici, finanche gruppi di domestiche. Per
esempio, le fondatrici del club più impegnato politicamente nel 1793,
il club delle Citoyennes Répubblicaines Révolutionaires, erano
Claire Lacombe, attrice, e Pauline Léon, cioccolattaia. E' in
queste associazioni che molte donne, già prima della rivoluzione, hanno
sviluppato una coscienza di sé e del proprio ruolo che travalica
nell'azione la rigidità di norme
e consuetudini ancora in vigore; è in questi luoghi della nuova socialità politica che,
dopo l'89, dopo l'estromissione dall'Assemblea costituente, le donne
scoprono di poter comunque contare nel corpo sociale se agiscono
collettivamente.
Deve essere questa consapevolezza
ad armare la mano di Olympe de Gouges nel redigere e poi pubblicare la "Dichiarazione dei Diritti della Donna
e della Cittadina". L'Assemblea Generale Costituente nel mese di settembre sta
elaborando e approvando la Costituzione. Una proposta provocatoria come
quella della de Gouges funziona come specchio pubblico dello iato dei rivoluziona tra parole e fatti, ma anche come campanello
d'allarme per conservatori e misogini impauriti dalla
partecipazione di migliaia di donne alla politica.
Chi è Olympe de Gouges? Nasce a
Montauban nel 1748 da umile famiglia. Il suo vero nome era Marie Gouze,
al quale preferisce il nome della madre, Olympe. Rimane presto vedova
con un figlio e alla vigilia della Rivoluzione si trova a Parigi, dove
scrive testi teatrali per la Comédie Française. Secondo alcuni storici
Olympe, prima di dedicarsi esclusivamente alla causa delle donne, fondò
molte delle "Società Fraterne di ambo i sessi" che sorsero
tra il 1790 e il 1791. La cosa non ci meraviglierebbe, perché pervicace
doveva essere la sua fiducia nei confronti
di uomini della Rivoluzione quale M. Jean Antoine Condorcet, che nel 1790 si stupisce che si possa invocare il principio
dell'uguaglianza dei diritti per tre-quattrocento schiavi neri e dimenticarlo per dodici milioni di donne; e tuona "O nessun
individuo della specie umana ha dei veri diritti, oppure tutti hanno gli
stessi diritti, e colui che vota contro il diritto di un altro, quale
che sia la sua religione, il suo colore o il suo sesso, ha da quel
momento abiurato ai propri diritti". (2)
|

Elisabeth Vigée Le
Brun, Una donna |

Elisabeth Vigée Le Brun, Una
ragazza |

Elisabeth Vigée Le Brun,
Anatole Brongniart |
Dirompente in quegli anni è la scelta
della de Gouges di
dedicare la "Dichiarazione dei Diritti della Donna" a Maria
Antonietta, sottolineando che, benché regina, ella abbia contato a
Versailles meno di suo figlio (che era appena un bambino) per il semplice
fatto di essere una donna. Ma è nel temperamento passionale di Olympe
fare scelte radicali. Le aveva fatte prima della presa della Bastiglia,
quando era andata in galera per aver scritto contro la schiavitù dei
neri, le farà contro il potere di Robespierre chiamandolo "animale
anfibio", le farà durante il processo a Luigi XVI, opponendosi con grande
coraggio alla sua condanna a morte. Ella riteneva, infatti, e
questa posizione mi appare tanto significativa quanto ignorata
dalla maggior parte degli storici e delle storiche, che "la
Rivoluzione avrebbe dovuto dimostrare la propria forza non uccidendo ma
risparmiando le vite, anche di coloro che avevano tramato contro la
Nazione." (3)
E' appunto a causa di queste scelte, che
strumentalmente verranno definite "idee controrivoluzionarie", che
Olympe de Gouges due anni dopo la sua Dichiarazione, il 16 ottobre
1793, sarà
ghigliottinata. Dico strumentalmente perché la motivazione reale
della sua uccisione è costituita proprio dal suo pensiero e dal suo
impegno rivoluzionario verso coloro che si profilano essere gli esclusi
del nuovo ordine occidentale: le donne, i poveri, i neri. Come osserva
Silvia Vegetti Finzi, la Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo del 1789 sottende un soggetto particolare: uomo, cristiano,
istruito, benestante, coniugato, eterosessuale. Nel settecento non trovano
collocazione coloro che saranno gli agenti della storia successiva: operai, donne e
intellettuali. Olympe è stata uccisa in quanto donna consapevole
di essere un soggetto politico. Lo grida chiaramente Anagoras Chaumette
mentre, come una falce che mozza la testa di un corpo vivo e in crescita, chiude tutti i
cento club delle donne nel corso del 1793 gridando: "Ricordatevi
dell'impudente Olympe de Gouges, che per prima istituì Società di
donne, che abbandonò le cure domestiche per immischiarsi nella
Repubblica, e la cui testa è caduta sotto il ferro vendicatore delle
leggi".
La Dichiarazione dei Diritti
della Donna e della Cittadina oggi, nel 2002, è un documento storico
ancora attuale in
quanto afferma diritti largamente ignorati nei Sudmondi e largamente
inapplicati nei Nordmondi. Personalmente l' ho scelto perché è un documento la cui
lettura mi emoziona ogni volta. Non so bene perché; forse perché:
il linguaggio della Dichiarazione, soprattutto nel
Preambolo, ha la genuinità di un frutto primaverile, lontano cento
galassie dal fraseggio involuto con cui tante donne accademiche ma anche
molte donne politiche parlano e scrivono del rapporto uomo-donna;
affermare che i diritti dell'uomo si declinano anche
al femminile significa proclamare con la Dichiarazione che
l'universalismo dei diritti è una frode, perché, fingendo di parlare a
nome dell'umanità, parla solo del sesso maschile.(4)
Trovo stupefacente
che in quel contesto dove l'universalismo era sacro episteme, Olympe e le altre
abbiano avuto l' intuizione della mascherata universalistica e abbiano
avuto il coraggio di denunciarla. Così come è stupefacente che noi dopo
più di due
secoli ancora non facciamo, in Italia, in Europa, nel mondo, una
battaglia per diritti di cittadinanza sessuati;
la verità dell'art. XVI ("La Costituzione è nulla se la maggioranza
degli individui che compongono la Nazione non ha cooperato alla sua redazione)
sa di sole: rotonda, calda, inequivocabile. Perché non lo diciamo tutte insieme in Italia con la stessa semplicità ora che vogliono cambiarla senza di noi invece di ammalarci di settarismo anche sui
pilastri del convivere civile?
con l'uccisione di Olympe de Gouges non finisce solo
la speranza di rifondare i rapporti sociali, finisce un'era di
straordinario protagonismo e libertà femminile nella vita pubblica e
privata.
Le donne che
scrivono la Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina
non sanno che dopo pochi anni e per
lunghissimi decenni non potranno sentire sulle gote il sole delle
strade, non potranno formare sul far della sera vivaci capannelli sotto i
portoni, non potranno capire- discutere-ridere-opporsi al fuori dentro circoli, club,
associazioni di donne, non guarderanno a testa alta gli uomini negli
occhi, non indosseranno fluenti vesti bianche ornate di morbide fusciacche
e patriottiche coccarde ma busti e gabbie a cerchi, non esprimeranno idee e
sentimenti ma silenzi e paure, non
impareranno filosofia, poesia e diritto ma ago, filo e svenimenti.
La spietata
società dell'Ottocento è vicina. E Olympe de Gouges non lo sa. Scrive in cima alla
Dichiarazione, con fiducia: "Da far decretare
all'Assemblea nazionale nelle sue ultime sedute o in quella della
prossima legislatura".
E' da questa fiducia che le cose possono cambiare, da questa fiducia che le donne possono tutto se vogliono che dobbiamo ripartire.
NOTE
1 Si tratta dell'elenco delle
lamentele e delle richieste che le comunità affidavano ai loro
candidati agli Stati Generali affinché l'Assemblea ne venisse a
conoscenza e provvedesse. In particolare, i "cahiers de doléances
des femmes", che cominciarono a circolare subito dopo
l'estromissione delle donne dalle Assemblee elettorali, sono
innumerevoli e costituiscono la prima forma di testo di protesta
elaborato da gruppi di donne che con questo fine si riuniscono. Hanno un
linguaggio libero, immediato, logico, attraente, molto simile al
linguaggio usato nel Preambolo della Dichiarazione dei Diritti delle
Donne e delle Cittadine.
2 Marie Jean Antoine Condorcet
pubblica nel 1790 il "Saggio sull'ammissione delle donne al
diritto di cittadinanza", il testo più importante e lucido del
periodo rivoluzionario.
3 Annarita Buttafuoco, Libertà, fraternità,
uguaglianza: per chi? Donne nella rivoluzione francese, in Anna
Maria Crispino (a cura di), Atti del seminario "Esperienza
storica femminile nell'età moderna e contemporanea Parte prima", Unione
Donne Italiane, Circolo La Goccia, Roma 1988 p.50
4 Su questi temi consiglio Elisabeth
G. Sledziewski, Rivoluzione e rapporto fra i sessi. La svolta
francese, in G.Duby e M. Perrot, "Storia delle donne.
L'Ottocento", Laterza, 1
Maria Antonietta
Pappalardo

12 luglio 1789, Desmoulins
|
Olympe de Gouges ghigliottinata
il 16-10-1793 |
14 luglio 1789, Presa della
Bastiglia
|
DICHIARAZIONE
DEI DIRITTI DELL'UOMO E DEL CITTADINO
Parigi, 26
agosto 1789
Art. 1
Gli uomini nascono e vivono liberi e uguali nei diritti.
Le
distinzioni sociali non possono essere fondate che sull'utilità
comune.
Art. 2
Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei
diritti naturali e imprescrittibili dell'uomo.
Questi diritti
sono: la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza
all'oppressione.
Art. 3
Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella
Nazione.
Nessun corpo, nessun individuo può esercitare
un'autorità che non emani espressamente da essa.
Art. 4
La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce
ad altri; così l'esercizio dei diritti naturali di ciascun
individuo non ha per limiti che quelli che assicurano agli
altri membri della società il godimento di questi stessi
diritti.
Questi limiti possono essere determinati soltanto
dalla Legge.
Art. 5
La legge ha il diritto di proibire le azioni nocive alla
società.
Tutto ciò che non è proibito dalla Legge non può
essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare ciò
che essa non ordina.
Art. 6
La Legge è l'espressione della volontà generale. Tutti i
cittadini hanno diritto a concorrere personalmente o per mezzo
dei loro rappresentanti alla sua formazione.
Essa deve essere
uguale per tutti, sia che protegga, sia che punisca. Poiché
tutti i cittadini sono uguali dinanzi ad essa, sono ugualmente
ammissibili a tutte le dignità, posti ed impieghi pubblici, a
seconda della loro capacità, e senz'altra distinzione che
quella delle loro virtù e del loro ingegno.
Art. 7
Nessun uomo può essere accusato, arrestato o detenuto se non
nei casi contemplati dalla Legge e secondo le forme che essa
prescrive.
Coloro che promuovono, trasmettono, eseguiscono o
fanno eseguire ordini arbitrari debbono essere puniti; ma ogni
cittadino, chiamato o arrestato in forza della Legge, deve
obbedire all'istante. Egli si rende colpevole resistendo.
Art. 8
La Legge non deve stabilire che pene strettamente ed
evidentemente necessarie e nessuno può essere punito se non
in forza di una Legge stabilita e promulgata anteriormente al
delitto e legalmente applicata.
|
La nascente Repubblica Francese
è donna, ma, non temete.... solo nell'iconografia
rivoluzionaria di Delacroix |
Art. 9
Essendo ciascun cittadino presunto innocente finché non è
stato dichiarato colpevole, quando è necessario arrestarlo,
ogni rigore non necessario per assicurarsi della sua persona,
deve essere severamente represso dalla Legge.
Art. 10
Nessuno deve essere disturbato nelle sue opinioni anche
religiose, purché la loro manifestazione non turbi l'ordine
pubblico stabilito dalla Legge.
Art. 11
La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno
dei diritti più preziosi dell'uomo.
Ogni cittadino può
dunque parlare, scrivere e pubblicare liberamente, salvo a
rispondere dell'abuso di questa libertà nei casi contemplati
dalla Legge.
Art. 12
La garanzia dei diritti dell'uomo e del cittadino rende
necessaria una forza pubblica; questa è dunque istituita per
vantaggio di tutti, e non per l'utilità particolare di coloro
ai quali è affidata.
Art. 13
Per l'intervento della forza pubblica e per le spese di
amministrazione un contributo comune è indispensabile.
Esso
deve essere ugualmente ripartito fra tutti i cittadini in
proporzione dei loro averi.
Art. 14
Tutti i cittadini hanno il diritto di constatare da sé stessi
o per mezzo dei loro rappresentanti la necessità dei
contributi pubblici, di consentirli liberamente, di
controllarne l'impiego e di determinarne la quota, la
distribuzione, l'esazione e la durata.
Art. 15
La società ha diritto di chiedere conto ad ogni pubblico
ufficiale della sua amministrazione.
Art. 16
Ogni società nella quale non sia assicurata la garanzia dei
diritti e determinata la separazione dei poteri, non ha
costituzione.
Art. 17
La proprietà, essendo un diritto inviolabile e sacro, non
potrà essere tolta in nessun caso, salvo quello in cui la
necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga
chiaramente e sempre con la condizione d'una precedente giusta
indennità.
Carlotte Corday
Le uniche due donne, ricordate dagli storici tradizionali (immemori del grande ruolo svolto dalle donne in quegli anni) sono: Maria Antonietta come regina depravata e cattiva consigliera del re; Carlotte Corday come assassina del rivoluzionario Marat.
|
Monumento
alla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino
|
Luigi XVI
Il re della Rivoluzione francese, ghigliottinato il 21 gennaio 1793. La de Gouges si
oppose con forza alla sua condanna a morte. perché "la Rivoluzione dovrebbe mostrare la sua forza non uccidendo, ma risparmiando le vite, anche di chi trama contro la Nazione". |
DICHIARAZIONE
DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA
Settembre 1792
di Olympe
De Gouges
Da far decretare
all'Assemblea nazionale nelle sue ultime sedute o in quella della
prossima legislatura.
PREAMBOLO
Uomo, sai essere giusto? E' una donna che te lo domanda: non vorrai
toglierle questo diritto.
Dimmi, chi ti ha dato il sovrano potere di opprimere il mio sesso? La
tua forza? Le tue capacità?
Osserva il creatore nella sua saggezza; percorri la natura in tutta la
sua grandezza cui tu sembri volerti avvicinare, dammi, se puoi, un
esempio di questo impero tirannico.
Risali agli
animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, dà infine
un'occhiata a tutte le modificazioni della materia organizzata e
arrenditi all'evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, scava e
distingui se puoi, i sessi nell'amministrazione della natura.
Ovunque tu li troverai confusi e cooperanti nell'insieme armonioso di
questo capolavoro immortale.
Soltanto l'uomo ha fatto di questa eccezione un principio.
Bizzarro, cieco,
gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo di lumi e di sagacia,
nell'ignoranza più crassa, vuole comandare su un sesso che ha tutte le
facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione e di
reclamare i suoi diritti all'eguaglianza, per non dire altro.
Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono
di potersi costituire in Assemblea nazionale.
Considerando che
l'ignoranza, l'oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono la causa
delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso
di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali,
inalienabili e sacri della donna:
affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri
del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro diritti e i loro
doveri,
affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli
uomini, potendo essere paragonati ad ogni istante con gli scopi di ogni
istituzione politica, siano più rispettati;
affinché le proteste dei cittadini, fondate ormai su principi semplici
e incontestabili, si rivolgano sempre al mantenimento della
Costituzione, dei buoni costumi e alla felicità di tutti.
Di conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio,
nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e
sotto gli auspici dell'essere supremo, i seguenti
|

Elisabeth Vigée Le Brun,
Autoritratto con figlia |

Elisabeth Vigée Le Brun, la grande e bellissima pittrice dell'Ancien
régime, in Autoritratto |

Elisabeth Vigée Le Brun,
Autoritratto con figlia |
DIRITTI DELLA DONNA E
DELLA CITTADINA
ARTICOLO I
La Donna nasce libera e ha
gli stessi diritti dell'uomo. Le distinzioni sociali non possono essere
fondate che sull'interesse comune.
ARTICOLO Il
Lo scopo di ogni
associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e
imprescrittibili della Donna e dell'Uomo: questi diritti sono la libertà, la
proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza all'oppressione.
ARTICOLO III
Il principio di ogni
sovranità risiede essenzialmente nella nazione, che è la riunione della
donna e dell'uomo: nessun organo, nessun individuo può esercitarne autorità
che non provenga espressamente da loro.
ARTICOLO IV
La libertà e la giustizia
consistono nel restituire tutto ciò che appartiene ad altri; così l'unico
limite all'esercizio dei diritti naturali della donna, la perpetua tirannia
dell'uomo, cioè, va riformato dalle leggi della natura e della ragione.
ARTICOLO V
Le leggi della natura e
della ragione proibiscono tutte le azione nocive alla società: tutto ciò
che non è proibito dalle leggi, sagge e divine, non può essere impedito, e
nessuno può essere costretto a fare quello che esse non ordinano.
ARTICOLO VI
La legge deve essere
l'espressione della volontà generale: tutte le Cittadine e i Cittadini devono
concorrere personalmente, o con i loro rappresentanti, alla sua formazione;
essa deve essere uguale per tutti: tutte le cittadine e tutti i cittadini,
essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammessi a tutte le
dignità, posti e impieghi pubblici, secondo le loro capacità e senza altre
distinzioni che quella delle loro virtù e dei loro talenti.
ARTICOLO VII
Non è esclusa nessuna
donna; essa è accusata, arrestata e detenuta nei casi stabiliti dalla Legge.
Le donne obbediscono come gli uomini a questa Legge rigorosa.
ARTICOLO VIII
La Legge deve stabilire
solo pene strettamente e evidentemente necessarie e nessuno può essere
punito se non in virtù di una legge stabilita e promulgata anteriormente al
delitto e legalmente applicata alle donne.
ARTICOLO IX
Su ogni donna dichiarata
colpevole la Legge esercita tutto il rigore.
ARTICOLO X
Nessuno deve essere
molestato per le sue opinioni anche di principio, la donna ha il diritto di
salire sul patibolo, essa deve avere pure quello di salire sulla tribuna, sempre che le
sue manifestazioni non turbino l'ordine pubblico stabilito dalla Legge.
ARTICOLO XI
La libera comunicazione
dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna
poiché questa libertà assicura la legittimità dei padri verso i figli. Ogni
cittadina può dunque dire liberamente "Io sono la madre di un figlio
vostro"
senza che un pregiudizio barbaro la forzi a nascondere la verità; salvo
rispondere dell'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.
ARTICOLO XII
E' necessario garantire i
diritti della donna e della cittadina; questa garanzia deve essere istituita a
vantaggio di tutti e non solo di quelle cui è affidata.
ARTICOLO XIII
Per il mantenimento della
forza pubblica e per le spese dell'amministrazione, i contributi della donna e
dell'uomo sono uguali; essa partecipa a tutti i lavori ingrati, a tutte le
fatiche, deve quindi partecipare alla distribuzione dei posti, degli impieghi,
delle cariche, delle dignità e dell'industria.
ARTICOLO XIV
Le Cittadine e i Cittadini
hanno il diritto di constatare, da sé o tramite i loro rappresentanti, la
necessità del contributo pubblico. Le Cittadine possono aderirvi soltanto con
l' ammissione di un'eguale divisione, non solo nella fortuna, ma anche
nell'amministrazione pubblica e di determinare la quantità, l' imponibile, la
riscossione e la durata dell'imposta.
ARTICOLO XV
La massa delle donne
coalizzata con gli uomini per la tassazione ha il diritto di chiedere conto
della sua amministrazione a ogni agente pubblico.
ARTICOLO XVI
Ogni società in cui la
garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri
determinata, non ha costituzione; la costituzione è nulla se la maggioranza
degli individui che compongono la Nazione non ha cooperato alla sua redazione.
ARTICOLO XVII
Le proprietà sono di
tutti i sessi riuniti o separati; esse hanno per ciascuno un diritto
inviolabile e sacro; nessuno può esserne privato come vero patrimonio della
natura, se non quando la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga
in modo evidente, e a condizione di una giusta e preliminare indennità.
da: Cahiers de dolèances. Donne e Rivoluzione
francese, introduzione e note di P.M.
Duhet, Palermo, La Luna/ Editions des femmes, 1989
|
I figli della regina Maria Antonietta
(Dipinto di E. Vigée Le Brun) |
Maria Antonietta, regina di
Francia (Dipinto di E. Vigée Le Brun) |
Etienne (Dipinto di E. Vigée Le
Brun) |
Pagina ideata e
realizzata da Maria Antonietta Pappalardo
|