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Assemblea
26
gennaio 2004, Sala Antico Refettorio, S. Lorenzo Maggiore
Relazione
della Presidente Anna Maria Carloni

L’assemblea
di oggi è stata preceduta da una riunione del consiglio direttivo
dell’associazione che ci ha viste impegnate, lo scorso 10 di gennaio per
una intera giornata, sul tema dell’iniziativa di Emily nella prossima
campagna elettorale, ed in particolare sulla novità che potrebbe essere
rappresentata da una lista di donne nella coalizione del centrosinistra
nelle prossime elezioni per la Provincia di Napoli.
Visto il
carattere impegnativo della discussione odierna - data l’importanza che
riveste una decisione in tal senso - vi propongo di dedicare a questo punto
l’intera assemblea di oggi e di rinviare gli altri punti compresa l’approvazione del bilancio, alla prossima
assemblea.
Il
problema che trattiamo si è posto con forza dopo le elezioni amministrative
dello scorso anno, quando ci siamo chieste se potevamo continuare a
dialogare, proporre, sostenere - nei fatti acriticamente - i partiti della coalizione di centrosinistra, così come abbiamo fatto
dal ‘98 ad oggi. Oppure se fosse necessario cercare altri mezzi e nuove
vie di dare più forza al nostro progetto per “Più donne in politica,
più
donne nelle istituzioni, più donne a decidere del nostro futuro”, come
abbiamo scritto nel nostro Manifesto.
In
questi anni abbiamo costruito Emily come una rete di relazioni tra donne.
Una rete fondata su un progetto
politico condiviso e coincidente con il progetto dell’Ulivo e della
Coalizione di centrosinistra. Ci siamo
impegnate sempre a lavorare per rafforzare elettoralmente la
coalizione, rinnovare i partiti e rendere partiti e coalizione soggetti
credibili per il cambiamento e per il governo democratico del nostro paese.
Abbiamo
indicato la nostra priorità per contribuire a cambiare e migliorare la
politica: quella della presenza delle donne
e della valorizzazione delle
loro competenze. Siamo infatti convinte, (speriamo non solo perché donne),
che la presenza o l’assenza
delle donne - nelle liste,
nelle istituzioni, nei luoghi di decisione -
sia una misura di giudizio per la sinistra
e il centrosinistra, della sua qualità
democratica e capacità di innovazione, della sintonia con una società
sempre meno paziente con i vecchi riti della politica.
Diciamo
sempre che quando le regole sono chiare, sono tante le donne che vincono,
quando invece prevale la pratica della cooptazione, dei tavoli dove pochi
decidono, delle trattative tra gli stati maggiori, le donne scompaiono e
quando esistono hanno spesso un ruolo da gregarie, da figure senza
autonomia.
Per il
nostro progetto abbiamo puntato sulle regole, sulla formazione, sulla
costruzione della rete e - in occasione delle campagne elettorali - sul
sostegno, attraverso patti
pubblici e trasparenti, a tutte quelle candidate del centrosinistra che con noi
sceglievano di condividere un progetto e sottoscrivere obiettivi di programma.
In
passato Emily non ha mai avanzato candidature in proprio. Ha sostenuto le
candidate del centrosinistra (anche economicamente) nelle liste di partito o
nei collegi uninominali e ha fatto pressione sui partiti perché le donne
fossero candidate.
Nell’ultima
tornata elettorale, lo scorso anno, ci siamo accordate con le donne dei
partiti della coalizione e abbiamo proposto una lista di candidate per i
ruoli di sindaco e/o vicesindaco dei
comuni che andavano al voto. La premessa, come ricorderete, fu un impegno in
tal senso preso spontaneamente da alcuni segretari provinciali di partito,
in una pubblica assemblea.
Il risultato di quella iniziativa e di una
campagna elettorale che ci ha visto molto impegnate nei comuni, a sostegno
delle candidate e dei candidati sindaco del centrosinistra, è stato che
nessuna di quelle proposte è stata presa in considerazione. Nemmeno una
donna. Neppure nella giunta provinciale di Benevento, dove il centrosinistra
ha vinto con il 75% dei voti anche grazie ai voti di tante donne che si sono
impegnate con Emily nella campagna elettorale.
Quello che
è venuto chiaramente in luce è un meccanismo che chiude ogni spazio per le
donne (a parte le dichiarazioni
di buona volontà), perché tutti gli spazi sono già occupati da uomini in
cordata tra loro. Anche per questo motivo abbiamo voluto contribuire
alla raccolta di firme per una nuova legge elettorale che prevede il 50%delle candidature per le
donne.
Oggi
alla vigilia delle elezioni europee (13 e 14 giugno p.v.) e del turno delle
amministrative (non sappiamo ancora quando), siamo consapevoli che, oltre
alla grande importanza del voto europeo per un Europa migliore e di quello
amministrativo per le comunità locali, stiamo andando anche verso un test
per il centrosinistra, impegnato in una aspra e difficile opposizione a
Berlusconi.
Dopo tre
anni di governo Berlusconi l’Italia
è in ginocchio. Sempre più divisa e lacerata
in tutti i sensi. Persino il sistema di impresa che sperava più di
altri di trarre vantaggio dal governo del
presidente - imprenditore è piegato, per il fallimento morale e
finanziario della gestione di grandi gruppi e imprese.
Per
una vittoria del centrosinistra e per il suo risultato elettorale non basta
ovviamente il disastro provocato dal centrodestra. Molto peserà anche il come di questa lunga campagna elettorale: donne e
uomini, idee, programmi, metodi, comportamenti, linguaggi , messaggi.
La destra di
Berlusconi ha molto chiaro il posto da riservare alle donne: un posto in
prima fila davanti alla televisione, a consumare spazzatura e talk show. Una
televisione dove è prevalente il
modello di una improbabile massaia o, in alternativa, quello di chi fa da
sfondo e contorno al maschio protagonista indiscusso della scena politica.
Più
difficile è capire quale
spazio e rilievo il
centrosinistra riservi alle donne.
Noi
sentiamo l’urgenza, in questa campagna elettorale, di assumere per questo
motivo una maggiore responsabilità in proprio. Responsabilità che i
partiti del centrosinistra in questi anni
hanno colpevolmente trascurato.
L’idea di
una lista di donne per le elezioni provinciali nasce da questa urgenza
unitamente alla consapevolezza:
-
Del
valore della nostra rete e del capitale di
competenza che abbiamo accumulato e scambiato tra noi a proposito
di arte del governo.
-
Dei
limiti conclamati dei
partiti della sinistra e del centrosinistra in quanto a capacità di
apertura alla società femminile
-
Della
necessità di ottenere risultati
concreti, aprendo spazi reali alla presenza delle donne.
Il
nostro direttivo ha discusso di tutto questo con molto impegno e serietà,
analizzando vantaggi, potenzialità e rischi della scelta di una lista.
Abbiamo deciso infine di non
votare e non contare subito quanti Si e
quanti NO alla lista, ma
piuttosto di incamminarci sulla strada della verifica in progress della sua
percorribilità.
Oggi con
l’assemblea possiamo certamente fare
ulteriori approfondimenti nel
confronto tra noi e insieme decidere un piano di lavoro. Conviene
a questo punto procedere con ordine e chiarire di cosa parliamo
quando diciamo una lista di donne.
1.
una lista di donne nel campo del centrosinistra, promossa da
Emily e
aperta a donne e associazioni
che condividono questa proposta e vogliono realizzarla con noi.
2.
una proposta aperta anche a uomini, ai quali chiedere aiuto e
sostegno morale e materiale per la lista e nella campagna elettorale .
3.
una lista che valorizzi competenze ed esperienze di donne le quali
portano spesso grandi responsabilità nella società, nella famiglia, nel
mondo della scuola, della sanità, dei lavori e delle professioni oppure nel
volontariato per l’affermazione dei diritti e che non trovano accesso alla
politica e alle istituzioni (dunque donne della cosiddetta società
civile e non del mondo dei partiti)
4.
una lista per la Provincia ma non per l’Europa, perchè la
dimensione della provincia è quella che abbiamo praticato, mentre non
avremmo assolutamente la forza di proporci per il collegio elettorale
meridionale per l’Europa. Sulla lista europea unitaria nel centrosinistra,
che purtroppo non è nata nel migliore dei modi, voglio informare che il
sito dei girotondi ha avviato una campagna per la raccolta di proposte e
indicazione di nominativi, a cui si può partecipare anche dal nostro sito
www.emilyna.it
5.
una lista per la Provincia, perché ci sembra possibile misurarci con
il sistema elettorale Provinciale. Il meccanismo elettorale è quello
proporzionale con collegio uninominale. In ogni collegio ci saranno più
candidati del centrosinistra, uno per ogni lista che sostiene il candidato
alla presidenza, ma senza la preferenza unica, la quale scatena campagne
elettorali interne alla stessa lista e si rivela sempre penalizzante per le
donne. Per fare la lista dovremmo quindi trovare 45 candidate (tanti sono i
collegi) tenendo conto delle problematiche legate a ciascun collegio
territoriale. E’ importante sapere che, in caso di apparentamento,
i voti di ciascuna candidata, anche se non basteranno alla sua
elezione tuttavia non andranno dispersi, ma concorreranno alla elezione del
candidato presidente .
6.
una lista collegata al gruppo che sostiene il candidato presidente del
centrosinistra, dunque una lista che sta nel centrosinistra e rinuncia a
candidare una propria presidente. A questo proposito ricordo che solo
se facessimo la scelta di indicare una candidata alla presidenza
incorreremmo nello sbarramento elettorale del 3%. Una lista che si vuole
apparentare ha bisogno però di sapere con chi . Qui viene in luce che sul
possibile candidato alla presidenza della provincia non sappiamo nulla.
Sappiamo di tavoli oscuri, nazionali, in cui come sempre in pochi discutono
e scelgono nell’interesse di molte e molti, mentre sarebbe ora che il
dibattito e la decisione fossero trasparenti e accessibili agli elettori ed
elettrici napoletani.
Passiamo
ora ad elencare vantaggi e
svantaggi, opportunità e criticità della lista:
Perché
Sì – vantaggi e opportunità
-
promuovere
una partecipazione massiccia di donne nella competizione
elettorale
-
introdurre
una forte novità nella campagna, che consentirebbe di raccogliere
entusiasmi e sperimentare forme
e linguaggi innovativi
-
scuotere
i partiti e spingerli a mettere molte donne in lista
-
invogliare
tante donne a proporsi all’elettorato
-
eleggere
più donne (attraverso la nostra lista più quelle dei partiti)
-
valorizzare
competenze, idee ed esperienze femminili in campi cruciali della vita
civile
-
arricchire
il campo delle possibili scelte
elettorali sul territorio, oltre i candidati dei singoli partiti (molte donne si sentono lontane dai
partiti )
-
contrastare
l’astensionismo
-
diventare
punto di riferimento e di interesse dell’opinione pubblica femminile
(e non solo) a livello nazionale.
-
rafforzare
la rete: donne dentro e fuori i partiti , associazioni
-
portare
un valore aggiunto di consensi alla
coalizione
Perché No –criticità e rischi
-
competizione
con i partiti del centrosinistra , rischio fratture e ulteriori
divisioni
-
indebolimento
della rete (scontri e
divisioni tra donne)
-
tempi
, fatiche e risorse: ce la sentiamo ?
-
tutela
dell’associazione: cambiamo pelle?
-
mancato
ottenimento di un risultato apprezzabile e successivo
indebolimento
Il
nostro direttivo ha molto discusso di opportunità e rischi e, al termine
della discussione, alcune erano e sono più convinte delle ragioni del sì,
altre molto critiche e convinte delle ragioni del no, altre ancora incerte e
preoccupate, soprattutto dei rischi di divisione tra noi.
A
questo punto vorrei esprimere
anche la mia posizione
personale. Sono convinta che
scegliere di fare la lista rappresenti per tutte noi un salto di
qualità e di responsabilità politica al di là di noi stesse, nei
confronti delle donne con cui siamo in relazione e dei partititi della
coalizione. Non credo invece che fare la lista significhi cambiare pelle e
diventare partito, l’ennesimo di
un centrosinistra già troppo frantumato. Si tratterebbe infatti di una
scelta contingente, da fare oggi, in un momento particolarmente difficile e
nel punto più basso della capacità di apertura e di rinnovamento dei
partiti. Una via al possibile rafforzamento di processi unitari della - e
nella -coalizione, un contributo al rinnovamento dei partiti e della
politica del centrosinistra.
Per
quanto riguarda invece i rischi di divisione tra noi, confiderei sul fatto
che siamo sempre state capaci di fare e rispettare patti tra donne nel
centrosinistra. Per nessuna di noi iscritta ad un partito ha mai fatto
problema nel corso di una campagna elettorale andare a sostenere l’amica o
la compagna candidata per un
altro partito della coalizione. Perché dunque dovremmo dividerci oggi,
soltanto perché c’è una lista di più e di donne in campo? Tra di noi ci sono anche
donne di partito, e potenziali candidate nelle liste di partito.
Perché immaginare Eva contro Eva? Penso che siamo capaci di stabilire e
rispettare dei patti tra noi. Chi è
iscritta ad un partito si regolerà come ritiene, l’importante sarà
conoscere e rispettare le scelte di ciascuna. Per me che sono iscritta ad un
partito di sinistra, sostenere una lista di donne nel centrosinistra non è
in contraddizione con la mia adesione a quel
partito. Si tratta di una azione positiva che metto in campo
nell’interesse anche delle ragioni per cui esiste quel partito, so che sto
facendo una iniziativa di pressione per rinnovare la politica e cambiare
faccia (a proposito di lifting) ai partiti e alla coalizione.
Per
concludere, la proposta che
faccio all’assemblea è quella, al termine della discussione, di approvare
un dispositivo che ci impegni a verificare la percorribilità della proposta
della lista - attraverso un largo confronto che coinvolga donne, partiti,
associazioni e movimenti del centrosinistra. Inoltre l’organizzazione di
un forum di discussione sul tema della presenza delle donne in politica e
nelle istituzioni, la formazione di due gruppi di lavoro sulle candidature e
sul programma ed infine, tra non meno di 45 giorni da oggi, la convocazione
di una nuova assemblea dell’associazione per trarre il bilancio di queste
iniziative e decidere definitivamente in
merito alla lista.
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D O N N E I N P O L I T I C A :
I E R I E O G G I |
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Clara Zetkin, 1857-1933, leader socialdemocratica che propose
la Festa dell'8 Marzo |

Donne in politica oggi
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Emmeline Pankhurst, 1858-1928, leader inglese del Movimento delle
suffragiste |
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La
provocazione di Napoli: liste di donne
Patrizia
Melluso

Il Paese
delle donne on line,
11 marzo 2004. Nel corso del convegno “Donne meridiane”, organizzato ai primi di
gennaio dal Corriere del Mezzogiorno e dall’associazione Emily Napoli, a
sorpresa fu pronunciata la parola “lista di donne”. Fu solo un accenno,
perché in realtà nell’associazione Emily è ancora in corso la
discussione sull’opportunità di presentare una propria lista alle
elezioni provinciali di primavera, ma la parola era stata detta, e nei
giorni seguenti, sulla stampa, si sono sommati interventi, interviste,
commenti.
Certo non è la prima volta che si parla di questa eventualità, già c’è
stata qualche esperienza di liste rosa, anche in Campania. Ma, questa volta,
il clamore è stato maggiore perché l’idea nasce non all’esterno dei
palazzi della politica, ma nell’ambito di un’associazione, Emily
appunto, che conta tra le sue aderenti Sindache, Assessore, dirigenti di
partito, e che, per il passato, è stata anzi rimproverata perché
predilige, rispetto al movimento, i livelli istituzionali e “di potere”.
Le reazioni immediate all’ipotesi della lista rosa sono state le più
varie. Dal lato maschile, nell’ambito dello stesso centrosinistra, si va
dall’invettiva di Ciriaco De Mita, che paragona Emily alla loggia P2, ai
toni preoccupati degli esponenti Ds, spintisi, con il loro segretario
provinciale, ad offrire alle donne, purché “dentro” la lista di
partito, il 40% dei posti.
Dal lato femminile, è accaduto che esponenti di rilievo di Emily, o che da
questa associazione hanno avuto un sentito appoggio per la loro elezione, si
sono dichiarate contrarie, come l’assessora regionale Incostante e la
sindaca di Ercolano, Bossa; altre, come la sindaca di Napoli,
Iervolino,
prudenti: ne condivido, ha detto, l’obiettivo (aumentare la presenza di
donne) ma studierei prima meglio i vari sistemi elettorali per capire dove
in realtà conviene presentare liste rosa. Certo, una lista di donne, in
competizione con quelle dei partiti, genera un conflitto di appartenenza in
chi sente l’appartenenza ai partiti come essenziale e necessaria, tanto da
apparire come un “gesto di infedeltà”, secondo Franca Chiaromonte,
presidente nazionale di Emily, che ricorda tuttavia quanto siano stati
utili, alle donne, simili gesti.
Mentre, infatti, la contrattazione sulle
“quote” da riservare alla presenza femminile è una strategia che
conserva una continuità, tutto sommato rassicurante, tra il proprio essere
donne e il proprio aderire ad un partito, l’idea di una lista autonoma è
spiazzante, costringe a mettere in gerarchia, se non i propri valori, almeno
le proprie priorità. Tra le donne che fanno politica, tuttavia, non tutte
hanno fatto prevalere la prudenza: Ersilia Salvato, sindaca di Castellammare
di Stabia, ha salutato la proposta come una “salutare provocazione” ad
una politica troppo chiusa in se stessa e incapace di progettare il futuro.
Fuori dai partiti, inoltre, donne che non hanno mai aderito ad Emily si sono
sentite di reagire in prima persona all’ondata di misoginia che la
proposta ha suscitato: se “ad un solo gesto di autonomia si reagisce come
di fronte ad un inaudito tradimento” - si chiede Luisa
Cavaliere,
imprenditrice e da sempre vicina al pensiero della differenza sessuale - che
cosa mai succederebbe se Emily rompesse con il “gradualismo” che la
caratterizza?
Questa vicenda, perciò, ripropone alla riflessione alcune domande
che
sembravano sopite.
La prima, più immediata, riguarda il riequilibrio della rappresentanza:
interessa alle donne e, se sì, come va perseguita?
Che nei luoghi della decisione politica, sia istituzionali che non, le donne
siano poche è, infatti, una verità oggettiva. La strategia su cui si è
puntato finora, per riequilibrare la rappresentanza, le “quote” da
destinare alle donne, non ha prodotto risultati significativi e contiene in
sé un rischio, che agli occhi di molte è peggiore del male da combattere:
rimanda, delle donne, l’immagine di una specie protetta, o da proteggere,
il contrario, insomma, dell’autonomia e della libertà che alle donne
servono.
La seconda domanda riguarda la politica e le donne che in politica ci sono.
Nella proposta di Emily c’è una nota polemica nei confronti della
politica che è sempre più chiusa in se stessa, una chiusura che, a ben
guardare, non è solo rispetto alle donne. Finito, con la prima repubblica,
il vecchio modo di essere dei partiti, in questi anni la forbice tra chi
decide e chi vota o manifesta si è allargata, sono venuti meno i luoghi
tradizionali in cui questi due mondi si parlavano senza che nuove forme e
strumenti (le primarie, ad esempio) li abbiano sostituiti.
Ma la sordità della politica, però, non è solo formale. Lo si è visto
nel dibattito (dibattito?) sulla procreazione assistita: chi, tra i politici
maschi, ha sentito il dovere di dire onestamente: su questo do la parola
alle donne, tocca a loro esprimersi?
E chi, tra le donne politiche, è stata capace di parlare con l’autonomia
e l’autorevolezza che derivano non da una generica e residuale
“rappresentanza di sesso”, ma da una consapevole, personalmente vissuta,
differenza?
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Emily
lancia la lista rosa, schiaffo ai partiti
CARMELA
MAIETTA
|
Il
Mattino, 3 aprile
Scenderanno in campo non quelle che già fanno politica ma
imprenditrici, insegnanti, casalinghe, donne dello spettacolo e della
scienza. L’elettorato di riferimento? Soprattutto i delusi dal governo
Berlusconi e quel 27 per cento di indecisi che vorrebbero essere ascoltati e
che non trovano interlocutori.
La lista di sole donne per le prossime
elezioni provinciali, nello schieramento di centrosinistra, varata
dall’associazione Emily Napoli, guidata da Annamaria Carloni, viene
presentata nel suggestivo scenario del salone degli specchi di palazzo Doria
d’Angri.
È chiaro subito: l’aria che tira è già di battaglia. «Abbiamo preso
sul serio l’invito del presidente Ciampi a farci valere - dice Annamaria
Carloni - abbiamo deciso di fare una lista tutta nostra perché in Italia
non abbiamo potuto conoscere un uomo politico come Zapatero che ha nominato
il 50 per cento di donne ministro e senza impegnarsi in anticipo; noi
invece, abbiamo sperimentato un senso di ostilità». Come? Promesse non
mantenute «per non contrastare, nella formazione dei governi e delle giunte
quelli che ci devono stare per forza».
Con un logo che sottolinea la «nuova politica» Emily, con
slogan che
evidenziano anche la diversità nella comunicazione (Le donne non
promettono, fanno; Le donne non dividono, uniscono),le rappresentanti della
lista si dicono sicure di poter fare la differenza, di lavorare insieme agli
altri per la vittoria del centrosinistra. Lo spazio c’è, viene
sottolineato con sicurezza, e confermato da un sondaggio su 1004 persone,
che, partendo dal grado di visibilità di Emily (il 31 per cento ne conosce
il percorso) evidenzia la possibilità di un elettorato raggiungibile nella
misura del 28 per cento a cui vanno aggiunte due percentuali del 6,1 e del
2,9 di elettorato rispettivamente con buona e forte propensione a votare la
lista.
È certa che le cose andranno bene Franca Chiaromonte, presidente nazionale
di Emily, «in una città che ha anche la fortuna di avere un sindaco donna».
E già da oggi parte una serie di manifestazioni per raccolte fondi da
destinare alla campagna elettorale, come diversi banchetti nelle piazze che
serviranno per illustrare anche il progetto e la vendita di un cd.
La convivenza nella stessa area con i partiti del centrosinistra, anche alla
luce del fatto che la Quercia riserverà il 40 per cento dei collegi alle
donne? Per Emily non sembra essere un problema perché la lista rosa è
considerata un «valore aggiunto ai partiti»; e se il segretario diessino
Piero Fassino ritiene che in questo modo si spingono le donne in una
riserva, Annamaria Carloni si chiede perchè questa osservazione non viene
fatta di fronte a liste totalmente maschili.
E se il segretario regionale
della Margherita, Ciriaco De Mita, riconoscendo che sulla rappresentatività
delle donne in politica i partiti debbano fare seria autocritica, considera
la scelta di una lista femminile la risposta sbagliata a un problema reale,
Annamaria Carloni ribadisce: «non vogliamo sottrarre voti ai partiti
tradizionali, vogliamo invece spingerli ad inserire più donne nelle liste,
non solo a sinistra, naturalmente, ma anche a destra».
E se
Giovanna
Martano, responsabile donne Ds di Napoli dice che, pur riconoscendo che la
provocazione Emily ha forse accelerato un processo già in corso perché
sono anni che le donne fanno battaglie in questa direzione, non convince la
lista rosa perchè tutti i partiti devono essere impegnati a riempire le
liste di donne, la presidente di Emily Napoli fa rilevare che gli scossoni
possono servire appunto a dare una mano. Ma proprio lei non potrà votare
Emily, il suo collegio è a Bologna.
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DEPUTATE D.S.

Franca Chiaromonte

Fulvia Bandoli

Giovanna Melandri

Elena Montecchi |
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Lista
rosa di Emily, la rabbia della Quercia
PAOLO
MAINIERO
Mattino, 6 aprile 2004.
No, la lista Emily proprio non piace ai Ds e crea
disagi negli altri partiti del centrosinistra, a partire dalla Margherita.
Già il segretario provinciale della Quercia Diego Belliazzi
aveva espresso
le perplessità e l’imbarazzo del partito di fronte alla scelta fortemente
voluta e sostenuta dalla presidente di Emily Napoli (e compagna del
governatore Antonio Bassolino) Annamaria Carloni. Ieri, a bocciare l’idea
di una lista rosa alle provinciali sono stati il capogruppo dei senatori Ds
Gavino Angius e la senatrice (napoletana) Graziella
Pagano. Netto il
giudizio di Angius, ieri a Napoli. «La lista? Non ne capisco il significato
politico, e quello che riesco a capire non lo condivido. Non capisco il
senso sessista delle liste perchè credo nel senso della politica e nel
partito nel quale milito, che rispetto alla presenza femminile ha fatto
passi in avanti e ne farà ancor più alle europee».
Sposta la polemica non tanto su Emily («fa la sua parte come associazione»)
quanto sulle donne diessine la Pagano. «Io credo che in un momento del
genere debbano fare una scelta e impegnarsi dentro il partito», osserva
prendendo le distanze dalla Carloni, che siede nella direzione nazionale
della Quercia, e da Franca Chiaromonte. «La questione - afferma - non è
Emily, ma il ruolo delle donne della Quercia. Dal confronto con le donne ds
di Emily era emersa una linea diversa, un’altra scelta. E la battaglia nel
partito stava dando i suoi frutti, portando a una assunzione di
responsabilità a livello nazionale: infatti Fassino si sta battendo per il
50 per cento delle donne in lista sia alle europee che alle amministrative».
Sul piano locale, osserva la Pagano, «la direzione provinciale di Napoli,
grazie all’impegno delle donne, ha assegnato 17 collegi alle donne».
Insomma si tratta «di un’altra linea, la linea di chi avendo militato
sempre nel partito e conoscendone le regole costruisce un percorso dentro il
partito. La scelta di Emily è legittima, ma credo che in un momento del
genere, in cui i Ds giocano fino in fondo le proprie carte in questa
regione, le donne diessine debbano impegnarsi dentro il partito».
Una cosa è certa: la lista Emily ha scosso la Quercia campana. Da Salerno,
l’ex sindaco, oggi deputato, Enzo De Luca, liquida la faccenda tra ironia
e sarcasmo: «Idea buona, ottima... è la novità politica del secolo»: Ma
il sindaco diessino di Castellammare di Stabia Ersilia
Salvato, che ha in
giunta la Carloni ma anche (come sua vice) un’altra socia di Emily, Emma
Giammattei, difende la scelta. «Non capisco i timori e le resistenze del
mio partito - dice -. I partiti sono importanti ma non bisogna arroccarsi.
La lista Emily è un valore aggiunto in un momento di disaffezione per la
politica».
Ma i mugugni non vivono solo all’ombra della Quercia. L’idea di una
lista Emily non convince la Margherita. Il sindaco di Napoli
Rosa Russo
Iervolino ne ha preso le distanze, il coordinatore regionale del partito
Ciriaco De Mita ha parlato di «risposta sbagliata a problemi reali». La
direzione provinciale ha invece confermato ieri che al tavolo del
centrosinistra non saranno ammesse le liste civiche. Perchè tale è
considerata, dalla Margherita, la lista Emiliy. Più aperta, nel partito, la
posizione di Riccardo Villari: «I partiti sono centrali ma non esclusivi e
quello che la Margherita non riesce a cogliere può farlo Emiliy. Non
demonizzo, ma è chiaro che il mio partito è la Margherita».
E gli altri alleati? Antonio Fantini è perplesso. «È una mossa
politicamente imprudente - ritiene il segretario regionale dell’Udeur-Ap -
perchè paradossalmente rischiano l’isolamento. Ad ogni modo, sarà
interessante verificare la loro consistenza e il peso politico». Per Fausto
Corace, segretario campano dello Sdi, la scelta di Emily dovrebbe far
riflettere i partiti. «È necessario - sostiene - che si diano alle donne
risposte convincenti. Un dialogo è ancora possibile, è importante saper
comprendere le loro ragioni».
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DONNE IN POLITICA: ALL'ESTERO |
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Hanan Ashrawi, membro del governo palestinese
presieduto da Arafat |

Hebe de Bonafini, leader delle Madri di Plaza de
Mayo, movimento argentino nato nel 1977. |

Ségolène Royal, francese, leader socialista in
ascesa nelle ultime elezioni |
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L’INTERVISTA
MARILICIA
SALVIA
«Angius non capisce? Mi dispiace, perchè credo che invece il nostro
discorso sia molto chiaro». Giura di non voler far polemica, assicura che
proprio non è il caso di drammatizzare un contrasto «che non esiste e in
ogni caso si appianerà». E tuttavia, al partito dei Ds nel quale milita da
una vita e che oggi accoglie nel gelo la nascita della lista targata Emily,
Anna Maria Carloni, presidente napoletana dell’associazione, non rinuncia
a ricordare un paio di cosette non proprio piacevoli: «Per esempio il senso
di frustrazione, la delusione che abbiamo dovuto patire alle ultime
amministrative. Ma lo sa Angius che neppure una donna è stata fatta
eleggere, persino dove si è stravinto? Che nelle liste c’erano uomini e
soltanto uomini?»
Questione sessista, l’ha definita il presidente dei senatori ds: a suo
parere incomprensibile, e per di più superata dalla regoletta del 40 per
cento.
«Intanto questa regoletta, prevista dallo Statuto del partito e rimasta
lettera morta per anni, sarebbe ancora tale se noi di Emily non avessimo
aperto per tempo il dibattito, arrivando alle conclusioni cui siamo
arrivate. L’ho già detto e lo ripeto, siamo state un grimaldello».
E tuttavia lei è nella Quercia da sempre, ed è la compagna del presidente
Bassolino, che è come dire la storia del partito in Campania: come replica
a chi le rimprovera di non aver combattuto questa battaglia dall’interno?
«Ma certo che l’ho fatto e continuo a farlo, così come tutte le altre
donne di Emily iscritte ad altri partiti hanno fatto e fanno altrettanto a
casa loro. Non è che le due cose sono inconciliabili. E poi il nostro
progetto è partito da lontano, abbiamo discusso, riflettuto, ci siamo anche
divise, ci siamo ritrovate. Alla fine ci siamo contate. E la lista rosa è
nata praticamente all’unanimità: significherà pur qualcosa».
Intanto, per lei significa che almeno alle Provinciali non farà campagna
elettorale per i Ds. Non le pesa?
«Anche Fassino, mi sembra, alle Europee farà campagna elettorale per un
partito che non è il suo».
Ma lei si aspettava tanta freddezza in casa ds?
«Sinceramente no, e dico che Angius avrebbe ragione a parlare di questione
sessista superata, se in politica le pari opportunità fossero davvero cosa
fatta. Ma non è così, i numeri parlano chiaro. Nei consigli comunali in
Campania le donne sono pochissime, in Provincia ce n’è soltanto una. A
Benevento, dove l’anno scorso il centrosinistra ha preso il 75% dei voti,
di donne in giunta neppure l’ombra. Irrilevanti, ecco che cosa siamo state
per i partiti».
Finchè è arrivata Emily, ed è partita la riscossa? Ha ragione allora chi
parla di rivalsa, di iniziativa nata per dividere?
«È esattamente il contrario, la lista di Emily nasce con l’obiettivo
dichiarato di unire ancor più il centrosinistra. Noi stiamo dentro la
coalizione, la sosteniamo al cento per cento: non capisco perchè questo
concetto, che è fondamentale ma anche molto semplice, non venga recepito».
Forse perchè si sta diffondendo l’idea di una lista pericolosamente
ruba-voti.
«Sciocchezze. Emily non è un partito e non ruba voti ai partiti, semmai ne
porta alla coalizione. Noi puntiamo al voto di chi di solito non va a
votare, degli incerti, dei delusi da Berlusconi. Avremo in lista la
segretaria napoletana delle Federcasalinghe, per dirne una: è il segno
chiaro che ci occupiamo dei problemi concreti, della vita reale».
Mentre i partiti...
«Non faccio il processo ai partiti, dico solo che Emily da mesi va dentro
le case, nei quartieri, nelle piazze, a parlare con la gente. Abbiamo
incontrato tante donne e tante si mobiliteranno per la campagna elettorale.
Si sono avvicinate alla politica, e questa è già una battaglia vinta»
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Napoli,
a qualcuno piace rosa
SARA MENAFRA

Il
Manifesto, 11 aprile 2004
La
lista di sole donne Emily prende il largo. Fra l'appoggio di
Bassolino e il dissenso delle diessine
Bassolino secondo
alcuni sarebbe il vero ispiratore della lista. Lui nega e negano pure le
organizzatrici: «No comment sulle malignità»
C'è chi dice che sia l'ultima
frontiera del femminismo declinato in chiave politica. E chi sostiene che i
diritti delle donne c'entrino poco o nulla. La
nascita della lista totalmente rosa «Emily» per le prossime elezioni
provinciali a Napoli fa discutere e malignare. Ufficialmente l'idea nasce
dopo un lungo braccio di ferro con i partiti della sinistra. Il folto gruppo
locale, che a Napoli è coordinato da Anna Maria Carloni - dirigente
nazionale dei Ds e compagna di Antonio Bassolino - ci ha girato attorno a
lungo. Finché lo scorso primo aprile ha votato la decisione durante una
lunga e affollata assemblea. «Abbiamo
preso sul serio l'invito del presidente della repubblica Carlo Azeglio
Ciampi che lo scorso 8 marzo ha detto alle donne di farsi valere»,
ha spiegato la stessa Carloni nei giorni seguenti, rispondendo ai malumori
espressi dal presidente dei senatori diessini Gavino Angius e a quelli
inespressi del segretario Piero Fassino.
«Solo poche delle iscritte di
Emily fanno parte di un partito. La nostra lista è un valore aggiunto alla
coalizione, che punta a rafforzare tutto il centro sinistra», aggiunge
Franca Chiaromonte, presidente nazionale dell'associazione nonché fra le
promotrici della lista napoletana. E spiega che la contraddizione c'è. Ma
è anche una risposta alle tante promesse non mantenute dei partiti della
sinistra sul tema dell'inclusione delle donne.
Come quella per cui le scorse elezioni amministrative avrebbero visto la
presenza di donne in tutte le giunte e in posizione di «vice» in caso di
sindaci uomini. «Mi
spiace fare sempre lo stesso esempio, ma il fatto che il sindaco di
Benevento Mino Nardone eletto con il 75% dei voti non abbia neppure una
donna in giunta è davvero sintomatico»
conclude la Chiaromonte.
Una scelta nettamente al
femminile a costo di scontrarsi con i dirigenti dei partiti, dunque. «Non
proprio», ribatte qualche voce di corridoio diessina. Già, perché
esattamente 24 ore
dopo l'ufficializzazione della lista «Emily» anche i Ds hanno votato a
favore delle presenze in rosa,
stabilendo che il 40% della lista del partito sarà al femminile. «Non solo
- spiega Giovanna Martano, coordinatrice provinciale delle donne
Ds - sui primi 15 collegi più votati, 8 sono stati assegnati alle donne.
Sui primi 9, 4 sono al femminile. E in generale, dividendo l'intera lista in
tre fasce di consensi, la misura del 40% è sempre rispettata». Insomma da
che le donne erano poche ora sono molte, competeranno fra loro e se quelle
dei partiti dovessero essere penalizzate i Ds potrebbero anche decidere di
fare marcia indietro su questo punto.
Ma allora perché nasce «Emily»?
Le stesse voci di corridoio spiegano che l'idea sarebbe nata soprattutto in
sostegno ad Antonio Bassolino, che oltre ad essere un uomo e il presidente
della regione Campania è anche il leader maximo dei diessini napoletani. Il
suo mandato come presidente della regione è in scadenza, e molto
probabilmente il governatore non si candiderà nuovamente a guidare la
regione. In tempi brevi dunque si porrà il problema di una sua
ricollocazione politica basata sempre sulla base elettorale napoletana. E
qui la questione si complica. Perché i Democratici di sinistra - forse
anche per la gestione troppo accentratrice dello stesso Bassolino - in
questi anni hanno perso parecchio in fatto di consensi e capacità di
mobilitazione. Proprio le prossime elezioni
dovrebbero segnare il definitivo sorpasso da parte della Margherita. Per
mantenere una base personale di consensi da poter mettere sul piatto in
qualsiasi momento, quindi, Bassolino avrebbe puntato da tempo sul sostegno
di due associazioni. Emily, la cui coordinatrice è anche la sua compagna, e
Diametro, una associazione di «professionisti» di cui fanno parte la
maggior parte dei consulenti del governatore. Se l'operazione Emily dovesse
funzionare - l'obiettivo realistico è quello di portare a casa una
consigliera - si aprirebbe una interessante partita per le prossime elezioni
politiche. «Alle
malignità non rispondo
nemmeno - chiosa la Chiaromonte - e aggiungo che se le donne si allontanano
dalla politica è anche perché i partiti ragionano sempre in termini di
mosse e contromosse. Detto questo se la lista servisse anche ad aiutare
Bassolino e a far passare una volta per tutte il principio che il
rappresentante della coalizione eletto alla guida di una regione è anche il
leader politico ne sarei ben felice».
Una risposta altrettanto secca
è arrivata pure dal diretto interessato che ha detto che la voce di una sua
«sponsorizzazione» della lista è «francamente offensiva in primo luogo
nei confronti delle donne oltre che nei miei
confronti». «Io
mi chiamo Bassolino e penso con la mia testa, Anna Maria si chiama Carloni e
pensa con la sua», ha concluso. Ammettendo
però che l'idea di Emily gli piace perché è «una sfida, un fatto nuovo e
una scelta».
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A
che punto siamo? Parità: elezioni Europee ed Amministrative
Rita
Capponi

Il Paese
delle donne on line, 11 marzo 2004. Se vogliamo un Europa più attenta ai bisogni delle persone, più
determinata nella difesa delle libertà, dobbiamo incentivare la
partecipazione delle donne al governo delle nostre società. Si richiedono
scelte precise sino alle procedure per facilitare la partecipazione delle
donne alla vita pubblica. Questo in sintesi il pensiero di Romano Prodi,
convalidato dalle scelte e dai pronunciamenti della lista unitaria per
l’Europa, ma anche dalla gran parte della coalizione di centro sinistra
Le elezioni europee ed amministrative del prossimo giugno costituiscono il
primo banco di prova per l’applicazione del principio di parità tra uomo
e donna. Essa si deve concretizzare attraverso due percorsi auspicabilmente
sinergici come la riforma delle leggi elettorali e soprattutto la scelta di
regole trasparenti a sostegno di candidature equilibrate nei partiti e nelle
coalizioni.
|

Alexandra Mijailivna
Kollontai, russa, 1872-1952

Rosa Luxemburg, polacca, antimiltarista, è oggi in
auge presso Bertinotti, che, formando la "Sinistra europea"
il 10 gennaio 2004, come primo atto ha visitato la sua tomba.

Angela Davis, nata nell'Alabama nel 1944, è stata
la leader del Movimento Pantere nere
|
Per le elezioni europee
Sul terreno delle riforme si sta
accelerando, dopo mesi di tattica politica, la riforma della legge
elettorale europea n.79 /1979 a partire dal testo base n. 340 in discussione
preso la Commissione affari costituzionali del Senato.
Cosa contiene questo provvedimento? Per prima cosa recepisce finalmente -
unico paese il nostro che non lo aveva fatto ancora - l’incompatibilità
del mandato di parlamentare italiano ed europeo”, ed estende le
incompatibilità “oltre” quelle già previste dalla legislazione
vigente, e cioè Presidente del Consiglio, Consigliere regionale, assessore
regionale, presidente dell’Unione e Ministro, sino ai Presidenti di
Regione, Presidenti di Provincia, Sindaci di città superiori ai 15.000
abitanti; ciò dovrebbe avvenire nello spirito di un allargamento dei seggi,
degli incarichi e in generale delle cariche di rappresentanza anche
individuali.
In secondo luogo le preferenze esprimibili diventano tre per tutte le
Circoscrizioni. Viene introdotto poi il principio di parità
nell’elettorato passivo, sia pure in misura minimale, fatto importante e
positivo e senza il quale avremmo rischiato una riforma abbastanza incisiva
della legge, priva di questo principio nonostante la modifica
costituzionale dell’art. 51.
È utile richiamare che la discussione di questa riforma è appena iniziata
e quindi allo stato dei fatti si possono solo valutare gli elementi
essenziali del progetto auspicando che vadano in porto. Concentrandoci in
questa sede sul principio di parità introdotto da un provvedimento del
governo, il cosiddetto emendamento Prestigiacomo, valutiamo che, se tale
emendamento - a tutt’oggi non ufficializzato - venisse approvato senza
miglioramenti, non sortirebbe effetto alcuno sull’incremento delle nostre
rappresentanti al Parlamento europeo il cui numero totale dei parlamentari
italiani, per effetto dell’allargamento, scenderà tra l’altro da 87 a
78.Perché?
Ammesso, ma non concesso, che il rapporto 2/3-1/3 previsto possa essere
considerato accettabile perché più praticabile in quanto incontrerebbe
meno ostilità politiche (ma non è un principio realmente
antidiscriminatorio, tanto che la stragrande maggioranza delle donne è
ormai decisa a richiedere una percentuale del 50%), esso è vanificato dalla
scelta della sanzione esclusivamente finanziaria. Tale sanzione è modulata
in modo da consentire un inserimento di candidate inferiore al 30%; di fatto
si può anche agevolmente evitare candidando donne che i partiti non siano
intenzionati a sostenere né dal punto di vista politico né finanziario.
Per intenderci, si tratta più di una indicazione “salvacoscienze” che
di un precetto vero e proprio.
|
La proposta, non prevedendo l’irricevibilità delle liste, incorre in un
doppio errore: politico il primo, perché torna indietro rispetto alle norme
contenute nelle leggi elettorali prima della sentenza della Corte
costituzionale del ‘95, norme che invalidavano le liste non rispondenti
alla percentuale di candidature femminili; giuridico, per così dire, il
secondo in quanto non tiene conto né poco né tanto del pronunciamento
della Corte avvenuto con la sentenza 49 del 13 febbraio 2003 (a favore della
Valle d’Aosta contro il governo), che rappresenta un progresso non
indifferente della giurisprudenza in materia.
È serio il rischio inoltre che le opzioni indicate influenzino al ribasso
le scelte relative alle altre leggi elettorali che devono recepire il
principio, dal senato ai piccoli comuni, passando per le regioni sulle quali
si gioca il grosso della partita dopo la riforma del Titolo V. Dei loro
nuovi principi statutari e delle loro scelte in materia elettorale
verrebbero vanificati gli sforzi di eccellenza che ad oggi registriamo con
soddisfazione dopo un dibattito-confronto molto diffuso e attivato su tutto
il territorio nazionale dalle associazioni femminili e dalle strutture di
parità.
Una attestazione al 30% con sanzioni che anche in Francia non hanno sortito
effetto giacché i partiti hanno preferito pagare le penalità piuttosto che
promuovere le donne, diventerebbe un macigno inamovibile sul terreno della
parità per molti anni a venire. Tuttavia non va disdegnato il segnale
politico e culturale della proposta del ministro, che anzi va sostenuta per
renderla più efficace anche sulla scorta delle legislazioni di altri paesi
europei.
Solo tre suggerimenti estemporanei e chiaramente da approfondire, gli stessi
che come Comitato abbiamo prospettato al relatore della legge senatore
Lucio Malan
- sotto il 30% sancire l’irricevibilità;
- dal 30% al 50% di candidature - percentuale auspicata dalla totalità del
mondo femminile - nonché sulla base delle donne effettivamente elette,
studiare una modulazione in positivo del rimborso elettorale;
- valorizzare nella legge la responsabilità dei partiti che devono
concorrere a determinare con metodo democratico, secondo il dettato
dell’art. 49 della Costituzione, la politica nazionale;
- prevedere l’alternanza fin dove possibile per via del numero variabile
di donne candidate, per ovviare da ultimo alla scandalosa formazione di
“teste di lista” tutte maschili purtroppo frequenti. Forte sarebbe
l’impatto e il significato politico-culturale pur trattandosi di sistema
proporzionale con voto di preferenza.
Per le elezioni di casa nostra
Sempre in Commissione affari
costituzionali del Senato, relatore lo stesso Malan, è stata avviata la
discussione, poi inspiegabilmente arenatasi fino ad oggi, del ddl
Dato-Amato n.1732 del 24 settembre 2002 cui andranno connessi:
- il ddl
n. 2080/2003 prima firmataria M. Ida Dentamaro, che ha tradotto in sede
parlamentare la proposta di iniziativa popolare redatta da Elena Marinucci.
A sostegno di tale proposta, l’unica che si è misurata con l’opinione
di cittadine e cittadini italiani, il settore Riforme della Commissione
nazionale di parità di Palazzo Chigi, insieme con il comitato promotore, ha
curato la raccolta di 50.000 firme su tutto il territorio nazionale;
- il ddl
n. 2598 /2003 di iniziativa della senatrice di Forza italia Alberti
Casellati.
Sanzioni previste in tali proposte sono l’irricevibilità delle liste o il
mancato accesso ai rimborsi elettorali.
Elemento comune, anche se scontato, del primo e del terzo disegno è il
cosiddetto zipper-system nelle liste bloccate, cioè l’alternanza che in
pratica si riduce alla lista proporzionale della Camera dei Deputati. Per la
percentuale di candidature si va dal 30% in tutti i sistemi della proposta
Amato al 50% del progetto Dentamaro e Casellati. Alcuni emendamenti
migliorativi già predisposti prevedono premi economici per i partiti che
raggiungono quote rilevanti di elette, ma solo la proposta di iniziativa
popolare prevede un meccanismo di riequilibrio di genere sui collegi
uninominali.
Stante che in Italia esistono 12 diversi sistemi elettorali, il
completamento della riforma ad esempio per tutti i comuni inferiori ai
15.000 abitanti, si dovrebbe raggiungere attraverso l’approvazione nel
corso dell’iter legislativo delle norme nel ddl
apposito presentato alla Camera da Elena Montecchi. Andrebbe inoltre
accentuata, come norma collaterale, la parità di accesso ai mezzi di
informazione per la comunicazione politica.
Come si vede la riforma complessiva ancorché urgente, soprattutto per le
amministrative che interessano circa 36 milioni di elettrici ed elettori, è
irta di difficoltà e comporta scelte la cui efficacia è inversamente
proporzionale al consenso delle forze politiche presenti in parlamento.
La stessa Prestigiacomo
si appresta a presentare un ddl complessivo che, se giungesse al Senato in
tempo utile e cioè nel giro di qualche giorno, diventerebbe il testo base
per la discussione.
Impossibile non concordare, infine, sulla necessità che le leggi si muovano
in sinergia con l’adozione di regole trasparenti di selezione della classe
dirigente da parte dei partiti e sulla adozione di meccanismi che,
attraverso le norme statutarie, facilitino la partecipazione delle donne
alla politica, ne accrescano l’ingresso nelle istituzioni, il tutto in
relazione ai finanziamenti e ai rimborsi elettorali di cui i partiti stessi,
purché raggiungano il quorum dell’1%, sono destinatari.
C’è tutto l’impegno del Comitato a sostenere l’iter dei provvedimenti
e a fare pressione sui gruppi parlamentari dopo aver già sviscerato i punti
nodali sia col relatore che con il Presidente della Commissione Andrea
Pastore.
Un faticoso ed improbo cammino in questa fase tutta in salita che segna però
un passaggio storico della nostra democrazia in cui la forza delle donne, di
tutte le donne - e degli uomini che ci credono, e non sono pochi - va tutta
messa in campo. Essenziale è che non si perda altro tempo e si arrivi ad
approvare leggi efficaci che cambino davvero il volto della rappresentanza
del nostro paese.
Il comitato
Inserire in tutte le leggi elettorali,
dai municipi all’Europa, il principio di parità tra uomo e donna
nell’elettorato passivo.
Con questo obiettivo si è costituito un Comitato
di associazioni femminili e singole donne autorevoli appartenenti a
diversi mondi, storie ed attività per intraprendere un lavoro di
sensibilizzazione, iniziative pubbliche e battaglie.
Si profila un impegno duro per il Comitato, il cui punto di forza è la
trasversalità politica.
Esso è continuamente arricchito di nuove e autorevoli adesioni. Impossibile
citarle tutte.
*Presidente del Comitato trasversale pressione e vigilanza sulle leggi
elettorali paritarie.
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Il
governo
vara l'election day e le quote femminili in lista
Un
terzo delle candidature per le donne. La Quercia: «Soluzione deludente».
Scontro con l'Udc sui mandati dei sindaci dei piccoli comuni

A.
CO.
Il
Manifesto, 21 febbraio 2004.
Tutto
confermato. O quasi. Il governo ha formalizzato ieri l'election day. Sia
per le europee che per le amministrative si voterà sabato 12 giugno dalle
15 alle 22, e domenica 13, dalle 8 alle 22. Il mandato europeo è
stato reso incompatibile non solo con quello di parlamentare nazionale, ma
anche con quelli di presidente, assessore o consigliere regionale nonché
con quelli di presidente di provincia e di sindaco per i comuni superiori a
15mila abitanti. Le schede saranno scrutinate elettronicamente, particolare
che rende particolarmente fiero il ministro degli Interni Pisanu. Ma la
novità vera è un'altra. In nessuna lista gli
appartenenti all'uno o all'altro genere sessuale potranno superare i due
terzi. In concreto le donne avranno per diritto un terzo dei posti in
lista. Tra le innovazioni questa è quella che manda in sollucchero la
ministra per le Pari opportuità Stefania
Prestigiacomo, che ringrazia l'amico e viepremier Fini per
l'appoggio determinante ricevuto in questa battaglia. La coordinatrice delle
donne diessine Barbara Pollastrini non
condivide tanto entusiasmo e considera la decisione «assolutamente
deludente». «L'unica speranza di avere donne elette in circoscrizioni così
ampie come quelle europee - aggiunge - è il metodo cerniera, cioè
l'alternanza uomo-donna nelle liste».
Tra
le tante riforme annunciate dopo il vertice di maggioranza della settimana
scorsa ce n'è una che spicca per l'imprevista assenza. Nonostante
l'annuncio di Berlusconi non stato portato da due a tre legislature il tetto
dei mandati per i sindaci dei piccoli comuni, al di sotto dei 3mila
abitanti. «C'è un momento di riflessione per questioni di costituzionalità»,
minimizza il forzista Napoli. Il collega di An Bocchino è più chiaro e
ammette francamente che nel suo come negli altri partiti di maggioranza «ci
sono perplessità in merito: sarebbe come cambiare le regole a partita
cominciata».
La
sorpresa ha però mandato su tutte le furie l'Udc, che accusa Berlusconi di
tradimento e annuncia lo scontro in aula: «Stiamo preparando l'emendamento,
che presenteremo la settimana prossima. Vediamo chi lo vota e chi no». I Ds
si sono già dichiarati pronti a cercare un'intesa.
L'apertura
di un nuovo fronte nella guerra tra Forza Italia e Udc arriva nel momento
peggiore. Non c'è solo la battaglia verbale innescata dalle accuse del
premier sui politici ladroni. Martedì un vertice dei leader dovrebbe
risolvere il dissenso sul senato federale, che nella stessa giornata
andrebbe poi votato al senato. L'inesauribile capogruppo Udc e relatore
sulla legge D'Onofrio ha già pronto
l'ennesimo emendamento. La contestualità tra le
elezioni del senato e quelle regionali, pietra dello scandalo, resta. Però
dovrebbe essere attenuato l'automatismo che impone la decadenza dei senatori
in caso di scioglimento dei consigli regionali.
Secondo
D'Onofrio l'espediente, messo a punto nel vertice a palazzo Chigi di giovedì
sera, dovrebbe essere «una complessiva soluzione dignitosa per tutti che può
essere catalogata come quadratura del cerchio». Il capo dei senatori Udc
ribelli Ronconi, però, precisa a stretto giro di posta: «Non so cosa uscirà
fuori dal cilindro di D'Onofrio. In ogni caso gli emendamenti contro la
contestualità rimangono. Non abbiamo problemi sull'allineamento delle
diverse elezioni. Diciamo no alla caduta dei senatori in caso di scioglimento
dei consigli regionali».
Si
vedrà nel vertice di martedì se l'ennesima proposta di D'Onofrio
riuscirà davvero a quadrare il cerchio. Sempre che nel frattempo
non si apra un nuovo fronte. Ieri due presidenti di regione di notevole
peso, il lombardo Formigoni e il veneto
Galan, oltre a sostenere la contestualità fra le elezioni hanno anche
rimesso in campo l'ipotesi di introdurla già dal 2006, rinviando di un anno
le regionali del 2005. Una posizione che, se fatta propria da Forza Italia,
renderebbe irrisolvibile lo scontro con i senatori dell'Udc.
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18 aprile 1948
Le donne in Italia
votano per la prima volta
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ELEZIONI:
DONNE
E POLITICA, I PICCOLI NUMERI DELL' ITALIA
ANSA

(ANSA) - ROMA, 20 FEB
-
Il 10% dei deputati, il 9% dei senatori, l'11% dei parlamentari europei, e a
livello locale non va molto meglio: sono le cifre dell' ''anomalia
italiana'',
che pone il nostro Paese al 70.mo posto nella classifica mondiale, e al
29.mo in Europa, come presenza delle donne nelle istituzioni.
Nel Parlamento
europeo, le italiane occupano 10 seggi su 87.
Alla Camera, su 617 deputati
solo 71 sono donne; al Senato, ci sono 26 donne su 321 senatori.
All'interno
dei gruppi parlamentari, la presenza femminile vede: 41 donne nei Ds, 18 in
Forza Italia, 9 nella Margherita, 3 nell'Udc, 4 in An, 4 nella Lega, 4 in
Prc, 1 nello Sdi, 1 nel Psi, 2 nell'Udeur, 3 nel Pdci e 4 nei Verdi.
Nel
governo nazionale, tra ministri e sottosegretari, le donne sono 8 su
80.
Nessuna donna ai vertici delle istituzioni italiane. Nessuna donna
presidente delle commissioni permanenti, una sola donna al vertice di una
commissione bicamerale (infanzia, ovviamente).
Nei governi locali: dei 20
presidenti di Regione, solo uno e' donna (la diessina Rita Lorenzetti,
presidente della Regione Umbria); alla Puglia la ''maglia nera'' di regione
con nessuna donna in giunta.
Piu' scarni i dati riferiti alle
candidature:
alle politiche del 2001, su 4.910 candidati tra Camera e Senato, le donne
erano solo 635, 220 al Senato e 415 alla Camera.
Alle amministrative
dell'anno scorso, le candidate alla carica di presidente di Provincia erano
2 contro 57 uomini (si votava solo in 5 regioni). Per le regionali, che nel
2003 riguardavano solo Friuli Venezia Giulia e Val d'Aosta, erano in lizza,
tra candidati alla Presidenza, liste regionali e liste collegate, 204 donne
contro 581 uomini (Friuli Venezia Giulia) e 46 donne contro 190 uomini in
Val d'Aosta.
Per quanto riguarda i Comuni,
le donne candidate alla carica di
sindaco erano 133 su un totale di 1.476, mentre gli uomini erano 1.343.
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UNA
RICERCA DI ARCIDONNA
Una ricerca di Arcidonna segnala lo scarto fra il paese e la sua
rappresentanza nelle sedi del potere e sfata molti luoghi comuni. Per
esempio: è vero che le donne non votano le donne alle elezioni?
Il campione risponde così:
Il 33,3% delle donne vorrebbe votare una donna
Il 51,1% dichiara che voterebbe indifferentemente un uomo o una donna
Quindi l’84,4% voterebbe una donna.
Chi dice di non aver votato una donna nell'ultima consultazione, lo
motiva con l'assenza di donne candidate o con la loro invisibilità
attraverso i media e gli strumenti che fanno conoscere i politici agli
elettori.
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Pagina
ideata e realizzata da Maria Antonietta Pappalardo
nell'aprile 2004 |