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QUOTE
ROSA: OTTOBRE 2005, L'ULTIMO SCHIAFFO
Dalle
donne della destra e della sinistra amarezza e rabbia
Agenzia Delt@, 13 ottobre 2005
In un clima
surriscaldato (guerra a colpi di cartelli in aula, proteste sulla segretezza
del voto, interventi che infiammano l’aula), a voto palese nel primo caso
e successivamente a voto segreto la Camera ha bocciato ieri sera poco prima
delle 20.00, i due emendamenti dell’opposizione e quello della maggioranza
relativi alla presenza delle donne nelle liste bloccate previste dalla
riforma della legge elettorale.
Sono state così rigettate le ipotesi più oltranziste del
centrosinistra (alternanza secca fra uomini e donne nelle liste), e quelle
più “morbide” nate dentro la componente femminile della coalizione di
governo, che stabiliva l’obbligo di assicurare una quota di donne nelle
liste non inferiore al 30%, con il criterio di 3 candidati di un genere e
uno dell’altro. La richiesta del voto segreto avanzata non dai gruppi ma
da un numero congruo di parlamentari, come prevede il regolamento della
Camera, ha impedito alla maggioranza di mantenere quella compattezza per la
quale si era caratterizzata fino a questo momento. Il presidente della
Camera prima di procedere al voto segreto ha letto in aula i nomi dei
deputati che ne avevano fatto richiesta. Tra questi figurano diversi
esponenti dell’Unione, in particolare, i parlamentari dell’Udeur e Sdi.
Il governo e la maggioranza vanno sotto per la prima volta
da quando sono iniziate le votazioni alla legge elettorale; in aula e poi
fuori si è scatenato il caos, ma, come largamente previsto nel caso di voto
segreto, in particolare dalle parlamentari dell’Unione, la questione della
rappresentatività femminile può ancora attendere. Subito dopo il voto
tutti/e a dire la propria, ma è in ogni caso la rabbia il sentimento che
serpeggiava infine tra i banchi dei due schieramenti. Almeno quella delle
donne: del centrodestra che accusava la sinistra di aver votato contro
l’emendamento sulle quote rosa e... “quindi e’ inutile che faccia
cagnara", tuonava un’Isabella Bartolini (FI), per la
quale le parole del premier - daremo comunque spazio alle donne...- sono la
rassicurazione “che nei fatti non cambierà nulla". Da sinistra il
primo affondo arrivava dal capogruppo dei Ds alla Camera, Luciano
Violante: ’’Dopo il danno, la beffa. Ma non era della granitica
maggioranza, protetto dal solido accordo del centrodestra e garantito dalla
energica leadership di governo, l’emendamento sulla rappresentanza
femminile che ora Silvio Berlusconi definisce ’troppo impositivo’? E non
é strano che, in questo caso, sia proprio il presidente del Consiglio ad
avallare la ressa di 180 franchi tiratori del centrodestra in un solo colpo?
Guarda caso contro le donne’’. E’ emerso in modo chiaro quello che si
sapeva: il centrodestra guarda con diffidenza e paura alle donne e al loro
ruolo nella società e nella politica’’. A Violante faceva eco Piero
Fassino: ’’Hanno respinto i nostri emendamenti, che puntavano a
dare adeguata rappresentanza alle donne nelle liste elettorali e in
Parlamento e hanno affossato anche il loro modestissimo provvedimento, che
era già inadeguato, ma che non sono neanche stati in grado di approvare’’.
Durissimo il vice premier Fini, per il quale ’’La
stupidità a volte non ha limiti: lo dimostrano i franchi tiratori del
centrodestra che votando contro l’emendamento della maggioranza per una più
equa presenza femminile hanno consentito alla sinistra di cantare vittoria,
l’unica, e di sostenere che il centrodestra e’ contro le donne.
Veramente un capolavoro di stupidità politica reso possibile da chi si e’
preso la responsabilità, ma alla luce del sole, di chiedere lo scrutinio
segreto’’.
Ad accusare la sinistra anche Stefania
Prestigiacomo, che commentando la bocciatura dell’emendamento per
aumentare la presenza femminile nelle liste elettorali (emendamento
criticato dalle deputate del centrosinistra soprattutto per le sanzioni
previste in caso di violazione che non includono l’inammissibilità’
delle liste), dichiarava: “è una grande responsabilità, perché tutte le
richieste di voto segreto sono venute da lì. Io sono l’unica che si é
astenuta sugli emendamenti della sinistra, c’é da chiedersi cosa abbia
preoccupato le parlamentari della sinistra, forse si sono preoccupate che il
centrodestra incassasse un grande risultato politico perché si impegnava
con legge elettorale anche a incrementare nel 2011 il principio di
successione delle liste e quindi, pensando di vincere, temevano di non avere
nulla da fare al ministero delle Pari Opportunità". Così Stefania
Prestigiacomo, ministra per le Pari Opportunità, ha commentato
"L’inammissibilità’ non sarebbe passata - per Prestigiacomo -
perciò abbiamo cercato di fare una proposta in accordo con i nostri
colleghi, il problema non riguarda le donne di questo Parlamento contro gli
uomini di questo Parlamento ma é problema generale, bisognava fare una cosa
graduale ma qualificante. Personalmente il 3 a 1 non mi dava soddisfazione
ma me la dava la previsione che dal 2011 ci sarebbe stato un miglioramento
di questa situazione’’. "A questo punto - conclude la ministra -
chiederò a tutti i leader della Cdl di alzarsi in piedi in Aula e di
dichiarare solennemente che si comporteranno come se questo emendamento
fosse stato approvato dal Parlamento" e che quindi le liste elettorali
abbiano una quota riservata alle donne.
"Credo che la migliore garanzia per le donne di AN sia
il Presidente Fini. Sono certa che nelle liste delle prossime politiche ci
saranno molte donne candidate nella percentuale e anche in posizione di
lista migliore di quanto era previsto dall’emendamento del governo
respinto oggi alla Camera. Il Presidente Fini si é subito impegnato in
questo senso e questo solo conta per le donne di Alleanza Nazionale".
E’ quanto ha dichiarato invece Maria Ida Germontani,
della Direzione Nazionale di Alleanza Nazionale, ricordando che anche la
legge che prevede la norma di garanzia di almeno un terzo di candidature
femminili nelle liste delle elezioni europee é stata a suo tempo sostenuta
e fortemente voluta dal Presidente di Alleanza Nazionale. "Va infine
sottolineato il fatto che nessun parlamentare di Alleanza Nazionale ha
sottoscritto la richiesta del voto segreto sull’emendamento delle
cosiddette ’quote rosa’: anche questa e’ una garanzia per le donne di
AN". "Sono sempre stata scettica- è invece il commento della
parlamentare della Lega, Carolina Lussana- nei confronti
delle cosiddette quote rosa imposte perché non credo che le donne siano una
categoria debole che necessita di una corsia preferenziale per poter
emergere ma solo di una pari opportunità. Ma é altrettanto chiaro che i
partiti, le cui dirigenze sono composte quasi esclusivamente da uomini,
devono essere sensibilizzati. E l’emendamento della commissione, infatti,
non imponeva vincoli, che non sarebbero stati giusti, ma andava nella
direzione di voler sensibilizzare i partiti sul fatto che le donne sono un
valore aggiunto importante. E forse lo strumento più adatto- conclude
Lussana- é proprio il rischio per i partiti di una decurtazione dei
contributi. Le esperienze dei Paesi del Nord Europa ci dicono che questa
e’ la strada giusta da seguire. D’altra parte sono certa che i cittadini
sapranno premiare quei partiti che danno spazio alle donne nelle loro liste.
Il presidente del gruppo Udc alla Camera Luca
Volontè è stato l’unico a richiamare i colleghi della CDL a
riflettere, prima di lanciare accuse contro la sinistra. "Vedo che
taluni, forse troppo disinvoltamente nella Cdl, non perdono il vizio di
"affibbiare" epiteti e scaricare colpe verso i propri alleati.
Sarebbe saggio - per Volontà - cominciare a far di conto: sullo sfortunato
voto per le quote rosa, si sono aggiunti ai voti del centro sinistra, ben
180 deputati della Cdl. Consigliamo una ampia dose di saggezza nel valutare
ognuno all’interno del proprio partito la presenza delle donne. E’ tempo
ora che si proceda con serenità e speditezza nel prosieguo dell’iter
parlamentare".
Per Lucia Borgia, vice presidente della
Commissione Nazionale delle Pari Opportunità, "La votazione a
scrutinio segreto e’ stata la maschera dietro la quale si e’ permesso
agli ipocriti di rimanere anonimi. Se si voleva realmente incrementare la
presenza femminile in Parlamento nessun gruppo avrebbe dovuto chiedere lo
scrutinio segreto". E’ amareggiata Borgia, e ancor più per le
modalità del voto che non dall’esito del voto stesso che in tale
circostanza, dava per scontato: "era chiaro che a scrutinio segreto non
sarebbe passato - dice - né il 50%, né il 30, né il 20 e neppure una
pulcetta nella tasca dell’ultima parlamentare". "Una grande
battaglia non per le donne ma per la democrazia paritaria nel nostro Paese -
aggiunge - é stata immeschinita dal piccolo cabotaggio degli interessi
personali dei parlamentari uscenti che hanno preferito all’interesse
generale quello personale evitando di mettere in gioco il proprio seggio.
Insomma una questione di sopravvivenza, ma e’ una sconfitta per la
democrazia parlamentare. Inoltre il dibattito, apparentemente delegato alle
donne in Aula, é stato in realtà pilotato dietro le quinte in posizione di
potere, dai maschi. C’é persino chi, con una ipocrisia da mozzare il
fiato, ha chiesto il voto segreto per "votare in grande serenità senza
condizionamenti". "Adesso - conclude Borgia - spetta alle
segreterie dei partiti ristabilire, se ne hanno la coscienza, un giusto
equilibrio nella rappresentanza di una realtà che, senza i soliti risolini,
é più del 50 % del Paese".
Per Katia Belillo, dei Comunisti italiani
’’Siamo una vergogna mondiale, e in questo paese la democrazia é a
rischio’’. ’’Hanno fatto la guerra all’Iraq - scandisce Belillo -
per portare la democrazia e in quella Costituzione é previsto il 25% di
donne e così in Afghanistan, dobbiamo soltanto vergognarci, é
un’indicazione per affermare che questa è una legge truffa’’.
Per la responsabile Donne della Quercia Barbara
Pollastrini che definisce la decisione della Cdl "un
tradimento alle donne e una ferita al buon senso, "La Costituzione con
l’articolo 51 obbliga i provvedimenti legislativi a garantire
l’uguaglianza di accesso, avendo bocciati tutti gli emendamenti sulla
tutela della presenza femminile la riforma della legge elettorale del
centrodestra incorre in un serio rischio di incostituzionalita’".
Per Elettra Deiana, deputata del PRC e
componente del Forum delle Donne di Rifondazione comunista, che pure aveva
espresso le sue critiche verso l’emendamento della maggioranza, vergognoso
non solo perché propone una presenza femminile del 25% ma anche perché
“neppure quella quota risibile sarà mai rispettata, con l’introduzione
di sanzioni pecuniarie per chi non osserverà la legge”, non volontà di
arrivare ad una maggiore rappresentanza femminile in politica “È il
crepuscolo della democrazia rappresentativa, svuotata dall’interno nelle
sue ragioni e nei suoi meccanismi fondativi”. “È scandaloso un
Parlamento di maschi, una tribù maschile che si arroga il diritto -
conclude Deiana - di legiferare sul corpo delle donne, come la scandalosa
vicenda della legge n. 40 ha dimostrato.
Per Elena Montecchi (Ds), l’emendamento
presentato dal centrodestra é stato il primo schiaffo: per non candidare le
donne, basta pagare dichiara. "Ma lo schiaffo più sonoro, é arrivato
in aula quando soltanto 140 sì hanno appoggiato il cosiddetto
’emendamento rosa’ della Cdl. Così, questa maggioranza, che ha trovato
l’accordo su tutti i passi di questa impresentabile legge elettorale, si
é autoaffondata sulle donne. Berlusconi aveva parlato di ’accordo
raggiunto’ ed é stato smentito dai suoi: 140 sì, contro 452 no. Oltre
190 deputati della Cdl hanno ’disobbedito’. Prestigiacomo farebbe bene a
dire la verità e prendere su di sé e sui suoi la responsabilità di quanto
é successo".
Alessandra Mussolini,
leader di Alternativa Sociale, ha annunciato che "le donne italiane
riceveranno da Alternativa Sociale l’elenco dei deputati che oggi hanno
votato in Parlamento e conosceranno quindi i nomi di chi dice - “coperto
dal burka del voto segreto - non le vuole. Vergogna per tutti i voti
espressi da un’aula capace solo di risse. E’ una mortificazione per
tutte le donne che viene dal legislatore".
’’Abbiamo smascherato un’azione demagogica contenuta
in questa legge, onore alle donne del centrodestra che hanno fatto la loro
battaglia, dal risultato del voto abbiamo visto quanto e’ difficile stare
a casa loro’’. Questo il commento di Rosy Bindi della
Margherita, che aggiunge: ’Non abbiamo votato l’emendamento del governo
perché per avere il 30% di donne al quarto posto in una lista bloccata si
doveva aspettare 5 anni. Preferisco fare per le donne una battaglia nel mio
partito, anche in considerazione del fatto che i nostri partiti sono molto
più avanti di quel vincolo di legge offensivo. La destra si sarebbe
gloriata di aver promosso le donne in politica’’. "Le percentuali
del 3 contro 1 di rappresentanza maschile nelle liste elettorali, erano già
inadeguate a dare dell’Italia un’immagine di paese moderno e
democratico.
Al limite del ridicolo queste piccole quote previste
dall’emendamento presentato dalla Cdl, sono state addirittura bocciate ha
dichiarato Wanda Montanelli, responsabile nazionale del
dipartimento delle pari opportunità dell’Italia dei Valori. "Questo
rappresenta la concezione di poco rispetto che si ha della donna, e forse
e’ un sintomo di paura di perdere la poltrona a favore di nuove elette
donne che poi, saprebbero magari dimostrare di saper fare meglio il lavoro
di parlamentari che gli uomini.
C’e’ un unico modo di farsi rispettare, lo ha già
detto Tina Lagostena Bassi qualche giorno fa al tavolo
delle pari opportunità realizzato durante la Festa dei Valori. Le donne
devono insieme coalizzarsi e rilanciare una proposta di liste con tre donne
e un uomo. Abbiamo decenni di emarginazione da recuperare. Nessuno potrebbe
accusarci di non essere bilanciate con una richiesta del genere".
’’Non stupisce l’esito negativo degli emendamenti che
avrebbero consentito anche all’Italia una rappresentanza femminile in
Parlamento adeguata alla sua civiltà ed al peso sempre maggiore delle donne
italiane nella vita del Paese’’, afferma ancora Carla Mazzuca,
deputata del Movimento dei Repubblicani Europei. ’’Questo é un momento
negativo per tutte le donne che intendono, con una loro maggiore
rappresentanza, rendere più giusta e paritaria la democrazia in Italia -
aggiunge Mazzuca - Tra di esse innanzitutto le molte e prestigiose
associazioni femminili alcune delle quali, fra l’altro, hanno raccolto
centinaia di migliaia di firme proprio per avere in Parlamento una
rappresentanza pari di uomini e di donne’’. ’’Non mi stupisco perché,
avendo il Parlamento bocciato gli emendamenti del centrosinistra del 50% e
l’altro del 30% pari all’indicazione venuta dall’Unione europea, la
maggioranza di centrodestra non ha votato il proprio emendamento: peggiore
quanto a rappresentanza ma comunque migliorativo. Non mi stupisce -
sottolinea infine Mazzuca - perché la battaglia a favore della maggior
rappresentanza femminile appartiene al centrosinistra, oggi
all’opposizione, e non alla destra che, infatti, ha fatto mancare ben 150
voti per l’approvazione, quando tutti gli altri emendamenti sono stati
votati dalla maggioranza sempre con una maggioranza di 70 voti’’.
Pia Locatelli (Sdi) e Amalia Sartori (Fi),
entrambe eurodeputate e componenti della commissione per i diritti delle
donne a Bruxelles, al di là delle diverse, anzi opposte posizioni, che
hanno nei confronti di questa riforma elettorale, quel che appare lampante
è che indietro - affermano - non si può andare. E, devono essere fatti -
concludono - tutti gli sforzi necessari per affermare nel nostro Paese la
democrazia paritaria’.
CAMERA
Quote rosa, il grigio day after
IDA
DOMINIJANNI

L'impertinente
sms arriva mentre il transatlantico brulica ancora di gossip sulla
bocciatura delle quote rose e recita: «no woman no cry», firmato pink
brigades. Meno male che ci sono ancora donne spiritose (l'eterna ironia
della comunità, è il caso di dire scomodando il filosofo), che sanno
restituire al mittente «l'umiliazione» che il parlamento italiano crede di
aver dato a loro, e la riportano a quello che è, l'ennesima dimostrazione
della miseria della politica istituzionale da cui il gentil sesso, più che
sentirsi escluso, si tiene lontano. Ma per un sms spiritoso, tocca intanto
sentire decine di seriosissimi commenti di deputati esecranti la misoginia
degli altri. Si distinguono quelli che provengono dalle fila di An, i più
irritati: il ministro Matteoli che se la prende con «il maschilismo
trionfante degli italiani» e Gianfranco Fini che per smarcarsi dall'italico
vizio e dimostrare quant'è arrabbiato con i franchi tiratori sceglie il
proverbio meno adatto, «la mamma dei cretini è sempre incinta». Il giorno
dopo, mentre la Cdl si affretta a ritirare l'emendamento sulle quote dalla
legge elettorale per il senato vista la fine che ha fatto quello per la
camera, è tutto un garantire, a destra e a manca, che anche senza quote i
partiti, resuscitati dalla nuova legge elettorale, con le donne saranno
signori. Tremonti garantisce per Forza Italia, Fini per An, Fassino non ha
bisogno di esibire credenziali perché il partito più femminile è il suo,
Fausto Bertinotti invoca il 50% di ministre nel governo dell'Unione, Prodi
non arriva a tanto ma promette quanto basta. A giurare che da domani tutto
cambierà per incanto si fa presto, ma intanto c'è da fare i conti con
l'eterna ripetizione dell'uguale. Da anni infatti il copione è sempre lo
stesso, minoranze di donne che chiedono per legge quello che non sanno
ottenere per via politica e maggioranze di uomini che bocciano le quote o
inseriscono nelle leggi ottativi ed esortazioni non vincolanti. La riforma
dell'articolo 51 della Costituzione, ad esempio, dice che bisogna promuovere
le pari opportunità per l'eguale accesso di donne e uomini alle cariche
elettive. Ma è troppo poco per dedurne, come fanno Giovanna Melandri e
Paolo Cento, che la nuova legge elettorale è incostituzionale.
Il
giorno dopo è anche il giorno delle recriminazioni sul trasversalismo
maschile e delle recriminazioni sulla mancanza di trasversalità femminile.
Le donne del centrosinistra potevano convincere i loro uomini a votare
l'emendamento delle donne del centrodestra, si lamenta Stefania
Prestigiacomo che però l'accordo con le colleghe di centrosinistra non l'ha
cercato ed è già pronta a credere alle promesse di Tremonti. Ribatte
Violante che quell'emendamento il centrosinistra non poteva votarlo, perché
in realtà non garantiva la presenza femminile ma ne monetizzava l'assenza,
una multa e via alle liste di soli uomini. Allora si poteva non votarlo ma
astenersi, dice Franca Bimbi della Margherita. La verità è che nel
centrosinistra ha prevalso l'idea di far fare alla Casa della libertà la
figuraccia che ha fatto, e di non farle incassare quella sia pur risicata
presenza del 25% che l'emendamento prometteva. Col risultato però,
sintetizza efficacemente Gloria Buffo, che la figuraccia ce l'ha fatta il
parlamento nel suo insieme, e alle elettrici, di destra e di sinistra, è
questo il messaggio che arriva. Una ulteriore delegittimazione della
politica. E una prima pagina come quella de Il
Tempo, che fra
il serio e il faceto può titolare «Ai fornelli».
La
verità è anche che le parlamentari rivelano in questa come e più che in
precedenti circostanze un inquietante deficit di capacità e di inventiva
politica. Affidarsi mani e piedi alle procedure non ha mai portato niente di
buono alle donne, e se nel centrodestra di questo può non esserci contezza,
fra le parlamentari del centrosinistra qualche rimembranza dei tempi in cui
la pratica femminista le lambiva dovrebbe funzionare da vaccino. Non
funziona. La nuova legge le costringe, bene o male, a riportare il conflitto
dentro i partiti. Che però non sono più quelli di vent'anni fa. Con le
liste bloccate, ci vorrà proprio una dose inedita di cavalleria da parte
dei segretari e dei presidenti per fare loro posto. Intanto in Germania
governa Angela Merkel, negli Stati uniti si prepara una gara femminile per
la presidenza prossima, in Ruanda sono femminili il 49% dei seggi della
camera bassa e il 34% nella camera alta. E Silvio Berlusconi, dicono i bene
informati, con un colpo di scena dei suoi potrebbe cedere lo scettro a
Letizia Moratti.
da:
Il Manifesto, 14 ottobre 2005
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